Sarà l’artista newyorkese Santoglod il protagonista del Secret Show di MySpace in programma per il 2 Dicembre, ore 21.00, al Circolo degli Artisti di Roma. Organizzati in tutto il mondo dal sito più interattivo della rete, i Secret Show, permettono ai fan della community online di incontrare dal vivo i loro artisti preferiti. Ma cosa sono effettivamente i Secret Show? Come lascia intuire il nome, sono spettacoli “segreti”, ovvero degli eventi gratuiti, densi di suspance, gestiti in modo da coinvolgere il pubblico in un countdown che prevede la rivelazione, giorno dopo giorno, della data, della location e delle band che si esibiranno all’evento. Come si partecipa? La regola numero uno è quella di iscriversi a MySpace, visitare periodicamente la pagina internet www.myspace.com/secretshowsit ed inserire il link tra i propri Top Friends. Per seguire tutti gli aggiornamenti relativi alle news sui concerti basterà, poi, tenere d’occhio la sezione. Una volta individuato l’evento d’interesse non si deve fare altro che stampare il proprio profilo e presentarsi all’ingresso dell’esatta location per assistere gratuitamente allo show.
Santogold - L.E.S. Artistes: GUARDA IL VIDEO

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A molti, ma non a tutti, Vanilla Sky, The New Story, Caminada, Finley, Meldody Fall, Lost, posso dire pochissimo. Eppure sono loro la nuova frontiera della musica giovane, anzi giovanissima, italiana. Gruppi che sono passati, quasi in un batter di ciglia, dalle sale prova improvvisate nelle cantine a importanti case discografiche.
Qualcosa si sta muovendo nel sottobosco musicale italiano. E a dimostrarlo c’è la capacità di questi gruppi emergenti di essere attivi su internet. È il caso dei diciottenni torinesi Melody Fall. Da perfetti sconosciuti hanno fatto cifre da circo. Duecentomila i contatti sulla loro pagina di MySpace (quasi impallata), tour e consensi soprattutto in Giappone e Francia e un contratto da firmare per la pubblicazione dei loro lavori negli Stati Uniti. E, come se non bastasse, li vedremo a Sanremo nella sezione giovani. Discorso identico per i laziali Vanilla Sky che dall’autoproduzione del cd-demo (andato esaurito in due mesi) passano, nel 2003, a una tournée che li terrà impegnati ben due anni. A chi suona strano il loro nome, ricordiamo che la cover Umbrella è uno dei brani maggiormente passati dalle radio. Stesso discorso per The New Story (qui il loro spazio su MySpace), il singolo More Than Life, è rimasto nella top 10 dei singoli più venduti su iTunes per più di tre settimane. Fanno lo stesso percorso i lombardi Finley che, scoperti da Claudio Cecchetto, raggiungono la notorietà nel 2006 con l’album Tutto è possibile che entra con prepotenza nella classifica dei dieci album più venduti in Italia (fermandosi, si fa per dire, alla quarta posizione) e la rafforzano con l’ultimo lavoro: Adrenalina. La storia si ripete per i piacenti e alla moda Lost, che passano da band senza contratto a osannanti live. E ancora i giovanissimi Caminada, astro nascente con piglio prettamente rock.
Ma la differenza tra queste band e quelle del passato anche recente è la loro dimensione più internazionale. Gli artisti italiani hanno cominciato a cantare in inglese, anche se in ritardo rispetto ad altre zone dell’Europa (basti pensare alla Scandinavia). I testi non sono impegnatissimi, anzi sono tesi al disimpegno. E c’è poca politica e tanta voglia di divertirsi. Insomma, il successo delle nuove band italiane ha una formula in perfetto stile americano.
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di Cristina Bassi, Nicola Bruno, Luca Dello Iacovo
La selva oscura della Rete. È l’angolo buio dell’enorme prateria dove pascola l’ultima generazione, quella che è capace di dialogare col mondo davanti allo schermo di un computer. Panorama si è soffermato nell’angolo buio. E tra la giungla di siti, blog, video pubblicati online ha scoperto un mondo che va al di là dell’immaginazione.
