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Venezia
Di Antonella Matarrese
Alla Fondazione Beyeler di Basilea, fino al 25 gennaio 2009, è in corso una mostra dall’eloquente titolo Venezia - da Canaletto e Turner a Monet. Nelle magnifiche sale del museo fiore all’occhiello dei progetti di Renzo Piano, ci si aggira ammirando una Venezia del XVIII secolo con i vedutisti Canaletto e Francesco Guardi fino alla serie di quadri che Claude Monet dipinse a Venezia nel 1908. Singolarità della mostra: ci sono pochi artisti veneziani, ed attraverso l’opera di 12 artisti europei ed americani si ammira la tipologia di vedute create dai precursori e dai primi rappresentanti dell’arte moderna nella città lagunare del XIX e XX secolo. L’esposizione riunisce 150 capolavori, tra cui 80 quadri, 50 lavori su carta e 20 fotografie d’epoca, che riproducono le famose vedute di Venezia, come quelle di Piazza San Marco, del Canal Grande, della Chiesa di Santa Maria della Salute e di quella palladiana di San Giorgio Maggiore. La mostra è stata curata da Martin Schwander, ed ha avuto due visitatori d’eccezione Sylvester Stallone grande estimatore d’arte ed il Dottor Giandomenico Romanelli Direttore dei Musei Civici Veneziani che in conferenza stampa ha espresso vivi complimenti per la scelta e l’offerta delle opere provenienti da più di 70 istituzioni pubbliche e private tra cui: il Museum di Belle Arti di Boston, il Metropolitan Museum of Art, il Solomon R. Guggheneim, la Tate di Londra, la Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli di Torino, la Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro
Venezia. Un’occasione ghiotta ed imperdibile per ammirare una Venezia d’autore, vista dall’occhio di grandi artisti stranieri innamorati della più bella e rappresentata città del mondo.
Fondazione Beyeler, tel. 00 41 61 6459700 aperto tutti i giorni dall 10h alle 18h mercoledì fino alle 20h.
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George Clooney e Brad Pitt a Venezia
Sono George Clooney e Brad Pitt ad aprire, questa sera, la 65esima Mostra del Cinema di Venezia. Due divi da copertina per un’edizione che però non vuole celebrare Hollywood e le grandi major. Il film d’apertura con le due star, Burn After Reading - A prova di spia, è infatti firmato da una coppia irriverente e anticonformista come i fratelli Coen, che dopo il noir vincitore di quattro Oscar Non è un paese per vecchi, tornano alla commedia. E trasformano i due belloni Clooney e Pitt in personaggi abbastanza idioti e caricaturali.
La lista dei film in concorso, sulla stessa linea, presenta registi poco noti ai non cinefili, che promettono di essere delle belle scoperte. Come l’etiope Haile Gerima con il film Teza, voce indipendente del cinema africano migrata negli States, o il turco Semih Kaplanoglu, lanciato da Yumurta a Cannes 2007 nella Quinzaine des Réalisateurs, al Lido con Süt, o l’algerino Tariq Teguia con Gabbla, che già si era fatto notare a Venezia due anni fa con Roma wa la n’touma, presentato a Orizzonti. C’è anche un debuttante, il messicano Guillermo Arriaga, già famoso però come sceneggiatore di Alejandro González Iñárritu. Porta in Laguna una produzione americana, The Burning Plain, e due stelle da red carpet, la luccicante Charlize Theron e l’ancora radiosa Kim Basinger.
Tra le cinque produzioni americane in concorso anche The Wrestler di Darren Aronofsky, con un irriconoscibile Mickey Rourke, e la commedia Rachel Getting Married di Jonathan Demme, ritratto di famiglia con nevrosi e tensioni a lungo covate che ha per protagoniste la ragazza della porta accanto Anne Hathaway e soprattutto Debra Winger, la spavalda e affascinante Paula di Ufficiale e gentiluomo, indimenticata nonostante sia sparita dallo showbusiness, dove non si trovava a suo agio, considerandolo falso e avido.
