- Tags: Assogestioni, aziende, Covip, Eurisko, fondi, liquidazione, pensione, previdenza, soldi, tfr, welfare
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Un decollo lento e con numerosi problemi aperti, quello dei fondi pensione integrativi. Che, pur raccogliendo nuovi iscritti, grazie al conferimento del tfr (trattamento di fine rapporto, qui l’abc di Panorama), sembra molto difficile riescano a raggiungere quel 40 per cento di adesioni fra i lavoratori indicato come obiettivo dal ministro del Lavoro Cesare Damiano. “Noi presumiamo che la vera partenza cominci a marzo e si potrà arrivare entro l’anno al 25-30 per cento di lavoratori aderenti” dice a Panorama Luigi Scimia, presidente della Covip, la commissione di vigilanza sui fondi pensione.
Finora la crescita di iscritti ha riguardato solo i fondi chiusi, chiamati anche negoziali perché istituiti con il negoziato fra lavoratori e imprese: per esempio il Cometa, fondo dei metalmeccanici, ha raccolto 9 mila nuove adesioni al mese di gennaio. Rimangono al palo, per ora, i fondi aperti e le polizze che, ricorda il presidente della Covip, “sono più costose”. Analisi che anche i sondaggi confermano: nelle piccole imprese, fino a 50 dipendenti, il 58 per cento dei lavoratori preferisce mantenere il tfr in azienda, secondo un monitoraggio (qui i risultati) della Gpf Eurisko per conto dell’Assogestioni, l’associazione dei gestori italiani che ha al suo interno anche i fondi pensione aperti.
Già, ma quanto rendono i fondi pensione? Panorama ha messo a confronto i rendimenti dell’ultimo triennio utilizzando la banca dati della società d’analisi indipendente Consultique:

Monetari a parte, i rendimenti vanno bene e in particolare i fondi aperti hanno sfruttato meglio il rialzo di borsa dell’ultimo triennio.
Invece i fondi chiusi sono solitamente più prudenti negli investimenti, ma ciononostante il comparto azionario del Fopen, fondo dei dipendenti del gruppo Enel, ha reso il 37 per cento nel triennio e oltre il 9 per cento nell’ultimo anno. I rendimenti vanno confrontati con i costi.
Giuseppe Romano, direttore dell’ufficio studi della Consultique, ricorda che “con i nuovi prospetti informativi da gennaio tutti i fondi devono indicare il Ter, total expense ratio, che comprende le commissioni ricorrenti ma non quelle d’ingresso, e l’Isc, indice sintetico dei costi, che ipotizza un investimento di 2.500 euro l’anno e un rendimento teorico del 4 per cento”.
Non c’è il rischio, con questi due indicatori, di confondere le idee? “Sono tutti e due importanti” risponde Romano “ma è meglio considerare l’Isc che comprende anche le commissioni di sottoscrizione. Per esempio, sui 10 anni l’Isc dei fondi aperti azionari è mediamente l’1,52 per cento, mentre quello dei fondi negoziali è lo 0,51. Quindi se il rendimento è il 4 per cento annuo vuol dire che il rendimento effettivo è di quasi il 3,5 per cento sui fondi chiusi e di meno del 2,5 sui fondi aperti”.
- Mercoledì 7 Marzo 2007
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