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Pink-Floyd

Pink Floyd: la saga

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  • Tags: Discovery Boxset, Pink-Floyd, The Dark Side of the Moon, The Wall, Wish you were here
  • 59 commenti
La copertina di Comic tour book

La copertina di Comic tour book

Dottor Rock Non è mai stata una questione di faccia: dietro il successo senza tempo dei Pink Floyd non c’è il culto della personalità, la celebrazione della rockstar da copertina.

I Pink Floyd non sono volti, ma un pensiero fluido, un progetto di lungo respiro fatto di musica, suggestioni, atmosfere, immagini visionarie, di intuizioni del futuro. Continua

  • gianni.poglio
  • Giovedì 20 Ottobre 2011

The Wall a Milano: il ritorno di Mr. Pink Floyd fra musica ed effetti speciali

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  • Tags: dottor rock, Musica, Pink-Floyd, Roger Waters
  • Un commento

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Dottor RockNon sarà uno spettacolo come gli altri, quello che Roger Waters porterà a Milano per sei sere (si parte l’uno aprile) per celebrare l’opera più importante dei Pink Floyd: The wall.

L’esibizione inizia con il muro abbattuto e per tutta la durata della prima parte si assiste alla costruzione di un nuovo muro “in progress”, mentre per tutta la seconda parte si suona con il muro completamente costruito.

Roger Waters ha sviluppato nuove grafiche video e immagini per illustrare la storia e le canzoni, utilizzando come schermo gigante un muro da 743 metri quadrati.

Continua

  • gianni.poglio
  • Mercoledì 23 Marzo 2011

Pink Floyd contro EMI: “No al download dei singoli brani”

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  • Tags: digitale, Musica, nuove tecnologie, Pink-Floyd
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The Australian Pink Floyd Show

The Australian Pink Floyd Show di Genova, spettacolo tributo al gruppo - Credits: MarcoMarchelli©kikapress.com

C’è qualcosa di estremamente romantico, a mio parere, nella causa che i Pink Floyd hanno intentato nei confronti della EMI, la loro casa discografica.

Perché in sostanza, al di là dei cavilli, quello che non piace agli autori di “Dark side of the moon” è che le piattaforme digitali vendano la loro musica canzone per canzone.

Continua

  • gianni.poglio
  • Mercoledì 10 Marzo 2010

David Gilmour: io, mister Pink Floyd e le mie vite precedenti

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  • Tags: Amy Winehouse, david-gilmour, Pink-Floyd, Roger Waters
  • 2 commenti

David Gilmour, mister Pink Floyd
«Qui il rumore di Londra non arriva. Si metta comodo, tra un paio di minuti sarò tutto suo». Seduto nella sua house boat-studio di registrazione sulle rive del Tamigi, Mr. Pink Floyd si concede una fetta di melone e un bicchiere d’acqua che sorseggia come fosse champagne. «Mi trova rilassato? Il motivo è semplice: la mia vita è meravigliosa. Ho otto figli, una moglie che adoro, tanti soldi e quando vado in giro a suonare con la mia personal band, senza i Pink Floyd, la gente corre a vedermi. Il cd (con dvd annesso) che uscirà a settembre, Live in Gdansk, è stato registrato davanti a 70 mila persone nei cantieri di Danzica, in Polonia, dove è iniziata la fine del comunismo. L’ho riascoltato ieri e mi sono detto: “Niente male per uno che fa questo mestiere da 44 anni”».
Si dice che tutto sia iniziato strimpellando la chitarra in spiaggia…
Sì, in Spagna e nel sud della Francia. Avevo 16 anni, i miei si erano trasferiti per lavoro in America e io non avevo una sterlina in tasca. Così, con un gruppo di amici abbiamo iniziato a girare l’Europa in sacco a pelo. A quei tempi suonare in costume sulla sabbia mi sembrava un lavoro redditizio…
Poi, siete stati ingaggiati da un club di Parigi.
Il primo vero contratto della mia vita! Ci esibivamo solo nel weekend e il lunedì i soldi erano già finiti. E quando dico finiti, intendo che avevamo le tasche pulite. Ho saltato i pasti anche per tre giorni di fila. Al quarto sono svenuto e mi sono risvegliato in ospedale con la flebo nel braccio.
Quindi, ha deciso di darsi alla carriera di modello.

