
La polvere del tempo (Movimento Film)
Uno dei registi più rappresentativi della condizione del popolo greco dall’inizio del secolo scorso fino ai nostri giorni, Theo Angelopoulos, torna con il secondo capitolo della trilogia sul Novecento, La polvere del tempo, presentato al Festival di Berlino 2009 e finalmente, dall’1 giugno, nelle sale italiane. Continua
Alla vigilia du Festival dato tra i favoriti alla Palma d’oro, dopo la proiezione ufficiale alla Croisette Antichrist è stato la mira preferita di risolini, fischi e “buuu”. Magra accoglienza a Cannes per l’amato e anticonvenzionale Lars Von Trier, che però ribatte alle critiche con piglio duro, rivolgendosi così ai giornalisti: “Non mi devo giustificare con voi, io lavoro per me, non ho fatto un film per voi, ma per me stesso”.
Ma se voleste comunque anche voi usufruire di un “lavoro fatto solo per sé”, l’occasione è prossima: la pellicola del regista danese esce nelle sale italiane il 22 maggio. Protagonisti sono Charlotte Gainsbourg e Willem Dafoe, una coppia in lutto che si ritira a Eden, capanna isolata nei boschi, per cercare di ricucire il rapporto. Al contrario, la loro relazione prenderà una deriva tragica con scene di sesso forti e soprattutto con sequenze sadiche che hanno richiami horror: dalla Gainsbourg che masturba il partner facendogli eiaculare sangue o che gli trapana una gamba a lei che si taglia il clitoride con una forbice).
E Von Trier commenta la scena dell’infibulazione: “In questo film non c’è nessuna logica, ma è solo un lungo sogno troppo nero su colpevolezza e senso di colpa. E, allora, secondo me quella scena ci stava tutta”.
Il trailer da YouTube:
Di Erika Suban
Vive a New York a due passi dal ristorante Sant Ambroeus nel West Village, dove fa colazione tutte le mattine. Questione di abitudine e di nostalgia: “Il toast ripieno qui è proprio come quello che si mangia a Milano” dice la supermodel italiana 24enne Bianca Balti, che a Manhattan si è trasferita solo da sei mesi e con l’inglese fa ancora fatica. “Credo di non essere proprio portata per le lingue. Ogni volta che prendo un taxi a New York gli autisti non capiscono mai il mio indirizzo. Sarà perché, oltre ad avere un accento italiano piuttosto marcato, mi manca anche la ‘r’. Ma a me l’accento in fondo piace, non lo vorrei perdere” racconta sorridendo.
Ne è passato di tempo da quando faceva promozione di prodotti nei supermercati di Lodi, prima che Dolce & Gabbana la lanciassero nel mondo della moda internazionale. Da allora ha lavorato con Marc Jacobs, Donna Karan, Gucci, Stella McCartney e Zac Posen; ha sposato il fotografo romano Christian Lucidi e avuto una bambina che ora ha un anno. Si appresta a debuttare come attrice nel film Go go tales, una commedia sexy diretta da Abel Ferrara dove Balti interpreta una ballerina di cabaret e recita al fianco di Willem Dafoe, Asia Argento, Matthew Modine, Riccardo Scamarcio, Bob Hoskins e Tiziana Rocca.
Com’è la sua vita a New York?
Questa città ha una forte energia positiva e sembra che tutti siano qui per darsi da fare. Ti concede molte opportunità, in qualunque campo. Anche se io, in fondo, sono la tipica casalinga italiana.
In che senso?
Lavo, stiro, faccio la spesa e cucino. Peccato che lo spazio negli appartamenti newyorkesi sia sempre un problema: casa mia è così piccola che non ho abbastanza posto per metterci un tavolo da pranzo. Sono stufa di mangiare per terra e sto quindi cercando un posto a Brooklyn, dove spero tanto di potermi permettere anche un piccolo giardino.
Come ha ottenuto la parte nel film di Abel Ferrara?
