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Torino

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Il design si coniuga con Torino. La città piemontese è stata insignita del titolo di World Design Capital, capitale mondiale del design, premio biennale assegnato dall’ Icsid (International Council of Societies of Industrial Design) con cui si riconosce ad una città e al suo territorio la capacità di avere rinnovato il proprio vivere, attraverso progetti di eccellenza del design architettonico, urbanistico. Un semaforo verde per questa “città che sale”. Ed è proprio il verde in tutte le sue nuances cromatiche, dall’oliva all’acido, dal verde prato alla tonalità bandiera, a fare da flessibile continuum cromatico: non a caso Flexibility è il titolo di una delle mostre clou dell’anno (vedi calendario), fissata per giugno.
Circa 180 sono le manifestazioni, fra eventi, rassegne, convegni, confronti, workshop per quello che s’annuncia un vero e proprio anno olimpico del design: un’impresa organizzata dall’architetto Enrico Morteo assieme a Guta Moura Guedes, a Michael Thomson e con Gillo Dorfles grande maestro e curatore dell’intero progetto. Torino è del resto da sempre città fabrile, storicamente legata alla ricerca di linee e forme innovative per l’industria automobilistica, che a Torino non è solo Fiat, ma Alfa Romeo, Lancia con le firme di Giugiaro, Moretti, Anselmi. E proprio all’auto è dedicata la rassegna Dream che aprirà a settembre e farà parte di una trilogia dedicata al mondo del Car design. Ma lo studio degli interni di un’auto ha una ricaduta a pioggia anche sul design di elettrodomestici, aereoplani e arredamenti. Lo sapete che la prima poltrona Frau, un pilastro del comfort, nasce a Torino? E così il Sacco di pelle di Gatti, Paolini e Teodoro per Zanotta, indiscutibilmente legata all’imbranatissimo Fracchia di Paolo Villaggio.
“Negli ultimi vent’anni Torino è sempre stata all’avanguardia per l’arte contemporanea, basti pensare a istituzioni come la Gam e il castello di Rivoli” osserva Enrico Morteo. E fra la miriade di iniziative sul design cita Luci d’artista: per Natale la città “si è illuminata di immenso”, con i progetti di Daniel Buren, Rebecca Horn, Michelangelo Pistoletto, Gilberto Zorio, solo per dirne alcuni. “Mentre il resto d’Italia” ironizza Morteo “è ancora lì con le stelline e le finte nevicate di luci, o le slitte di Babbo Natale”. Morteo incalza e vede Torino non in gara con Milano sulla piazza del Design, ma come una città dove ha valore l’opera, il prodotto, il risultato: Torino è matter of facts, lì le cose si fanno, mentre Milano è la metropoli dove si creano gli eventi. L’architetto auspica una complementarietà delle due città per un design che non vada alla ricerca di un puro effetto estetico: “Il design non è bellezza e sogno” afferma Morteo, “perché oggi ci fanno accontentare di un bel progetto, che poi viene riprodotto e si appiattisce nella citazione banale della riproducibilità. Diciamolo: la forma d’un nuovo bicchiere non ci cambia la vita. Il futuro è in un nuovo design, come materia viva che nutre le altre discipline, dall’ingegneria all’architettura. Un modo per farci uscire dalla modernità, dove l’industria aveva ancora il ruolo preponderante, senza cadere nelle abusate secche del postmoderno”. Il design come propedeutico e propellente, per designare e disegnare Torino a capitale del futuro: una bella scommessa.
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Amanti della settima arte e di una delle sue voci più profonde e particolari, correte a Torino. Dal 15 gennaio al 10 febbraio il Museo nazionale del Cinema presenta “Segni di vita, Werner Herzog e il cinema”, retrospettiva sul regista tedesco ed eventi correlati (qui il programma in pdf). E potrebbe anche capitare di imbattersi nel maestro stesso, per alcuni giorni ospite della città sabauda. Anzi, il 17 e il 18 gennaio è lui il professore d’alto rango di un laboratorio di cinema e scrittura, riservato a quindici candidati e agli studenti della scuola Holden.
