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Dopo un paio di stagioni di assenza dalle passerelle, sabato scorso 3 ottobre, Naomi Campbell è tornata a sfilare, a Parigi, per lo stilista russo Igor Chapurin, apparendo in grandissima forma fisica.
Naomi Campbell reciterà presto in un film per Bollywood. La topmodel britannica è stata avvicinata la scorsa settimana da due registi locali mentre si trovava all’evento Fashion For Relief in Mumbai, durante la sua prima apparizione in passerella sul suolo indiano. Una fonte vicina alla modella ha rivelato: “Naomi non aveva mai sfilato in India prima ma le è piaciuto molto. Alla fine dello show due noti produttori bollywoodiani le sono andati incontro chiedendole di entrare a far parte del cast di uno dei prossimi film. Naomi ha accettato facendo sapere che presto tornerà nella capitale del Mahrashtra per ulteriori approfondimenti non appena i suoi impegni attuali lo permetteranno”. La Campbell aveva già tentato di avviare una carriera parallela a quella della moda nel 1995 quando si era improvvisata popstar lanciando il suo album d’esordio Baby Woman che fu però un fallimento totale come lei stessa ha ammesso: “Dovevo saperlo che non sono una grande cantante. Ho provato a sfondare nel mondo della musica ma non ci sono riuscita. Il videoclip della canzone La-La-La Love Song era stato però molto influenzato dall’India. Adoro il tipico abbigliamento delle donne indiane, il sari, e le ragazze sono graziose: si prendono molta cura del loro corpo”.
Naomi all’evento Fashion For Relief in Mumbai
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Si chiama Sira Vision, è il Salone della moda africana e la sua quarta edizione si terrà dal 27 al 30 marzo, a Dakar. Per gli addetti ai lavori, sarà un’occasione per scoprire i nuovi talenti emergenti (modelle e stilisti), e per per riscoprire personaggi come Collé Sow Ardo (soprannominata la Chanel africana e promotrice dell’evento) o Xuly Bet (3 suisses, Naf Naf, Puma) e, ovviamente, l’esercito di già affernmate modelle afro, come Liya Kebede (nella foto), Oluchi e Kinee Diouf. Per i non addetti ai lavori, invece, potrebbe essere un’occasione per accorgersi della grande importanza che la moda africana ha avuto nell’ispirare gli stilisti di casa nostra.
“Contrariamente all’influenza che ha saputo esercitare sulla musica, l’Africa ha fatto fatica ad imporsi nell’universo della moda. Ma negli ultimi anni, il continente è riuscito a sfondare, anche grazie al talento dei suoi designer”: per Suzy Menkes, l’esperta di moda più autorevole negli Stati Uniti e firma prestigiosa dell’International Herald Tribune, l’apporto del continente africano alla Haute couture non si può limitare al colore della pelle di Naomi Campbell o ai lineamenti somali di Iman, tantomeno all’esposizione di simboli “primitivi” da presentare qua e là nelle più importanti sfilate internazionali.
In un dossier interamente dedicato alla moda africana, Victoria Rovine, storica dell’arte e di studi africani presso l’Università di Florida, ricorda sulle colonne del Courrier International che “l’influenza dell’Africa sugli stilisti occidentali è andata in crescendo per tutto il XX secolo, fino alla consacrazione definitiva in questo inizio di XXI secolo”. Le prime scoperte risalgono agli anni Venti e Trenta del Novecento: seguendo il passo di Picasso e la sua passione per l’arte primitiva, gli stilisti francesi Rodier, Agnès e Paul Poiret sfruttano l’era coloniale per adornare i loro vestiti di tessuti e gioielli sudanesi o marocchini.
La svolta avviene nel 1967 con l’indimenticabile collezione di pezzi africani targati Yves Saint-Laurent. Seguiranno le sfilate di Christian Dior (“ispirate all’arte negra”) e di Todd Oldham per poi approdare alle esperienze di John Galliano e al suo abito da sera Kitu arricchito da un busto perlato (tipico dell’etnia sudanese Dinka) e dalle parure sofisticate dei Masai (Kenya). Di fronte a tanta ricchezza, gli stilisti italiani non risparmiano i loro sforzi: Armani, Dolce & Gabbana e Miuccia Prada (che mescola piume di uccelli esotici e stile rasta) si avventano nella fusione moderna delle culture.
L’incontro stilistico dei due mondi offre i suoi risultati migliori con la mostra promossa nel 2005 da Roberto Cavalli all’istituto di moda del Metropolitan Museum a New York e con la collezione alta moda femminile presentata nel 2004 da Jean-Paul Gautier. “L’influenza africana è stata ulteriormente confermata con le collezioni presentate a New York e a Parigi per la stagione primavera-estate 2008” sostiene Victoria Rovine. “Oscar de la Renta e Comme des garçons hanno utilizzato dei tessuti africani, mentre Christian Lacroix si è concentrato sulle perle. Visto il numero crescente di stilisti africani in grado di accedere al mercato mondiale della moda” conclude la studiosa americana, “si può pensare che l’influenza del continente evolverà sotto nuove forme stilistiche e in nuovi luoghi”.
Sfilata Naf-Naf Xuly Bet
La modella Kinee Diouf
La top model Iman