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Nina Senicar nei panni della guardiana di Eron
I fan di Star Wars possono gioire e prepararsi a un evento a colpi di laser. Chi per le vacanze si è attardato e non si è ancora accreditato all’anteprima mondiale di Dark Resurrection Vol.0 è ancora in tempo: giovedì 8 settembre alle 20.30 al Teatro Ariston di Sanremo sarà proiettata, con ingresso gratuito, la prima di uno dei più famosi fan film di Star Wars, diretto dall’italiano Angelo Licata. Continua

Di Guja Visigalli
Il marchio è quello ipergarantito di Star wars, “ma la storia sarà completamente diversa” avverte George Lucas parlando della serie tv, che pare in dirittura d’arrivo dopo la lunga e complessa gestazione.
I telefilm non prevedono i personaggi più amati dal pubblico, come Luke Skywalker o Darth Fener; il focus sarà invece centrato sui caratteri minori. “È una buona idea e ci divertiremo un sacco a girare” chiosa Lucas che non vuole rivelare neppure un dettaglio in più. Anche perché molte cose forse non le sa ancora. A metà ottobre a Los Angeles ha incontrato alcuni sceneggiatori, ma il vero incontro operativo avverrà in un fine settimana di novembre allo Skywalker ranch: qui Lucas vuole riunire anche autori significativi di altri paesi per tirar fuori più idee possibili. Poi tutti liberi per scrivere i 13 episodi della serie.
Quando Lucas aveva iniziato a pensare ai telefilm, nel febbraio 2006, aveva reclutato i migliori sceneggiatori di Hollywood e pensava di produrre 26 episodi prima di cercare un network tv come partner. La serie televisiva dovrebbe essere ambientata fra la prima e la seconda trilogia cinematografica e narrare la nascita della ribellione e la fine degli ultimi jedi.
Però un film per la tv, subito dopo l’uscita di Guerre stellari nel 1977, è già stato prodotto: il 17 novembre 1978 la Cbs mise in onda The star wars holiday special, in cui Luke Skywalker, Han Solo e la principessa Leila accompagnano Chewbecca sul suo pianeta natale, dove la famiglia lo aspetta per la festa nazionale del Giorno della vita. Lucas però ha finito per odiare questo tv movie, di cui esistono ora soltanto copie amatoriali: “Se potessi le distruggerei tutte” ha confessato.
In attesa dell’ultimo parto dell’inventore di Star wars, per i fan appuntamento il 12 novembre a Roma: al Teatro Italia serata con grande concerto per il trentennale della saga fantascientifica; l’Orchestra filarmonica proporrà musiche da La minaccia fantasma, L’attacco dei cloni, La vendetta dei Sith, Una nuova speranza, L’impero colpisce ancora e Il ritorno dello jedi.
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Per chi è nato nei primi anni ‘70, la trilogia di Guerre Stellari è parte dell’infanzia. Si conoscono a memoria le battute di Luke Skywalker, Ian Solo, Obi-Wan Kenobi, Chewbecca e della principessa Leila. E ci si muoverebbe a occhi chiusi all’interno della Millenium Falcon, la nave spaziale che si è sempre sognato di pilotare, così come il caccia X-Wing dell’Alleanza Ribelle. Passano gli anni e per l’appassionato della prima ora la saga di Guerre Stellari è quella: effetti speciali, filosofia, ironia e attori fisicamente normali. Poi nel 1999 arriva il prequel con un’altra trilogia.
Il trentacinquenne di oggi ha visto anche quella, ma con un entusiasmo più contenuto rispetto alla prima. Lui dà la colpa alla mancanza di ironia e al cambiamento di nome (Star Wars e non più Guerre Stellari), ma è più probabile sia semplicemente una questione anagrafica.