Droga, razzismo, sesso estremo, violenza e molto altro. Raramente gli “adulti” si affacciano a vedere cosa succede daquelle parti. Accade quando è
la cronaca nera a forzare la mano. È accaduto per esempio dopo l’assassinio di Meredith, a Perugia, e dopo la strage dello studente finlandese. Due fatti di sangue preceduti da incursioni dei protagonisti nel mondo virtuale. È là che bisogna cercare per cogliere la degenerazione di una generazione. Che ormai vive oltre il senso della privacy, ossessionata dal bisogno di condividere e raccontarsi. Anche negli aspetti più sconcertanti.
Ci si ubriaca a una festa universitaria e si finisce col menarsi? Qualcuno riprende con il cellulare e il giorno dopo il filmato è su Youtube, naturalmente senza aver chiesto il permesso ai compagni di sbronze. Il fotoclip (immagini accompagnate da un sottofondo musicale) è un format a forte impatto emotivo, utilizzato per raccontare le esperienze più varie. Lo studente finlandese è ricorso allo stesso sistema per annunciare il suo proclama contro “l’umanità sopravvalutata” nel video intitolato Jokela High School Massacre e “postato” su Youtube. Si firmava Sturmgeist89. Ma nessuno pensava che potesse sparare davvero.
Violenza
Sul web già compaiono i video sulla guerriglia seguita alla morte del tifoso Gabriele Sandri (qui il profilo che Gabriele aveva su MySpace). E da Milano a Palermo, si rincorrono altri filmati di scontri tra ultras e polizia con molotov, fumogeni, mazze, pietre. Urla di sfida contro le forze dell’ordine e gli avversari, come nel coro cupo di alcuni tifosi napoletani: “Sangue. Violenza. Per chi non ci rispetta“. O come nel video in cui un giovane allo stadio Friuli di Udine grida contro i “terroni“.
Se i campi sportivi diventano trincee durante le giornate di campionato, dalle città arrivano reportage filmati con il cellulare dai testimoni di risse e scontri. Così, per esempio, si vede che in un incrocio di Napoli bastano un tamponamento e un insulto sottovoce per arrivare alle mani. Sempre un telefonino riprende Dario, un adolescente seduto su un marciapiede di periferia, mentre litiga con gli spacciatori: “Nui vennimm’ l’erba” grida uno dei presenti. In un altro filmato un ragazzo colpisce a pugni il volto di un coetaneo, lo costringe a sdraiarsi a terra, si siede sopra di lui e continua a picchiarlo con un pallone sgonfio: due amici si avvicinano, riprendono la scena con i cellulari e la guardano in diretta sullo schermo. Come se fosse un film.
All’ingresso di una nota discoteca romana scoppia una rissa: si vedono intervenire quattro uomini della sicurezza per dividere gli avversari. Pugni, urla, sangue. E nelle immagini dei concerti del gruppo Zeta zero alfa alcuni fan usano cinture borchiate per frustarsi in massa: saltano, si scontrano e colpiscono gli altri a tempo di musica. Un rito collettivo chiamato “cinghiamattanza“.
Nei blog spesso appare anche un altro genere di violenza, più sotterranea, quella contro se stessi: “Al benché minimo dolore io ho voglia di suicidarmi” scrive Mattia nella sua pagina online. E Roby, 15 anni: “Riuscirei a suicidarmi? È difficile dirlo. Me lo sono chiesta parecchie volte”. Zoe è una veterana del mezzo (blogga dal 2004) e si presenta con una lunga serie di icone: è una cattiva ragazza, “chimica” e “acida”. Si descrive in versi: “Ma c’era un male in lei che non si cura mai, né coi baci, né con la cocaina sai, senza lacrime, senza regole”.
Armi e droga
Con il web, poi, l’aggressività si può imparare facilmente. Non è difficile trovare video di corsi, realizzati all’estero, che insegnano come usare un kalashnikov, una p38, una glock. Gli istruttori sono precisi: spiegano il montaggio dell’arma, la manutenzione, il funzionamento, l’impiego in azione. In alcuni casi sono bambini che indossano un’uniforme a impugnare pistole e fucili per provarne l’efficacia.
Poi la droga, tanta. L’utente Delirious- People si riprende con gli amici subito dopo avere ingoiato una pasticca. E via così, molti altri, come il primo piano di “Bianco calato dopo una serata con i gnari del parco”: pallidissimo in volto, prova comunque ad articolare qualche suono mentre l’amico più sveglio lo incalza. L’autore del video condivide molte altre bravate notturne: le “pisciate nel cestino” in un viale di periferia o la “gara a chi si fa più male schiantandosi contro una siepe a bordo di un carrello”. A Lago Patria, in provincia di Napoli, un gruppo di ventenni passa il pomeriggio all’insegna di “un po’ di robba mista“. Uno di loro dice: “Oggi m’appicc’o cervello”. Cosa avranno assunto? Molto probabilmente cobrett, il composto di hashish ed eroina di scarto venduto per pochi euro in tutte le grandi città.