È buffo, ma l’idea di recitare non mi era mai nemmeno passata per la testa. Poi un giorno mi ha chiamato il fotografo Massimo Gatti, che è il produttore del film e con il quale avevo cercato di lavorare a delle foto, senza riuscire a trovare il momento giusto, e mi sono detta: perché no?
Non ha avuto alcuna incertezza prima di accettare?
Io prendo sempre la vita come viene, senza pianificare troppo. Però devo ammettere che la reputazione di persona eccentrica e difficile di Ferrara un po’ mi spaventava. Tanto più che non avevo assolutamente esperienza. Ma mi sono buttata.
E com’è andata?
Benissimo. Durante il provino Ferrara mi ha solo guardato e stretto la mano, senza dire nemmeno una parola. Poi due settimane prima di girare ho scoperto di essere incinta e mi sono sentita prendere dal panico. Gli amici mi telefonavano per mettermi in guardia o farmi addirittura cambiare idea, dicendo che nelle mie condizioni dovevo stare attenta. Invece la produzione ha persino accettato di girare le mie scene in una sola settimana, improvvisandone una che non era nel copione in cui confessavo di aspettare un bambino. Mi sono sentita molto coccolata.
Come si è trovata con gli altri attori?
Asia Argento è un “personaggione” con un carattere forte come ci si immagina che sia. Willem Dafoe un uomo simpatico con una faccia così espressiva che non poteva fare altro nella vita che recitare. Gli altri sono tutti persone molto normali da cui ho imparato che se mi ricapita di lavorare nel cinema devo assolutamente fare un corso di recitazione.
Sta pensando di diventare attrice?
Devo ammettere che non so ancora cosa voglio fare nella vita. Mio marito mi prende sempre in giro perché ogni giorno cambio idea sulla mia futura professione. Per un po’ ho sognato di essere stilista, poi ho fatto un vestitino per mia figlia che non le entrava dalla testa e ho deciso di mollare. Resterò modella ancora per qualche anno e poi si vedrà.
È rimasta in contatto con le persone che ha conosciuto durante le riprese?
No, sinceramente io nelle pubbliche relazioni sono un disastro. Anche come modella non sono mai stata una di quelle brave a farsi vedere alle feste, perché finivo per ballare e divertirmi per conto mio e dimenticare che ero lì per farmi pubblicità.
Il film esce in Italia il 20 giugno…
Sì, infatti in questi giorni sono alle prese con il doppiaggio, visto che è stato girato interamente in inglese. Non si può immaginare quanto sia difficile recitare in uno stanzino buio davanti a uno schermo. Però non vedo l’ora di mostrare la nuova versione del film a mia madre, che l’ha visto solo in inglese al Festival di Cannes e non ci ha capito niente.
E se sua figlia volesse diventare modella, che cosa le direbbe?
Mi sembra tutto così lontano… Certamente non la farei mai lavorare finché è piccola. Mi è capitato di assistere a dei servizi fotografici con bambini che mi sono sembrati così stressati dai loro genitori che mi hanno fatto paura.
Del resto, sua madre ha fatto lo stesso con lei.
Sì, da tipica mamma italiana mi ha dato il permesso di lavorare solo dopo che avevo finito le scuole superiori, a 19 anni. È decisamente tardi nel mondo della moda, ma sono felice che sia andata così perché in questo modo ho mantenuto i piedi per terra, a differenza di tante modelle che iniziano da giovanissime e poi perdono i contatti con la realtà.
Lavora meglio con gli italiani o gli americani?
Gli americani mettono gli affari prima di tutto, sono efficienti ma distaccati. Io amo lavorare con gli italiani. Con Missoni, per esempio, con cui ho un rapporto fantastico da anni, o con Cesare Paciotti, per cui ho appena terminato la nuova campagna pubblicitaria che uscirà alla fine dell’estate. Con loro si instaura un rapporto amichevole e intimo. Ti fanno sentire proprio a casa.