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Al cinema con il duo Salvatores-Ammaniti e l’alieno Keanu Reeves

Ultimatum alla Terra
Ultimatum alla Terra

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Dal 12 dicembre arrivano nelle sale due film molto attesi. Da una parte una pellicola tutta italiana, con il ritorno di Gabriele Salvatores che porta sul grande schermo il libro premio Strega Come Dio comanda di Niccolò Ammaniti, dall’altra il kolossal americano fantascientifico Ultimatum alla Terra, rifacimento dell’omonimo cult del 1951, con Keamu Reeves nei panni dell’alieno. Insieme a Il giardino di limoni, l’ultimo lavoro del regista israeliano Eran Riklis sul coraggio delle donne di sfidare il sistema.

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“Il primo a dirlo è stato proprio Niccolò Ammaniti. Per trarre un film dal suo romanzo ricco di cinquecento pagine e di una miriade di personaggi sorprendenti, tragici e comici, bisognava essere drastici e rinunciare a tante cose”. Questa è la premessa del regista Gabriele Salvatores, quindi non sorprende che nella sua versione cinematografica di Come Dio comanda, che arriva nelle sale il 12 dicembre, manchino elementi centrali del libro a cui si ispira. Non c’è Danilo, uno dei componenti del gruppo sbandato di protagonisti, abbandonato dalla moglie dopo la morte della figlioletta di tre anni. Non c’è neanche il progetto di rapina in banca che ha riempito gran parte dell’ossatura del premio Strega 2007, prima che la trama scivolasse verso il vortice inatteso di follia e dramma. Eppure, dopo il disorientamento iniziale, nessuna delle componenti tolte manca davvero. Il film entra diretto nel cuore del romanzo di Ammaniti (che ha partecipato alla sceneggiatura), inquadrando in maniera pulita, senza la ricerca di espedienti ad effetto, il rapporto speciale tra padre e figlio: un legame di amore totale, al di là del degrado e della violenza che i due vivono. E Salvatores allunga presto la macchina da presa - usata quasi sempre in spalla - sul capovolgimento improvviso di toni e ritmo che avviene nella tempesta del secolo, in una notte di temporale irrefrenabile e avvenimenti tragici, quando Corrado, detto Quattro Formaggi, dà sfogo ai suoi sogni malati di represso e ritardato mentale, sulle note dolci, in stridente e suggestivo contrasto, di She’s the one di Robbie Williams.
A impersonare Quattro Formaggi c’è il solito mostro di istrionismo Elio Germano, che come ha saputo ben rendere il nevrotico fanatismo del venditore di elettrodomestici in Tutta la vita davanti e la caduta negli abissi nascosti del proprio io in Il passato è una terra straniera, qui riesce a catturare tutta la pietà e la disapprovazione che può suscitare “Quattro”, come viene chiamato dai suoi pochi amici. Per rendere il suo personaggio Germano non è partito da studi sulla malattia mentale o pazienti di ospedali psichiatrici, ma ha preso riferimenti più letterari. “Shakespeare, per esempio, i fool delle sue commedie” racconta. “Puck del Sogno di una notte di mezza estate, tra tutti. Come se Quattro Formaggi fosse un folletto, uno spirito della foresta, asessuato, puro, tenero, dolce, ma anche poi improvvisamente violento, bestiale”.
Rino Zena, il padre-padrone di fede nazista, alcolizzato e violento quanto protettivo verso il figlio e verso Quattro Formaggi, è interpretato da Filippo Timi, inaspettatamente a suo agio in panni da duro e miserabile. Il ruolo del tredicenne Cristiano Zena è ricoperto da Alvaro Caleca, con il suo sguardo intenso, alla sua prima prova cinematografica.
“Rino, Cristiano e Quattro Formaggi sono tre personaggi scomodi, tre persone che non vorremmo incontrare, tre disgraziati che hanno imboccato la ‘cattiva strada’. Definitivamente soli, alla ricerca di una qualsiasi identità” dice Salvatores, che per la seconda volta dopo Io non ho paura sceglie per un lungometraggio un libro di Ammaniti. “Ma, come canta De André: ‘C’è amore un po’ per tutti e tutti quanti hanno un amore sulla cattiva strada’”.
Il trailer di Come Dio comanda da YouTube:

