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Jon Bon Jovi smentisce la notizia della sua morte su Facebook (Credits: DavidBergman)
L’ultima in ordine di tempo è stata quella del cantante Jon Bon Jovi che, dato per morto su Twitter, ha smentito il suo triste trapasso con una foto scaramantica e ironica sulla sua pagina ufficiale di Facebook, ma le finte morti celebri sono una macabra usanza che sul web non passa mai di moda. Continua

Will Smith alla première del film Karate Kid (2010) - Credits: LNJ/SP©kikapress.com
A Natale siamo tutti più buoni? Mica tanto: l’attrice Janet Hubert ha approfittato di TMZ per cantarle a Will Smith senza tanti peli sulla lingua. Perché ce l’ha con lui? La storia comincia all’inizio degli anni Novanta, su set della sit-com Willy, il principe di Bel Air.
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Will Smith e Jada Pinkett ai Grammy Awards 2011 - (Credits: EPA/MIKE NELSON)
Dopo la rottura tra Demi Moore e Ashton Kutcher tocca adesso a un’altra inossidabile coppia di Hollywood fare i conti con i rumors che li vorrebbero a un passo dal divorzio. Secondo i tabloid infatti Will Smith e la moglie Jada Pinkett, insieme dal lontano 1997, starebbero attraversando una grossa crisi , strascico di un episodio imbarazzante accaduto in agosto.
Sembra infatti che la bella attrice sia stata pizzicata dal marito in atteggiamenti piuttosto intimi con il cantante Marc Anthony, al tempo fresco di rottura con l’ex moglie Jennifer Lopez, e che da quel momento le cose tra Will e Jada non si siano più rimesse a posto.
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Rosario Dawson e Will Smith in una scena del film

Questa sera alle 21:00 su Cielo andrà in onda il secondo successo di Gabriele Muccino negli Stati Uniti “Sette Anime”, film del 2008 con Will Smith che segna il debutto cinematografico di Connor Cruise, figlio adottivo di Tom Cruise e Nicole Kidman. Continua

