Ultimatum alla Terra
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Dal 12 dicembre arrivano nelle sale due film molto attesi. Da una parte una pellicola tutta italiana, con il ritorno di Gabriele Salvatores che porta sul grande schermo il libro premio Strega Come Dio comanda di Niccolò Ammaniti, dall’altra il kolossal americano fantascientifico Ultimatum alla Terra, rifacimento dell’omonimo cult del 1951, con Keamu Reeves nei panni dell’alieno. Insieme a Il giardino di limoni, l’ultimo lavoro del regista israeliano Eran Riklis sul coraggio delle donne di sfidare il sistema.
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Nel 1951 il disco volante alieno atterrava a Washington e Klaatu ne usciva con fattezze umane avvolte in una tuta spaziale. Nel 2008, avvistato con qualche ora di anticipo dai potenti strumenti di intelligence moderni, che però non riescono a bloccarlo, il mezzo extraterrestre è una grande sfera luminosa e l’essere proveniente da altri mondi è una massa contornata da fluido simile a placenta, da cui nasce l’essere con corpo umano, triplo Dna e cervello alieno arrivato in missione a Manhattan. A distanza di cinquantasette anni dall’originale firmato Robert Wise, il 12 dicembre esce nelle sale in contemporanea mondiale Ultimatum alla Terra, rifacimento del film di fantascienza rivoluzionario per la sua epoca, che proponeva un’audace allegoria delle tensioni crescenti della Guerra fredda in cui l’altro da temere non era il blocco sovietico ma l’uomo stesso e la sua natura violenta.
A realizzare il non facile compito di rivedere in chiave contemporanea un simile cult sono stati lo sceneggiatore David Scarpa e il regista Scott Derrickson, che hanno fatto ricorso a un ampio stuolo di effetti speciali per marcare i cinque decenni di progressi tecnologici.
L’alieno che ha viaggiato nell’universo per avvertire l’umanità di un’imminente crisi globale è invece Keanu Reeves, che proprio grazie a un film di fantascienza - con il ruolo di Neo in Matrix - deve la sua fama. Molto più cupo e impassibile del suo antesignano Michael Rennie, il Klaatu del ventunesimo secolo, quando gli viene negata la possibilità di parlare coi leader mondiali, trova in Helen Benson (Jennifer Connelly) un sostegno più presente e attivo che nella versione del ‘51. Celebre scienziata, è lei con il suo figliastro Jacob (Jaden Smith) che aiuta l’alieno, cercando però di dissuaderlo dai suoi propositi distruttivi. Per ricreare le dinamiche attuali di famiglie allargate e melting pot, Jacob è un ragazzino di colore ed Helen è la ragazza bianca di suo padre.
Ma diverso, oggi, è soprattutto il motivo della preoccupazione delle forze extraterrestri: il futuro dell’ambiente terrestre è ormai compromesso dall’uomo… “La crisi ha raggiunto il culmine, tanto che la vita del pianeta è in pericolo perché gli esseri umani lo stanno uccidendo”, dice Reeves. “Klaatu arriva sulla Terra per capire se gli esseri umani sono in grado di cambiare il loro comportamento o se il problema deve essere eliminato alla radice”.
E tutto fin qui sarebbe buono, anche l’emergenza ambientale messa in evidenza, per quanto la forza distruttrice dell’uomo contro i suoi simili sia tuttora attualissima. Anche lo sciame di insetti metallici che divora camion e stadi è realizzato in maniera “realistica” e sorprendente. Eppure ad Ultimatum alla Terra, anno 2008, manca qualcosa. Manca la forza pulita e semplice che aveva la pellicola di Wise. Manca una sceneggiatura che catturi o che semplicemente non zoppichi. Manca il meno elaborato ma più efficace senso di umanità che trasmettevano i personaggi di Helen e suo figlio Jacob.
Probabilmente da un cult non può essere tratto un nuovo cult.
Il trailer da YouTube: