Britney Spears
Incredibile ma vero: Britney Spears è stata contattata da Quentin Tarantino per interpretare il ruolo di una lesbica assassina nel remake del film cult del 1965 Faster Pussycat! Kill! Kill! La protagonista della pellicola diretta da Russ Meyer era una strip dancer completamente fuori controllo che uccide un uomo con le sue mani. Il regista americano è convinto che Britney sia la persona giusta per quel ruolo, mentre la popstar è certa che un ruolo così inusuale potrebbe rivelarsi decisivo per risollevare le sorti della sua carriera dopo gli anni bui trascorsi tra ospedali e centri di disintossicazione.
Una scena di Faster Pussycat! Kill! Kill!
Quentin Tarantino è disposto a tutto pur di avere Brad Pitt nel suo prossimo film, Inglorious Bastard. Il regista di Kill Bill è volato fino in Francia per convincere di persona l’attore, che al momento è al capezzale della moglie Angelina Jolie, neo mamma da pochi giorni. Il film sarà ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale e lo script è stato redatto dallo stesso Tarantino che comincerà le riprese a settembre. Le recensioni sono ottime e c’è già chi grida al capolavoro, come il critico El Mayimbe che al Latino Review ha detto: “Mani in basso. La sceneggiatura è una delle migliori che abbia mai letto quest’anno”. Il protagonista della storia, ruolo offerto a Pitt, si chiamerà Lieutenant Aldo Raine e guiderà uno squadrone di soldati americani per lo più ebrei chiamati i “Bastardi”, impegnati in una missione finale contro i nazisti. Lo stesso gruppo cercherà anche di bombardare il nemico durante la première parigina di un film propaganda proiettato in presenza di uno dei principali leader nazisti, Joseph Goebbels. Il loro piano, però, entrerà in conflitto con quello di Shosanna, una teenager francese in cerca di vendetta che sopravvisse al massacro della sua famiglia e che fu imprigionata in un campo di concentramento durante il Terzo Reich. Al progetto dovrebbe partecipare anche DiCaprio, che interpreterà Hans Landa e il set sarà diviso tra Germania e Francia. L’unica variabile, adesso, sono proprio i protagonisti, ovvero i “Bastardi” (Brad Pitt e DiCaprio), che stanno tenendo sulle spine Quentin Tarantino. Ce la farà il regista a reclutare il suo squadrone di soldati anti nazi?
Trailer di Inglorious Bastard con intervista a Tarantino
Inglorious Bastards sarà il titolo del nuovo, atteso film di Quentin Tarantino. Ad annunciarlo è stato lo stesso regista al Provincetown Film Festival, evento statunitense, dove gli è stato assegnato l’ambito premio di Filmmaker on the Edge. “Non sapevo che tutti già conoscessero la sceneggiatura. È davvero bizzarro che si sia diffusa così in fretta la notizia”, ha rivelato il regista di Kill Bill, sorpreso per la rapidità del passa parola relativo allo script terminato appena una settimana fà, ma cominciato parecchi anni prima. Questa sarà la sesta grande produzione di Tarantino, che si ispirerà alla pellicola del 1967 sulla Seconda Guerra Mondiale, The Dirty Dozen. “Sarà una pellicola moderna, non voglio che sia un film storico. Una delle cose contro cui mi batto sono i 30 anni di produzioni ispirate all’occupazione nazista, nelle quali abbiamo sempre visto grandi strade e macchine vintage con le svastiche, di cui tutti abbiamo la nausea”. Lo ha affermato in maniera secca Quentin, dopo le numerose battute circolate sulla sua sulla replica in chiave moderna del film con Lee Marvin ed Ernest Borgnine (The Dirty Dozen). Per Inglorious Bastard nessun cast è ancora stato annunciato, anche se si vocifera che Sylvester Stallone e Tim Roth siano stati coinvolti. Intanto il regista annuncia che il progetto sarà pronto per il prossimo Festival di Cannes. “Io racconto solo storie che amo e finora e sono stato abbastanza fortunato da trovare sempre l’audience giusta” ha detto.
Quentin Tarantino se la prende con un cameramen

Grazie ai sette milioni e mezzo di copie di Piece By Piece, lanciato dal brano Nine Million Bicycles, l’anno scorso Katie Melua - ventitreenne dal viso angelico - ha conquistato il prestigioso riconoscimento di artista britannica che ha venduto di più al mondo. E adesso si sta confermando come l’artista femminile più venduta in Europa anche con il nuovo lavoro Pictures che,
alla prima settimana di uscita, ha raggiunto subito la terza posizione nelle classifiche di vendita europee, superato solo da Bruce Springsteen e da James Blunt. La cantautrice, nata in Georgia e trasferitasi da Tbilisi a Belfast e poi a Londra per seguire il padre cardiochirurgo, racconta a Panorama.it del suo amore per il cinema. E per Quentin Tarantino, soprattutto.