Lo ammetto: ho ceduto per una questione di sopravvivenza. Anche se più che il modello facevo il manichino. Ero rigidissimo, mi muovevo come un pupazzo di legno. Però ero un ragazzo carino e questo bastava. Mi pagavano bene e e mi regalavano dei vestiti che in realtà non ho mai indossato.
Nemmeno quando ha cercato di conquistare Brigitte Bardot?
Guardi, tutto quello che ho fatto è stato strizzarle l’occhio più volte mentre mi esibivo in un party a Parigi. Stavo suonando la chitarra e non potevo muovermi. Lei mi ha sorriso e se n’è andata con un signore tedesco per niente sexy, ma molto più elegante di me.
Qualche settimana dopo la chiamano i Pink Floyd e la sua vita cambia per sempre.
Dovevo affiancare il chitarrista originale, Syd Barrett, che spesso era troppo fuori di testa per incidere dischi o suonare dal vivo. Ma dopo poco fu chiaro a tutti che le sue condizioni erano irreversibili. Troppa droga e troppi problemi psichici lo avevano messo fuori gioco per sempre. Purtroppo. (Barrett è morto il 7 luglio 2006 nella sua casa di Cambridge dopo decenni di autoreclusione, ndr). Ma la prego non scriva che l’Lsd gli ha bruciato il cervello. Mi creda, Syd era una persona profondamente instabile. Le sostanze chimiche hanno solo amplificato il suo disagio.
Pensa che sia così anche per Amy Winehouse?
Quella ragazza mi fa paura. Il suo problema non è tanto la droga quanto l’assurda convinzione che per essere artisti veri bisogna essere strafatti. Ecco, questo è quello che la sta rovinando. Io spero e prego che un giorno si svegli e realizzi di essere una cantante straordinaria. Non sono il crack e la cocaina che la rendono unica, ma la sua voce e il suo talento naturale.
Sta dicendo che drogarsi non aiuta la creatività? Molti della sua generazione erano convinti che gli stupefacenti fossero fondamentali per scrivere grande musica e fare grandi concerti.
Teorie senza fondamento. Nessuno diventa un artista migliore drogandosi. Qualche volta, se sei sotto effetto di sostanze, puoi avere la sensazione di un flusso creativo straordinario. Ma non serve a nulla, perché il giorno dopo non ti ricordi niente.
Lei di quale sostanza aveva abusato quando, negli anni Settanta, in Arizona, s’è lanciato con la moto nella vetrina di un ristorante affollatissimo?
In quel caso la droga non c’entrava niente. Era una scommessa con Roger Waters (bassista e cantante dei Pink Floyd fino a metà anni Ottanta, ndr). A lui piaceva provocarmi con sfide impossibili. Mi disse: “Vedi questo pacco di dollari? Se entri nel ristorante in sella alla moto diventano tuoi. Dimostrami di essere un vero uomo”. Detto, fatto. Ho acceso la Harley Davidson e ho puntato dritto alla vetrina. Davvero una pessima idea.
Sono iniziati quel giorno i litigi che hanno portato Waters ad abbandonare la band a metà anni Ottanta?
