Quando l’Anpac prese il volo in Alitalia

La prima prova di forza dell’Anpac all’interno dell’Alitalia risale al 1995, periodo in cui amministratore della compagnia era Roberto Riverso, fratello di Giancarlo, attuale coordinatore dell’attività dell’impresa.
Per accattivarsi le simpatie dei piloti che con una serie di agitazioni (Aquila selvaggia) avevano contrastato il piano di ristrutturazione dell’azienda, Schisano firma un accordo segreto con i dirigenti dell’Anpac depositato presso un notaio con il quale veniva riconosciuto un aumento lordo annuo di 28 milioni di lire ai piloti.
Costretto alle dimissioni, Schisano lascia il posto a Riverso che cerca di non riconoscere l’intesa segreta con i piloti, ma viene duramente contestato e poi silurato anche lui. Gli succede Domenico Cempella che spalanca le porte del consiglio di amministrazione ai piloti rappresentati dal comandante Augusto Angioletti.
Nel 2001 a Cempella succede Francesco Mengozzi che nomina Angioletti amministratore delegato della controllata Eurofly. Nel consiglio di Alitalia viene inserito un altro dirigente Anpac, Michele Cicia, il quale viene addirittura cooptato nel comitato esecutivo, il vero nucleo di comando della compagnia.
All’arrivo nel 2004 di Giancarlo Cimoli la parte operativa dell’Alitalia viene affidata a un ex dirigente Fs, Antonio Migliardi, ma l’Anpac lo ritiene troppo duro e infatti dopo un po’ anche Migliardi viene messo da parte. Viene sostituito da Giancarlo Schisano che, capita l’antifona, si allinea subito ai voleri dei piloti.

Commenti

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Il 7 Marzo 2007 alle 17:15 Panorama.it – Economia » Blog Archive » In attesa della vendita, chi comanda in Alitalia? ha scritto:

[...] Quando l’Anpac prese il volo in Alitalia Panorama   Canali   Economia   In attesa della vendita, chi comanda in Alitalia? [...]

Il 25 Giugno 2007 alle 18:56 Gli estremisti della protesta: treni, ospedali, rifiuti. Voi con chi state? » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Quelli che un tempo erano casi estremi (i piloti che negli anni ‘90 lasciavano a terra i passeggeri Alitalia erano stati ribattezzati per questo “Aquila selvaggia“), sono sempre più ordinari: che sia per le quote latte, per un rinnovo contrattuale, o contro la Tav scioperare e manifestare non basta più. Senza paralisi non si ottengono risultati, denuncia chi protesta. Ma l’esasperazione può legittimare, o in qualche modo giustificare, la disobbedienza civile? Delle ragioni valide possono far accantonare le regole? Si può accettare che, contro il malessere di una categoria, si debba far subire un disagio tanto grave a tutti gli altri cittadini? Non si rischia di alzare il livello dello scontro, tanto che chi invece protesta con metodi non violenti è destinato a restare inascoltato? [...]

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