- Tags: Cinema-Bizarre, Jonas-Brothers, Musica, Panik, Tokyo-Hotel
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“Il primo a intuire che avremmo spaccato è stato nostro padre. Era un pastore protestante, inflessibile e bacchettone. Dopo averci visto sul palco, s’è tolto il colletto bianco, ha rimesso i libri sacri nel cassetto ed è diventato il nostro manager”. La nuova generazione di band a uso e consumo dei teenager ha il volto candido e inespressivo di Joe Jonas, il frontman dei Jonas Brothers, la più formidabile macchina da dollari del pop rock per minorenni made in Usa, che si esibiranno in Italia il 13 giugno nel concerto di Avril Lavigne a Milano.
Archiviati per sopraggiunti limiti d’età i giurassici Backstreet Boys e la psicolabile “Ippo-Britney” (è il soprannome che le hanno affibbiato i top manager della discografia americana), la potente fabbrica delle giovani star di plastica ha visto nei volti di Nick, Joe e Kevin (53 anni in tre) il futuro di un giro d’affari da 800 milioni di dollari l’anno. Micidiale il piano d’azione per facilitare l’accesso dei Jonas Brothers al cuore e al portafoglio degli under 18: un tormentone radiofonico irresistibile, Sos, un patinato libro fotografico da diffondere in milioni di copie in tutti i centri commerciali d’America e uno show per la tv firmato Disney Channel, Camp rock, la cui missione è bissare i trionfi di High school musical.
“Diventeremo superstar da milioni di dollari ma le nostre vite resteranno quelle di tre ragazzi semplici del New Jersey” giura Kevin Jonas. Che, un secondo dopo, in uno slancio di sincerità ammette: “Lo so che non è vero, ma mi hanno detto di dire sempre così”.
Sulla strada del primato nell’universo teen i fratelli Jonas dovranno però vedersela con Bill Kaulitz, androgino e filiforme leader dei Tokyo Hotel. Il dandy tutto piercing e capelli cotonati di Magdeburgo (Germania orientale) ha già infranto i cuori di mezza Europa (in concerto in Italia il 6 luglio a Roma e l’11 a Modena) e adesso punta all’America: “Abbiamo 120 mila clip su Youtube contro gli 80 mila dei Jonas Brothers. E cantiamo anche noi in inglese” sibila con un filo di voce.
I ritmi massacranti della fabbrica di plastica hanno rischiato di bruciargli per sempre le corde vocali e al duecentesimo concerto in un anno Bill ha iniziato a boccheggiare come un pesce d’acquario: “Mi hanno operato all’ultimo minuto disponibile. Ancora un paio di show e sarei rimasto afono per sempre. In ospedale ho ricevuto 10 mila lettere di fan disperate. Mi hanno inondato di peluche e cuoricini luminosi. Le ho viste aspettarmi per ore sotto le finestre dell’ospedale. Altro che band usa e getta, la gente ci ama e ci sostiene anche nei momenti difficili”.
Lo scaltro Kaulitz finge di ignorare che nello stretto spazio della sua convalescenza hanno preso piede i Cinema Bizarre, cinque berlinesi che sembrano usciti da un manga giapponese e che, visti da lontano, assomigliano pericolosamente ai Tokyo Hotel. “Non ci sto a questo gioco al massacro. Noi e i Tokyo siamo band totalmente differenti. I Cinema Bizarre non sono la fotocopia di qualcosa che già esiste” protesta senza troppa convinzione il leader Strify. La strenua difesa dell’unicità e dell’originalità del suo gruppo si scontra però clamorosamente con la prima regola della fabbrica di plastica: se una band funziona, bisogna subito inventare dei cloni.
Non è allora un caso se sempre dalla Germania arrivano i Panik (nati con il nome di Nevada Tan), gruppo a metà strada tra rap e hard rock che, come da copione, rivendica la sua unicità: “Niente confronti con Tokyo Hotel e Cinema Bizarre. Noi siamo un’altra cosa” spiega convinto in ogni intervista il cantante Frank Ziegler.
Tutto preso dall’ansia di non essere accostato ai rivali, il povero Frank si dimentica spesso e volentieri di dire l’unica cosa che davvero lo differenzia dagli altri: lui canta esclusivamente in tedesco.
- Giovedì 12 Giugno 2008









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