
Festeggiamenti per il capodanno cinese nella Chinatown di Vancouver (Credits: LaPresse)
Comprare il passaporto è possibile. Per lo meno in alcuni Paesi, e soprattutto se, in un momento di crisi generale, si promettono in cambio investimenti. I protagonisti di questo scambio sono i cinesi ricchi, mentre il Paese che ha raddoppiato in un anno il numero di ‘residenze permanenti’ concesse a cittadini della Repubblica popolare (1.823 solo nel 2009) è il Canada. Continua

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Regioni, province e comuni pesano in media 2.364 euro l’anno su ogni cittadino. Lo hanno calcolato i tecnici della Camera, elaborando i dati relativi al 2008 forniti dalla Copaff, la Commissione paritetica per il federalismo fiscale. In particolare, ogni italiano ha pagato in media 1.932 euro di tasse alle Regioni, 344 euro ai Comuni e 88 euro alle Province. Continua

Sergio Marchionne
Quello pronunciato dall’ad Fiat Sergio Marchionne durante l’incontro con le parti sociali è suonato a molti come un ultimatum: primo, il piano Fabbrica Italia, che è stato confermato (”la Fiat è l’unica tra le aziende disposta a investire 20 miliardi di euro nel paese”), è un progetto e non un accordo; secondo, il piano è confermato a patto che ci siano delle garanzie che gli stabilimenti possano funzionare. Perché per la Fiat ora “ci sono solo due parole che richiedono di essere pronunciate: una è sì, l’altra é no”. Continua


di Martino Cavalli
La sera ha cenato con Al-Waleed Bin Talal, il principe saudita con la passione per la finanza che con il suo jumbo personale occupa metà dell’aeroporto di Olbia. La mattina dopo, sulla terrazza dell’hotel Romazzino, non perde l’occasione di stringere la mano ad Andres Iniesta, il calciatore del Barcellona che con un gol ai supplementari ha regalato il Mondiale alla Spagna. Camicia di lino e pantaloni corti, abbronzatissimo, fisico palestrato, l’atleta sembra lui. Iniesta, piccolo, gracile e pallidissimo, lo saluta un po’ spaesato. Sicuramente non sa che quel signore con gli occhi da mercante del suq è Tom Barrack, 63 anni, miliardario californiano proprietario, fra le altre cose, del Paris Saint-Germain, la squadra di calcio della capitale francese. Ma non è grave, questo non è il momento di fare calciomercato. Continua


di Sergio Luciano
«Mio figlio John ha una doppia qualità. È un erede e ha saputo fare carriera» dice di lui il padre, Alain Elkann. E l’interessato, parlando ai primi di luglio all’attentissima platea degli ex allievi della Bocconi, ha confermato: «Io sono presidente della Fiat per un destino, ma se sono in sella è per merito». Va tenuto d’occhio, questo giovane alto e magro, John Philip Elkann detto Jaki, 34 anni, presidente di tutto il presiedibile nelle società della galassia Agnelli: la Giovanni Agnelli & C., la Exor spa, la Fiat spa. Continua

Il presidente americano Barack Obama (Credits: LaPresse)
Gli americani hanno criticato con insistenza la credibilità degli ’stress test’ voluti dalla Commissione Europea per misurare la stabilità degli istituti di credito del Vecchio continente e, a fronte di un risultato positivo (solo sette banche su 91 non hanno superato il test), dare nuovo slancio e fiducia agli investitori e ai mercati. Ma dal punto di vista della stabilità finanziaria, anche i passi avanti compiuti dagli Stati Uniti dagli ultimi giorni non sono stati accolti con grande entusiasmo dal presidente della Federal Reserve Ben Bernanke. Continua

Il Governatore della Banca centrale europea Jean-Claude Trichet (Credits: LaPresse)
L’Italia può essere soddisfatta: Unicredit, Intesa Sanpaolo, Ubi Banca, Banco Popolare e Monte dei Paschi di Siena hanno superato l’esame degli ’stress test’. ‘Se le banche italiane sono solide, lo è anche l’economia del Paese’, ha commentato soddisfatto il Ministro Tremonti da Orvieto.
Ma cosa sono gli ’stress test’? Che cosa misurano e, soprattutto, sono affidabili? Continua

Sergio Marchionne con la Speaker della Camera americana, Nancy Pelosi - EPA
«In una libera economia e in un libero Stato, un gruppo industriale è libero di collocare dove è più conveniente la propria produzione. Mi auguro soltanto che questo non accada a scapito dell’Italia e degli addetti italiani a cui la Fiat offre il lavoro».
All’indomani della decisione della Fiat di spostare a Kragujevac, in Serbia, la produzione della monovolume «L-0» — nome in codice dell’auto che sostituirà Musa, Idea, Multipla — Silvio Berlusconi, nella conferenza stampa congiunta assieme al presidente russo Dimitri Medvedev, esprime la sua preoccupazione su una decisione che ha suscitato vive preoccupazioni non solo tra i sindacati, ma anche tra autorevoli esponenti dell’esecutivo. «Non sta né in cielo né in terra» ha detto il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, annunciando la prossima apertura di un tavolo sulla decisione della Fiat cui partecipino tutti i soggetti interessati, dalla Fiat ai sindacati fino ai membri dell’esecutivo.
Il rischio di una «detorinizzazione» della Fiat era, del resto, già ben presente da quando il vertice del Lingotto ha deciso di affidare la guida del gruppo a Sergio Marchionne, un manager con una cultura industriale che va ben oltre i confini del nostro Paese.
Durante il consiglio comunale di Torino, a seguito di una chiacchierata con l’Ad Fiat, Sergio Chiamparino ha detto, per fugare queste preoccupazioni, che l’amministratore delegato della Fiat non intenderebbe «pregiudicare quella ‘T’ che nell’acronimo Fiat rimanda a Torino». «A Marchionne ho chiesto che si possa affrontare il nodo Mirafiori e mi è sembrato di trovare da parte sua ampia disponibilità», ha reso noto il sindaco del capoluogo piemontese. «Dico questo – ha concluso - senza indulgere a facili ottimismi».

Scorcio indiano (credits: LaPresse)
Nelle ultime settimane la Cina è finita sulle prime pagine di tutti i giornali del mondo prima per l’ondata di suicidi che ha colpito la Foxconn, il gigante taiwanese che produce nella Repubblica popolare Ipad, Ipod, Iphone e Mac Mini per la Apple oltre ad applicazioni tecnologiche per moltissime altre multinazionali occidentali. Poi, per gli scioperi che hanno bloccato i partner di alcune aziende automobilistiche giapponesi e tanti altri stabilimenti. E’ stato scritto che gli operai cinesi sono scesi in piazza per protestare contro i soprusi di cui sono quotidianamente vittime in quelle che in tanti definiscono oggi ‘le fabbriche degli orrori’. Turni massacranti, pochissime pause, alloggi quasi sempre ubicati in dormitori fatiscenti, pochi contatti con i colleghi, e tanta, troppa, competizione.
Purtroppo, però, la Cina non è l’unico Paese asiatico in cui la popolazione è vittima di discriminazioni. In questi giorni la comunità internazionale ha infatti puntato il dito contro India e Giappone, colpevoli di aver adottato politiche discriminatorie e poco trasparenti. Continua