No, lì eravamo ancora in un clima di goliardia da liceo. Vede, sulla storia della nostra rottura è stato scritto di tutto, ma raramente qualcuno si è avvicinato alla verità. Non eravamo più in sintonia su nulla. C’era un conflitto reale sulla musica e sui testi. Per non parlare della politica: le sue posizioni erano troppo spostate a sinistra anche per uno come me, che pure si sente di sinistra. Lui è a priori contro tutte le guerre. È un pacifista intranisgente, il pacifista più aggressivo che abbia mai conosciuto. C’erano molte discussioni, a volte anche inutili. Ma se in quel periodo avessimo scritto musica meravigliosa, non ci saremmo separati. La verità è che le canzoni su cui stavamo lavorando erano mediocri e non all’altezza della nostra reputazione.
Così, da un giorno all’altro, lei si è trovato titolare del marchio Pink Floyd, la band più popolare del pianeta.
E sa di chi è il merito? Di Roger Waters. Mi ha spedito una lettera in cui annunciava di volersene andare: io ho preso in mano la situazione e sono diventato Mr. Pink Floyd.
Visti i precedenti, come avete fatto a suonare insieme qualche brano al Live 8 del luglio 2005?
Ci siamo sentiti più volte al telefono, abbiamo fatto delle prove insieme e devo dire che abbiamo lavorato in un’atmosfera di grande serenità nonostante tutto. Ma proprio quell’esperienza mi ha convinto che rimettere insieme il gruppo e andare in giro a suonare come una volta non è quello voglio. A volte, è meglio non riaprire le pagine chiuse.
È vero che prima dello show di Danzica, Lech Walesa, l’ex leader di Solidarnosc ed ex Presidente della Polonia, ha voluto incontrarla a tutti i costi?
Sì è andata così. Devo dire che anch’io ero curioso di conoscere l’uomo che ha contribuito a far crollare i regimi dell’Est. Mi ha travolto con un fiume di parole sulla situazione politica internazionale. Ma soprattutto mi ha fatto bere un numero impressionante di bicchierini di liquore un’ora prima della conferenza stampa che avremmo dovuto tenere insieme. Ho cercato di parlare il meno possibile per evitare gaffe.
Secondo lei perché il Primo ministro inglese, Gordon Brown, è così impopolare tra i suoi concittadini?
A volte, non riesce a comunicare il senso dei suoi provvedimenti, ma credo che alla base ci sia un deficit di carisma. Senza quello non si va molto lontano: nella musica, in politica e nella vita.
Dai suoi due matrimoni sono nati sette figli (l’ottavo è stato adottato) che hanno un’età compresa tra i 6 e i 32 anni. È preoccupato di farli crescere nell’Inghilterra delle gang di teenager che picchiano, uccidono e stuprano?
Sono preoccupato, ma non voglio impedire ai miei ragazzi di vivere una vita normale. Lo so che se vanno al pub o in discoteca rischiano di trovarsi coinvolti in una rissa. Ma non ho intenzione di tenerli al riparo dietro le mura della nostra villa in campagna.
Quando non indossa i panni di Mr. Pink Floyd, che cosa fa David Gilmour?
Tutto quello che non farebbe Mr. Pink Floyd. Compreso andare ai concerti come uno spettatore qualsiasi con mia moglie. Adoro anche passare ore al supermercato. Sono uno specialista nell’acquisto di cose inutili. Mi immergo così tanto nel ruolo di uomo casalingo da dimenticarmi chi sono. Non le dico l’imbarazzo quando mi chiedono un autografo mentre sto scegliendo la marca di fagioli e cipolle in scatola da portare a casa.