Gli italiani in competizione sono ben quattro, tanto da suscitare le polemiche di Der Spiegel, che ha definito la Mostra troppo patriottica (i tedeschi in concorso sono due Nuit de chien di Werner Schroeter e Jerichow di Christian Petzold): “ci sono undici film italiani nelle sezioni principali, di cui quattro in concorso, su un totale di ventuno in lizza”. Al settimanale di Amburgo la scelta “appare azzardata, visto che negli anni passati quasi tutti i film italiani hanno fatto fiasco a Venezia, né sono ricomparsi finora come film di culto”. Al di là degli umori alemanni, tra i nostri alfieri ci sono due nomi noti e due outsider: da una parte, entrambi con pellicole dai risvolti tragici, Ferzan Ozpetek con Un giorno perfetto e Pupi Avati con il noir Il papà di Giovanna; dall’altra lo sperimentatore Pappi Corsicato con la commedia grottesca sull’inseminazione artificiale Il seme della discordia e il viaggiatore Marco Bechis con BirdWatchers – La terra degli uomini rossi.
Non mancano i maestri del Giappone: Takeshi Kitano (Akires to kame - Achilles and the Tortoise) e i grandi dell’animazione Hayao Miyazaki (Gake no Ue no Ponyo - Ponyo on the Cliff) e Mamoru Oshii (The Sky Crawlers).
In tutta la Mostra, dedicata al regista egiziano scomparso Youssef Chahine, tra Concorso, Fuori concorso e Orizzonti saranno 49 i lungometraggi in prima mondiale ad alternarsi fino al 6 settembre. A dare il là alla undici-giorni, nel ruolo di madrina, Ksenia Rappoport, nata a San Pietroburgo nel 1974, adottata dal cinema italiano dopo aver interpretato il drammatico La sconosciuta di Giuseppe Tornatore, per il quale ha vinto il David di Donatello.
Intanto il Leone d’Oro già certo è quello alla carriera, che va a Ermanno Olmi. E sarà… Adriano Celentano a consegnarlo. Non una scelta a caso visto che tra i tanti eventi speciali al Lido, il 4 settembre ci sarà la riproposizione del restaurato Yuppi Du (1975), film di e con il “molleggiato”. Nell’ottantesimo anniversario della nascita è ricordato anche Domenico Modugno, con Tutto è musica (1963), racconto, fra realismo e fiction, della propria vita diretto dallo stesso cantautore, e il musicarello di Piero Tellini Nel blu dipinto di blu. È in musica anche la chiusura del festival con Orfeo 9 (1973), opera rock di Tito Schipa Jr con Renato Zero e Loredana Berté.
La madrina della Mostra Ksenia Rappoport
Il video
Il regista di Taiwan Ang Lee, vincitore l’anno scorso del Leone d’Oro della 64° edizione della Mostra del Cinema di Venezia.
(Credits: Ansa)
Pupi Avati, Ferzan Ozpetek, Marco Bechis e Pappi Corsicato. Saranno questi gli alfieri del cinema italiano in corsa per il prossimo Leone d’oro a Venezia. La 65esima mostra del Cinema si aprirà il 27 agosto con la prima mondiale (fuori concorso) di “Burn after reading“, l’ultimo lavoro dei pluripremiati fratelli Coen (trionfatori agli Oscar 2008 con “Non è un paese per vecchi”) che schiera nel cast star come George Clooney, Brad Pitt e Tilda Swinton.
