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Claudia Pandolfi - Foto: Claudio Peri - Ansa
Strano: una fiction per studenti viene segnalata con il bollino giallo che significa “la visione da parte dei minori è consigliata insieme ad una persona adulta”. Ma I liceali (titolo della serie di Canale 5 di cui vi parlo, giunta alla seconda edizione), non hanno quasi sempre meno di 18 anni? Continua

Piccoli contadini crescono
Piccoli apprendisti contadini per un futuro di ecosostenibilità e pianeta Terra meno sfruttato, spremuto, spolpato.
Armati di stivaletti, vanga, palette da giardino oltre 16.800 bambini di 224 scuole dell’obbligo in 19 regioni d’Italia hanno dato vita al loro orto scolastico, scoprendo i ritmi delle stagioni, la ciclicità della natura, i prodotti e le loro caratteristiche… Continua

di Giorgio Ieranò
Sono quelli del 5 in condotta: 34.311 ragazzi. Tanti sono gli studenti che agli ultimi scrutini si sono conquistati l’insufficienza per il comportamento, secondo le norme introdotte dal ministro Mariastella Gelmini. Messi tutti insieme, fanno la popolazione di una media città di provincia, come Belluno. Una città dei Franti del Ventunesimo secolo. Ma oggi non sono più i tempi del libro Cuore, dove appunto Franti “l’infame” svettava con le sue malefatte. E dunque chi sono veramente i Franti di oggi? Cosa pensano (quando pensano), cosa leggono (se leggono), quali sono i loro orizzonti culturali (se mai li hanno)?
Panorama ne ha parlato con alcuni scrittori che sono, o sono stati, insegnanti nelle scuole secondarie. Come Paola Mastrocola, scrittrice pluripremiata e docente al liceo di Chieri (Torino): “Questi giovani rivendicano il loro disimpegno, ostentano candidamente il loro essere nullafacenti. Non è questione di contestazione o di disagio: la scuola è solo un intoppo, un fastidio a cui dedicare il minor tempo possibile. Nessuno di noi è mai stato davvero felice di andare a scuola, ma una volta era un luogo in cui si poteva cercare qualche gratificazione. Ora si è imposto il principio che il piacere deve essere immediato e non costare fatica. È come se anni fa tutta la società avesse detto che non le importa nulla di cosa i giovani fanno e di come lo fanno, per cui questi ragazzi si sentono autorizzati a lasciarsi vivere. Sono così amareggiata che non so se continuerò a insegnare”.
In una società che premia l’effimero o la cattiva condotta, dove personaggi come Fabrizio Corona o l’ex tronista Costantino Vitagliano guadagnano in una sera lo stipendio annuo di un professore, è difficile per un insegnante far valere la disciplina. E sì che Mastrocola è una privilegiata, insegnando in un liceo dell’Italia del Nord. Quasi la metà dei ragazzi che hanno preso 5 in condotta (15.683), infatti, abita al Sud e la stragrande maggioranza si concentra negli istituti tecnici e professionali; nei classici e scientifici le insufficienze in condotta sono solo 3 mila.
“La scuola continua a essere classista” afferma Margherita Oggero, il cui personaggio letterario, la professoressa Camilla Baudino, è diventato protagonista di un serial tv. Eppure, c’è anche un bullismo d’élite. Quelli famosi per avere allagato la scuola non erano figli di papà del Liceo Parini di Milano? “Ma almeno” dice Oggero “al Parini gli allagatori non hanno trovato solidarietà né tra i compagni né tra i genitori. Poi, certo, tutti questi ragazzi si somigliano. Non leggono nulla, nemmeno i libri giovanilistici alla Federico Moccia”.
Una volta gli idoli dei ribelli erano Arthur Rimbaud, James Dean o Che Guevara. “Ora sono calciatori e veline” sospira Oggero. “Anche il cinema ormai, per loro, non ha più nulla da dire. Semmai, gli unici maître à penser sono i cantanti”.
Altra caratteristica dei Franti di oggi è la sensazione di vivere in un eterno presente. Manca il senso della storia. “Un tempo nonni e padri almeno narravano com’era la vita del paese o del quartiere” prosegue Oggero. “Ora i loro figli non hanno nemmeno l’idea di un tempo in cui non esisteva la televisione. Gli effetti si vedono poi nei test di ingresso all’università”.