  • gianni.poglio
  • Sabato 30 Agosto 2008

Le splendide quarantenni del rock

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  • Tags: Beatles, canzoni, Deep-Purple, Led-Zeppelin, Lou-Reed, Musica, Pink-Floyd, Ritchie-Blackmore, Syd-Barrett
  • 3 commenti

Hanno girato senza mai fermarsi per quarant’anni, su vinile, musicassette, cd e infine come file su mp3 e iPod. Ora, passati, gli “anta” rimangono lì a ricordarci il loro valore. Sono brani e, soprattutto, pezzi di storia della musica senza tempo.

Abbiamo scelto di ricordare tre canzoni che hanno compiuto 40 anni proprio nel 2007 e che sono ancora attualissime. Siamo partiti da un album: Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band dei Beatles. Un disco che definire immenso è poco. Lì, tra le tante perle, ce n’è una che è andata oltre i decenni: Lucy in the Sky with Diamonds. Pezzo ripreso da vari artisti, primo tra tutti Elton John (VIDEO) che l’ha riportata al successo. Dello stesso anno è Sunday Morning (Guarda il video) dei Velvet Underground (allora insieme alla cantante tedesca Nico).

L’esordio boom della band capitanata da Lou Reed fu tra quelli più inattesi, ma mise il mondo della musica di fronte alla necessità di guardare oltre: alla cultura alternativa che negli Stati Uniti stava emergendo con forza. Dal primo tocco di new wave, alla psichedelica pura: il 1967 sancisce anche il battesimo discografico dei giovanissimi britannici Pink Floyd. Indimenticabile e da brividi ancora oggi See Emily Play. È questo uno dei due singoli lanciati in quell’ anno, l’altro è Arnold Layne. La copertina di See Emily Play, nell’edizione originale, ha il bozzetto di un treno disegnato da Syd Barrett e ha una quotazione attuale di 800 sterline (guarda il video del brano).

A far compagnia a queste quarantenni splendide ce ne sono anche altre due, di qualche anno più giovani, ma che, ugualmente, hanno segnato il percorso musicale di molti appassionati. Ci riferiamo a Smoke on the Water dei Deep Purple, che festeggia i 35 anni, e a Stairway to Heaven dei Led Zeppelin, che di primavere ne conta 36. La prima è diventata famosa per l’inconfondibile riff della chitarra distorta di Ritchie Blackmore. La seconda per l’arpeggio sofisticato suonato da Jimmy Page che apre il brano e incornicia al meglio l’album Led Zeppelin IV. Come dire, i migliori anni della nostra vita, ma questa è un’altra canzone.

Il video dei Deep Purple in Smoke on the wather

Il video dei Led Zeppelin in Stairway to Heaven

  • saverio.grimaldi
  • Martedì 18 Settembre 2007

Libri e musica: da Syd Barrett a Scarlett Johansson

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  • Tags: Mike-Watkinson, Pete-Anderson, Pink-Floyd, Scarlett-Johansson, Second-Grace, Syd-Barrett, Tom-Waits
  • Un commento

Dal genio dei Pink Floyd della prim’ora fino all’esordio discografico della bella Scarlett, passando per il pop-rock made in Sicilia. Ecco alcuni consigli per muoversi tra nuovi dischi e pagine musicali in libreria.

Crazy diamond. Il viaggio psichedelico di Syd Barrett
Nessuno lo ha mai dimenticato. È rimasto immortale come le sue canzoni, come il suo genio. Syd Barrett, leader storico dei primi Pink Floyd, scomparso poco più di un anno fa, il 7 luglio 2006, vive ancora. La psichedelia, di cui è padre, è un insegnamento ancora forte nella memoria di tutti. La droga e la malattia poi lo hanno portato via dai palcoscenici, eppure il suo messaggio resta ancora forte e sublime. Non c’è critico o musicista che non ammiri la sua opera. Ora il sogno lisergico di Barrett torna in un libro-biografia scritto a due mani da Mike Watkinson e Pete Anderson. Un testo che ripercorre la vita del crazy diamond, il diamante pazzo: dalla giovinezza all’addio ai Pink Floyd, fino ai problemi mentali che lo allontanano dal mondo reale per nascondersi in quello della casa-rifugio di Cambridge, lontano da occhi e da fotografi. Leggere questo libro è un modo per chi non conosce Syd di avvicinarsi a lui e per chi è già un suo fan di scoprire tanti piccoli aneddoti che hanno fatto di Barrett un mito oltre il tempo. (Edizioni Arcana, 14 euro).

Scarlett canta Tom Waits
Uscirà il 3 ottobre prossimo il primo album di Scarlett Johansson. La 23enne attrice, resa famosa dai film di Woody Allen, ha registrato un disco nel quale interpreta 13 canzoni del bluesman bianco Tom Waits. Il disco si chiamerà, ovviamente, Scarlett Johansson sings Tom Waits.

The second grace
Arrivano da Palermo e hanno tutta la voglia di essere veri protagonisti della scena musicale italiana. Il loro è un rock senza tanti fronzoli, diretto quanto basta e accattivante al modo giusto. Colpisce, però, il modo raffinato con cui si approcciano al suono e alla melodia. Cantano in inglese, ma il piglio è decisamente mediterraneo e di matrice folk-moderna (ascoltali su Myspace). Sono già molti a essersi accorti dei Second Grace tanto che il MEI ha deciso di conferire loro un riconoscimento come gruppo rivelazione indie-pop. L’album, omonimo, è distribuito da Edel. E l’appuntamento live è a Faenza il 25 novembre, in occasione del Meeting delle Etichette Indipendenti.