Il direttore della mostra Marco Muller ha presentato oggi tutti i film in concorso e non. Un programma ricco, anche e mancheranno alcune opere attese come “W”, Bush visto da Oliver Stone, o “Milk” di Gus Van Sant. La giuria è stata affidata a Wim Wenders e ne faranno parte anche l’attrice Valeria Golino e il regista John Landis. Pupi Avati, uno dei decani dei registi italiani, parteciperà in concorso con “Il papà di Giovanna“, dramma in costume con Silvio Orlando, Alba Rohrwacher e un inedito Ezio Greggio. A tenere alta la bandiera anche Ozpetek con “Un giorno perfetto“, con Isabella Ferrari e un Valerio Mastandrea “disturbato” (leggi la sua intervista a Panorama). “Il seme della discordia” di Corsicato, un’ assurda vicenda familiare (Caterina Murino e Alessandro Gassman nel cast) e “Birdwatchers“, film ambientato in Amazzonia con Claudio Santamaria per la regia di Marco Bechis chiudono il quartetto italiano. Nazionalismo a parte, l’edizione numero 65 del festival di Venezia si presenta ricca di titoli interessanti e anche di Star-system. Non mancheranno le occasioni per i fotografi in laguna: oltre a Clooney e Pitt, sempre più di casa, Charlize Theron e Kim Basinger si materializzeranno in tutta la loro bellezza per presentare “The Burning Plan” di Guillermo Arriaga, Guy Pierce e Ralph Phiennes per “The hurt locker”, pellicola sull’Iraq di Kathrin Bigelow. Per gli amanti degli autori orientali (l’anno scorso in tronfo con “Lussuria” di Ang Lee) ci sarà il geniale giapponese Takeshi Kitano (con “Achille e la tartaruga”) e il maestro dell’animazione Hayao Miyakaki con “Ponyo on the cliff”.
Interessanti per i cinefili di tutto il mondo le sezioni “Fuori concorso” e “Orizzonti”. Nella prima vecchi maestri come Mario Monicelli e Manoel de Oliveira (con due cortometraggi), l’iraniano Kiarostami con “Shirin”, il recupero di un film del ‘63, “Tutto è musica”, con Domenico Modugno, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, una versione inedita de “La Rabbia” di Pasolini. In “Orizzonti” invece spazio a scelte più borderline e sperimentali: insieme a film filippini, russi e indiani, tre titoli nostrani, diretti da Mirko Locatelli, Marco Pontecorvo e Gianfranco Rosi. Un documentario sullo stilista Valentino (di Matt Tyrnauer), un altro sulla tragedia della Thyssen di Torino: “La fabbrica dei tedeschi” di Mimmo Calopresti.

Il 23 aprile non prendete impegni perché c’è Il barbiere di Siviglia alla Fenice di Venezia. Non siete di Venezia? Non importa, perché anche i melomani che vivono in città dove non c’è un teatro lirico potranno apprezzare l’opera di Rossini, nel sontuoso allestimento del Teatro La Fenice, in una sala cinematografica della propria città, dove l’evento verrà trasmesso via satellite. Un posto nel loggione della Fenice costa 53 euro, per vedere lo spettacolo in diretta in alta definizione via satellite nel cinema sotto casa si pagheranno tra i 10 e i 15 euro a biglietto.
A chi è venuta l’idea? Varie aziende hanno unito le proprie competenze per rendere possibile la realizzazione del progetto, che ha debuttato con successo al Teatro Massimo di Palermo con il Mefistofele il 27 gennaio scorso. Così, a permettere l’operazione sono state: Qubo, società che fornisce servizi ai cinema e lavora per la promozione del cinema digitale in Italia; Dynamic, casa editrice specializzata in cd e dvd di musica classica e opere liriche; XDC, società belga che si occupa di cinema digitale e Microcinema, il primo network digitale satellitare italiano.
“Iniziative simili già si fanno negli Stati Uniti”, racconta Silvia Compalati, responsabile marketing di Dynamic. “Lì però la logica è diversa: il Metropolitan di New York e la San Francisco Opera hanno accordi diretti con un circuito di sale cinematografiche che trasmettono in tutto il Paese le opere di questi teatri. In Europa il Covent Garden di Londra si sta attrezzando per fare altrettanto. Qui la prospettiva cambia” continua Compalati “e siamo noi professionisti del settore a selezionare le opere messe in scena nei più prestigiosi teatri d’Europa. Le scelte avvengono in base a criteri di eccellenza, in funzione del cast, dell’allestimento e dell’opera stessa”.
