
I Marlene Kuntz - una delle rare boccate di aria fresca nel panorama italiano, per la miscela di rock alternativo, sperimentazione e poesia - festeggiano vent’anni di carriera con il primo Best of, in vendita da oggi. Cristiano Godano, leader della band piemontese, fa il bilancio dell’attività.
La vostra è una lunga carriera: il risultato migliore? E il peggiore?
Il migliore è essere ancora qui e fare i musicisti da grandi. Quello di cui non sono soddisfatto, invece, è non essere riusciti a fare comprendere ad alcuni il nostro percorso. Per mancanza di fiducia nelle nostre capacità e attenzione verso il nostro lavoro.
Vent’anni sul palco li avete messi da parte: sogna di seguire le orme dei Rolling Stones e aggiungerne altri venti?
A me conviene di sicuro: non guadagno così tanto da poter vivere di rendita. Più che un rocker come Keith Richards, però, mi vedrei come un cantautore alla Paolo Conte.
Se non fosse musicista, come sbarcherebbe il lunario?
Mi sono laureato in Economia e Commercio: sarei un commercialista pessimo e frustrato. Penso con estremo rammarico all’università: ho buttato via del tempo. Non mi interessava la materia e ho rimosso tutto.
Quali sono i brani che hanno segnato la storia dei Marlene Kuntz?
Festa mesta, perché la sua idiosincrasia è entrata nel cuore del pubblico, che si immedesima nel testo ed è amatissima al punto che non manca mai nei live: la platea non ce lo perdonerebbe. Poi Nuotando nell’aria, La canzone che scrivo per te, Bellezza, una gran canzone che ci ha aperto le porte verso mondi nuovi. E Uno, il nostro più grande successo commerciale grazie alla rotazione radiofonica, eppure dal testo molto duro.
La raccolta che pubblicate domani segna una svolta?
No, proseguiamo il nostro cammino. Siamo in tour nei teatri da un anno e mezzo, a febbraio ci attendono ancora alcune date (Roma, Bologna e Genova rispettivamente il 2, il 9 e il 17, ndr); quindi, a fine marzo, partiremo con una nuova serie di concerti nei club. Per quanto riguarda il nuovo album, per ora, stiamo a zero tranne qualche idea.
Il Best of è disponibile anche in digital download…
Ne farei volentieri a meno: con Internet gli artisti guadagnano meno. Ma, soprattutto, non ne sono entusiasta perché scaricare i pezzi toglie sacralità alla musica. Il bello dei dischi sta nello sceglierli in negozio, gustarsi le copertine e i file annullano tutto il carisma. Ecco, a proposito, scaricare le copertine è tra le cose più terribili che ci possano essere.
- Venerdì 30 Gennaio 2009









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