Il 16 gennaio, alle 20.30 al cinema Massimo, è invece il momento dell’anteprima italiana dell’ultimo lavoro di Herzog, Encounters at the End of the World. Un documentario dove ancora una volta è protagonista una natura estrema, che in alcune scene intense urla il suo potere: alla fine del mondo, in Antartide, tra i ghiacci, nel centro di ricerca americano McMurdo, sull’isola di Ross, dove il cineasta è stato accolto insieme al suo cameraman Peter Zeitlinger. Lo stesso Herzog si fa riprendere mentre cammina in un tunnel sotto il Polo Sud.
Le tracce di un cinema visionario, che si immerge nel paesaggio e si perde in un viaggio che tocca tutti gli angoli del creato, tra personaggi al di fuori dai modelli di vita “normali”, si possono invece rivivere nella mostra multimediale alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, che documenta il lavoro sul set di Herzog e alcuni nuclei tematici che attraversano i suoi film. Di grande interesse anche la retrospettiva che ripropone le pellicole del regista che hanno fatto storia, da Fitzcarraldo (1982) a Nosferatu, principe della notte (1978), e le più recenti, da L’ignoto spazio profondo (2005) a Grizzly man (2005).
Qui l’intero programma in pdf



A Torino le proteste per il progetto del grattacielo di Intesa Sanpaolo hanno costretto Renzo Piano a scrivere una lettera indirizzata a Enrico Salza, presidente del consiglio di gestione dell’istituto di credito, dichiarando che il nuovo edificio non supererà l’altezza della Mole Antonelliana. La struttura avrebbe dovuto raggiungere i 180 metri, 13 metri in più dello storico simbolo torinese. Una presa di posizione che potrebbe bastare a rassicurare gli ecologisti e alcuni esponenti della sinistra. Il grattacielo immaginato dall’architetto genovese, inoltre, sarà ecosostenibile grazie al risparmio energetico delle doppie facciate e all’alimentazione con pannelli solari e impianti geotermici .

Eppure altre torri promettono di spezzare l’uniformità dello skyline abituale di grandi città. Come Roma. Si chiama Green Tower l’edificio di 130 metri per un volume dichiarato di 33mila metri cubi che sorgerà in zona Muratella, un’area tra la capitale e l’aeroporto di Fiumicino: è un progetto dello studio JMSchivo&Associati. La promessa è di ridurre del 70% l’inquinamento ambientale, grazie all’efficienza energetica e ai pannelli fotovoltaici. I cantieri sugli 8200 metri quadrati di terreno apriranno le porte nel 2009. Nella periferia est di Bologna, invece, sono iniziati in estate i lavori per la costruzione della Torre uffici, un palazzo di 25 piani e alto 120 metri, a pianta triangolare.
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- Tags: blade-runner, Cinema, Courmayeur, Dexter, Fantascienza, festival, Festival-della-Fantascienza, Fiction+Science, letteratura, Mistero, Nanni-Moretti, noir, Noir-Film-Festival, Torino, Torino-Film-Festival, Trieste
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In attesa dell’uscita dei colossal di Natale che sfodereranno fior fiori di star per scaldare le fredde sere delle feste, Trieste, Torino e Courmayeur si rincorrono in un caleidoscopio di festival cinematografici molto diversi fra loro.
Primo in ordine di tempo il Fiction+Science, il Festival della Fantascienza nato nel 2000 dalle ceneri del celebre Festival Internazionale del Film di Fantascienza di Trieste, che si è aperto lo scorso 12 novembre con la proiezione del capolavoro del genere: Metropolis, di Fritz Lang. Grandi classici del passato e assolute novità provenienti da tutto il mondo per soddisfare gli appassionati di un genere di cui in Italia ci si era quasi dimenticati; il festival, che si concluderà domenica 18 con la consegna del Premio Asteroide, ha anche proposto la versione 2007 di Blade Runner - Final Cut, di Ridley Scott (qui sotto il trailer).
