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Obama

Astri e disastri. Le profezie degli astrologi viste un anno dopo

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  • Tags: astrologia, Berlusconi, Cicap, Obama, oracoli, paranormale, previsioni, veggenti
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Ansa

Ansa

Eppure, a pronosticare che l’Inter avrebbe vinto il campionato 2008/09 non ci volevano grandi doti divinatorie. Ma si sa, leggere gli astri è un compito complicato e spesso anche i più esperti (o sedicenti tali) fanno qualche errore di traduzione dalla lingua delle stelle all’italiano. Continua

  • emanuele rossi
  • Martedì 29 Dicembre 2009

Olimpiadi 2016: tutti i big in campo per Rio, Tokyo, Madrid e Chicago

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  • Tags: Chicago, Copenaghen, Madrid, Obama, Olimpiadi 2016, Palloni gonfiati, Rio-de-Janeiro, sport, Tokyo
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Attesa per le Olimpiadi del 2016 (AP Photo/Wong Maye-E)

Attesa per le Olimpiadi del 2016 (AP Photo/Wong Maye-E)

Copenaghen, 2 ottobre 2009. Quattro metropoli col fiato sospeso per ascoltare le parole del presidente del Cio Jacques Rogge. Una sola sarà la prescelta per ospitare i Giochi Olimpici del 2016. Le candidate arrivate alla votazione finale sono quattro: Rio de Janeiro, Tokyo, Madrid e Chicago. Ognuna ha iniziato da tempo la campagna di autopromozione mediatica e quella dietro le quinte necessaria per ottenere i voti dei delegati del Cio. In ballo non c’è solo un evento planetario ma anche un affare da 3 miliardi di dollari. Si capisce quindi che tutte le città in gioco abbiano schierato i testimonial più influenti dal punto di vista politico e mediatico. Vediamo quali sono quelli che difenderanno le candidature nella capitale danese: -Continua->

  • emanuele rossi
  • Giovedì 24 Settembre 2009

Rebranding Africa - Il nuovo volto dell’Africa

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  • Tags: africa, Bono, Obama
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Bono vuole cambiare musica

di Bono

QUANDO: Imminente. Anzi, proprio in quest’istante.

Presto l’Air Force One atterrerà ad Accra, Ghana. Gli africani daranno il benvenuto al primo presidente afro-americano degli Stati Uniti. E sul continente, la copertura mediatica sta attribuendo lo stesso peso a entrambi i lati del trattino.
E noi, bè, quando il presidente Kennedy venne in Irlanda nel 1963, pensavamo che fosse fantastico. (E fu fantastico, anche se io ero molto piccolo. Da dove vengo io, JFK viene ancora ricordato come un ragazzo del posto che ha fatto molta, molta strada).

Ma oggi l’”Africa-nità” del presidente Obama è soltanto una parte (una parte intrigante, diciamolo) della storia. Le notizie che circolano via cavo possono anche far pensare che il grande protagonista dell’evento sia proprio lui - ma qualcosa mi suggerisce che non sarà così. Se avesse intrapreso un viaggio per motivi sentimentali, sarebbe andato in Kenya, per ritrovare alcuni di quei “sogni di suo padre”.

Obama ha fatto una scelta diversa, ed è stato piuttosto chiaro sulle ragioni che l’hanno spinto a compierla. Nonostante la sua indescrivibile bellezza, infatti, e le sue recenti vittorie sugli Anopheles, gli insetti portatori della malaria, il Kenya continua ad essere un paese tormentato da una corruzione dilagante e da disordini politici: due elementi che confermano troppi di quei titoli che leggiamo di solito sui giornali occidentali quando si parla di Africa. Il Ghana, al contrario, quei titoli li mette in discussione. Senza alcun atteggiamento di sfida o rancore, ma in puro stile ghaneano: cool ed estemporaneo. Stiamo parlando di un paese in cui la musica più ascoltata è il jazz; che molto tempo fa ha inventato un nuovo genere musicale chiamato “highlife”, che si è poi diffuso in tutta l’Africa - diventato, di recente, “hip life”, che è un po’ quello che salta fuori quando l’hip hop incontra il reggaeton che incontra il rhythm’n'blues che incontra le melodie ghaneane, se vi siete aggiornati (e dovreste, credetemi). Durante una mia visita in Ghana, ho incontrato il ministro del Turismo e ho tentato di vendergli l’idea di rilanciare il paese come “luogo di nascita del cool”. (Pensate soltanto alla musica di Miles, o alla conversazione di Kofi.) Lui ha sollevato qualche obiezione… un po’ troppo cool, mi sa.