Ama il cinema, ma i film sono anche una sua fonte di ispirazione?
Sì, in questo album in particolare. Infatti, con il titolo Pictures ho voluto rendere omaggio al cinema contemporaneo, ma anche a quello degli anni Venti, in bianco e nero e di Charlie Chaplin: ho composto i brani, quindi li ho raccolti come se fossero state immagini in sequenza. Tra le pellicole che adoro ci sono anche Il Postino di Massimo Troisi - così poetico! - Alien, Blood Diamond e Crash.
I registi che predilige?
Quentin Tarantino in assoluto e, a dire il vero, ho lavorato a questo Cd come se dovesse diventare la colonna sonora di una sua pellicola. Senza, però, che esistessero basi concrete per realizzare il progetto.
Per cosa lo apprezza?
Lo trovo geniale e parecchio, anche per la sua capacità di scegliere splendide musiche per i suoi film: i brani provengono dalla sua discoteca e sono davvero eccezionali. Grazie a Pulp Fiction, per esempio, ho conosciuto Dusty Springfield e Chuck Berry.
Gli ha mai fatto i complimenti di persona?
No, e pensare che ho partecipato a Grindhouse, il film in due episodi girati da Tarantino e Robert Rodriguez. Appunto, mi ha diretta il secondo, ma si tratta solo di un cameo, non parlo nemmeno: è un film horror-splatter e sono inquadrata con un’espressione di terrore totale perché vedo una testa mozzata.
Com’è entrata nel cast?
Rodriguez mi conosceva come artista e nemmeno sapeva della mia passione per Tarantino. Mi ha contattata perché, secondo lui, ero perfetta per la parte della ragazza della porta accanto, che entra nella classica casa infestata dai fantasmi e vive qualche istante di paura assoluta.
Sempre a proposito di riprese bizzarre, ci racconti del video filmato sott’acqua…
Lo abbiamo registrato un anno fa, il 2 ottobre 2006, ed è stato pubblicato lo scorso maggio. Un’emittente norvegese ha messo a punto il progetto e ne è venuto fuori il Dvd-documentario Concert Under The Sea. Insieme alla mia band, ero su una piattaforma a 303 metri sotto il livello del mare: il giorno prima ho seguìto un allenamento in piscina nel quale mi hanno spiegato tutte le norme di sicurezza. È stata un’emozione indescrivibile e poi, per fortuna, il tempo era magnifico….
Video da Youtube:
Katie Melua - If You Were A Sailboat (tratto da Pictures)
Katie Melua - Nine Million Bicycles

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di Marco Giovannini
“Prostitute col cercapersone sempre acceso per rispondere a chiamate di pronto intervento, borseggiatori, pregiudicati, maniaci sessuali col giornale aperto sul grembo”: questi erano i coloriti compagni di avventura del giovane Tarantino il sabato sera, nei cinemini definiti “Grindhouse”. Posti in cui il dollaro sembrava valere di più: i film erano sempre due, se non tre. B-movie pieni di sesso e violenza, o per dirla con una parola sola, che Quentin Tarantino (qui la biografia di Wikipedia; qui il sito; qui i fan) ha cercato di rivalutare fin da quando 15 anni fa ha cominciato la sua straordinaria carriera di regista con Le iene, “exploitation”. Il suo ultimo film si intitolava proprio Grindhouse (qui i trailers), e col fido complice Robert Rodriguez aveva ricostruito il fascino del doppio spettacolo. Ma in Europa i film usciranno separati: al festival di Cannes ci sarà solo Death proof di Tarantino, mentre Planet terror di Rodriguez potrebbe andare a Venezia.
Il protagonista del film è il perverso Stuntman Mike (Kurt Russell) con la sua macchina assassina. Ma c’è anche un harem di otto donne, qualcuna è l’inevitabile “vittima”, qualche altra è la “manesca vendicatrice”.
Per buona parte di “Death proof” lei inquadra i piedi di Jungle Julia (Sydney Tamilia Poitier) da ogni angolazione. Sono belli come quelli di Uma Thurman?
Beh, sono belli, grandi, affusolati. Ma piano con i paragoni, i piedi non sono interscambiabili.
Ma lei l’ha scelta per quelli?
No, era tutto il pacchetto che mi interessava, anche gambe che non finivano mai. Nella richiesta di casting avevo chiesto “spirito d’amazzone”.
A proposito di casting: è vero che ha chiesto alle aspiranti di presentarsi al provino con gli shorts e le infradito?
Certo, sono un gentiluomo, non avrei mai potuto chiedere di venire nude.
È questo il “metodo di recitazione Tarantino”?