Razzismo
“Qual è la razza peggiore tra zingari, romeni, cinesi, negri, albanesi? Chi vorreste eliminare e perché?” si chiede il Dona su un forum frequentatissimo. “Le razze esistono, ce ne sono di superiori e di inferiori” gli fa eco il moderatore di “Socialmente inutile“. “No all’Islam” ha creato un blog dove spiega perché, secondo lui, gli italiani dovrebbero riprendersi il proprio Paese usurpato dai musulmani. Persian Mehdi gli risponde con altrettanta aggressività. Altro che integrazione: “Roma un giorno sarà capitale islamica, impara a rispettare gli islamici perké sono solo loro ke governeranno sui tuoi figli”.
Il razzismo trova modo di esprimersi anche attraverso i video. “Via gli zingari” è il titolo di un manifesto fatto di foto e slogan presi dall’estrema destra, mentre un altro spot girato da adolescenti (”Disinfestazione zingari“) spiega come cacciare i nomadi. Il proclama “Contro l’invasore extracomunitario” è pronunciato dalla finestra, a mo’ di Duce, da Andre che fa il saluto romano e indossa la camicia nera davanti al suo pubblico. Un altro ragazzo robusto col giubbotto in pelle mima con una bottiglia rotta in mano un romeno. Conciso ma convinto, un membro dei Casetta boys dichiara davanti alla web cam: “Sono contro i musulmani“.
Sesso & affini
Chi si sognerebbe di spogliarsi in una stanza piena di gente? Quello che nella vita reale è un caso isolato, in rete può diventare la norma. Gli interpreti di una fiction a sfondo erotico (che però è vera e si gioca a volto scoperto) sono adolescenti e ventenni, maschi e femmine allo stesso modo. A volte i visi non ci sono, si vedono solo dei pezzi di corpi. Ma non manca chi si mostra per intero e sorridente. I filmati di semplici strip tease sono ormai superati, c’è chi va oltre: la liceale che fa la lap dance nel bagno della scuola e rimane in topless, i due ventenni in mutande e al guinzaglio che si fanno frustare dal loro “padrone”, le due ragazzine in jeans e maglietta, con l’apparecchio ai denti, che si baciano a lungo davanti alla telecamera. La voce fuori campo di un ragazzo dà le istruzioni e insiste perché non smettano. Alla fine le protagoniste si spazientiscono: “Per continuare vogliamo essere pagate”.
Molti filmati spesso sono goliardici, come la “pubblicità progresso” dal titolo “Dona il tuo pene“. Ma a volte sconfinano nell’inquietante: Giuseppe A. indossa solo slip bianchi e scarpe rosse coi tacchi a spillo e si scrive addosso col rossetto frasi enigmatiche, come “3° sex” od “orientamento sessuale”.
Non c’è solo esibizionismo, anche voyeurismo: Margherita, architetto milanese, mette online la “Cronaca di una lunga scopata dei miei vicini” e un giovane poco elegante, non riconoscibile, pubblica (su Metello.com) il filmato di un amplesso estivo con una ragazza di cui fa nome e cognome. I due ragazzi, sui 25 anni, sono completamente nudi a letto, le immagini non lasciano nulla all’immaginazione.
Il sesso è l’argomento di decine di blog tematici, forum, annunci. A partecipare sono soprattutto ragazzi intorno ai 30 anni. I più gettonati sono i diari erotici e le raccolte di racconti, anche pornografici, spesso amatoriali. Il Diario di una donna qualunque riporta testi e foto molto spinti, mentre il profilo del moderatore di Spermablog è significativo: “Non sto leggendo niente, non ho visto assolutamente niente, odio la solitudine, adoro venire. Vorrei che qualcuno diventasse mio amico, mi piacerebbe che qualcuno mi regalasse una vita migliore”.
