Tasse, Dracula abita in comune

Un contribuente con moglie e figlio a carico e un reddito di 25 mila euro per effetto della riforma delle aliquote Irpef dovrebbe avere un vantaggio di 444,73 euro rispetto al 2006. Ma bastano leggeri aumenti dei tributi locali, da parte di comune e regione, per vedere dissolversi quasi 150 euro.
Se siete fra quanti avevano un po’ gioito per la riforma dell’Irpef decisa dal governo Prodi, preparatevi a una cocente delusione. Chi ha guadagnato qualcosa grazie alle nuove aliquote Irpef vede ora rosicchiato, o azzerato, il beneficio, a causa dell’aumento delle gabelle locali. Un conto più salato del previsto, che dà ragione a quanti pronosticavano che alla fine della manovra finanziaria ben pochi avrebbero risparmiato.

Questo emerge da una prima fotografia, a fine febbraio, dell’aggravio delle addizionali comunali deciso in questi giorni da centinaia di amministrazioni. Il rincaro accomuna molti sindaci, di centrodestra e di centrosinistra, dal Nord al Sud.
Tutto è partito dall’ultima Finanziaria, che ha ridato mano libera per le addizionali comunali (bloccate dal 2002) e consentito di nuovo a comuni e regioni di aumentare le aliquote, innalzando il tetto massimo per i primi da 0,50 a 0,80.
I comuni potevano lasciare invariate le addizionali o aumentarle entro il 15 febbraio per incassare già nel 2007 risorse aggiuntive. Come è andata? Le amministrazioni locali arrivate in tempo sono state 1.096: di queste, 687 hanno deciso di alzare l’imposta e 406 l’hanno mantenuta invariata, 3 l’hanno tagliata.
Fra i capoluoghi di provincia 43 hanno aumentato, 44 no. Gli altri 16 non si sono ancora mossi. Insomma, ha ritoccato il tributo una città su due.
Dove vivono i più tassati? Sono 12 i capoluoghi che hanno applicato il massimo consentito: L’Aquila, Brindisi, Campobasso, Cosenza, Messina, Novara, Ragusa, Rieti, Siena, Siracusa, Trieste e Varese.
Tra i capoluoghi di provincia, l’aumento più sensibile è toccato agli abitanti di Trieste. Solo sei comuni continueranno a non applicare alcuna addizionale: Milano (che ha anche ridotto, seppure di poco, l’Ici e conservato inalterata la tassa sui rifiuti), Brescia, Lecco, Lecce, Trento e Venezia. E soltanto tre sindaci hanno deciso di imboccare una strada controcorrente, tagliando il prelievo: l’addizionale Irpef è stata diminuita dai comuni di Cattolica (16 mila abitanti in provincia di Rimini), La Loggia (7.300 anime in provincia di Torino) e Santo Stefano Roero (1.236 cittadini nel Cuneese).
Quale la perdita per i contribuenti? Stando alle elaborazioni calcolate per Panorama dal Centro studi Sintesi, l’erosione del reddito si vede già nelle fasce più basse. Le amministrazioni comunali hanno, infatti, graziato chi guadagna entro 6 mila euro all’anno ma già chi ne ha 10 mila comincia a sentire l’effetto. Un esempio? Un contribuente senza carichi familiari, come un single o chi ha un coniuge che lavora ma non ha figli, con 10 mila euro di reddito guadagna 114,8 euro dall’applicazione delle nuove aliquote Irpef.
Nei grafici sotto, le stime del Centro studi Sintesi su dati del Ministero delle Finanze:
Le tasse di regioni e comuni su lavoratori con moglie e figli a carico
Tasse per lavoratore senza famiglia a carico

Commenti

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Il 8 Marzo 2007 alle 20:24 Panorama.it – Economia » Blog Archive » Single e tartassati ha scritto:

[...] Stando a un’elaborazione preparata dal Centro studi Sintesi di Venezia, l’effetto delle nuove aliquote Irpef, pur avendo fatto i calcoli con addizionali comunali e regionali invariate, si traduce in un guadagno solo per i dipendenti single con reddito inferiore ai 35 mila euro (per loro il beneficio va dai 3 ai 115 euro). Oltre questa soglia di reddito il “solitario” ci perde sempre: da un minimo di 104 euro a oltre 2 mila nel caso dei più agiati. Va peggio per gli autonomi: artigiani o commercianti single possono vedere sfumare in tasse fino a circa 3 mila euro del reddito annuale. Perdite più contenute per i pensionati, ma sopra i 50 mila euro l’impatto è comunque consistente: fino a 1.780 euro in meno. Qualche esempio? Un lavoratore dipendente con moglie e due figli a carico e 20 mila euro di reddito pagherà 1.342 euro di tasse. Per un single l’imposta netta lievita fino a 3.629 euro. Un dipendente con reddito di 30 mila euro verserà 4.358 euro di tasse se ha famiglia, 6.884 se è solo. Con un reddito di 40 mila la differenza è di 8.324 euro contro 11.018. Un lavoratore autonomo con moglie, due figli e un reddito di 20 mila euro pagherà 1.743 euro, un single più del doppio: 4.030 euro. Quanti sono i tartassati? Secondo l’Istat, i nuclei composti da una sola persona (i dati più aggiornati si riferiscono al 2003) sono 5.768.000: un quarto delle famiglie italiane, il 10 per cento della popolazione. Ma i single ai fini fiscali (senza nessuno a carico) sono molti di più, anche se l’Agenzia delle entrate non è in grado di fornire un dato preciso. Il principio generale (più sgravi per le famiglie) in molti casi cozza però con le condizioni di vita dei single. Circa 1 milione e mezzo di loro, per esempio, ha meno di 40 anni, e si sa che questa fascia di età spesso coincide con maggiore precarietà del lavoro. I costi dell’affitto e le spese fisse (condominiali o per il riscaldamento) pesano di più sullo stipendio di chi vive solo perché non vengono condivisi. Così pure le vacanze: basti pensare al famigerato “supplemento singola”. [...]

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richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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