Comunque quel trentacinquenne si ritiene ancora un appassionato. Poi, navigando nel web, capita nei forum frequentati da chi non passa giorno senza pensare allo jedi e compagnia, e allora si rende conto di cosa significhi veramente la parola “fan”. Una volta entrati ci sente come Luke Skywalker quando entra nel bar di Mos Eisley: un alieno. Gli avventori parlano una lingua incomprensibile, indossano strane maschere e lo squadrano continuamente. Il trentacinquenne abituato alle avventure sul grande schermo esce dal forum sconsolato come un droide qualsiasi.

Ci riprova qualche giorno più tardi, con una pistola laser pronta all’uso. Questa volta l’impatto è molto diverso, forse perché sa cosa lo aspetta. Fa un giro e si ritrova a un tavolo di collezionisti. Parlano animatamente di action figures e busti dei personaggi di Star Wars. Gliene mostrano qualcuno e sono davvero meravigliosi. La qualità dei materiali e i dettagli sono straordinari. Con 250 dollari potrebbe portarsi a casa un Ian Solo scala 1:4. Troppo per un neofita. Saluta e si avvicina a un altro tavolo. Parlano tutti sottovoce. Sembra stiano organizzando un raduno di truppe imperiali ai Movieland Studios. Il neofita si allontana rapidamente, ma viene bloccato contro un muro da un cacciatore di taglie, Jango Fett. Per fortuna Obi-Wan veglia su di lui e gli lancia cinque spade Jedi. Ha l’imbarazzo della scelta: quella di Luke Skywalker, quella di Obi-Wan, quella del maestro Yoda, quella di Darth Vader e quella di Darth Maul. Sceglie quella di Skywalker e il duello ha inizio tra ronzii laser, parate e attacchi. Tutti suoni digitali riprodotti fedelmente dalle pellicole di Star Wars. Cos’è questo respiro metallico? Ahi, qui si mette male: è arrivato anche Darth Vader. Che la forza sia con me!
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Il primo episodio del film La storia infinita si chiude con l’immagine dell’Imperatrice che stringe tra le mani un granello del suo mondo distrutto: da quel chicco di terra rinascerà il regno di Fantàsia. Allo stesso modo a partire dal primo lungometraggio di Star wars girato nel 1977, registi, attori, fan, sviluppatori di software e scrittori hanno costruito l’Universo espanso (Expanded universe o Eu) di Guerre stellari: dalla storia principale sono nati cioè nuovi personaggi e scenari, tanti da creare un universo. E, a volte, sono stati inglobati negli sviluppi ufficiali di Star wars.
È il caso di Boba Fett, il mercenario assoldato per uccidere Ian Solo e Chewbecca, due eroi di Guerre stellari: appare per la prima volta nel 1978 in The Star wars holiday special, un film per la televisione di due ore che racconta il ritorno a casa del compagno di Ian Solo. A George Lucas piace tanto che decide di includerlo tra i personaggi del secondo episodio (quinto in ordine di realizzazione) della saga, La guerra dei cloni.
Le creazioni all’interno dell’Universo espanso attraversano diversi tipi di produzione culturale: fumetti come la serie pubblicata dalla Marvel, libri come Splinter of the mind, ma anche giocattoli come quelli della Habro e videogiochi (ultimo in ordine di tempo è The force unleashed realizzato dalla LucasArts e vedrà la luce nel 2008). Nell’epoca del web partecipato non potevano infine mancare i siti che raccolgono commenti ed esperienze dei fan di tutto il mondo: uno dei primi ad apparire è stato Theforce.net. Mentre in Italia il più famoso è Guerre Stellari.net, ricco di fanfiction e notizie. Senza dimenticare Wookieepedia, l’enciclopedia su Star Wars scritta dagli stessi fan sul modello di Wikipedia.