I più inesperti fanno domande su come fare sesso e c’è chi approfitta del forum di Giovani.it per proporsi: “Non so se cerca ancora modelle per foto… io sarei interessata. Ho una voglia assurda di… ma ho 26 anni e tutti me ne danno 20 per quanto dicono che sembro un angioletto… Sono disponibile a posare per foto di ogni genere ma sotto compenso”.
L’anima
Condividere sul web ambizioni, idee, paure, dubbi è un po’ come guardare in uno specchio collettivo della società contemporanea: certo, si possono chiudere gli occhi davanti a queste storie. O magari aprirli per la prima volta. Tra la generazione che tutt’al più ha scoperto il cellulare e quella che ha fatto del mondo virtuale il proprio mondo, a volte esclusivo, rischia di aprirsi un abisso. Lo scenario potrà sembrare inquietante, ma vale la pena conoscerlo: ancora oggi i membri di alcune tribù sono convinti che una semplice fotografia, dopotutto, rubi l’anima.

Non se ne vociferava e, tantomeno, nessuno se lo aspettava. Troppi gli anni trascorsi (ben dieci!), troppi i ricordi affievoliti. Le loro canzoni giravano, per chi ne era stato appassionato fan, nel lettore cd o nelle vecchie musicassette. Da qualche tempo qualcuno (Romi63) aveva messo su You Tube il video del loro brano più noto: Chiara
Con questa canzone i Rats, la band formata da Wilko, Romi e Lor, divenne parecchio famosa. Dopo quel successo e quell’album (Indiani Padani, realizzato in collaborazione con Ligabue), il trio pubblicò altri tre lavori (Belli e Dannati, La Vertigine del Mondo e l’antologia Rats, angeli di strada). E, a sorpresa, nel 1997 l’addio. Ognuno per la propria strada. Ma a dieci anni di distanza, sbirciando sul blog di Wilko, il cantante, leggiamo che i Rats torneranno insieme. A quel punto ci attiviamo e recuperiamo il cellulare dello stesso Wilko. Di seguito, le informazioni più interessanti che siamo riusciti a strappargli al telefono.
Prima di tutto la domanda che tutti gli appassionati della vostra musica vorrebbero farti. È vero che tornate insieme?
Certo, torniamo insieme. La notizia è importante soprattutto per noi, visto che credevamo chiusa la nostra avventura nel 1997.
Come e perché vi è ritornata la voglia di essere ancora Rats?
La decisone di riprendere in mano questa situazione, nasce anche un po’ dalla Rete. Io e Romi (il bassista, ndr), ci siamo aperti, in modo autonomo e all’insaputa l’uno dell’altro, le nostre pagine My Space e abbiamo cominciato a ricevere dei post di saluto, mail di fan di allora, che chiedevano a gran voce una reunion.
Dopo l’ultimo disco e il progetto Megajam 5 avete spento la luce. Cosa è successo?
Dire cos’è successo è abbastanza difficile, perché in realtà non è successo nulla di così eclatante. È stato un processo un po’ naturale, come un fuoco che al momento in cui si accende ha una fase centrale nella quale brucia e poi si spegne e restano solo le ceneri. Non ci sono stati, però, litigi. La cosa bella è che, evidentemente, a livello latente qualcosa è sempre rimasto. Poi la gente ha riacceso il fuoco che ora è in piena vampa.
Vi ritroverete, dicevamo, dopo tanti anni. Hai pensato a come sarà?
A dire il vero non saprei. È un’incognita anche per noi, visto che viviamo in posti diversi. Romi, addirittura, è da 7 anni negli Stati Uniti. Ma, come mi piace dire, dobbiamo vedere quanti centimetri di ruggine si sono depositati sulla nostra musica e capire quanto lavorare di lima per riportare una certa brillantezza nel suono.
Possiamo ben dire allora che c’è il progetto Rats 2008?
Eh sì. Questa è una decisone presa e irrevocabile.
Quando vi rivedremo per la prima volta sul palco?
Ci sono alcune cose che stiamo vagliando e che non rendiamo ancora pubbliche. Però presto sui nostri blog e sulle pagine di My Space tutti potranno avere notizie. Il lancio del sito Rats 2008 lo faremo nel giorno in cui ci siamo sciolti. Anzi, per meglio dire, nel giorno del nostro ultimo live, il 17 gennaio e Internet sarà il nostro strumento di comunicazione principale.