In silenzio, con umiltà - ma anche con eroismo - il Ghana lavora giorno dopo giorno per riscattare l’immagine di un continente marchiato a fuoco. Il nuovo volto dell’America incontra il nuovo volto dell’Africa.

La Repubblica del Ghana è ben governata. Dopo le ultime elezioni, il potere è passato di mano in maniera pacifica. La società civile, d’altro canto, sta conquistando un peso sempre maggiore. La crescita economica procedeva ad andatura sostenuta perfino prima che al largo delle coste venisse trovato il petrolio, qualche anno fa. E sebbene all’inizio sia stato sbatacchiato dai marosi del tracollo finanziario mondiale, il Ghana si sta dimostrando in grado di domare la tempesta. Normalmente non mi azzardo a dare consigli finanziari - ai quartieri generali del Times scatta subito l’allarme - ma eccovene uno: comprate ghaneano.

Non è insomma una coincidenza che il Ghana si stia avviando a grandi passi verso il conseguimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio. Ora come ora, è una delle poche nazioni africane che ha qualche chance di raggiungere il traguardo entro il 2015.

Nessuno è riuscito a trafugarmi una copia del discorso che il presidente terrà in Ghana. È abbastanza chiaro, tuttavia, che non si concentrerà unicamente sui problemi che affliggono il continente, ma anche sulle opportunità di un’Africa che sta risalendo la china. E se è quello che farà, gli incoraggiamenti più sentiti proverranno dai membri della classe media africana, sempre più numerosi e stufi di essere trattati con condiscendenza, o di sentir intonare il canto del loro maestoso continente in tonalità minore.

Una melodia che ho suonato anch’io. Ho parlato di tragedia, di emergenza. Un’emergenza che continua ad esserci, se circa 2000 bambini africani muoiono ogni giorno per il morso di un insetto: un’emorragia del capitale umano che non può essere accettata come “normale”.
Ma l’esempio del Ghana chiarisce una volta per tutte che in questa melodia l’accordo è uno soltanto. In mezzo a povertà e malattia ci sono possibilità di crescita e investimenti - crescita e investimenti che non elimineranno nel giro di una notte la necessità di assistenza, per quanto intensamente sia noi che gli africani possiamo desiderare una prospettiva del genere, ma che col tempo permetteranno di costruire strade, scuole, impianti elettrici, di dare una spinta al commercio, fino al giorno in cui gli aiuti cederanno il passo ad accordi commerciali, a trattative d’affari e a un reddito interno della nazione.

Obama può fare in modo che quel giorno sia più vicino. Sa che il cambiamento non sarà facile. La corruzione cinge d’assedio i riformatori africani. “Se combatti la corruzione, lei combatterà te” ha detto una volta un ex funzionario nigeriano che aveva intrapreso la sua battaglia per una società e una politica più etiche.

Dal suo pulpito di potente, il presidente può alzare la voce contro chi del potere fa un uso distorto. Se non c’è trasparenza, non ci sono neanche opportunità. E se questa non è una massima, dovrebbe diventarlo. È una cosa ovvia, a dirla tutta. Il lavoro della Millennium Challenge Corporation, istituita dal governo americano, si fonda proprio su questo principio, sebbene non lo esprima in maniera tanto cruda. I sussidi in dollari americani sono destinati in maniera crescente a paesi che li utilizzeranno senza sperperarli. Il Ghana è uno di questi. E gli altri sono in costante aumento.

Per tutto ciò bisogna ringraziare africani come John Githongo, l’ex direttore della commissione anti-corruzione del Kenya - uno dei miei eroi, che ha aperto la strada a un nuovo genere di trasparenza, dal basso verso l’alto. Sforzi come i suoi, che stanno prendendo sempre più piede nel continente, meritano un supporto maggiore. Di tipo presidenziale. Poi c’è il pugno morale e finanziario della Nigeria - Ngozi Okonjo-Iweala, ex ministro delle Finanze del paese e ora co-direttrice della Banca Mondiale - in prima linea per aiutare le nazioni africane a recuperare i beni saccheggiati da funzionari corrotti. E infine la Extractive Industries Transparency Initiative (Iniziativa per la trasparenza nelle industrie estrattive), che sta supportando paesi come il Ghana nel “ripulire” le attività economiche che gravitano attorno a petrolio, minerali e gas, per garantire che i profitti non finiscano nelle mani di cleptocrati.