Angelina Jolie, Shiloh, Pax e Zahara
Non sono ancora famosi, ma portano cognomi importanti e hanno un ricco conto in banca sin dalla nascita. Sono i figli delle celebrity di Hollywood: belli, trendy ma soprattutto viziati.
Angelina Jolie e Brad Pitt ne sanno qualcosa. Non deve essere certo facile tenere a bada 6 bambini. Così sembra che i pargoli dei Brangelina siano cresciuti selvaggiamente, diventando indisciplinati e maleducati. Pare che Maddox (il maggiore) sia il più pestifero e si diverta addirittura a bere vino mentre Zahara direbbe parolacce in continuazione e si lascerebbe scappare qualche bestemmia in francese.
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Dopo La ricerca della felicità, che ha aperto le porte di Hollywood al nostro Gabriele Muccino, il regista romano si trova nuovamente coinvolto in un progetto a stelle e strisce, ancora una volta con Will Smith, con cui ormai ha raggiunto una forte intesa. Ritroviamo così entrambi in Sette anime, film che ha diviso la critica americana e che dal 9 gennaio arriva nelle sale italiane.
Lontano dagli intrecci tutto sentimenti del cineasta de L’Ultimo bacio, chi non sapesse quale sia la mano a firmare la regia farebbe fatica a riconoscerci Muccino. Il soggetto molto particolare, scritto da Grant Nieporte, inizia e si muove per gran parte del racconto con il ritmo e la tensione del thriller. Smith è Ben Thomas, un esattore del fisco molto particolare: si reca personalmente dagli evasori, li conosce in maniera davvero accurata e il dettaglio che più gli preme sapere è se siano o meno delle brave persone. Una lista di sette nomi guida le sue “missioni”, tutti nomi di individui accomunati da una cosa: sono in un momento particolare della loro vita e bisognosi di aiuto.
Ma il mistero sul comportamento ambiguo dell’esattore gradualmente si svela. Thomas è attanagliato da ricordi terribili e votato a un incredibile percorso di redenzione, su cui però capita l’intralcio di Emily Posa (Rosario Dawson), una componente della lista dei sette, adorabile giovane con problemi cardiaci.
Senza svelare di più, se durante la visione del film si rimane avvinti e quasi affascinati dal procedere della storia, è proprio il quadrare del cerchio, quando tutti i tasselli sono composti, che lascia esterrefatti. L’ordito poco realistico e sconcertante pensato da Nieporte fa il pregio e il difetto del film, comunque ben cucito da Muccino. Smith è l’assoluto protagonista e il suo viso dà fondo alle capacità espressive, spettro di desolazione spesso, indefinibile e freddo all’inizio, lacerato dal dolore e in fuga dai rimorsi, solo e capace di un’inaspettata tenerezza di fronte alla brava Dawson.
Seppur non riuscito, Sette anime galleggia sopra a tanto di meno buono che ci offre il panorama cinematografico attuale.
Il trailer del film:
Will Smith e il figlio Jaden
Sentivate nostalgia del “dai la cera, metti la cera” che eseguiva Ralph Macchio col suo viso da bravo ragazzo? Sono passati 24 anni dal primo mitico Karate Kid, ed ancora le arti marziali sono d’appeal al cinema, rispolverate dal recente cartoon Kung Fu Panda - anche se le lezioni di lotta orientale qui sono a base di ravioli al vapore.
Probabilmente, se non voi, di certo la Columbia Pictures sentiva la mancanza di ragazzini istruiti alla filosofia del karate e della famigerata Tecnica della Gru. Ecco quindi che si sta preparando a propinarci una nuova avventura del classico di John G. Avildsen. Non potremmo purtroppo più vedere sulla scena il Maestro Miyagi, tutto cuore e disciplina, visto che l’attore Noryuki “Pat” Morita è scomparso tre anni fa. Ma ritroveremo Macchio, o meglio, il suo personaggio Daniel LaRusso, ormai quarantasettenne. E sarà lui a mettersi nei panni del maestro. Ma chi sarà il nuovo Karate Kid? Qui la sorpresa: Jaden Smith, il figlio di Will Smith. Già avevamo visto il visetto riccioluto di Jaden sulla scena, insieme al papà, in La ricerca della felicità di Gabriele Muccino e poi in Ultimatum alla Terra di Scott Derrickson. Macchio all’epoca del primo film della quadrilogia di Karate Kid aveva circa vent’anni, Jaden Smith ne ha dieci. Dovrebbe interpretare il nipote di LaRusso, secondo indiscrezioni pubblicate sul magazine americano Variety. Il set dovrebbe avere luogo a Pechino e città vicine, il prossimo anno.
Chris Murphy sta scrivendo la sceneggiatura. Non dovrebbe trattarsi propriamente di un remake, piuttosto alcuni elementi saranno presi in prestito dall’originale, in cui un ragazzo si trasferisce in una nuova città e rimane vittima di bullismo per poi imparare a farsi rispettare con l’aiuto di un maestro.
Tra i produttori del film in arrivo c’è… Will Smith.
Le prime tre pellicole di Karate Kid resero popolare il volto di Macchio. La quarta lanciò Hillary Swank. Che questa quinta versione serva per trasformare in una star il figlio di papà, Smith junior?
Ha un cattivo carattere e non ha solo virtù. Anzi, la sua vita è piena di eccessi e vizi. È animato da ottimi propositi, ma dietro di sé lascia evidenti danni, anche perché è quasi sempre ubriaco. È Hancock, il nuovo supereroe del cinema che di super, oltre ai poteri, ha la scia di devastazione che lascia dietro le sue eroiche imprese. Dal 12 settembre nelle sale italiane, Hancock è diretto da Peter Berg, con un trio hollywoodiano di tutto rispetto: Will Smith, Charlize Theron e Jason Bateman.
“Hancock è un tipo complicato”, dice Smith, che interpreta il maldestro supereroe. “Ogni giorno, si sveglia arrabbiato con il mondo. Non ricorda cosa gli è successo e non c’è nessuno che lo possa aiutare a trovare le risposte di cui avrebbe bisogno. È armato di tante buone intenzioni, ma ha difficoltà ad relazionarsi con quelli che lo circondano”.
Così tanto che la popolazione di Los Angeles, per quanto possa essere grata al suo eroe, alla fine ne ha abbastanza e si chiede cosa abbiano fatto per meritarsi tutto questo. Finché Hancock non salva la vita a Ray (Bateman), un responsabile di pubbliche relazioni altruista, sposato con Mary (Theron) che vuole ricambiarlo insegnandogli come comportarsi appropriatamente e ripulire la sua immagine. Per insegnargli a essere un supereroe migliore.
Il trailer da YouTube:
Una buona parte del film è stata girata utilizzando il classico stile con macchina a mano per cui Peter Berg è noto, ma con un cambiamento: girare delle variazioni della stessa sequenza utilizzando movimenti di macchina e lenti differenti.
“Io non volevo lo stesso effetto cinetico che ho ottenuto in The Kingdom“, spiega Berg, “così, in questa pellicola abbiamo utilizzato alcuni movimenti di macchina alternandoli spesso con i movimenti delle gru e del dolly. Inoltre, era una cosa che ha aiutato a mantenere intatte le dimensioni epiche della storia di un supereroe, per cui invece uno stile frenetico non era congeniale”.