Chi scrive, in effetti, avendo la ventura di insegnare in un’università, può testimoniare che, nel suo corso, su 100 studenti, a malapena 10 sanno chi ha vinto la Seconda guerra mondiale. Il che rende certe discussioni sulla “memoria condivisa” terribilmente futili. Qui manca proprio la memoria.
“Una collega mi ha detto: per fortuna c’è il 5 in condotta, a molti dei miei studenti ha alzato la media”: ride (amaramente) Giulia Alberico, che ha appena raccontato la sua esperienza di insegnante in Cuanta pasion (Mondadori). La sua memoria è una galleria di Franti: il figlio dell’antiquario della Roma bene che sfasciava il mobilio della scuola; il teppista che passava la giornata a disegnare svastiche sulla lavagna (ora fa il giornalista)… “In generale tra questi giovani i muscoli prevalgono sulla parola. Non sanno neppure spiegare il loro bullismo. Quando verbalizzano, parlano come in un talk-show del pomeriggio. Esprimono emozioni di plastica con un linguaggio stereotipato. Sembrano sempre pronti a esporsi a una telecamera”.
Sembra quasi più ottimista Eraldo Affinati, che pure oggi insegna per lo più a ragazzi orfani ed extracomunitari (su questa sua esperienza si basa il libro La città dei ragazzi). “Non credo esista una generazione peggiore di un’altra. Se quella di oggi sembra inafferrabile, è perché c’è stata una mutazione antropologica. Una volta l’abitudine a leggere un libro dall’inizio alla fine produceva una mentalità diversa. Oggi il meccanismo conoscitivo è più frammentario ma, magari, davanti allo schermo di un computer questi ragazzi mostrano una creatività inaspettata. Oppure mi è capitato che proprio il peggiore teppista, portato a fare volontariato alla Caritas, si mostri a sorpresa il più sensibile ai problemi altrui. Bisogna guardare agli individui, diffidare dei sociologismi”.
Ma i bulli di una città come Roma sono diversi, per esempio, da quelli di provincia? “Non credo. Ormai, anche in questo, si è realizzata l’omologazione dei comportamenti che Pier Paolo Pasolini aveva profetizzato”.
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Alcuni hanno già infilato le ciabatte da mare e sono in spiaggia con un quinquennio di studi alle spalle. Altri sono alle fatiche finali. Dopo gaffe ministeriali e teste “tagliate”, dopo polemiche e le scuse di Mariastella Gelmini, i maturandi stanno per issare il cartello “chiuso per ferie”. Con gli esami di maturità che scivolano via con le ultime prove orali. E un bagaglio di ricordi ed esperienze, per i ragazzi, da portarsi dietro, così come sono vari e più o meno sfocati i ricordi del periodo scolastico che ha la “professoressa” Elena Sofia Ricci, uno dei volti più amati della tv italiana, la Lucia Liguori de I Cesaroni, con due David di Donatello e teatro nella sua carriera.
Panorama.it ha incontrato la bella madrina del prossimo Roma Fiction Fest, per farle raccontare la sua maturità e anticipazioni su I Cesaroni 3.
Elena Sofia Ricci, artisticamente è stata preside di scuola elementare in Caro maestro e professoressa delle medie ne I Cesaroni, dove nella seconda serie ha avuto anche a che fare con gli esami di maturità di sua figlia Eva… Che ricordi ha della sua maturità? E com’è andata?
Un conto è interpretare il ruolo di insegnante e un altro è essere insegnante davvero. Credo che i docenti siano tutti eroi potenziali. Sono pagati pochissimo ma hanno nelle loro mani il futuro del mondo: quello dei nostri bambini. Una responsabilità gigantesca.
Ricordo con grande affetto Anna, la mia professoressa di italiano. Era severissima e implacabile. Ma poi, forse proprio per questo, è diventata una delle mie più care amiche.