L’attenzione di un presidente potrebbe essere un asso nella manica per battaglie come queste - un’iniezione di amminoacidi politici ed etici che, in ogni caso, darebbe una spinta anche ai sussidi in dollari. Dovrebbe essere una buona notizia per gli otto premier riuniti in Italia, a cui Obama manda un “arrivederci” - con accento hawai-chicagoano - mentre decolla per l’Africa.

E a quanto sembra, uno dei risultati del summit di questa settimana sarà un nuovo impegno da parte del G8 nel campo delle politiche agricole. (Per ora, nuovi soldi: America. Vecchi soldi: tutti gli altri.) Questa è la buona notizia che Obama porterà al Ghana dall’Europa. La notizia un po’ meno buona - che paesi come la Francia e l’Italia non adempiranno ai loro obblighi nei confronti dell’Africa - rende la visita di Obama ancor più necessaria. Gli Stati Uniti d’America sono una di quelle nazioni decise a mantenere gli impegni presi, e Obama ha già dichiarato che ha intenzione di ampliare la straordinaria eredità lasciata da Bush.

Il presidente conta di fare ritorno in Africa per la Coppa del Mondo, nel 2010. In questo lasso di tempo ha la possibilità di convincere altre persone a investire - dal basso verso l’alto - sui recenti successi dell’Africa e a trarre un insegnamento dai suoi fallimenti. Di entrambi non mancano esempi. Nel nostro angoscioso rapporto con questo dinamico continente siamo stati testimoni del bene, del male e dell’orrido.
Il presidente può facilitare la strada a ciò che è nuovo, fresco, diverso. Molti degli accordi - alcuni di vecchia data e altri di trascuratezza cronica - scadranno nel 2010. Nuove promesse, da partner soliti e meno soliti, dal G8 al G20, devono essere stipulate - e stavolta mantenute. Se è vero che molte nazioni africane (non solo il Ghana) stanno per raggiungere gli Obiettivi del Millennio, avranno bisogno di avere al loro fianco partner in gamba, negli affari e nello sviluppo. “In gamba” nel senso di: sostenibile, ragionevole, trasparente, responsabile.

L’Africa non è soltanto la terra di Barack Obama. È anche la nostra. La culla dell’umanità. Ovunque ci abbiano condotto i nostri viaggi, è lì che sono iniziati, tutti quanti. La parola che usa Desmond Tutu è ubuntu: “Io sono perché noi siamo”. Finché non l’accetteremo, come dice lui - e non impareremo ad apprezzarlo - non saremo mai veramente completi.
Non sarà forse che, in questo senso, tutti gli americani sono afro-americani?

Traduzione di Silvia Montis. © 2009 Bono/The New York Times. Questo articolo è originariamente apparso sul The New York Times del 9 luglio. (Distribuited by The New York Times Syndicate)