  • saverio.grimaldi
  • Martedì 11 Settembre 2007

Heineken Jamin’Festival: Cacciari apre al rock, Venezia trema

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  • Tags: concerti, Heineken-Jamin-Festival, Iron-Maiden, Massimo-Cacciari, Mestre, Musica, Parco-San-Giuliano, Pink-Floyd, rock, Vasco-Rossi, Venezia
  • Un commento

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“I rockettari non si avvicinino a San Marco”: questo il monito di Massimo Cacciari. Già il ponte del primo maggio aveva indotto l’amministrazione comunale di Venezia a stilare un decalogo contro la maleducazione dei turisti mordi e fuggi. Niente panini all’ombra del campanile e vietato girare a torso nudo, tanto per fare degli esempi. Un codice di comportamento che l’assessore al Decoro intende diffondere ad ogni calle, con manifesti in quattro lingue, e con tanto di indicazioni sulle supermulte per i trasgressori. Ora, a riaccendere le polemiche è il più importante raduno rock dell’estate italiana: l’Heineken Jamin’Festival, in programma dal 14 al 17 luglio. Un evento che secondo il sindaco non è compatibile con Venezia e che “è meglio fare in zone più adatte ad accogliere un pubblico così vasto”. La location sarà dunque il Parco San Giuliano di Mestre-Venezia, un’oasi verde di 74 ettari, con la laguna e il campanile di San Marco a fare da sfondo al palco principale, però ai margini della città lagunare.

E se ai fan di Vasco Rossi (che chiuderà la maratona musicale il 17 luglio) venisse voglia di fare una capatina fra calli e canali? “Saranno i benvenuti” risponde il primo cittadino “ma stiano lontani da San Marco: avranno tempo per visitarla in viaggio di nozze o quando saranno vecchi”.
Nelle parole del sindaco risuona l’eco di una vecchia polemica, quella che vent’anni fa accompagnò il concerto dei Pink Floyd. Era stato un evento live memorabile, con uno scenario suggestivo grazie al palco galleggiante nella laguna davanti a Piazza San Marco. Ma la mattina seguente al 14 luglio 1989, Venezia si risvegliò incredibilmente insozzata. Da allora chi ha governato la città ha idealmente alzato una diga per sbarrare l’ingresso nei canali al grande rock di massa. “Far suonare i Pink Floyd in San Marco fu un errore strategico che noi non abbiamo ripetuto” ha spiegato il sindaco veneziano Massimo Cacciari. “I concerti in Piazza San Marco non saranno più di 3 all’anno e con una capienza massima di 4/5 mila persone”.

In occasione del decennale dell’Heineken Jammin’ Festival, quella diga invisibile si aprirà dunque per deviare verso Mestre i 100 mila fan, non soltanto di Vasco Rossi, ma anche degli altri headliner: Iron Maiden, Pearl Jam e Aerosmith (tutto il programma al link Main Stage, nella homepage del sito HJF). Una massa di irriducibili del rock, che dopo aver risposto all’appuntamento per nove anni sull’asfalto dell’autodromo di Imola, trasloca ora al Parco San Giuliano. Lo spazio di verde urbano più grande d’Europa ospiterà due palchi (venerdì 15 e sabato 16 il Second Stage sarà teatro delle Heineken Night con i dj-set di Claudio Coccoluto e Mauro Picotto. E sabato i Finley presenteranno in anteprima il nuovo disco), un’area sport (fra le attività anche calci di rigore contro portieri professionisti con in palio biglietti per la Champions League), un’area relax (con una spiaggia di autentica sabbia), un parco giochi per bambini con servizio di babysitter e un campeggio gratuito per chi acquista l’abbonamento ai 4 giorni (140 euro; mentre il biglietto per la singola giornata costa 40 euro).

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  • luca.benedetti
  • Lunedì 7 Maggio 2007
Televisione
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