“Lungo la mia carriera di scrittore ho incontrato diverse persone che hanno creduto in me senza conoscermi bene e mi hanno aiutato, permettendomi di inseguire i miei sogni. Durante l’ultimo anno ho visitato le pagine dei lettori e ho visto lavori eccellenti fatti da attori, musicisti, registi… E ho pensato: perché non fare un film insieme?”. Detto e fatto. Paulo Coelho, l’autore di bestseller come L’Alchimista e Lo Zahir, ha lanciato un concorso online per la trasposizione cinematografica del suo ultimo lavoro, La strega di Portobello.
Il romanzo è incentrato sulla vita di una donna misteriosa, Athena, raccontata attraverso i ricordi di 15 diverse persone. Una narrazione collettiva, quindi, che ben si adatta a una trasposizione a più voci. Magari sfruttando al meglio le possibilità espressive offerte dal web 2.0.
Di qui l’idea di The experimental witch (ovvero La strega sperimentale), il progetto con cui lo scrittore brasiliano invita chiunque sia interessato (cineasti professionali o amatoriali) a realizzare un breve cortometraggio basandosi sulla storia di uno dei 15 narratori. I video vanno poi caricati su YouTube in forma privata e segnalati all’autore attraveso l’invio del link.
Stesso discorso anche per la colonna sonora: compositori affermati o meno possono cimentarsi nella realizzazione di uno dei 15 temi e pubblicarlo poi su MySpace (il social network preferito dai musicisti).
I lavori dovranno essere inviati entro il 19 marzo 2008 e saranno poi selezionati da una giuria internazionale (qui ulteriori informazioni). Oltre la pubblicità di ritorno (il film sarà presentato a diversi festival e manifestazioni), per i vincitori è previsto anche un premio in denaro: 3.000 euro per i video e 1.500 euro per le colonne sonore.
“Una tale varietà di punti di vista rifletterà il proposito del libro, dove la stessa storia viene raccontata da diverse prospettive”, spiega un Paolo Coelho quanto mai interessato alle tecnologie del web 2.0. L’autore è infatti già presente online con un blog (in cui da qualche mese dialoga con i lettori), un account su Flickr (dove raccoglie foto e citazioni), un altro su MySpace (con le tracce musicali preferite) e uno su YouTube (con interviste e video ispirati ai suoi lavori).
Con The experimental witch ora prova a guardare ancora più lontano. La direzione è quella del transmedia storytelling, ovvero la trasposizione (spesso collaborativa e partecipativa) di uno stesso universo narrativo su diversi media e supporti. Come già stanno facendo da tempo i fan di Star War o, in Italia, i pioneristici Wu Ming.
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Immaginate un’agenda sul web che in tempo reale dice cosa stanno facendo le persone nell’elenco. Ne fanno parte amici, colleghi e perfino qualche persona famosa. C’è già e si chiama Twitter: da poco tempo con Twitdir si può cercare tra i profili pubblici degli utenti, e sapere che cosa stanno facendo in questo momento perché sono loro stessi a scriverlo. In soli 140 caratteri. Per ora è un mondo frequentato dai geek, gli appassionati di tecnologia e innovazione, ma qualcuno ne sta esplorando le potenzialità.
Due candidati alle elezioni presidenziali degli Stati Uniti, Barack Obama e John Edwards, hanno scelto un filo diretto con gli elettori attraverso Twitter: annunciano le date dei loro comizi o idee sulla campagna elettorale. Il cofondatore della Apple Steve Jobs ha la sua pagina personale e partecipa alle voci sui nuovi prodotti della sua azienda, come l’Iphone. Tanti blogger e giornalisti di successo (come Mike Arrington e Robert Scoble) scrivono per i loro amici e lettori cosa stanno facendo, raccontano riflessioni o l’umore della giornata. E sono più di quattromila le persone interessate a Lisa Warren, una ragazza con un obiettivo chiaro: “Avere chiunque come amico”.
Secondo una ricerca dell’università del Maryland la funzione principale di Twitter è quella di conversare online, in un modo che ricorda le chat. Una persona su dieci condivide informazioni attraverso link e molti membri riferiscono o commentano le ultime notizie. Ma se Twitter è simile a un’agenda interattiva, il nuovo motore di ricerca Spock ricorda invece l’elenco telefonico: l’idea è di raccogliere in singole pagine i nomi delle persone e le informazioni relative ai loro profili sparpagliate in siti, blog e social network come Myspace, Linkedin o Facebook. Romano Prodi e Silvio Berlusconi sono solo alcuni degli italiani presenti: la lista è destinata ad allungarsi rapidamente.