Dal cinema black al noir passando attraverso la città dei misteri, Torino. Il 23 novembre prossimo si apre la XXV edizione del Torino Film Festival che proporrà quasi 230 film tra lungo, medio e cortometraggi scelti tra oltre 2500 pellicole visionate. In bando ci sono 25 mila euro per il film miglior film e svariati altri premi, oltre a un’enorme visibilità data sia dalla forza crescente di Torino e Piemonte come luoghi del cinema sia dalla capacità di catalizzare l’attenzione del direttore del festival: Nanni Moretti. Il regista non si concede alle interviste, preferendo lasciar parlare i film: ne ha scelti di tutti i tipi, farcendo ben 12 sezioni tra concorsi, fuori concorso, retrospettive ed eventi speciali.
Il 1°dicembre si chiude il Torino Film Festival e tre giorni dopo si apre il Noir Film Festival di Courmayeur (4-10 dicembre) festival cinematografico e non solo, dato che viaggia in coppia con il premio Giorgio Scerbanenco, dedicato al miglior libro romanzo noir italiano edito. Cinema e letteratura vanno a braccetto dai tempi di Agatha Christie a Raymond Chandler e conquistano il pubblico a suon di misteri e delitti risolti. Edizione numero 17, 13 i lungometraggi in concorso, 3 i premi da vincere, 6 i documentari e innumerevoli i delitti e i misteri ancora da sciogliere.
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LA GALLERY DEI FILM DELLA SETTIMANA

Chi è Tulse Luper? Un personaggio nato dalla fantasia di Peter Greenaway, regista cinematografico a cui però questa definizione va decisamente stretta. Ecco un uomo che del concetto di multimedialità sembra aver fatto una missione, e il progetto delle 92 valigie di Tulse Luper è lì a dimostrarlo. Un film? No, tre. E non solo: un cd rom, un libro e ora un gioco online interattivo, oltre a un concorso che ha appena incoronato un vincitore, che farà un viaggio intorno al mondo sulle tracce di Tulse Luper. (E a proposito di viaggi intorno all’arte di Greenway - e di Tulse Luper - si veda il programma del Fenice Festival) .

Nato a Newport nel 1911, Luper ha vissuto una vita da “prigioniero professionista” e di paese in paese, di prigione in prigione, ha stipato in 92 valigie tutti gli oggetti che ha incontrato e che hanno attraversato la sua esistenza. Il gioco, che è in realtà un progetto della piattaforma per produzioni crossmedia Submarine Channel, consiste nell’andare alla scoperta dei misteri che hanno a che fare con il contenuto di ogni valigia, svelati i quali si può avere accesso a un minuto di film sulla sua vita. E non è un caso che le valigie siano 92, né che il sottotitolo del progetto sia Una storia dell’Uranio nel Ventesimo secolo: 92 è il numero dell’Uranio nella tavola degli elementi.
Ogni diramazione del progetto dà luogo a un moltiplicarsi di mezzi espressivi. Come il libro Tulse Luper in Turin, in cui si racconta della prigionia all’interno della Mole Antonelliana, che è un vero libro, ma anche un sito internet, e una raccolta di disegni. Il personaggio è un alter ego dell’autore che, sul sito dedicato al progetto, dichiara: “Forse siamo tutti prigionieri di qualcosa: l’amore, i soldi, il sesso, la fama, le credenze religiose, il potere, l’ambizione, l’avidità, i debiti, un lavoro, un giardino, un cane, gli orari dei treni, un’ipoteca o anche solo del conto di un droghiere… Ogni prigioniero ha bisogno di un carceriere. Ovviamente come autore io sono il carceriere di Tulse Luper, così come sono il suo prigioniero”.
I 120 minuti imposti come limite di durata ai film che vanno in sala sono chiaramente troppo pochi per un regista come Greenaway. Che ha dilatato quel tempo dando al suo personaggio una vita potenzialmente infinita.
