
Il viral che sta spopolando in rete
I pericoli di Facebook mostrati in un video interattivo che sta spopolando sul web. “Take This Lollipop” è rivolto agli internauti che condividono dati personali, foto e filmati nel social network, mettendoli in guardia sui rischi. Continua


Piero Chiambretti - Credits: La Presse
di Piero Chiambretti
Buona sera, io sono il prologo a una serata dedicata alla bugia e alla verità, tema dominante di questa edizione della Milanesiana.
Elisabetta Sgarbi ha radunato per questo evento, complessivamente, 140 ospiti internazionali tra cui cinque premi Nobel, un premio Pulitzer, una medaglia Fields, un premio Oscar, quattro premi Strega, un premio Simone de Beauvoir, un premio Principe delle Asturie, e infine il vincitore di due Telegatti.
In questa ouverture che oscilla tra verità e menzogne io voglio essere come lo zio Michele: dare l’esempio.
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Protesta davanti alla sede di Facebook in difesa del diritto alla privacy. Palo Alto, California - © Paul Sakuma / AP Photo
Lo diceva già Aristotele che la memoria è l’identità stessa dell’esperienza: “non c’è esperienza, se non viene ricordata”.
Non è solo un discorso da filosofi. Nell’epoca di Internet, la memoria può diventare un problema con conseguenze molto fastidiose per chiunque usi Facebook, Myspace o qualsiasi altro sito per farsi vedere in Rete.
Ne ha parlato in questi giorni Jeffrey Rosen sul New York Times, citando il caso della povera Stacy Snyder che si è vista rifiutare la specializzazione per l’insegnamento per aver postato su MySpace, con il titolo “Drunken Pirate”, una foto che la ritraeva con un cappello da pirata mentre beveva da un bicchiere di plastica.
Negli USA il 75% dei responsabili delle risorse umane - aggiunge Rosen citando dati Microsoft - ha rifiutato dei candidati dopo aver indagato la loro presenza sul Web.
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di Gianmaria Padovani
I personaggi sembrano quelli di una barzelletta: ci sono un principe scandinavo, quattro calciatori francesi, un imprenditore texano e un golfista californiano.
Alla fine della storia, però, a vincere non è un italiano astuto, ma una ragazza. Anzi quattro.
Che in comune hanno un’arte appresa in set di filmetti hard o su palcoscenici poco illuminati di qualche localino notturno. Continua

L'attore e vittima della bufala, Lino Banfi - Credits: Kika
Lino Banfi morto? Macché. La voce stava girando in fretta, con il consueto tam-tam di messaggi sconsolati su Facebook e i social network: “Lutto nel mondo del cinema e della televisione, scompare all’età di 73 anni il comico pugliese stroncato da un infarto nella sua casa romana”.
Una burla, probabilmente, come quelle raccontate da Panorama.it qualche mese fa. Che però è stata presa sul serio, tanto da spingere qualche utente della Rete a modificare la sua biografia su Wikipedia aggiornando la sua data di morte. Continua
La mappa del web
Inviare una mail, una chiacchierata in chat o la navigazione sul web: non sono abitudini comuni per la metà degli italiani. Eppure la familiarità con le tecnologie c’è, se la diffusione di cellulari nella penisola è una tra le più alte al mondo. Ma nell’epoca dell’interconnessione globale, su internet si viaggia in genere lentamente dall’Italia: la penetrazione della banda larga è al disotto della media nell’Unione europea. E allora, se gli italiani non frequentano il mondo online, sarà la rete telematica a raggiungerli con il progetto di Codice internet. Da ottobre partirà un tour nella penisola che per un anno toccherà molte città, con eventi dedicati ai giovani, alle aziende e al grande pubblico. Un lungo viaggio per raccontare il rapporto di internet con economia, cultura, società, ambiente. A organizzare l’itinerario sono stati l’anchorman Marco Montemagno, ideatore della trasmissione Reporter diffuso, e Marco Maseri.
Un anticipo del progetto itinerante partirà l’otto settembre a Milano: per più di un mese l’Ottagono, a due passi dalla centralissima piazza Duomo, ospiterà il debutto di Codice internet, con interviste dal vivo condotte da Montemagno. E, tra un anno, è in programma un’”Internet week” dedicata alla rete, sulla scia dei festival che richiamano ogni anno gli appassionati di scienza in diverse città italiane. Sponsor della manifestazione sono Cisco, Fiat, Microsoft, Dada, Ebay, Paypal, Yahoo. Gli eventi di Codice internet potranno essere visti sul canale 863 di Sky e su Virgilio.
Il trailer di Codice internet

Il peggior nemico di George Clooney? Internet. In effetti, nelle ultime settimane, la Rete ha riservato solo dispiaceri al playboy brizzolato di Hollywood. Il primo attacco d’ira Clooney l’ha avuto quando sono apparse online una serie di vecchie immagini sexy lesbo della fidanzata, Sarah Larson, scattate durante un party selvaggio a Las Vegas (qui le immagini). A peggiorare il suo umore ci si sono messi poi i blog dedicati (vedi Blogcritic.org) al flop nei botteghini americani del suo ultimo film, Leatherheads (in Italia uscirà l’11 aprile con il titolo In amore niente regole), una pellicola sul mondo del football americano nel 1920. “Internet mi fa paura”, ha ammesso il bel George sconsolato “I commenti e le critiche sono brutali, estremi. Preferisco vivere nell’ignoranza piuttosto che leggere i pareri feroci dei bloggers che mi ricoprono di spazzatura”. Poi, non ancora soddisfatto, ha aggiunto: “Mi viene l’ansia ogni volta che digito il mio nome in Google. È come una roulette russa. Per questo, non accendo più il computer e vivo nel mio piccolo mondo dove tutti sono gentili ed educati”.
Guarda la gallery: Il sexy Party di Sarah Larson
Guarda il video del photocall

L’ego-surfing, si sa, è una delle pratiche più diffuse tra chi frequenta regolarmente la rete. Secondo un’indagine dell’autorevole Pew Internet & American Life Project, almeno un navigatore su due digita il proprio nome sui motori di ricerca per controllare “cosa si dice”. Una pratica che diventa ancora più maniacale tra alcune frange “celopiulunghiste” della blogosfera o dei social-network. Molti blogger italiani, ad esempio, sono ossessionati dalla posizione nella classifica realizzata da Blogbabel. Come ha spiegato Luca Sofri in un recente articolo, “almeno duemila allodole ogni mattina vanno a vedere in che posizione della classifica - aggiornata alle sette tutti i giorni - sta il loro blog. E si eccitano, o si deprimono, a seconda di quel che vedono”. Ed è così anche per i social network: il numero di amici su Facebook o su Twitter per molti iscritti è indice di popolarità e successo.
Una forma di narcisismo digitale per il quale ora è stato elaborato anche un quoziente numerico. Si chiama QDOS ed è stato pensato apposta per misurare in maniera più attendibile il proprio status online. Basta registrarsi al sito, inserire i diversi profili di social network su cui si è attivi, e il sistema elabora automaticamente un punteggio. Ad essere preso in considerazione non è soltanto il numero di volte che il proprio nome compare online (come fanno i motori di ricerca), ma anche parametri come l’impatto e la frequenza delle attività. L’ideale, quindi, per gli ego-surfer più sfrenati.
Per i fondatori di QDOS il vero scopo del servizio è anche un altro: spingere gli utenti a prendere maggiore dimistichezza con il proprio status digitale per sapersi difendere dagli eventuali (e sempre più frequenti) abusi.
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