Io ero una studentessa “quasi” disciplinata ma poco affezionata ai banchi di scuola. Evitare di essere rimandata o bocciata era il mio obbiettivo principale. Diciamo che studiavo quel tanto che serviva a non studiare più del previsto. Della maturità ho un ricordo vago e confuso, quasi tra sogno e realtà. Uscita dall’aula dell’orale finale ho dimenticato tutto all’istante. Cinque anni di liceo classico svaniti nel nulla. Eppure, ogni tanto, alcune reminiscenze ritornano, ancora oggi: una radice greca o latina, la declinazione di un caso, il nome di qualche poeta minore. Non tutto è andato perduto.
Che tema di italiano fece e che ricordi ha? E dell’altra prova scritta?
Il tema di italiano me lo ricordo bene, perché mi salvò l’esame. Presi 9. Feci un parallelismo fra I Malavoglia di Verga e La terra trema di Visconti, con un riferimento ardito a Pascoli e a Carolyn Carlson.
L’altra prova era latino. Un vero disastro. Nonostante il commissario interno passasse fra i banchi dettando la versione corretta, riuscii a prendere poco più della sufficienza.
Copiava o faceva copiare?
Copiavo se potevo! Il mio obbiettivo era uno solo: non essere rimandata!
Gli orali come sono andati? Li ha affrontati con ansia o con la testa già rivolta alle vacanze?
Ho un ricordo molto vago dei dettagli. Ma certamente l’ansia era alle stelle.
La notte prima degli esami è stata una notte di studio e ripasso, o magari l’ha trascorsa rilassandosi con amici o… con un ragazzo?
Studio e ripasso forsennati! Non c’era spazio per altro.
Le capita mai di sognarsela tuttora, come capita a molti?
Mi capita continuamente! È stata una delle esperienze più stressanti della mia vita. Spesso si dice ai ragazzi: “Rimpiangerai il tempo della scuola!”. Beh, a me non è mai successo.
E dopo il successo de I Cesaroni, confermato anche dalla seconda serie, a cosa sta lavorando adesso?
Ho appena finito di girare Amiche Mie, con Margherita Buy, Luisa Ranieri e Cecilia Dazi. Una storia tutta italiana. E sto girando I Cesaroni 3. Non posso dare troppe anticipazioni, ma le sorprese, questo è certo, saranno moltissime. Tutto è in bilico nella famiglia! Fra le novità, molte partecipazioni straordianarie: da Alessandro Haber a Eleonora Giorgi, Vanessa Gravina, Guia Jelo e, dulcis in fundo, una finestra davvero esilarante sulla nobiltà romana, Marina Ripa di Meana in testa
Cosa significa per lei essere madrina del Roma Fiction Fest?
Credo sia importante che esista, finalmente, anche in Italia, una vetrina internazionale in grado di dare il giusto risalto al lavoro quotidiano di tanti artisti e di tante maestranze. Ormai la fiction ha raggiunto un livello di creatività e professionalità indiscutibili. Il linguaggio televisivo e cinematografico sono in progressivo avvicinamento. Sempre più spesso si gira un film pensando alla diffusione dvd e una fiction tv pensando alle grandi dimensioni dell’home video. Il futuro è tutto da scoprire e da inventare.
Non le manca il cinema?
Il cinema italiano, a parte poche emergenze eccellenti, sta rifiorendo solo in questi ultimissimi anni. Io ho avuto molto dal cinema. Ora la tv chiama e offre una gamma estremamente variegata di ruoli, un’attrazione irresistibile per un’attrice. Attraverso il piccolo schermo si raggiungono milioni di telespettatori. È difficile resistere al richiamo. Ma cinema e teatro sono sempre nel mio cuore e non mancano i progetti per il futuro.
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L’Unione Europea tende la mano ai suoi studenti. Ieri a Bruxelles, il Commissario responsabile per l’istruzione e la formazione, Jan Figel, ha presentato il nuovo sistema di equivalenza delle qualifiche adottato dal Parlamento europeo e dal Consiglio per agevolare il riconoscimento di un diploma scolastico o universitario tra i paesi dell’Ue. “Troppo spesso in Europa le persone si trovano di fronte a ostacoli quando cercano di spostarsi da un paese all’altro per motivi di studio o lavoro” ha commentato Figel. Da qui l’esigenza di studiare un quadro di riferimento univoco per l’intera Europa.