Non è quindi il singolo teatro a “imporre” il proprio cartellone, ma un soggetto terzo a scegliere ciò che può valer la pena trasmettere pescando da una produzione molto nutrita, che travalica i confini italiani: “Il 19 maggio”, spiega ancora Compalati, “sarà la volta dell’Orfeo di Monteverdi, trasmesso in diretta via satellite in alta definizione dal Teatro Real di Madrid”.
Per il Barbiere della Fenice le sale cinematografiche HD che aderiscono all’iniziativa sono una sessantina in tutta Europa, dall’Olanda alla Polonia, dalla Spagna alla Germania. In Italia le sale in cui si potrà seguire l’opera di Rossini sono sparse su tutto il territorio nazionale, da Genova a Palermo, da Milano a Cesena, Verona, Grosseto, passando anche per piccoli comuni, che pur non avendo il prestigio di ospitare un teatro dell’Opera potranno offrire agli appassionati uno spettacolo coi fiocchi.
Nel video, alcuni estratti del Mefistofele, ripreso al teatro Massimo di Palermo
Mefistofele

“Benvenuti a Baghdad. Informazioni di viaggio. Caro Turista! Quando visiti Baghdad, per favore, ricorda le seguenti istruzioni di sicurezza. Cosa vedere: 1- Tutti i bei posti di cui potresti aver letto sono già stati distrutti o saccheggiati. 2- Non camminare sul marciapiedi, potrebbero essere minati. 3 - Non pensare di essere in Europa: non puoi fare jogging la mattina. Gli attentatori suicida preferiscono farsi saltare al mattino così da poter poi fare colazione con il profeta Maometto. Se senti un esplosione nelle vicinanze, non rimanere a guardare. Ma soprattutto, non correre perchè potrebbero scambiarti per un terrorista. È suggeribile ferirsi in qualche modo per sembrare una vittima e farsi portare in ospedale.”
Un video e una brochure danno poche, semplici ma utilissime informazioni su come arrivare e muoversi, dove mangiare (ma soprattutto quando e cosa), in quali hotel andare e che cosa portarsi per una improbabile vacanza a Baghdad, un tempo davvero meta turistica per le sue bellezze architettoniche.
Siamo all’agenzia viaggi Abidintravel, Padiglione Nordico, Giardini della Biennale, Venezia. Autore di quest’opera è un artista iracheno, che da anni vive e lavora in Finlandia (ecco spiegato il padiglione): Adel Abidin. Trentaquattro anni, nato e cresciuto a Baghdad, città che ha lasciato nel 2000 per trasferirsi nella ospitale Finlandia (paese che su di lui ha investito molto), Adel Abidin è un artista che tratta temi di attualità unendo forte impatto visivo e ironia. “L’arte è una strategia per produrre significati: l’Arte crea argomenti a prescindere dalle interpretazioni. La mia arte non dà risposte! “spiega Adel Abidin a Panorama.it “Io non posso lavorare senza sentire veramente quello che poi condivido con chi guarderà il risultato”. Continua l’artista: “Abidintravels è un’agenzia viaggio fittizia che cerca di far riflettere la gente sul nostro tempo. Welcome to Baghdad, è lo slogan dei soldati americani, che al mio ritorno a Baghdad, nel 2004, mi hanno fatto sentire come un turista”.
Abidintravels ti augura un viaggio buono e sicuro. Con la speranza di rivederti presto!
![[i]10 settembre 2007[/i] - Il concerto di Ennio Morricone in piazza San Marco a Venezia.](http://gallery.panorama.it/albums/upload/foto-settembre/morricone/normal_morricone-01.jpg)
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Due sere magiche in laguna: ieri e oggi Ennio Morricone in concerto a Venezia, in piazza San Marco, per ricordare “le stragi della storia dell’umanità” nel sesto anniversario della tragedia delle Torri Gemelle. Cinquemila posti a sedere tutti esauriti ieri sera, forse qualche posto ancora disponibile per stasera. (E i bar storici della piazza che si sfregano le mani, offrendo i loro tavolini come posti aggiuntivi).
