

«Prima del punk c’era solo noia, dopo il punk nemmeno quella».
Lo sostiene Johnny Rotten, voce e anima dei Sex Pistols. Sono passati 35 anni da quel giorno del 1976 quando una Gran Bretagna depressa, in recessione economica e paralizzata da centinaia di scioperi selvaggi nel settore pubblico, si risvegliò al grido di «Anarchy in the U.K.», titolo di una canzone dei Pistols ma anche manifesto della rivoluzione punk.
«Visto che vivevamo in un paese senza futuro, tanto valeva fare a pezzi il passato: le istituzioni, le tradizioni e anche la musica vecchia, quella roba moscia tipo Beatles, Pink Floyd, Genesis. È stato magnifico farsi una bella pisciata sul mondo, cercare di uccidere il rock’n’roll. Peccato non sia durato molto: due anni di furia cieca, poi i problemi con il manager, la morte di Sid (Vicious, bassista dei Sex Pistols, ucciso da un’overdose di eroina nel 1979, ndr)…».
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Sid Vicious non uccise la sua ragazza americana, Nancy Spungen: questa la tesi di Who killed Nancy?, un documentario di Alan Parker che arriverà nelle sale il mese prossimo in occasione del trentennale della morte dell’ex bassista dei Sex Pistols, morte che avvenne per sospetta overdose mentre questi era in liberta’ su cauzione in attesa del processo per omicidio.
Nancy, che con Sid - vero nome John Simon Beverley - condivideva la passione per la musica e la droga, morì dissanguata dopo essere stata accoltellata il 12 ottobre 1978, nel Chelsea Hotel a New York. La madre del musicista, Anne Beverley, si è battuta per testimoniare l’innocenza dell’ex Sex Pistols fino al suicidio avvenuto nel 1996. A Parker, che era suo amico, chiese di dimostrare l’innocenza di Sid.
Tra le cose scoperte dal regista: il fatto che quando Nancy veniva uccisa, Sid aveva preso 30 pillole di Tuinal, un potente sedativo, e quindi era probabilmente privo di sensi; nella stanza d’hotel dove avvenne il delitto c’erano le impronte di sei persone, nessuna delle quali venne interrogata; i soldi di Sid e Nancy erano spariti; secondo testimoni un tossicodipendente di nome Michael visitò la coppia, e fu poi visto con una mazzetta di soldi legati con l’elastico dei capelli viola di Nancy.
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Di Chiara Meattelli
Londra - Se il punk ha un volto allora è quello di Sid Vicious, il leggendario bassista dei Sex Pistols che ha fatto del motto “live fast, die young” una religione di vita. Alla splendida Proud Gallery di Camden Town (una volta stalla per cavalli), apre No-one is Innocent: la mostra fotografica a lui dedicata, con immagini fornite, tra gli altri, da celebri fotografi-rock del calibro di Richard E. Aaron, Jorgen Angel, Adrian Boot e Eileen Polk. Molte sono del tutto inedite, come quelle della Polk, allora fotografa amatoriale, la quale frequentando i principali esponenti della scena punk di New York ha potuto immortalare i rari e intimi momenti del dietro le quinte. Faccia strafottente o strafatta, jeans stretti e lerci, giacca di pelle e catenaccio al collo: ogni immagine potrebbe considerarsi manifesto del movimento punk di cui i Sex Pistols sono stati i padri indiscussi. In una didascalia, Eileen Polk commenta: “questa l’ho scattata senza flash per enfatizzare il tono blu della pelle di Vicious”. Gli altri commenti dei diversi fotografi esprimono uno stesso concetto: la sensazione di essere testimoni di un fenomeno del tutto nuovo e che avrebbe lasciato il segno ancora per molto tempo. Accanto a Simon John Ritchie (questo il vero nome di Sid) è spesso ritratta la storica fidanzata Nancy Spungen, con la quale aveva instaurato una relazione autodistruttiva e di totale dipendenza. Quando Nancy fu assassinata in circostanze misteriose nella camera del Chelsea Hotel in cui alloggiava con Vicious, Sid fu accusato di omicidio ma il delitto rimase irrisolto quando lo stesso Vicious morì per overdose quattro mesi dopo. Era il 1979, Sid aveva solo 21 anni ma il suo nome era già leggenda. La mostra è integrata da alcuni estratti del docu-film di Alan Parker Who Killed Nancy?, in uscita a fine anno. Significativo che la mostra avvenga proprio a Camden, dove tra le masse di turisti - quasi tutti italiani - spuntano le alte creste fluorescenti dei punkettoni di tutto il mondo (grazie anche alle zattere di 50cm che indossano al posto delle scarpe). La mostra, iniziata il 4 giungo, sarà esposta fino al 12 agosto.