Così, grazie al “Quadro europeo delle qualifiche” (QEQ), gli studenti e lavoratori italiani potranno tentare fortuna a Dublino, Parigi, Helsinki o Lisbona con un pensiero in meno. Avviati nel 2004, i lavori sulla nuova normativa facevano seguito alla richiesta espressa dagli Stati membri e dagli attori sociali di creare regole comuni in grado di migliorare la trasparenza dei certificati. Con il QEQ, Bruxelles intende rafforzare la mobilità dei cittadini Ue e facilitare la formazione continua. La sua prossima sfida sarà ormai quella di allineare entro il 2010 i vari sistemi nazionali con il sistema di equivalenza europeo riguardo la formazione professionale, l’istruzione degli adulti e quella superiore.
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Come far passare le voglia di leggere: potrebbe essere il titolo della lista di libri che ogni anno gli insegnanti affidano agli studenti per l’estate. Ma è anche il titolo di un articolo di Elena Lowenthal. Che su La Stampa ha lanciato un sassolino nello stagno: “sempre gli stessi libri, Il piccolo principe o L’amico ritrovato, un Pirandello e un Calvino qua e là”. Si domanda la scrittrice e giornalista: “Possibile che non ci sia di meglio?”.
Il dubbio è più che legittimo, visto che ogni giorno 170 nuovi titoli vengono impilati sugli scaffali delle librerie italiane. Ma la risposta potrebbe arrivare osservando gli adolescenti stessi, per scoprire ad esempio che i loro gusti sono cambiati parecchio negli ultimi dieci anni. Una ricerca presentata alla Fiera del Libro dal dipartimento di scienze Sociali dell’Università di Torino ha messo a confronto i libri più letti dai teenager nel corso dell’ultimo decennio. E accostando la top ten del ‘97 a quella del 2007 (qui la classifica e una sintesi della ricerca) si scopre che L’amico ritrovato; Siddharta e Il fu Mattia Pascal cedono il posto alle nuove firme da best seller: Federico Moccia, con Tre metri sopra il cielo; J.K. Rowling con la saga di Harry Potter e Dan Brown con Il codice da Vinci.
Insomma, i ragazzi entrano in libreria con due liste diverse e opposte. Una con i benemeriti classici scritta sotto dettatura del prof. E l’altra con i libri agognati, che senza troppo sforzo si possono trovare davanti alle casse della libreria: tomi avvolti da una fascetta che strilla frasi come “Sei milioni di copie” o “Settima ristampa in un mese”, giusto per dirti che non sei l’unico scemo a comprare quel libro. E se così tante persone l’hanno già letto, un motivo ci sarà.
“Ma attenzione a parlare di marketing” avverte Sandrone Dazieri a Panorama.it. “Il vero successo di un libro sta nella passaparola. Infatti” continua l’autore “il primo romanzo di Federico Moccia, Tre Metri Sopra il cielo, è circolato per anni tra gli studenti sotto forma di un semplice plico di fotocopie, e soltanto dopo è arrivato alle stampe”.
La difesa di Moccia, per Dazieri, non è soltanto un modo per negare la responsabilità del marketing. Ma è anche il titolo di un suo articolo in cui scriveva: “se i giovani cominceranno un giorno a leggere Ellroy, De Lillo o Sciascia, lo dovremo anche 3msc“. “Certo” spiega “i libri di Federico Moccia sono come i paperback con cuori infranti che leggevano le nostre madri e le nostre nonne. Sono libri che hanno avvicinato alla lettura intere generazioni. Io” continua “ho cominciato leggendo Topolino e poi le storie di fantascienza della collana Urania di Mondadori. È così che ho preso familiarità con la lettura, e sono diventato un lettore forte. I ragazzi” dice ancora Dazieri “hanno bisogno di prendere questa familiarità, perché leggere è un esercizio difficile, che comporta piacere ma anche fatica. E loro, abituati soprattutto al piacere senza fatica della tv o del cinema, hanno bisogno di prendere confidenza con questa pratica”. Ma Dazieri nella sua lista ce lo metterebbe Moccia? “Imporre i suoi romanzi a scuola sarebbe l’unico modo per evitare che i giovani li leggano” dice. E quanto a consigli di lettura, l’autore di Bestie non ha dubbi: “La lista ideale è una non lista. Piuttosto che stilare elenchi, io porterei i ragazzi in libreria, magari anche una volta la settimana, e li lascerei liberi di scorrazzare tra gli scaffali e di scegliere da soli i libri da portare in vacanza”.