No è il metodo di recitazione Grindhouse. In quei cinemini, se non facevi vedere un po’ di carne, rischiavi di dover affrontare la rivolta degli spettatori e, nel peggiore dei casi, restituire i soldi del biglietto. La trovata degli shorts e delle infradito mi ha permesso di valutare il senso dell’umorismo dell’attrice: una qualità basilare per lavorare con me.
Sono già passati quattro anni da “Kill Bill”. E “Death proof” è il suo quinto film in 15 anni. Pochini.
L’unico periodo che mi sono preso di vacanza è stato dopo Jackie Brown. Kill Bill è stato l’equivalente di due film. E l’anno dopo ho girato un episodio di due ore del serial tv Csi.
Quindi non si riposa mai?
Il mio riposo è quello del guerriero: scrivere, vedere, studiare, annusare, ingoiare film. Mi considero uno studente a tempo pieno, sto preparando la mia tesi. Il giorno della mia morte sarà quello della laurea.
I film sono meglio delle ragazze?
Oddio, che domanda. Nei giorni piovosi forse sì, ma resta una bella lotta. Posso non scegliere?
Critica generalizzata: Tarantino non vuole crescere. Ha vinto l’Oscar con “Pulp fiction” 13 anni fa ma dopo ha continuato a “giocare”. Si difenda.
Io mi sento un regista di genere e sono fiero di esserlo. Ma sono un regista di genere sui generis. Nel senso che sono un esploratore, un archeologo, un restauratore, un massificatore. Quelli colti mi definiscono postmoderno. In fondo tutti i registi sono di genere, anche i geni come John Cassavetes o Federico Fellini. Hanno inventato un genere, il loro.
Torniamo alle sue adorate amazzoni. Le sarebbe piaciuto essere lei al posto di Stuntman Mike?
Quando viene pestato? No, grazie, sarò anche feticista, ma non masochista. Ai cazzotti preferisco i bacetti. L’ultima volta che ho rivisto quella scena mi sono reso conto che due delle tre ragazze indossano guanti, non c’è neanche un primo piano delle mani nude contro la pelle. Devo ricordarmelo la prossima volta, quella scena poteva essere molto più sexy.
Perché nei B-movie ci sono così tante donne toste e nel cinema di serie A latitano?
Non è vero, singole scene si trovano dappertutto: in Una cascata di diamanti, Bambi e Thumper si cucinano James Bond a mani nude. È come per i piedi, sono in buona compagnia: Alfred Hitchcock, Luis Buñuel, Samuel Fuller, tutti grandi registi, maestri di inquadratura. Sono sicuro che l’attenzione ai piedi li abbia aiutati a piazzare la macchina da presa.
Che cosa le piace degli “exploitation all’italiana”?
Erano film originali, d’autore. Avete rivitalizzato interi generi, come spaghetti western, gialli, cannibali, erotico soft. Per me il piu bravo è Ferdinando Di Leo, il re dei film criminali, gangster e mafia. Mi piacerebbe, prima o poi, girarne uno. In Death proof per la corsa in macchina ho usato la colonna sonora di Roma a mano armata di Umberto Lenzi.
È vero che voleva Sylvester Stallone come protagonista?
Non era disponibile. Ho pensato anche a Mickey Rourke, ma scrivendo mi sono reso conto che non era del tutto adatto. Alla fine vedendo Planet terror di Rodriguez ho pensato che sembrava il film di zombie che John Carpenter non aveva mai girato, fra 1997 fuga da New York e La cosa. Mi sono detto: e se recuperassi il suo attore-feticcio, Kurt Russell?
Le piacerebbe lavorare con Sophia Loren?
Caspita, certo che mi piacerebbe. Ma temo che ne sarei intimidito. Conosco meglio Barbara Bouchet o Rosalba Neri. Oppure Edwige Fenech, che mi ha appena scatenato una crisi di gelosia. Il mio amico Eli Roth l’ha convinta a uscire dal ritiro e ritornare sul set per Hostel 2. E vicino le ha messo anche Luc Merenda! Avrei voluto farlo io.
A proposito di “Hostel”, fa parte del nuovo filone definito “gorno” (da gore più porno) oppure “torture chic”. Definizioni che la fanno arrabbiare?
E perché? Sono carine, accurate.
Quindi non è un genere pericoloso?
L’horror, più è duro meglio è. Sono i giapponesi a rivitalizzare il sottofilone da macellaio aguzzino, noi americani tentiamo di tenere il passo.
Ha qualche rimpianto?
Penso di essere sottovalutato come attore. In Planet terror, nel ruolo del Violentatore numero 1, mi sembro proprio bravo.
Se dovesse fare un film su di lei, a chi darebbe la sua parte?
A Benicio Del Toro.