
Per il suo carattere forte e per la sua capacità di muoversi nei meandri del potere, a Reggio Emilia si è conquistata il soprannome di Zarina. Di certo Antonella Spaggiari, 49 anni, con le ultime mosse come presidente della Fondazione Manodori è diventata famosa al di là dei confini locali.
Secondo azionista di riferimento nel patto di sindacato di Capitalia con il 4,13 per cento del capitale, ha avuto un ruolo importante nella battaglia tra Matteo Arpe e il presidente Cesare Geronzi: la sua astensione sulla votazione per il reintegro di Geronzi è stata infatti interpretata come una mossa a favore di Arpe.
Ma chi è questa signora emiliana che tratta alla pari con i piani alti del potere bancario? Un diploma di ragioneria alle spalle, la Spaggiari si fa le ossa nel mondo cooperativo con il consorzio alimentare Progeo, da cui approda alla Federcoop di Reggio Emilia. E qui conquista un ruolo importante quale presidente dell’Associazione provinciale cooperative di servizi.
Con il mondo delle coop non taglia mai del tutto i cordoni. Infatti si mette in aspettativa quando fa il salto nella politica attiva, partendo da segretario del comitato cittadino (si muove nell’area del Pds, oggi Ds), per arrivare nel 1991 alla poltrona di primo sindaco donna di Reggio Emilia. Un incarico che terrà per due mandati e mezzo, guidando giunte di centrosinistra fino al 2004.
Vicina a Walter Veltroni, collabora con lui nel settore degli enti locali: ma resta un battitore libero. Con tanta grinta. “Da primo cittadino era l’incubo delle segretarie, sempre attiva su tutto, passava da una riunione sulla crisi della squadra di calcio locale al grande progetto urbanistico” raccontano a Reggio Emilia.
Ma era molto amata dai cittadini, che le devono, oltre agli asili migliori d’Italia anche la nascita dell’Università Reggio Emilia Modena, il ponte sull’autostrada realizzato dall’architetto spagnolo Santiago Calatrava e la fermata della Tav a Reggio Emilia. Insomma, la Zarina era lanciatissima: al punto che aveva conquistato i galloni per un posto al sole a Roma, si parlava anche di un ministero.
Ma la perdita delle elezioni della sinistra nel 2001 bloccò i progetti romani. E la Fondazione Manodori, prima di lei roccaforte democristiana? A Reggio giurano che l’abbia conquistata da sola, sfruttando i rapporti che si era creata al di fuori del mondo di appartenenza e facendo accordi trasversali con ambienti cattolici che l’hanno portata in rotta di collisione con il partito.
“Ma è una donna abituata a farsi rispettare” dicono a ReggioEmilia. Di certo in Capitalia non possono che concordare. Quanto alla battaglia Geronzi-Arpe, dicono a Reggio Emilia “l’importante è che non dimentichi che i reggiani con Capitalia hanno il dente avvelenato. All’epoca del concambio con Bipop Carire ci hanno rimesso, detta alla maniera dei locali, una vaccata di soldi”.
Lei, la Zarina, lo sa. E non a caso, lo scorso novembre ha ottenuto una donazione da Capitalia di 1,2 milioni per l’ospedale cittadino. E, sorpresa, il suo interlocutore era Cesare Geronzi.
- Domenica 4 Marzo 2007
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