Con il cellulare in mano, con la videocamera sulle spalle oppure con un software di grafica: sono solo alcuni strumenti utilizzabili dai partecipanti alla competizione tra aspiranti registi di cortometraggi lanciata dal Festival del cinema di Roma. Per entrare in gara bisogna registrarsi nella community di Myspace Italia, caricare un video della durata massima di cinque minuti sulla propria pagina personale e poi postarlo sul profilo del Festival del cinema di Roma. Sono cinque le categorie previste dal concorso: corto narrativo, videoclip, clip con telefono cellulare, corti di animazione e i mash up, cioè filmati montati a partire da sequenze di altri video. “Noi ne selezioneremo 75 tra tutti quelli che arriveranno- osserva Mario Sesti, direttore artistico del settimanale Extra - poi per ogni sezione del concorso gli utenti potranno votare un vincitore”. Sarà inoltre assegnato un premio speciale. I corti dovranno essere caricati su Myspace a partire dal 18 luglio ed entro il 2 settembre.
Jumpcut è uno dei siti adatti per chi vuole montare i filmati o i cartoni d’animazione direttamente sul web: consente di costruire un video direttamente online. Youtube, invece, mette a disposizione Remixer per aggiungere immagini ed effetti speciali ai cortometraggi.
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Fedeli on line. Il fenomeno ha assunto dimensioni abbastanza rilevanti, tali da interessare il New York Times, che in un articolo di qualche giorno fa si è preso la briga di raccontare come socializzano online tutti coloro che hanno l’urgenza di condividere non solo foto e video ma anche il loro credo religioso. Si tratta di persone, spesso giovani o anche giovanissime, che dei siti di social networking apprezzano il fine ma non i mezzi: troppa volgarità, scarsa spiritualità. E a quanto pare sono in tanti.
Panorama.it si è già occupato della religione in rete raccontando del Godcasting, evoluzione spirituale del podcasting, che sta conoscendo un buon successo nei siti religiosi. E se in quel caso c’è un’emittente che seleziona e invia i contenuti agli utenti, nei siti di condivisione ognuno produce e mette in comune ciò che vuole, proprio come su MySpace o YouTube, cui infatti si ispirano anche nei nomi.
C’è HisHolySpace, dove ci si scambia “musica cristiana in formato mp3″, ci si dedicano preghiere, si ascolta la “radio più cool di tutto il web” ai cui microfoni, tra una canzone e l’altra, il dj parla di Dio e ricorda che lo scopo del sito è innalzare lodi e rendere grazie. Su GodTube si può aprire il proprio videoblog, videochattare con i missionari, scaricare e guardare videopreghiere. Lo slogan non è più quel “broadcast yourself”, ovvero trasmetti te stesso, che ha fatto la fortuna di YouTube, ma semplicemente “broadcast Him”, trasmetti Lui.
Ha migliaia di iscritti anche Xianz, che si definisce l’alternativa cristiana a MySpace. Tra un forum e un video ha un ampio spazio (l’unico cui si possa accedere anche senza essere registrati) dedicato allo shopping, dove si comprano magliette, felpe, cappellini e adesivi con il simbolo del sito, per sentirsi parte della comunità virtuale anche quando si è offline.
La religione cristiana non è l’unica ad essere ben rappresentata in questi siti, ma rimane quella che esprime contenuti più profondamente religiosi. Esistono infatti siti di social networking di altre religioni dove però la fede spesso resta sullo sfondo. I musulmani hanno diversi posti in cui incontrarsi. Da MuslimSpace, che conta quasi 30.000 iscritti e tra le altre cose, accoppia cuori solitari musulmani, a Naseeb, in cui la religione comune è solo il prerequisito per poter fare nuove conoscenze, stando certi di avere gli “stessi interessi”. Più o meno la stessa filosofia che anima MuslimSocial.
Shmooze, sito di socializzazione ebreo, oltre all’amicizia e possibilmente all’amore, pensa anche agli affari e invita a iscriversi per fare conoscenze utili al business. Koolanoo, altro sito dedicato a persone di religione ebraica, è poco più che una versione paludata di un sito di “dating”.
Per un approccio più didattico c’è infine Religione2.0, sito italiano che mette a disposizione “idee e risorse per insegnare religione con il Web 2.0″.