Alitalia, acquisto al buio. Non c’è certezza neanche sulla flotta

Per ogni Boeing 767 in leasing l'Alitalia paga circa 300 mila dollari al mese. La spesa potrebbe raddoppiare
Vendita di compagnia aerea con sorpresa. Il ministero dell’Economia, maggior azionista e venditore dell’Alitalia, finora non ha comunicato agli aspiranti acquirenti un elemento per niente secondario, e cioè che i contratti di locazione di tre Boeing 767 su 13 per il lungo raggio scadono tra febbraio e maggio 2008. E siccome gli accordi di quel tipo vengono di solito rinnovati dalle compagnie con almeno un anno di anticipo per spuntare condizioni migliori, è come se quei tre velivoli stessero uscendo, di fatto, dalla flotta Alitalia. A meno che qualcuno non tiri fuori in fretta i soldi necessari per scongiurare un’eventualità del genere.
Alle prese con una cassa semivuota e alla vigilia della vendita, è assai difficile che l’attuale vertice della compagnia voglia o possa risolvere la faccenda, quindi la grana inevitabilmente ricadrà sul futuro acquirente. Economicamente il rinnovo dei contratti è un impegno pesante, soprattutto perché il valore del canone negli ultimi tempi è cresciuto parecchio. Gli aerei in questione sono da 214 posti; l’Alitalia li prese in locazione nel 1995 dalla Ansett Worldwide Aviation Ireland e nel 2002, pochi mesi dopo l’attacco alle Torri gemelle, in un periodo depresso per il mercato dei voli, rinnovò l’accordo a condizioni relativamente vantaggiose, circa 300 mila dollari al mese per aereo.
Ora, però, il contesto dei voli è radicalmente cambiato e sul mercato c’è penuria di jet a lungo raggio. Per due motivi, in particolare: la domanda è in crescita e, per una serie di ragioni legate alla produzione, e cioè alle vicende industriali di Airbus e Boeing, a livello mondiale c’è un’offerta scarsa di velivoli di quel tipo. Risultato: oggi per quegli stessi aerei invecchiati di cinque anni deve essere sborsato un canone all’incirca doppio di quello pattuito nel 2002, cioè circa 600 mila dollari al mese. Considerato che in genere i “lessor”, cioè le aziende che trattano i jet, richiedono una cauzione di almeno tre mesi e fino a sei, chi compra l’Alitalia si troverà alle prese con una spesa imprevista di almeno 5 milioni 400 mila dollari e fino a 10 milioni 800 mila, che diventano 108 se si considera che quei contratti durano almeno 5 anni.
Il futuro proprietario della compagnia potrebbe decidere di fare a meno dei tre aerei, ma una scelta del genere comporterebbe un nuovo taglio all’operatività dei voli già impoverita parecchio negli ultimi anni. In pratica sarebbero cancellate due o anche tre destinazioni internazionali al giorno, tipo quelle dall’Italia per Boston, Miami o Dubai.
Il taglio avrebbe ripercussioni anche sull’utilizzo degli equipaggi: calcolando dai quattro ai cinque equipaggi per aereo, dovrebbero essere messi a terra da 12 a 15 equipaggi e di conseguenza aumenterebbero i costi unitari di gestione dell’azienda.

Commenti

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Il 30 Marzo 2007 alle 15:20 Sulla vendita Alitalia incombe il fattore K » Panorama.it – Economia ha scritto:

[...] È spuntato anche un fattore K a complicare la già difficile vendita dell’Alitalia, proprio mentre al ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, e al consulente Merrill Lynch è rimasto poco tempo per sciogliere i mille nodi dell’operazione e le altrettante perplessità avanzate dai possibili acquirenti. Lunedì 2 aprile scade il termine per rinforzare le cinque squadre in gara con altri gruppi industriali o nuovi investitori. Uno spartiacque che, in sostanza, equivale a svelare l’ipotizzato ingresso in campo di Air France, Lufthansa o altri soci industriali e a smascherare chi finora si è limitato a staccare un biglietto dell’asta per conto di possibili interessati. Scorrendo l’invito alla presentazione delle offerte preliminari (che dovranno pervenire entro il 16 aprile al consulente del Tesoro) compare al punto K un altro paletto nella formazione delle cordate: il divieto di intrecci azionari fra le cordate stesse, regolato con un tetto del 5 per cento nelle partecipazioni incrociate. Il vincolo risponde a una logica di trasparenza, ma si somma alle altre clausole finanziarie: come la “stand-still” (con cui i concorrenti e le loro società collegate si impegnano a non svolgere attività di trading sui titoli Alitalia) o il “lock-up” di tre anni che congela la cessione delle azioni comprate dal Tesoro. Ci sono poi vincoli industriali: marchio e logo intoccabili per otto anni, piano immodificabile per tre anni… Lo staff di consulenti e tecnici del dicastero vede questi irrigidimenti come normali metodi per spuntare agevolazioni o scorciatoie nella gara, e potrebbe avere ragione. Se non fosse che l’ultimo rinvio (al 23 maggio) dell’approvazione dei conti 2006 ha coperto di ulteriori ombre la privatizzazione, per la quale da un lato si chiedono impegni ferrei in un’operazione da 2 miliardi di euro, dall’altro si avverte che “il ministero e i suoi consulenti non rilasciano alcuna garanzia e non assumono alcuna responsabilità in ordine alla completezza, veridicità e accuratezza del materiale informativo predisposto da Alitalia”. Se le rigidità comporteranno rifiuti, al Tesoro rimarrà la strada del campione nazionale offerta dall’Air One di Carlo Toto. Ma si dovrà tenere conto dell’Antitrust (per esempio per la rotta Milano-Roma) e sperare che l’Intesa Sanpaolo e le altre banche che sponsorizzano l’iniziativa non siano distratte dal fattore T: la soluzione del caso Telecom Italia. [...]

Il 27 Aprile 2007 alle 10:26 Easyjet bacchetta l’Ue sull’inquinamento. Può permetterselo » Panorama.it – Economia ha scritto:

[...] