Cosa c’è dietro un buono pasto

I buoni pasto sono forniti alle aziende da una società che li emette. Questa è scelta con gare d’appalto o aste on line che spesso comportano un ribasso eccessivo. Ecco perché le aziende emittenti alzano le commissioni. Si tratta di percentuali del 10, addirittura 12 per cento. Su un pasto del costo di cinque euro, ad esempio, al ristoratore vanno 4,50 euro. Con il rischio quindi, per il consumatore, di ritrovarsi con quantità o qualità minori di cibo. Quindici anni fa la commissione era dell’1,5 per cento appena. Era poi salita al quattro, quindi al cinque e, negli ultimi anni, alle stelle.
E le società, come si difendono? Ticket Restaurant, del Gruppo Gemeaz che detiene la più larga fetta di mercato, si tira fuori dalle accuse di ritardi nei rimborsi: “Noi abbiamo creato delle modalità di rimborso che consentono di ricevere sul proprio conto corrente i bonifici in soli cinque giorni lavorativi, oppure in 15 a discrezione dell’esercente”. In ogni caso il pagamento standard delle fatture è di 30 giorni” spiega Graziella Gavezzotti, amministratore delegato Gemeaz Cusin (divisione titoli di servizio). “E per le commissioni, non esiste un obbligo a firmare contratti che le prevedono troppo elevate”.

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Il 15 Marzo 2007 alle 9:59 Panorama.it – Economia » Blog Archive » Torna la guerra dei buoni ha scritto:

[...] Oggi il caffé sarà più amaro. E anche il pranzo. Almeno per chi è abituato a consumarlo grazie ai buoni pasto forniti dalle aziende: dovrà, infatti, prepararsi a pagarlo in contanti. Scatta infatti l’ennesima battaglia ai buoni pasto annunciata dalla Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi). Stesso copione del “no ticket day” del giugno 2005. Con una differenza, agli affamati malcapitati verrà offerto un caffè dagli esercenti. La ragione della protesta è semplice: i tassi alti chiesti dai gestori dei ticket agli esercenti che, sul classico buono di 5,29 incassano 4,50 (iva inclusa) e solo dopo parecchi mesi (leggi: Il viaggio di un ticket). A usare i buoni pasto, in Italia, sono circa 7 milioni di lavoratori, per un volume d’affari, nel 2006, pari a 2,3 miliardi di euro, triplo rispetto a solo 6-7 anni fa. Alla protesta del 2005, rispose un decreto della presidenza del Consiglio dei ministri per rendere più solido e trasparente il mercato fissando delle garanzie di solvibilità e vietando le aste online per contenere l’abuso degli sconti a danno degli esercenti e fissando un termine di 45 giorni per il pagamento delle fatture agli esercenti. Decreto poi annullato dal Tar del Lazio. Punto e a capo. [...]

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