Se Mediobanca si sdoppia, Profumo si mangia Capitalia

Alessandro Profumo, amministratore delegato di UniCredit
La decisione è dell’altro giorno. Il direttivo di Mediobanca, la più blasonata banca d’affari del paese, ha deciso di convertirsi al sistema di governance duale, lo stesso che si si sono date Intesa e Sanpaolo-Imi dopo che avevano deciso di unire i due istituti. Vuol dire che anche in piazzetta Cuccia ci sarà un consiglio di sorveglianza, cui spetterà il compito di dettare linee guida e strategie, e un comitato di gestione delegato a seguire l’ordinaria amministrazione.
Sin qui, niente di nuovo, salvo il fatto che a presiedere il consiglio di sorveglianza potrebbe essere chiamato Cesare Geronzi, il numero uno di Capitalia che è anche il il primo azionista di Mediobanca. E qui le novità sono molte, perché la nomina di Geronzi, insistentemente caldeggiata dai soci francesi dell’istituto fondato da Enrico Cuccia, e benevolmente avvallata dall’Unicredit di Alessandro Profumo (che di Mediobanca è il secondo azionista), darebbe il via all’ennesimo scossone nel mondo del credito. A muovere sarebbe appunto Profumo, cui la Banca d’Italia sta chiedendo con tutto il suo potere di persuasione di occuparsi della questione Capitalia. Come? Spingendo verso l’aggregazione dei due istituti, in modo fa formare un altro colosso del credito tutto italiano (e con in più la propaggine dei suoi possedimenti tedeschi). E Profumo cosa risponde?
Ufficialmente mostra distacco, ma l’idea di fare un’operazione che riporterebbe la sua Unicredit in testa alla classifica delle banche più grosse del paese, lo lascia tutt’altro che indifferente.
Oltretutto, l’acquisizione di Capitalia gli porterebbe in dote due gioielli importanti: le Generali e il Corriere della sera, di cui diventerebbe di colpo il socio di riferimento. Sembra che, alla sola ipotesi che simile scenario si possa realizzare, Giovanni Bazoli, il potente capo di SanIntesa, stia già studiando le contromosse.

Commenti

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Il 12 Giugno 2007 alle 15:32 Mediobanca: inizia l’era di Cesare Geronzi » Panorama.it – Economia ha scritto:

[...] Sedendosi sulla poltrona che fu di Enrico Cuccia, comincia l’era di Cesare Geronzi in Mediobanca, la più blasonata banca d’affari del paese. Doppia poltrona in realtà per Geronzi: quella di presidente del consiglio di sorveglianza e di guida del patto di sindacato, l’organismo che riunisce i grandi soci di Piazzetta Cuccia, al posto di Piergaetano Marchetti. Lo ha deciso all’unanimità il patto stesso con una scelta che, per la prima volta, affida a un’unica persona le due cariche. Le novità, comprese le modifiche allo statuto, verranno sottoposte all’assemblea dei soci il 27 giugno. Un voto che fa di Geronzi il grande regista dell’alta finanza italiana, autentico arbitro di partite delicate come quelle che verosimilmente si giocheranno in un futuro non lontano in Telecom Italia, Rcs MediaGroup e Generali. Marchetti, autore della nuova governance introdotta in Mediobanca (il consiglio di sorveglianza, nominato dai soci, e quello di gestione, composto solo da manager) “ha chiesto di non essere rinnovato”, si legge nel comunicato ufficiale, volendosi dedicare solo all’impegno di presidente della Rcs (società editrice del Corriere della Sera). E proprio in coerenza con la nuova impostazione, il presidente “dei soci” è stato individuato nello stesso Geronzi. Anche in vista di un nuovo ruolo, nei fatti, del patto, destinato a trasformarsi sempre più in un accordo di voto, lasciando al consiglio di sorveglianza strategie e indirizzi. L’accordo prevede che Geronzi resti presidente di Capitalia fino a settembre, quando in seguito alla fusione con Unicredit lascerà la banca romana per dedicarsi solo a Mediobanca. Un’operazione che per quanto abbia un’indubbia valenza industriale tutti hanno salutato come un capolavoro “politico”: per il ruolo di “controllore” di quel tempio della finanza “laica” che fu per anni guidato da Enrico Cuccia, è stato preferito un banchiere ormai alla fine di una lunga carriera, come Geronzi - ma ancora con tanta voglia di giocare il ruolo di “grande vecchio” della finanza italiana - ad un giovane brillante e che in Mediobanca aveva costruito l’inizio della sua carriera come Matteo Arpe. [...]

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