Chiamato in causa, Federico Moccia è d’accordo con Dazieri: “Niente imposizioni e massima libertà” dice a Panorama.it. Ma ammette che lui, in realtà, una classifica l’ha fatta, visto che nel suo ultimo romanzo, Scusa ma ti chiamo amore, ci sono una serie di assaggi, anzi, di “tanti piccoli sapori di diversi autori, da Gibran a Pasolini, inseriti nel testo perché i giovani possano conoscerli in un contesto più leggero e spensierato di quello scolastico”. E la ricetta di Moccia per avvicinare i giovani alla lettura? “Parlare di più dei libri, magari sulla stampa free press, che è l’unica che leggono. E possibilmente” aggiunge “in modi che non inducano allo sbadiglio”.
Per evitare i colpi di sonno davanti al testo, ha qualche consiglio pratico anche uno che i libri li scrive ma li consiglia anche a scuola. È Marco Lodoli, scrittore e insegnante, che a Panorama.it dice: “I ragazzi scappano di fronte a tomi di quattrocento pagine. Bisogna conciliare piacevolezza e misura. E poi, soprattutto, i giovani hanno voglia di storie di giovani. Vogliono identificarsi con i protagonisti delle vicende che leggono. Difficile immedesimarsi in Zeno Cosini, più facile sentirsi a proprio agio nei panni del protagonista di 3msc”. Ma il Lodoli insegnante cosa consiglia ai suoi studenti? “Di tutto. Da Dostoevskij fino ad Ammanniti e De Carlo“. E anche quelli di Moccia? “Beh, quelli che li consigli a fare? Se li scelgono da soli. Sarebbe come consigliare loro di bere Coca cola”.
Come avvicinare i ragazzi alla lettura? Dite la vostra nel forum
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Diciamocelo. Ormai senza corsi non si va più da nessuna parte. Corsi per avere fiducia in se stessi, per essere leader, per parlare in pubblico. Ce n’è abbastanza per farsi venire il dubbio di non essere capaci nemmeno di respirare, da soli (e infatti, non lo siamo: chiunque ha fatto yoga sa bene che abbiamo disimparato perfino questo). Poteva la grande madre rete lasciarsi scappare il trend del trainer? Che domande, certo che no. Allora tenetevi pronti, anzi comprate un bel pacchetto di mentine: su YouTube comincia “come baciarsi appassionatamente” (per vedere il video dovete registrarvi, giurando a Youtube di essere maggiorenni) . La voce fuori campo non teme di passare in rassegna tutte le fasi del bacio, a partire dagli istanti in cui le labbra piano piano si avvicinano e i due promessi col cuore impazzito cominciano a sentire la colonna sonora de “Lo squalo”.
L’imperativo è: niente esitazioni, che quelle rovinano sempre tutto. E nel giro di pochi secondi si possono già sperimentare le tecniche più avanzate: il french kiss, innanzitutto. Decisamente più comodo – e meno imbarazzante - guardare un filmato in rete piuttosto che dover arrivare fino a Seattle, dove la scuola di baci è un’istituzione, ma i workshop durano un giorno intero.
Se però siete in cerca di dritte rapide e indolori su qualsiasi tema sappiate che i creatori del video sul bacio appassionato ne hanno messe in rete per tutti i gusti, con l’eloquente slogan “la vita spiegata in un film”.
Vi chiederete come avete potuto vivere finora senza sapere che i piranhas dalla pancia rossa sono senza dubbio preferibili a quelli gialli o neri, molto più aggressivi. Se volete allevarli, vi verrà spiegato come fare.
Ma anche come ottenere rapidamente una birra al pub
come piegare una t-shirt in due secondi
come abbracciare un uomo senza per questo sentirvi meno uomo
E come stare svegli al lavoro.