
di Marco Giovannini
«Mi rompo a spiegare le cose agli attori. E non sono neanche così bravo con le parole» dice Clint Eastwood, con la sua voce di carta vetrata. «Per cui, prima di girare la scena della lite fra Hoover e il suo partner Tolson in una stanza d’albergo, io e il mio amico stuntman Buddy Van Horn abbiamo mostrato cosa si intende al cinema con la parola zuffa. Non volevo due damerini che se le danno come due lottatori professionisti, ma due persone normali incattivite dai profondi sentimenti che li legano, perché spesso si è più violenti con chi si ama che con gli sconosciuti. Finito di rotolarmi sul pavimento con Buddy, mi sono tolto di dosso un po’ di polvere e ho detto a Leonardo DiCaprio e Armie Hammer: ora tocca a voi, ragazzi. Fate qualcosa del genere». Continua

Sarà War horse, il nuovo film di Steven Spielberg, fra i più attesi della stagione, già dato tra i protagonisti degli Oscar 2012, ad aprire ufficialmente, martedì 27 dicembre, Capri Hollywood The International Film Festival, presso il Centro congressi dell’Isola Azzurra. La pellicola, che uscirà nelle sale americane a Natale (in Italia, il 20 gennaio), segna il ritorno del regista di Salvate il soldato Ryan a una sceneggiatura di guerra e avventura. Questa volta sullo sfondo ci sono le trincee della Prima guerra mondiale in una storia epica, tutta inglese, quella di Albert (l’esordiente Jeremy Irvine) alla ricerca del suo cavallo Joey, che il padre ha venduto all’esercito inglese per fronteggiare i problemi economici della famiglia. Continua

Il villaggio di cartone, 01 Distribution
Ermanno Olmi, che alla bellezza di ottant’anni, dopo aver annunciato il ritiro dalle scene, firma invece (e “per via di una disgrazia vostra”, scherza lui) un film poetico e denso di simboli su temi delicati quali l’immigrazione e la religione. Il titolo è Il villaggio di cartone, dal 7 ottobre in 80 sale: “Tutti avvertiamo di essere alla vigilia di un grande cambiamento: siamo arrivati in ritardo all’appuntamento con la storia, ci siamo distratti, spesso con la preoccupazione di diventare più ricchi. Se non cambiamo noi, sarà la storia a cambiarci”. Continua


di Antonella Piperno
Il giochino sarà stabilire se nei panni di un politico meridionale soggiogato dalla moglie rapace, che lo spinge ad approfittare del suo ruolo al Parlamento europeo («Devi arraffare, pigliare, rubare…»), Vincenzo Salemme ricordi più un esponente di destra o di sinistra delle cronache degli ultimi tempi. Il film corale (Ex: amici come prima, commedia diretta da Carlo Vanzina sullo sfascio sentimentale di una serie di coppie, sugli schermi dal 7 ottobre) sfuma sulla politica e la butta sul ridere. E sfuma con un sorriso lo stesso Salemme, 54 anni, regista e attore di teatro e tv, da Bacoli, provincia napoletana, mentre risponde alle domande seduto nel suo ufficio romano del quartiere Prati, dove accoglie Panorama in pantaloni rossi e sandali. Continua
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Jodie Foster (credits: Ufficio Stampa The Beaver)
“Attrice e regista? Una pessima idea: non fatelo, fidatevi”. Non devono averlo sentito in molte, il premuroso e ironico consiglio di
Jodie Foster: tra le sue colleghe, oltreoceano ma anche italiane, pare ormai scoppiata la moda del salto di qualità dietro la macchina da presa.
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L’attrice vuole invecchiare naturalmente e pensa al futuro da regista
La protagonista in Iron Man 2 rivela che vuole invecchiare senza ricorrere al ritocco e parla del suo sogno di passare dietro le telecamere.
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Da sei settimane era stato colpito da un’emorragia cerebrale, che lo aveva ridotto in un coma da cui si era momentaneamente svegliato solo una volta. E ieri, all’ospedale militare del Cairo, è morto. Aveva 82 anni Youssef Chahine, il regista egiziano che dopo la trilogia su Alessandria d’Egitto, sua città natale, era stato paragonato spesso a Federico Fellini. Oggi i funerali al Cairo, alle 13, nella chiesa cattolica del quartiere di el Daher.
Autore dai diversi volti, è stato capace di passare con abilità dalla commedia al racconto sociale, dal musical folcloristico all’affresco storico di cui resta esempio importante il suo Adieu Bonaparte diretto nel 1985 e dedicato alla spedizione in Egitto di Napoleone, che attirò le ire da più parti, sia dei francesi, irritati dal ritratto caricaturale che li raffigurava, sia dei fondamentalisti egiziani, per gli impliciti consensi alla civilizzazione occidentale.
Eppure i francesi lo adoravano e Chahine deve gran parte della sua risonanza internazionale proprio a a loro. È stato infatti il festival di Cannes a scoprirlo, prima regista egiziano invitato a parteciparvi, nel 1951, l’anno successivo al suo ritorno in Egitto dopo gli studi di cinema in America, alla Pasadena Play House. Il suo debutto sulla Croisette, con Il ragazzo del Nilo, in realtà passò abbastanza in sordina, anche se successivamente il film ebbe un’importante carriera internazionale. Ma Chahine tornò altre volte a Cannes, fino ad essere ricevuto come maestro consacrato, nel 1997 quando vi presentò Il Destino, ricevendo il premio del cinquantesimo anniversario del Festival.
Nel suo Paese, invece, non era molto amato per il linguaggio filmico molto duro, soprattutto sui temi sessuali. Eppure l’Egitto ne ha riconosciuto il suo valore per la cultura nazionale, tanto che, di fronte alla sua malattia, Mubarak ha detto che il governo si sarebbe fatto carico dell’iniziale ricovero del regista all’American Hospital di Neuilly. E comunque in tutto il Medio Oriente è stato sentito come la “voce della libertà”.
Per il suo spirito libero Chahine ha dovuto affrontare anche il carcere quando, alla metà degli anni ‘80, distribuì a proprie spese un film vietato dalla censura ufficiale. Nonostante ciò, seppe sempre usare al meglio il suo credito internazionale per difendersi dagli attacchi del regime e per pungolarlo ad una maggiore libertà a favore degli intellettuali.
A lui si deve, nel 1954, il debutto di Omar Sharif, il successivo dottor Zivago, in Lotta nella valle. Nel 1978 vinse un Orso d’argento al Berlinale per Alessandria perché, il primo episodio della trilogia autobiografica, completata con La memoria (1982) e Alessandria, ancora e ancora (1990).
Il suo ultimo film, Il Caos, fu presentato in Italia, lo scorso settembre, alla Mostra di Venezia: un insieme di amore e violenza, sacrificio e potere, con qualche vena umoristica, sullo sfondo della difficile condizione femminile in Egitto.
Tra i suoi lungometraggi - ne realizzò una cinquantina - anche Papà Amìn (1950), pellicola d’esordio insieme al grande direttore della fotografia di origine italiana Alvise Orfanelli, e Stazione Centrale (1958), film corale interamente girato nella stazione del Cairo che contribuì a farlo conoscere al di là dei confini nazionali. Suo anche l’episodio ritenuto anti-americano Egitto del lavoro a più mani 11 settembre 2001 (2002), l’unico dei suoi film distribuito in Italia, insieme a Il Destino.
Qui il trailer del suo ultimo lavoro, passato per il Lido, Il Caos, da YouTube (in egiziano con sottotitoli francesi):