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- Tags: Buzzcocks, Clash, Damned, Dead-Boys, Glen-Matlock, Johnny-Rotten, moda, Musica, Never-Mind-The-Bollock, Paul-Cook, punk, Ramones, sex-pistols, Sid-Vicious, Steve-Jones, Vivienne Westwood
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Era il 28 ottobre del 1977 quando un terremoto scuoteva la musica. Sono, infatti, passati 30 anni dall’uscita di Never Mind the Bollocks Here’s The Sex Pistols, il disco che ha dato origine al movimento punk. Un album che ha segnato la nascita di un genere musicale che ha attraversato gli anni influenzando sonorità e mode.
L’esordio, atteso, dei Sex Pistols divenne subito un successo. Successo annunciato dalle 125mila copie prenotate prima dell’arrivo del disco nei negozi. Never Mind The Bollocks conquistò in pochissimo tempo la vetta delle classifiche inglesi, lanciando quattro pazze teste nella storia del musica: Johnny Rotten (di cui arriva ora in libreria un’autobiografia), Steve Jones, Paul Cook e Sid Vicious che aveva sostituito Glen Matlock). Tutt’ora quelle note urlate e distorte rimangono indelebili e addirittura programmate dalle radio, in varie versioni God Save the Queen e Anarchy in UK. Ma dietro al successo dei Sex Pistols c’è tutto un mondo che è venuto a galla.
Sex Pistols - Anarchy in the UK - rare live at sweden 1977
Sex Pistols - Seventeen (Live in Stockholm 1977)
Il motto era: essere diversi. Diversi nel modo di suonare (una sorta di rivolta nei confronti della musica cosiddetta colta, come poteva essere il progressive) e diversi nel mondo di vestire. Sono di quegli anni i giubbotti di pelle ornati di spillette; i capelli colorati, rasati e impreziositi, spesso, da una cresta curata; i pantaloni stretti, strappati e usatissimi. Ai piedi: anfibi oppure le immancabili All Stars. E ancora: tatuaggi e piercing e lamette appese agli abiti. In poche parole, un modo di vivere lontano anni luce dalla moda 60-70.
Chi meglio di tutti ha saputo incarnare il mito, da un punto di vista della moda, è stata l’eccessiva Vivienne Westwood che, insieme al compagno, Malcom McLaren (manager, tra l’altro, degli stessi Pistols), intuì il fenomeno e ne cavalcò l’onda da un punto di vista estetico.
La forza del punk si concretizzò solamente nel 1977, ma la sua onda d’urto si era già messa in moto qualche anno prima, aprendo la strada a formazioni che più degli stessi Sex Pistols scrissero pagine importanti di questo stile musicale. Indimenticabili i Clash, maestri punk, ma soprattutto artisti capaci di aprirsi ad inedite realtà sonore e capaci di contaminare il punk con altri generi. London Calling è considerato un capolavoro ancora ineguagliato. Se il punk ebbe il suo splendore nel Regno Unito, il verbo si estese presto a tutto il mondo. Oltreoceano divennero famosi i Ramones, alfieri della scena newyorkese, ma anche i Dead Boys. Impossibile, infine, non citare altre due formazioni storiche della metà degli anni ’70: i Buzzcocks e i Damned.
The Clash - London Calling (clip ufficiale)
The Clash - Should I stay or should I go
The Ramones-Rockaway Beach(live)
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