
di Marco Capua
Giusto per dire a cosa segretamente aspirava: «Un moscerino è una cosa da niente. Eppure si tratta di una macchina capace di alzarsi in verticale come un elicottero e volare in tutte le direzioni, zeppa di congegni elettronici per determinare la posizione, le direzioni, per sfruttare in complicati meccanismi la misteriosa energia di propulsione. Eppure è un niente». Così, uno dei massimi artisti italiani del ‘900, Fausto Melotti (Rovereto 1901 – Milano 1986), era convinto che la scultura non dovesse significare pesantezza e immobilità, ma una specie di volo. La pensava come Alexander Calder, altro Icaro. Continua

di Marco Capua
L’arte è come la fede, dicono in molti: dà risposte là dove si brancola nel buio, riserva una durata illimitata a ciò che sembrerebbe effimero. L’antica connessione tra bellezza e devozione nel periodo natalizio è più veloce e, se il Cristianesimo si fonda su eventi, quello della nascita di Gesù rifornisce il nostro culto delle immagini di una sottigliezza ulteriore. In questa prospettiva Panorama consiglia tre mostre importanti, qua e là in Italia. Continua

di Marco Capua
Abbiamo assistito al ritorno degli dei. Sono usciti da imballaggi di legno e hanno ripreso il loro posto tra noi. Ma non sarà per molto, torneranno da dove sono venuti, e non si muoveranno mai più. Detta così sembra un’allucinazione, eppure la scena è vera. Ci arriviamo, garantito, però questa vicenda bisogna raccontarla dal principio. Continua

di Marco Di Capua
«Leonardo da Vinci è una calamita sorprendente. Attrae esibizionisti in cerca di promozione personale, ma anche autentici folli. Quando ricevo delle persone che mi parlano di Leonardo, chiedo sempre un testimone» confessa ironicamente a Panorama Antonio Natali, direttore della Galleria degli Uffizi. Se qualcuno si mettesse di traverso rispetto all’impresa che lui adesso intende avviare, sarebbe la seconda volta, perché capitò già 10 anni fa, quando «una decisione politica fermò tutto». Continua

Una scultura di Nag Arnoldi e un'opera di arte povera russa
L’arte e il design a Milano non solo non andranno in vacanza, ma per tutto il mese di agosto saranno pure gratis.
Si inizia da Palazzo Reale con la mostra fotografica di Bob Krieger, visitabile fino al prossimo 11 settembre: una selezione di immagini, fotografie e ritratti del celebre fotografo tedesco che raccontano l’avventura di un uomo e della sua passione per l’arte neoclassica.
Dalla moda, alle cover delle più prestigiose riviste internazionali, fino alle opere più recenti dove la tela resta la sua principale musa ispiratrice.
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di Marco Capua
«Bello come l’incontro fortuito su un tavolo di dissezione di una macchina per cucire e di un ombrello».
È il celebre passo del conte di Lautréamont che diede la stura a fior di surrealisti. Mettiamo però che la macchina per cucire non abbia incontrato l’ombrello ma un quadro impressionista. Il risultato? La bellezza? Una delle più strepitose collezioni d’arte moderna del mondo.
L’americano Robert Sterling Clark era uno degli eredi del patrimonio delle macchine per cucire Singer. Con il suo gran mucchio di dollari, e in sintonia perfetta con la moglie Francine Clary, comincia ad acquistare importanti opere d’arte nel 1910, e va avanti così per decenni.
Nel 1955 nasce lo Sterling and Francine Clark Art institute a Williamstown, un edificio immacolato in stile neoclassico immerso tra le verdi colline del Berkshire, regione occidentale del Massachusetts. Oggi funziona anche come ottimo centro di ricerca e di studio.
Vanta 8 mila pezzi, dei quali 500 sono quadri, quasi tutti eccelsi. Scelti fra questi, ne arrivano 73 a Palazzo Reale di Milano per una mostra smagliante, Impressionisti. Capolavori della collezione Clark. Coprodotta dall’Arthemisia group e curata da Richard Rand (catalogo Skira-Rizzoli), l’esposizione è alla prima tappa di un tour planetario che toccherà il Musée des Impressionismes di Giverny (13 luglio - 31 ottobre) e poi Barcellona, Forth Worth, Londra, Montreal, per farsi infine un giretto anche in Cina e Giappone.
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di Vittorio Sgarbi
Tanti anni fa un fabbricante di sogni, Franco Maria Ricci, mi mostrò immagini sconvolgenti che l’arte del primo Novecento non aveva contemplato tra le fondamentali ed essenziali del cammino per la definizione di una nuova sensibilità.
Erano belle e nitide riproduzioni delle opere di Konstantinas Ciurlionis, dal Museo di belle arti di Kaunas, in Lituania, pronte per essere risucchiate nel vortice delle sempre sorprendenti meraviglie offerte dalla rivista da lui inventata, Fmr.
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