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LE GALLERY: Why Africa? - Africa today
“L’arte nell’Africa di oggi è un incontro inevitabile di tradizioni e modernità. Perché la storia e la cultura dei popoli s’intrecciano e devono affrontare una minaccia di disfatta che si chiama globalizzazione. Perché la storia non può essere scritta dimenticando un continente”. In queste parole espresse da André Magnin, noto per essere uno dei più grandi esperti d’arte contemporanea africana, c’è tutto lo “spirito” artistico che accompagna la mostra Why Africa? a Torino fino al 3 febbraio 2008 presso la Pinacoteca Giovani e Marella Agnelli. Sono circa un centinaio, fra dipinti, disegni, sculture, fotografie e installazioni, le opere prelevate dalla Contemporary African Art Collection-Collezione Jean Pigozzi, la più importante collezione privata d’arte contemporanea africana del mondo, per dimostrare all’opinione pubblica italiana che questa figurazione può competere ad armi pari con quella di qualsiasi altro continente, al punto da essersi ormai imposta nel mondo con opere di valore e significato sì universale, ma anche in grado di preservare una propria autonomia di linguaggio.
“Tra i meriti più importanti di Jean Pigozzi” spiega a Panorama.it Sandra Federici, direttrice della rivista Africa e Mediterraneo e da anni impegnata a promuovere in Italia e nel resto del mondo l’arte africana contemporanea, “c’è stato quello di aver fatto la fortuna di molti artisti africani. Non si contano più i casi di “artigiani” emarginati in Africa nei loro atelier urbani e successivamente proiettati da Pigozzi nel gotha del panorama contemporaneo mondiale”. Tra loro c’è sicuramente Malick Sidibé, il fotografo maliano a cui è stato assegnato quest’anno il Leone d’Oro alla carriera durante La Biennale di Venezia. A ruota, vale la pena ricordare il pittore congolese Chéri Samba, già esposto al Centre Pompidou di Parigi, al Moma di New York o alla Tate Modern di Londra, e oggi grande protagonista assieme a Sidibé della mostra torinese curata da André Magnin. I visitatori della rassegna avranno l’occasione di (ri)scoprire altri maestri come i pittori George Lilanga e Richard Onyango, il fotografo-ritrattista recentemente scomparso Seydou Keita, gli inclassificabili Bodys Isek Kingelez e Romuald Hazoumé, oppure artisti più giovani quali Abu Bakarr Mansaray o Pathy Tshindele.
Sulla scia di Torino, il Comune di Roma ha organizzato un’altra mostra dedicata all’arte africana contemporanea. Si chiama Africa Today – The Dark Side of the Art (titolo a dire il vero un po’ naif), in cui 46 artisti africani espongono le loro opere fino al 2 dicembre nella Sala degli Arazzi del Campidoglio.
LE GALLERY: Why Africa? - Africa today

Il mese di novembre a Torino è dedicato all’arte contemporanea, arte che va in mostra e in fiera: oltre alla fermente attività delle grandi istituzioni (ossia il Castello di Rivoli, GAM Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo per l’Arte e la più recente Fondazione Merz) dal 9 all’11 novembre torna per il quattordicesimo anno Art-issima, una delle più grandi mostre mercato europee. I fini sono commerciali, ma l’attenzione è dichiaratamente dedicata ai giovani artisti: un fitto stuolo di curatori e critici hanno scelto le 131 gallerie (metà italiane e metà straniere), che a loro volta hanno scelto i loro pupilli da presentare a collezionisti, appassionati e curiosi provenienti da tutta l’Italia.
Ad Artissima fa il verso in modo eccelso Parat-issima, un evento parallelo creato da Parassito, l’associazione paraculturale che “combatte la paranoia e la paralisi” perché “l’arte è anche quella dei parartisti nei paraspazi”. Pochi soldi, pochi nomi e niente Lingotto: Parat-issima quest’anno (la mostra è itinerante ed è al suo terzo anno di vita) riesce ad avere a disposizione le Ex-Carceri Le Nuove, location dismessa e poco conosciuta dove dal 9 all’11 novembre esporranno giovani artisti e creativi italiani e non solo.