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Torna la Fiera del Libro di Torino: avere vent’anni e non sentirli

[i](Credits: [url=http://www.flickr.com/photos/dvdmerwe/]DanieVDM[/url] by Flickr)[/i]
51 mila metri quadrati di convegni, presentazioni, dibattiti, spettacoli… Di libri. Seimila in più rispetto allo scorso anno, per 1.414 espositori. È il biglietto da visita della Fiera del Libro di Torino, che dal 10 al 14 maggio torna al Lingotto promettendo anche quest’anno cifre da invasione: sono stati 300mila i visitatori accorsi nel 2006 affollando tutto quello che poteva essere affollato. Alla faccia di un’Italia che non legge e di un’era digitale che fa tremare la carta. E alla faccia della poesia dell’incontro, a tu per tu, con pagine da scoprire e sfogliare lentamente. Con questa edizione, la Fiera festeggia 20 anni. E lo fa superando i suoi confini: come sanno fare i libri, che mettono in contatto culture diverse e spingono allo scambio. Sono proprio i confini, intesi come ciò che separa e insieme unisce, il tema conduttore del salone declinato in diversi filoni. A rappresentarne l’aspetto storico, politico e sociale due centri di frontiera: Trieste e Istanbul. La prima, crocevia di popoli, è la città di Svevo, Saba, Joyce, Magris, e culla della psicoanalisi italiana: ne parleranno Susanna Tamaro con Pino Roveredo, e Giorgio Pressburger con Mauro Covacich, ma anche gli scrittori sloveni Miroslav Kosuta e Boris A. Novak, con Tatjana Rojc. E proprio da Trieste arriverà Riccardo Illy, autore del fortunato volume La rana cinese. La seconda, la città turca, ponte tra Occidente e Oriente, è la patria di Nazim Hikmet e di Orhan Pamuk: a discuterne con Silvia Ronchey, storica di Costantinopoli, gli scrittori Moris Farhi e Feridun Zaimoglu.

Il Paese ospite d’onore è la Lituania, nuovo confine dell’Europa a 25, che porta a Torino una cultura sofisticata e in dialogo con le principali correnti del continente. Tantissimi gli scrittori da tutto il mondo: il re dei best-seller, il sudafricano Wilbur Smith; dalla Cina Mo Yan; dalla Svezia, Per Olov Enquist; dall’Olanda, Arnon Grunberg; dalla Spagna Alicia Gimenez Bartlett; dalla Francia Tahar Ben Jelloun, Laurent Gaudé, Eric-Emanuel Schmitt; dal Brasile Martha Medeiros con il suo successo Il lettino; dal Libano Alexadre Najjar.
Tra gli italiani Milena Agus, Niccolò Ammaniti, Corrado Augias, Simone Cristicchi, Giuseppe Culicchia, Massimo Gramellini, Silvana La Spina, Luciana Littizzetto, Claudio Magris, Dacia Maraini, Antonio Scurati.Spazio poi anche alla piccola editoria con l’Incubatore, l’area riservata ai giovanissimi editori sorti negli ultimi 24 mesi. C’è anche la novità di un’area tutta dedicata ai ragazzi e molto, molto altro. Da annotarsi l’inaugurazione: il 9 maggio alle 18, nel padiglione 5, una notte bianca che si ispira al Bookstock, con cui nel 2006 si aprì l’anno di Torino Capitale Mondiale del Libro. Letture emozionanti e musica, da ouverture.

Lo speciale Fiera del Libro: Pierre Bayard: tutti parliamo di libri che non abbiamo letto - Istat: sei italiani su dieci hanno letto almeno un libro nel 2006 - Barcamp letterari e web radio per la Fiera del Libro - Libri, musica e dvd: 7mila ordini di acquisto al giorno su Internet - L’ultimo viaggio di Kapuscinski - Toilet, racconti da leggere… al bisogno- Bookmooch, è l’ora del lib(e)ro scambio - Biblioteche, arriva una tassa sulla lettura -

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