A rompere gli indugi, ieri, le note della colonna sonora di C’era una volta in America - forse la più nota tra le decine di colonne sonore composte dal 79enne artista romano. E via con gli altri pezzi, suonati uno via l’altro senza far troppa attenzione agli applausi, come si conviene ai grandi della musica (Morricone, oggi forse l’artista italiano più famoso del mondo dopo la scomparsa di Luciano Pavarotti, ha ricevuto pochi mesi fa l’Oscar alla Carriera - nel video qui di seguito).
Scaletta suggestiva, suddivisa in cinque blocchi: in quello dedicato a Sergio Leone, da segnalare l’esecuzione di C’era una volta il West del soprano Susanna Rigacci, scenograficamente inguainata in un abito rosso fiammeggiante. E poi tante altre musiche che hanno fatto la storia del cinema: da Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto a Mission, da Giù la testa a Sostiene Pereira.
Sulle teste dei musicisti dell’orchestra Roma Sinfonietta e dei cantanti del coro del teatro La Fenice quattro lampadari in vetro di Murano, pronti a illuminarsi sulle note di Vittime di guerra. Un modo simbolico per sottolineare la volontà di dedicare questo evento musicale alla pace. (Durante il concerto di stasera Morricone eseguirà inoltre il brano Voci dal silenzio: mezz’ora di musica per voce recitante, coro e orchestra composta per ricordare le vittime del World trade center).
Unica pecca di ieri sera, l’acqua alta comparsa a sorpresa a metà concerto: davvero poca, a dire il vero, ma “Piazza San Marco è il punto più basso della città, quindi non appena la marea sale un po’ è la prima ad andare sotto. Tutta colpa di un vento di scirocco inatteso” spiegano i responsabili del Casinò di Venezia, organizzatore dell’evento “ma per fortuna i disagi sono stati minimi”.
Qualche spettatore si è bagnato i piedi, ma le orecchie sono state poi ricompensate dai tre bis che Morricone ha regalato al pubblico: chiudendo l’ultimo, Sacco e Vanzetti (per onorare tutti i condannati senza colpa), il Maestro si è messo gli spartiti sotto il braccio e ha portato via con sè il primo violino. Così tutti hanno capito che era davvero finita: e facendo lo slalom tra le pozze di acqua alta, piano piano hanno abbandonato la piazza.
Si replica stasera, ma - assicurano dal Casinò - senza più pericolo di acqua alta.
[/i]](http://gallery.panorama.it/albums/userpics/10054/normal_Redacted.jpg)
Un pugno nello stomaco. Immagini fotografiche crude da un Iraq dissanguato dalla guerra. Partono prima dei titoli di coda, lasciando il pubblico della Mostra del Cinema di Venezia, nei giorni scorsi, in glaciale silenzio. Per poi una standing ovation di cinque minuti per il maestro Brian De Palma. “Le immagini potrebbero fermare la guerra” dice il regista statunitense. Ma le immagini dal fronte, di violenza e barbarie, che De Palma usa per il suo film Redacted (che si traduce in “pronto per la stampa”, ovvero purgato dalle cose che non si possono dire o mostrare) non vengono da fonti “ufficiali”, e non sono passate per i media americani. Per raccontare lo stupro di Abeer, ragazzina irachena di 14 anni, e la sua uccisione, insieme alla famiglia, da parte di soldati americani - storia vera -, il cineasta ha adottato lo stile di fotografie e filmati provenienti dal web. “Molte delle cose che si vedono - ha detto De Palma - sono basate su quanto pubblicato su Internet, un materiale reale che però non si può utilizzare liberamente. Ho guardato i blog, Youtube, i siti. Insomma tutto il mondo che gravita intorno a questo mezzo dove ci sono cose impensabili che quasi nessuno vede”.
Qui un servizio del Tg1 (da Youtube, appunto) con sequenze del film (che uscirà in nelle sale italiane a marzo 2008 ) e un’intervista a Brian De Palma. Qui la risposta del Pentagono a De Palma, in un servizio della Cnn.