  • redazione
  • Mercoledì 29 Luglio 2009

La pagella di Obama su Sky Tg 24

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  • Tags: Obama
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Obama e Clinton piantano alberi a Washington
Sky Tg 24 si prepara ad una lunga maratona in occasione dei primi cento giorni di Barack Obama come Presidente degli Stati Uniti. Si inizia questa sera alle 22,30 sui canali 100 e 500 della piattaforma satellitare. E si prosegue il 30 aprile, fin dalla mattinata presto, per tutta la giornata. Il Tg diretto da Emilio Carelli seguirà in diretta dagli Usa la conferenza stampa che Obama terrà alle 20 di sera (ora locale di Washington) proprio a conclusione dei suoi primi cento giorni come Mister President. Lo speciale Sky tg 24 Night line di questa sera è condotto da Riccardo Romani che avrà in studio, come ospiti, tra gli altri, Giampiero Gramaglia, Carlo Rossella, Patricia Thomas, Maurizio Molinari, Beppe Severgnini. In diretta da Washington ci sarà Jordan Foresi, corrispondente dagli Usa di Sky Tg 24 che aveva già seguito l’insediamento di Obama lo scorso 19 gennaio. Inoltre il Tg satellitare presenta una lunga intervista ad Edward Malsberg, le cui opinioni sono molto seguite oltre oceano. Malsberg spiegherà che il traguardo dei primi cento giorni per un Presidente Usa ha assunto fin dagli anni ‘30, il significato particolare del momento delle pagelle. Nel suo intervento metterà sulla graticola l’operato di Obama riispetto ai problemi di cui il Presidente si è occupato finora: le soluzioni per la crisi economica, per il surriscaldamento del pianeta e per la questione medioorientale. Ci si interrogherà anche su come è cambiata la politica americana dopo l’insediamento del quarantaquattresimo presidente. Ed alla fine tutti daranno i voti. Dall’Italia e da oltre oceano. Non mancheranno lunghi filmati che ricordano tutto l’excursus politico di Obama.

  • marida caterini
  • Mercoledì 29 Aprile 2009

Nuova mania giapponese: a scuola con Obama

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  • Tags: Obama
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Il discorso di Barack Obama
Con 400.000 copie già vendute, il primo bestseller dell’anno in Giappone non è l’ultimo romanzo di Haruki Murakami o di Banana Yoshimoto, ma la collezione di tutti i discorsi del neo-Presidente americano Barack Obama. Il testo, cui è allegato un CD per ascoltare le orazioni di Obama nelle versione originale, è stato messo sul mercato con l’obiettivo di aiutare i Giapponesi a perfezionare il loro inglese.

Da un paio di settimane, gli studenti di molte scuole di lingue di Tokyo sono spronati dagli insegnanti a imparare a memoria i discorsi del Presidente per ampliare il vocabolario ed eliminare i difetti di pronuncia. Le parole ben scandite di Obama sono perfette per fare esercizio in inglese. La sua personalità, la maniera impeccabile in cui si rivolge al pubblico, e la melodia delle frasi pronunciate fanno risultare i suoi discorsi particolarmente seducenti alle orecchie dei Giapponesi. “Desiderosi di riuscire a imitare le intonazioni del Presidente, adulti e bambini vengono da lui stesso spronati a studiare di più”, ha raccontato un professore di inglese di Tokyo alla BBC. E agli allievi che chiedono se queste esercitazioni li aiuteranno effettivamente a migliorare il loro livello di inglese, i docenti rispondo con un incoraggiante “yes, we can”.

  • claudia astarita
  • Giovedì 29 Gennaio 2009

Spot di McCain: “Obama è come Britney Spears e Paris Hilton”

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  • Tags: Britney Spears, McCain, Obama, Paris Hilton
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Mc Cain e Obama

Mc Cain e Obama

Il candidato repubblicano e quello democratico si sfideranno nelle elezioni presidenziali di novembre 2008

È questo l’ultimo attacco mediatico lanciato dal repubblicano John McCain contro il candidato democratico alla presidenza degli Stati Uniti. In televisione e sul sito di You Tube si può vedere uno spot che ritrae immagini della campagna di Obama a Berlino seguite da flash con il peggio dei protagonisti dello showbiz americano. Il concetto diffuso nel video è polemico, provocatorio e mira a deridere il tanto contestato atteggiamento presuntuoso che Obama sembra aver dimostrato nel suo viaggio in Europa: “Il leader democratico è un’attrazione, ma è pronto a guidare il mondo?”. Immediata la risposta dello staff democratico che per ribattere parafrasa con grande astuzia una celebre canzone di Britney: “Nel giorno in cui i media accusano McCain per la serie continua di attacchi falsi” hanno detto i portavoce di Obama “lui ne ha lanciato un altro. È il caso di dire: ‘Oops! He did it again…’». Continua, insomma, senza esclusioni di colpi la propaganda dei due schieramenti, che a questo punto, sono pronti a scendere su un piano decisamente poco politico per assicurarsi la simpatia dei votanti americani, da sempre sensibili al mondo del gossip oltre che al vero contenuto dei programmi elettorali.

Lo spot anti-Obama di John McCain

  • elisabetta.tomasone
  • Venerdì 1 Agosto 2008
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