![Opera d'arte pubblica ideata dall'artista tedesco Jochen Gerz e dal [url=http://www.museofotografiacontemporanea.org/contemporanea/index.html?document=salviamolaluna]Museo di Fotografia Contemporanea[/url] di Cinisello Balsamo](http://gallery.panorama.it/albums/userpics/10054/normal_salviamoluna_antonio.jpg)
Se vedi qualcuno aggirarsi con in mano un cartello con la foto del suo volto, non preoccuparti: ben arrivato a Cinisello Balsamo. Nessun corteo di sciopero, tanto meno una campagna elettorale. La cittadina lombarda, infatti, ospita un’opera d’arte pubblica tanto poetica quanto bizzarra. Il titolo è Salviamo la luna, ovvero il lavoro dell’artista tedesco Jochen Gerz, specializzato in pubblic art. Un work in progress, fatto dalle persone e per le persone, ideato insieme al Museo di Fotografia contemporanea di Cinisello.
Da settembre scorso fino ad aprile, oltre 2.671 individui, cittadini di Cinisello e non, sono andati al museo per farsi fare un ritratto, accettando di divenire essi stessi opera d’arte. E tra il 12 maggio e il 3 giugno 2007, nelle sere di giovedì, venerdì e sabato, tutti i partecipanti si ritrovano in città, per un’ora e in un solo giorno a scelta, da soli o in piccoli gruppi, girando per le strade e portando la propria fotografia su un cartello. Facendone nascere una manifestazione individuale, ludica, misteriosa.
![Opera d'arte pubblica ideata dall'artista tedesco Jochen Gherz e dal [url=http://www.museofotografiacontemporanea.org/contemporanea/index.html?document=salviamolaluna]Museo di Fotografia Contemporanea[/url] di Cinisello Balsamo](http://gallery.panorama.it/albums/userpics/10054/normal_salviamoluna_ragazzi.jpg)
Salviamo la luna per Gerz è un po’ come salvare noi stessi. In una ricerca della propria individualità, “non determinata dalle regole della produzione e del consumo, ma dal sogno e da una lunaticità razionale”. Offrire se stessi e nulla di più, come si legge sul sito, “nella danza notturna tra sé e la propria immagine: un gesto semplice e coraggioso, ludico e serio a un tempo, folle e consapevole”.
Tutti i ritratti saranno poi esposti in una mostra nel Museo di Fotografia Contemporanea dal 23 giugno al 23 settembre. Al termine le fotografie, pur rimanendo proprietà del museo, saranno distribuite ai partecipanti, che le esporranno e conserveranno nelle loro case, dando così vita a una collezione pubblica permanente.
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![La foto di copertina è di Michael Najjar</p> <p>Al [url=http://www.formafoto.it/_com/asp/list.asp?g=m&s=c&l=ita]Forma[/url]di Milano[br]<br /> [i]fino al 17 giugno[/i]](http://gallery.panorama.it/albums/userpics/10054/normal_facciaafaccia_libro.jpg)
La chiarezza è sostituita con l’ambiguità, il realismo con l’iperrealismo. In altre parole: il ritratto fotografico convenzionale è morto. Lo dicono William A. Ewing e Nathalie Herschdorfer, rispettivamente direttore e curatrice associata del Musée de l’Elysée di Losanna, in Svizzera. E lo annunciano con la mostra Faccia a Faccia. Il nuovo ritratto fotografico, di cui sono curatori, in corso fino al 17 giugno al Forma, Centro Internazionale di Fotografia di Milano.
Oltre cento immagini (eccone alcune) in cui la nuova generazione di fotografi riflette luci e ombre dell’epoca attuale, fatta di bisturi, creme e martellante voglia di protagonismo. Visi patinati, ritocatti, rielaborati. Denudati, sovrapposti, esasperati. Sulle pareti del Forma si susseguono ritratti che sono anche il frutto di elaborazioni digitali, fotoritocchi, fotomontaggi o ricampionature delle immagini. E anche video, come quello di Noah Kalina, composto da 2.356 autoritratti scattati quotidianamente, per sei anni, e messi in fila in un filmato sorprendente. Sono disarmanti, invece, i volti dei soldati americani immortalati da Suzanne Opton. I soggetti non indossano le loro divise, sono distesi in terra e, così raffigurati, mostrano tutta la vulnerabilità che normali pose avrebbero mascherato.
L’immagine composita di Chris Dorley-Brown, “volto del 2000″, è formata invece da 2000 scatti di visi, tutti di abitanti del villaggio inglese di Haverhill. L’insieme di volti, da quello del bambino di due anni a quello dell’anziano di 70, compongono un viso unico, dolce, che per l’autore raffigura la bellezza.
Strategie di rappresentazione innovative, a volte toccanti, altre raccapriccianti, ma sempre e comunque d’impatto. Per una ritrattistica inedita che fa vacillare l’idea di “volto inteso come specchio dell’anima” e che, secondo Ewing (curatore anche della mostra Tous photographes!: leggi l’articolo), è curiosamente più vicina alla ritrattistica del XIX secolo che non a quella del XX.
Alcune immagini della mostra Faccia a Faccia. Il nuovo ritratto fotografico