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Oggi il caffé sarà più amaro. E anche il pranzo. Almeno per chi è abituato a consumarlo grazie ai buoni pasto forniti dalle aziende: dovrà, infatti, prepararsi a pagarlo in contanti. Scatta infatti l’ennesima battaglia ai buoni pasto annunciata dalla Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi). Stesso copione del “no ticket day” del giugno 2005. Con una differenza, agli affamati malcapitati verrà offerto un caffè dagli esercenti. La ragione della protesta è semplice: i tassi alti chiesti dai gestori dei ticket a ristoratori e gestori di bar che, sul classico buono di 5,29 incassano 4,50 (iva inclusa) e solo dopo parecchi mesi (leggi: Il viaggio di un ticket). A usare i buoni pasto, in Italia, sono circa 7 milioni di lavoratori, per un volume d’affari, nel 2006, pari a 2,3 miliardi di euro, triplo rispetto a solo 6-7 anni fa. Alla protesta del 2005, rispose un decreto della presidenza del Consiglio dei ministri per rendere più solido e trasparente il mercato fissando delle garanzie di solvibilità e vietando le aste online per contenere l’abuso degli sconti a danno degli esercenti e fissando un termine di 45 giorni per il pagamento delle fatture agli esercenti. Decreto poi annullato dal Tar del Lazio. Punto e a capo.
- Giovedì 15 Marzo 2007
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