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Per essere precisi, si chiama “narrazione transmediale”. Per capire di cosa si tratta, invece, conviene fare qualche esempio. Toby Markham è un fan di Star wars: con l’aiuto di altri appassionati ha girato The force among us, un documentario a puntate dedicato alla comunità di persone affascinate da Guerre stellari. Altro esempio: Nevarion è l’autore di Duel of the shadow sith, un racconto ispirato ai personaggi della celebre saga di fantascienza. Insomma, dal 1977 - anno del primo film della saga di Star War - l’immaginario generato dai sei episodi è diventato il cuore di una cultura condivisa ma soprattutto ampliata dagli appassionati del genere. E oltre ai Toby e Nevarion, sono migliaia i fan che nel mondo hanno dilatato i confini di Guerre Stellari, nelle più differenti espressioni dai fumetti ai libri ai vdeogames.
Tutto questo è ciò che viene definito narrazione transmediale. A spiegare meglio il concetto è il guru del Massachusetts institute of technology (Mit) Henry Jenkins nel libro Convergence culture (nei prossimi mesi in Italia): “Star wars è, in molti modi, il principale esempio di convergenza dei media” ha scritto, spiegando che la cultura pop del XXI secolo è alimentata con le storie raccontate dai mass media e rielaborate dai fan.
Il caso più lampante è il sito TheForce.net che ormai da anni raccoglie film, racconti, opere d’arte e videogiochi ispirati alle avventure spaziali di Anakin Skywalker, Han solo, Obi-Wan Kenobi e altri personaggi creati dal regista George Lucas. Attraverso il web, infatti, è più facile modificare testi, immagini e video. E così diventa più semplice per chiunque creare esperienze di intrattenimento con media diversi (transmedia storytelling), tra musica, videogiochi, serial, racconti scritti. Il tutto all’interno di un singolo universo narrativo (come quelli di Star wars o di Matrix, per esempio) di cui nessuno può più avere un controllo diretto.
Secondo Jenkins, il web ha portato alla luce e ha semplicemente diffuso il lavoro delle comunità di fan che prima restava in ombra, confinato nelle nicchie di appassionati. Ma è proprio questa attività creativa che, per esempio, diffonde il passaparola su tutti i nuovi eventi che riguardano Guerre stellari. E fornisce nuove idee agli autori. Tanto che oggi la Lucasfilm, casa di produzione di George Lucas, deve confrontarsi continuamente con i fan, che sono anche i clienti più leali.
In Italia un esperimento simile è nato con Manituana, l’ultimo romanzo di Wu Ming: il collettivo di scrittori ha creato un sito in cui i lettori possono partecipare al mondo narrativo del romanzo inventando nuove storie. Nel livello due (accessibile dopo aver inserito il nome di uno dei personaggi del libro) si può entrare nella conversazione con gli autori, scrivere un racconto a partire dai capitoli del romanzo e visitare i luoghi narrati da Wu Ming con le mappe di Google Earth. Il romanzo come esperienza globale, insomma. E sulla stessa linea è anche il gruppo Kai Zen che, come Wu Ming, ha adottato il copyleft per l’ultimo libro pubblicato, La strategia dell’ariete.
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Il maestro Yoda , Dart Fener, la principessa Leila: eroi del mondo di Star wars che popolano coloratissime card personalizzabili con indirizzo email, contatti per le chat, e altri riferimenti personali o brevi cenni biografici. Sono gli ultimi oggetti di culto nel merchandising di Guerre stellari: si possono creare direttamente online con 30 dollari e diventano biglietti da visita, inviti per le feste, reliquie da scambiare tra fan. È l’americana Get Solo ad avere l’esclusiva per la commercializzazione delle card di Star wars. E le ha presentate in occasione di Comic-con 2007, la recente fiera di cultura pop a San Diego, sulla costa californiana.
