
di Diego Cugia*
Il mondo delle fiction è diventato la Disneyland dei gay. Il network statunitense Nbc sta per produrre The new normal, una comedy in cui due omosessuali tentano l’avventura di diventare genitori con l’aiuto di una madre surrogato. In The modern family (visibile da noi su Fox Life) i picchi di share sono assicurati dalle peripezie di Cameron, del suo compagno Mitchell e di Lily, la bimba vietnamita che i due hanno adottato. Continua

Una notte insonne apparentemente inutile, in auto, senza meta, perso nel labirinto di Manhattan. Nate Ruess vaga da solo in compagnia del suo iPhone buttato sul sedile del passeggero. Fischietta melodie casuali, abbozza ritornelli inverosimili per fare passare il tempo. Niente di epocale, tranne un coretto malizioso che fa «Tonight we are young». Quattro parole e tre accordi naïf che, per sicurezza, consegna alla memoria audio del suo smartphone. «Troppo facile e scontato per farne una canzone, pensavo tra me e me» confessa oggi Ruess, il leader dei Fun. «Mi sembrava adatto per chiudere in leggerezza un brano intricato, complesso. Non avevo intuito di avere tra le mani il passaporto per la celebrità». Continua

di Annalia Venezia
L’appuntamento è al 34° piano di un grattacielo di New York, sulla Trentesima strada, tra l’Ottava e la Nona avenue. Qui i Club Dogo, il gruppo rap italiano con più seguito, stanno girando il video di Erba del diavolo, una delle 15 tracce del nuovo disco Noi siamo il Club, in uscita il 5 giugno. Il panorama dal roof newyorkese è mozzafiato, il contesto al limite della legalità (manca un parapetto) e poco adatto a chi soffre di vertigini. Dietro, nel backstage, si parla italiano: i registi delle clip sono Fabrizio Conte e Tommaso Cardile, amici storici del gruppo. Continua

di Franco Gondrano
Se il tuo film incassa 7.194 volte quanto ti è costato, Hollywood è pronta ad accorgersi di te. E magari a riconsiderare il proprio modello di business. Lo sa bene Oren Peli, che nel 2009 ha speso 15 mila dollari per girare l’horror Paranormal activity, incassando poi 193 milioni di dollari. «Oltre ai blockbuster» racconta Peli «si sono affermati piccoli film di straordinario successo, come Insidious o Chronicle. Paranormal activity è un caso estremo, la storia richiedeva pochi attori ed è stato girato in casa mia. Però quando si spende meno c’è più libertà creativa. E il rischio economico è molto più basso». Continua

di Marco Di Capua
Nude architetture, toste prospettive, capricciose geometrie, sguardi taglienti e dolenti, un sacco di spigoli e metallici panneggi: il fatto che il loro autore fosse attivo nella cerchia di Bramante ne generò il soprannome. Ma non inganni il diminutivo, né la quasi assenza di libri e cataloghi a lui dedicati, perché il bergamasco Bartolomeo Suardi, detto il Bramantino (documentato dal 1480 e morto nel 1530), è il più importante pittore lombardo del Rinascimento. Bellissimo fra l’altro, e anche moderno, tanto da piacere molto agli artisti del secolo scorso. Continua

«Non dovrei essere più qui dal 1988. Cinque minuti di fottutissimo ritardo mi hanno fatto perdere il volo della morte, quello della Pan Am esploso sopra Lockerbie. Mi ha salvato Nora, mia moglie, la donna che non sa mai che cosa mettere in valigia». Di scontato, nella vita del re del punk non c’è quasi nulla. Della sua esistenza il mondo si è accorto nel 1977, quando a bordo di un barcone scassato sul Tamigi si avvicinò al palazzo di Westminster ragliando in un microfono «Fascisti, siamo i fiori della spazzatura, il veleno nella vostra macchina». Venne arrestato insieme ai suoi complici, gli altri tre Sex Pistols. Continua
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di Raffaele Panizza
Chi è l’attore under 30 più ricco del Regno Unito? Facile: Daniel «Harry Potter» Radcliffe, con 54 milioni di sterline stivate nelle segrete di Hogwarts. A seguire, a quota 40, Robert Pattinson e Keira Knightley, almeno secondo la classifica stilata ogni anno dal Sunday Times. Basta cambiare una consonante e, ai piedi del podio, più ricca persino di Emma Watson, ecco Kiera Chaplin, musa di Karl Lagerfeld e Michel Compte, nipote del mai venerato abbastanza sir Charlie Chaplin. Continua

di Marco Capua
Quando, nel 2008, 17 delle sue sculture furono accolte fra gli ori e i marmi di Versailles, ci fu chi gridò al sacrilegio, sottovalutando il fatto che un autentico re del kitsch, per nulla timido nel credersi il Michelangelo dei nostri tempi, là ci potesse stare da dio. Ora Jeff Koons (classe 1955) approda con una mostra alla Fondation Beyeler di Basilea (dal 13 maggio al 2 settembre) offrendo tre serie dei suoi più celebri lavori, The new (1980-87), Banality (1988) e Celebration (1994) a spettatori ormai abituati all’idea che un’espressione come «divertente» sia diventata una categoria dello spirito. Ciò fornirà una prova in più a Mario Vargas Llosa, che nel suo ultimo libro (La civilización del espectáculo, editore Alfaguara, Madrid) vede l’arte attuale (egli dice una frode) come epicentro di un’intera epoca della frivolezza. Continua