Riprese amatoriali che i marines fanno tra di loro, reportage di giornalisti neutrali, comunicati video di terroristi, appelli di soldati… Tutti passano per il web. Immagini che, spesso, non documentano semplicemente la guerra, ma che fanno la guerra. Provocano e innescano reazioni. Sugli stupri, veri e presunti, degli americani in Iraq su Youtube si rincorrono testimonianze, servizi, commenti inorriditi. E anche ammissioni di colpe di cui è difficile stabilire la veridicità. Ma in rete si trovano centinaia di filmati e immagini raccapriccianti (e che qui volutamente non vengono linkati).
Anche i blog dei soldati al fronte hanno riempito la Rete. Si chiamano sblogs, ovvero Soldier Blogs. Qui un elenco dei tanti presenti, dall’Iraq e non solo. Raccontano emozioni, nostalgia, la quotidianità militare e soprattutto l’abbrutimento a cui la guerra conduce. Come nel caso di My War: Killing Time in Iraq (La mia guerra: come ammazzare il tempo in Iraq), sblog da cui è stato ricavato l’omonimo libro che si è aggiudicato il Lulu Blooker Prize, premio letterario per blooks.
I siti di social network danno però fastidio all’establishment americano. Da qui la decisione del Pentagono, di alcuni mesi fa, di impedire ai soldati al fronte di accedere attraverso i computer dell’esercito a 13 siti, su alcuni dei quali è possibile pubblicare e condividere foto (tra questi Youtube e Myspace). Ma il divieto non vale per tutti… Nel marzo scorso, infatti, è stata proprio la Multi-National Force in Iraq ad aprire un canale su Youtube, con video di azioni militari in esplicito appoggio alla missione Iraqi Freedom. Per non parlare poi di Juba, il personaggio orrendo e misterioso, mitico in Iraq, che riprende un cecchino dietro a un mirino mentre centra senza pietà soldati americani. Poi, carica i video delle uccisioni su Youtube.
Immagini e ancora immagini, da catalogare accanto ai primi filmati rivendicatori dell’11 settembre di Osama Bin Laden, alle esecuzioni di ostaggi da parte di al-Qaeda immortalate, a minacce estremiste o proselitismi distribuiti sul web. La guerra è a colpi di video.
È iniziata la parata di star al lido di Venezia, e nella ricca costellazione anglofona brilla qualche stella italiana, come Carlo Lizzani. L’ottantacinquenne regista e sceneggiatore romano, autore di film come Achtung! Banditi!, Banditi a Milano (vincitore di due David di Donatello e un Nastro D’argento), Mussolini ultimo atto, Celluloide (un David Donatello per la sceneggiatura) e Maria Josè l’ultima regina, è tornato alla Biennale di Venezia dopo aver diretto la sezione cinema da 1979 al 1983. Con un film di cui firma la regia, un documentario sulla sua vita (Viaggio in corso…nel cinema di Carlo Lizzani, di Francesca Del Sette) e un nuovo libro.
La pellicola, fuori concorso, si intitola Hotel Meina ed è il racconto romanzato del primo eccidio di ebrei in Italia avvenuto sulle rive del Lago Maggiore pochi giorni dopo l’armistizio dell’8 settembre. Un film impegnato (come tutte le opere del regista), con attori bravi e poco conosciuti, che è stato ben accolto dal pubblico della Mostra. Un film fonte di grandi polemiche, su cui è tornato anche il regista l’altro giorno, perchè troppo liberamente ispirato all’omonimo saggio di Marco Nozza.
Francesca Del Sette racconta invece attraverso interviste ed estratti “un uomo di sinistra che fa della tolleranza la sua più grande qualità e non ha paura di condannare lo stalinismo né di riconoscere nel fascismo l’iniziale spinta innovatrice; uno studioso, un critico, che fissa in alcuni scritti alcune intuizioni essenziali”, dice la regista.
Uomo eclettico, Carlo Lizzani, si racconta anche in questo suo nuovo libro, Il mio lungo viaggio nel secolo breve, edito da Einaudi. Un’autobiografia che è anche un saggio di storia (del mondo e del cinema) e una riflessione sul presente.
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