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Stieg-Larsson

Millennium, segreti di famiglia per spartire il tesoro di Larsson

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  • Tags: Cinema, Stieg-Larsson, Uomini che odiano le donne
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Stieg Larsson

(Stieg Larsson Autore della Trilogia Millennium)

STOCCOLMA - Per un’ora ha parlato al cadavere dell’uomo col quale ha vissuto per quasi trent’anni. Sola, lei e lui: “Ho preso la mano di Stieg, ricordo che il primo pensiero è stato: “com’è strano che riesci ancora a scaldarmi”. Lui era ancora caldo mentre io ero congelata”. Eva Gabrielsson era corsa in ospedale non appena l’avevano avvisata, era fuori Stoccolma a trovare sua madre. Le avevano detto “Vieni subito” senza specificarle quanto fosse grave la situazione.
Stieg Larsson aveva avuto un arresto cardiaco, colpa di un ascensore rotto, e dei nove piani fatti a piedi per raggiungere la redazione del suo giornale (Expo): sedentario, fumatore accanito, aveva alle spalle un periodo di superlavoro, 15 ore la giorno, 16 chili persi. “Era un workaholic, un drogato di lavoro” dice l’amico di sempre che ha ispirato il personaggio dell’ispettore Bublanski. Ma ne era valsa la pena, ad agosto aveva consegnato i primi due volumi dei dieci che aveva in testa, ad ottobre il terzo, battezzati Millenium Trilogia, destinata a diventare il più grande caso editoriale dopo Harry Potter e Il Codice da Vinci: tre milioni di libri venduti solo in Svezia (un abitante su tre l’ha letto), un milione in Francia con 35 settimane in classifica, un milione in Danimarca, uno e mezzo in Inghilterra, e poi Germania, Italia, Spagna, Australia, da settembre anche in America (subito al quarto posto della classifica), presto in Cina, 35 Paesi e ovunque un successo (Uomini che odiano le donne e La ragazza che giocava con il fuoco sono i due volumi finora pubblicati in Italia da Marsilio, terzo e decimo posto in classifica; il terzo uscirà il 14 gennaio).

Eva Gabrielsson

(Eva Gabrielsson, compagna dello scrittore Stieg Larsson)

Dell’immensa torta dei diritti però, Stieg Larsson ha assaggiato solo un angolo (l’anticipo da contratto), perché il 9 novembre 2004 si è congedato da 51 anni di vita come giornalista impegnato, esperto dell’estrema destra e futuro re Mida dell’editoria. La stampa svedese ha stimato, ad oggi, un patrimonio di 8 milioni di euro, destinato a raddoppiarsi o a triplicarsi perché oltre ai diritti editoriali ci sono quelli cinematografici, i televisivi e i molti progetti che ruotano intorno alla febbre per l’autore svedese.
Ed è a questo punto che è cominciato il giallo intorno ai gialli Larsson, un Rashômon in salsa svedese, un Così è se vi pare da paesi nordici, o semplicemente l’ennesimo caso di faida familiare dopo la morte dell’artista. Ognuno ha la sua verità. Il padre Erland, occhi di ghiaccio, lo stesso volto del figlio morto, ma più magro: “Io e mio figlio Joakim siamo gli eredi per legge. Eva è molto arrabbiata mentre noi vogliamo cooperare. Vuole giocare il ruolo della vittima, vuole scandalizzare, metterci alla berlina. Io veramente non capisco”. La verità di Eva: “Non ho alcun interesse a quanto sta succedendo intorno a Millenium. Per i parenti e per l’editore svedese è come se io non fossi esistita nella vita di Stieg. Vogliono solo impossessarsi del lavoro mio e di Stieg”. E di un computer, quello dove ci sono 200 pagine del quarto volume, il seguito della Trilogia, un’altra rendita a vita. Ma Eva non lo molla, anzi ricorda quando, tre mesi dopo la morte dello scrittore a inventario patrimoniale ultimato, ricevette una lettera: “Che il diavolo mi prenda se quei due non hanno qualche rotella fuori posto, pensai. Poi consultai il presidente di Expo che mi disse che si trattava di un ricatto, l’appartamento per il computer”. Padre e fratello avevano infatti ereditato anche il 50 per cento dell’appartamento in cui ora viveva solo Eva. Dentro c’era un divano bianco, quello su cui Larsson scriveva, un oggetto carico di ricordi, un feticcio. Ora è nella casa editrice. “L’appartamento è tutto suo. Se lo tenga” dice oggi Joakim Larsson, il fratello “Noi vogliamo trovare un accordo”.
Eva e Stieg non si erano mai sposati: lui non voleva metterla in pericolo, le sue prese di posizione contro la destra estrema ne avevano fatto oggetto di minacce; e a lei bastava quella vita insieme, quel condividere tutto, ideali, lavoro giornalistico, letto. Non particolarmente bella, ma con carattere da vendere, femminista militante e con un debole per le cause perse. “Nell’83 comprammo anche gli anelli ma andò tutto a monte”. Avevano infatti deciso di partire per Grenada invasa dagli Americani, in aiuto al socialista Maurice Bishop. Gli amici raccontano di alti e bassi, i due si sono presi e mollati una decina di volte.
Dei molti milioni di euro che sarebbero piovuti sulle loro teste, Eva e Stieg avevano parlato. Pensavano a una casa in campagna: “avevamo cominciato a tracciare lo schizzo, ma un dettaglio era già deciso: ci sarebbero stati due divani per poter scrivere. Gli introiti dei primi tre volumi sarebbero confluiti nella società che avevamo costituito, quelli del quarto andavano a Expo, quelli del quinto ai centri di accoglienza per donne maltrattate. Dal numero sei al dieci, non avevamo ancora deciso” racconta Eva.
Erano certi che i soldi sarebbero arrivati. Stieg Larsson sapeva di aver scritto qualcosa più di un lunghissimo giallo, come testimonia la corrispondenza con Eva Gedin, la sua editor svedese, colei che ha operato tagli e cambiamenti alle bozze (Panorama ha letto le mail fra i due). Sapeva di aver creato un personaggio con una forza d’urto senza pari, Lisbeth Salander, uno scricciolo alto un metro e mezzo, una hacker antisociale, piercing fuori e ferite dentro. E un coprotagonista, Mickael Blomkvist, giornalista duro e puro, bell’uomo, fascinoso, lontano dai soliti cliché. In più, molto sesso, etero lesbo e sadomaso, personaggi di contorno che hanno la forza di stagliarsi nelle pagine che gli sono date, temi d’attualità (i giochi in borsa, la prostituzione dai Paesi dell’est…) e molto femminismo. Una specie di dinamo letteraria, e la ricarica delle pile è comprensiva di riflessioni sulle donne, lezioni di etica e di deontologia professionale (dei giornalisti), denunce sui giochi sporchi di chi sta al potere.
È questo il nodo dell’affaire Larsson: Eva Gabrielsson non vuole consentire a fratello e padre di gestire la produzione letteraria del suo uomo, questo magma di impegno, letteratura e thriller. “Ciò che rende Erland e Joakim inadatti è che loro non sanno niente della nostra vita. Come si può gestire la produzione letteraria di una persona quando non si sa niente di quella persona, di cosa succede nella sua anima e nella sua vita?”.
Pochi i rapporti fra Stieg e i suoi famigliari, secondo Eva Gabersson: “È una bugia, una stupida bugia” dice seccato Joakim Larsson “Tre volte l’anno veniva a Umeå, al Nord dove abbiamo casa, a riposarsi. E ci sono centinaia di mail di corrispondenza con mia figlia, la nipote che amava”. Ancora Rashômon, ognuno con la sua verità. E il padre: “Guardo il libro, sento quello che dicono e mi domando: perché non c’è mio figlio?”.
Sta di fatto che l’infanzia di Larsson è trascorsa in solitudine, “appoggiato” ai nonni materni. Fu forse lì, in una casa dimenticata da Dio e dagli uomini, in mezzo ai boschi del Nord che Stieg sviluppò una memoria fenomenale (come quella della sua eroina, Lisbeth?), divorò libri, si appassionò di fantascienza, strategia militare, spionaggio, polizieschi, politica e romanzi, meglio se scritti da donne. E imparò a stare dalla parte dei più deboli dal nonno militante comunista schifato dei suoi simili. Poi rientrò a Stoccolma, prima come impiegato in posta, poi stenografo in un’agenzia di stampa e infine giornalista.
E Stoccolma, finora nome da sapere per parole crociate, è di colpo familiare a coreani, americani, europei, giapponesi, quella decina di milioni di lettori di Millenium sparsi nel mondo. Girando per Gamla Stan, l’isoletta che è anche il centro storico della capitale, si ritrovano pezzi della Trilogia: lì la redazione di Millenium, eccola, proprio sopra gli uffici di Greenpeace; più in là la casa signorile dove si rifugia Lizbeth mentre quella dove è successo Tutto il Male è un orribile casermone che chiama bruttezza. L’appartamento di Mikael guarda al di là del fiume dove si scorge la casa del viscido avvocato Bjurman. È tutto come nel libro, sembra di fare un tour fra le pagine.
Ardua quindi la prova-cinema, tutti si sono immaginati i volti di Lizbeth, Mikael e degli altri e i luoghi. Il 22 febbraio esce sugli schermi svedesi e danesi, il film tratto dal primo volume, Uomini che odiano le donne, già venduto a molti Paesi, Italia compresa (l’ha comprato la Bim). “Un film che è un misto fra Il codice da Vinci e James Bond nell’era del computer” è lo slogan che accompagna l’uscita. Il produttore, Soren Stærmose, spera di piazzarlo al prossimo Festival di Cannes e intanto ha in lavorazione il secondo film e a novembre c’è il primo ciak del terzo. Contemporaneamente gira sei ore di film tv, pronti per il Natale 2009. Gli americani si sono già fatti avanti per fare il loro remake, con attori da botteghino. E gli inglesi prevedono una loro versione entro quattro anni. Febbre Larsson. In Svezia pensano anche a un museo dedicato allo scrittore-giornalista mentre a Stoccolma vanno esauriti i giri turistici nei luoghi del romanzo (l’isola della famiglia Vanger è di fantasia). Gli editor larssoniani del mondo, convocati in questi giorni dalla casa editrice Norstedt, hanno ipotizzato di fare un libro che raccolga gli articoli di Larsson pubblicati da Expo (i più internazionali), di registrare quanto prima un dominio ufficiale internet dove attualmente proliferano siti dedicati allo scrittore, e di arginare i libri-spazzatura che stanno uscendo tipo Il quarto manoscritto.
Il quarto manoscritto è quello che tutti vorrebbero: famigliari, editore, e i molti larssoniani in crisi d’astinenza (la Trilogia ha infatti creato una sorta di dipendenza). Ma è nel computer di Eva Gabrielsson. E lì ci rimane malgrado la casa ceduta, il milione di corone che Joakim e Erland dicono di aver versato a Expo e le dichiarazioni di pace. Parla il padre: “Forse abbiamo trovato un amico che potrebbe fare da mediatore. Speriamo”. Ma Eva parla solo tramite avvocato. E del compiuter nessuna traccia, nessuno sa dove sia. Il giallo dei gialli Larsson continua.

Uomini che odiano le donne

  • stefania.berbenni
  • Venerdì 17 Ottobre 2008
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