Si tratta di giovani fotografi, pittori, scultori che usano l’arte per raccontare e raccontarsi e che sono quindi sempre alla ricerca di una vetrina. E non possono lamentarsi: lo spazio è enorme e unico. Un bel passo avanti per un evento che due anni fa ha visto la luce in un appartamento in ristrutturazione di Via Po, con 7 artisti e ben 300 visitatori in una sola sera. Per esporre a Parat-issima bastano 25 euro e l’ingresso al pubblico (dalle 18.00 alle 24.00) è gratuito (mentre ad Art-issima i costi sono decisamente superiori per spettatori, galleristi e acquirenti).
Il video
Paratissima
![[i]Atteggiamenti supremi (sono il numero UNO)[/i], 2007</p> <p>[color=red][b]Juventus. 110 anni a opera d'arte[/b][/color]<br> Torino, Palazzo Bricherasio<br> Dal 26 ottobre al 2 dicembre](http://gallery.panorama.it/albums/upload/foto-ottobre/juve/normal_03bonavita.jpg)
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L’avvocato Agnelli soprannominò il Del Piero dei tempi d’oro Pinturicchio, perché le traiettorie pennellate sui campi di calcio ricordavano il tratto del pittore. Ora il paragone tra il fresco papà Alex e il pittore umbro, allievo del Perugino, ritorna più che mai con la mostra Juventus. 110 anni a opera d’arte, fino al 2 dicembre a Palazzo Bricherasio a Torino. E il parallelo non riguarda solo il capitano juventino, ma tutta la storia di luci ed estro della Signora, messa a confronto con luci ed estri artistici: opere d’arte vere e proprie, accostate a figure simbolo, cimeli e trofei particolarmente significativi nella costruzione dell’immaginario Juve.
Ecco così i lavori di Lucio Fontana, Yves Klein e, naturalmente, Pinturicchio, accanto a filmati di Boniperti, Sivori, Platini, Zidane, Del Piero, anche loro amanti dello spunto geniale e sedotti dalla bellezza del gesto tecnico, nella sala dedicata a Classe, estro e fantasia. L’agonismo del calcio diventa un paradigma visivo nella sala I gladiatori, dove i dipinti di De Chirico sul tema, che l’artista sviluppò tra il 1927 e il 1929, o le possenti figure di Sironi sono messi in similitudine con le immagini di Benetti, Tardelli, Cuccureddu, Boniek, Davids o Nedved, giocatori che hanno esaltato il senso della lotta fisica in campo.
La sala Estetica del bianco e nero è la testimonianza del cosiddetto stile Juventus, che passa dall’avvocato Agnelli a Boniperti fino a Chiusano, sottolineato dalle opere di Clemente, Michael Scott, Mario Consiglio e Andy Warhol.
![[i]Gianni Agnelli[/i], 1972<br> [color=red][b]Juventus. 110 anni a opera d'arte[/b][/color]<br> Torino, Palazzo Bricherasio<br> Dal 26 ottobre al 2 dicembre](http://gallery.panorama.it/albums/upload/foto-ottobre/juve/normal_01warhol.jpg)
Torino siamo noi è la sezione con i quadri di Paulucci, Casorati, Ruggeri, fino ai tempi moderni rappresentati da Mondino, Salvo, Daniele Galliano: grandi artisti tutti accomunati da una cosa, essere juventini. Non poteva che concludere l’esposizione la sala dedicata ai Trofei, dove sono esposte, direttamente dalla sede della Juventus, le coppe più rappresentative vinte in Italia e nel mondo.
Di fronte al Palazzo Bricherasio, a salutare l’ingresso, campeggia l’Alfa 8C Competizione, un’opera d’arte in movimento realizzata in 500 esemplari da Alfa Romeo, sponsor principale della rassegna.
Era il primo novembre 1897 quando, per idea di alcuni studenti del liceo D’Azeglio, nasceva a Torino lo Sport Club Juventus. La prima maglia fu rosa, con cravatta o papillon. Ma se l’anniversario dei 110 anni fosse caduto l’anno scorso, uno dei momenti più difficili per la squadra torinese, allora in serie B, sarebbe stato festeggiato comunque? Fato vuole che la ricorrenza cada comunque ora, e forse l’esposizione sottolinea ancora di più una rinascita “ad opera d’arte”.
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