Il viaggio di un ticket

1. La società di buoni pasto vince la gara indetta dall’azienda in base allo sconto che in parte è recuperato con una commissione che paga l’esercente. Con un taglio del 20 per cento l’azienda paga 4 euro un ticket da 5.
2. Il dipendente riceve parte del suo stipendio in buoni. Per quelli fino a 5,29 euro, a differenza del corrispettivo in denaro, non si pagano tasse: un vantaggio sia per l’azienda sia per il lavoratore.
3. Il buono viene speso in un esercizio convenzionato. La società di ticket, però, pagherà all’esercente non il valore nominale ma la cifra sulla base della quale ha vinto la gara. Nel nostro esempio, 4 euro.
4. L’esercente va a riscuotere il buono dalla società emittente in media una volta al mese. La società impiega almeno un mese di tempo per i controlli. In caso di ticket usurati o «sospetti» serve più tempo per ulteriori verifiche.
5. L’esercente viene rimborsato dopo circa due mesi. Ma la società dei ticket trattiene una commissione proporzionale allo sconto grazie al quale ha vinto la gara. Ecco perché nel nostro esempio l’esercente incassa 4 euro su 5 di valore.

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