Quella delle social networking card è una moda in continua crescita tra fan e geek, gli appassionati di tecnologia. La personalizzazione può essere estrema. Le foto di un viaggio o di un compleanno, le immagini memorizzate durante le passeggiate del proprio avatar nei mondi virtuali, le frasi memorabili: si possono stampare con pochi clic su una tessera, per poi essere scambiate con gli amici o per essere regalarle. Creando così un oggetto che trasporta immagini e idee dall’universo dei social network online (come Flickr e Second Life) alla rete di relazioni nel mondo reale, come gli amici o i fan. Con Moo bastano 20 dollari per ricervere cento card con le foto o i testi desiderati.
La saga di Star Wars alimenta da quasi trent’anni un merchandising che ha fruttato a George Lucas, regista delle imprese spaziali di Anakin e Luke Skywalker, almeno 13,5 miliardi di dollari. Un guadagno davvero stellare. Uno dei primissimi oggetti di culto per i collezionisti è stato l’ Early bird certificate package (nella foto), una scatola messa sul mercato nel natale del 1977: conteneva una certificato che dava il diritto di acquistare i giocattoli dei protagonisti di guerre stellari in negozio, dove erano già andati a ruba da mesi. Nei casi più fortunati l’attesa è durata appena sessanta giorni.
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Le forze del male e i cavalieri Jedi tornano a incrociare le spade laser. Ma questa volta George Lucas non c’entra nulla. Per rintracciare gli autori di un nuovo film da saga fantascientifica basta fare un salto in Liguria. E per vedere la pellicola è sufficiente collegarsi ad internet.
Dark Resurrection, infatti, un lungometraggio che pare nato dalla fantasia del mitico regista americano, è stato invece realizzato da un dentista trentaquattrenne di Bordighera, cultore di Star Wars, Angelo Licata. È costato solo settemila euro, è stato girato in due anni e mezzo nei weekend e dopo il lavoro, ed è stato interamente autoprodotto. E tra pochi giorni sarà scaricabile gratuitamente dal sito www.darkresurrection.com. Vi sorprenderete di scoprire che la qualità delle immagini e delle scene non è affatto male e che gli ingredienti lucasiani ci sono tutti. Qui un assaggio con il trailer (da Youtube):
Licata, che nel 1999 è stato anche il fondatore del sito www.guerrestellari.net, è un vero appassionato del genere. Così ha pensato a un soggetto che, con l’aiuto dell’amico quarantenne Davide Bigazzi, che lavora in uno studio d’architettura, ha poi deciso di trasformare in cortometraggio. Ma l’entusiasmo dei due e il tam tam creato dalle news sull’opera e dai primi trailer pubblicati sul sito, hanno generato tanto riscontro nei fan di Guerre Stellari che alla fine ne è uscito un vero e proprio film, della durata di quasi un’ora. In tanti hanno voluto dare il loro contributo: un operatore si è offerto volontario per filmare alcune riprese, molti sono giunti da tutta Italia per fare da comparse (senza rimborso spese) e c’è chi ha messo a disposizione la propria copia, a grandezza naturale, del robottino C1P8. E anche nomi noti del jet set italiano hanno voluto partecipare al progetto: Sergio Muniz, il modello naufrago dell’Isola dei famosi, ha cercato il dentista-regista per avere un ruolo, disposto anche a dormire in un furgone pur di esserci (gratuitamente), e alla fine interpreta uno Jedi. Hanno collaborato anche la presentatrice di Rai 3 Giorgia Wurth, nei panni di un misterioso membro del consiglio degli Jedi, e il regista e attore Enzo Aronica, che è il Maestro Aron.
Dark Resurrection, che è stato presentato in anteprima ufficiale a Sanremo il 7 giugno, in un tripudio di appassionati, è stato girato per gli interni nella palestra di un amico di Licata, per gli esterni sulla riviera ligure e nel teatro romano di Ventimiglia. Gli effetti visivi sono stati realizzati da Licata e Bigazzi, con l’aiuto di altre tre persone, tramite i software Lighwave 3D e After Effects. E pare che il risultato finale sia stato capace di attrarre anche gli apprezzamenti del maestrro Lucas. Già si sogna un secondo episodio…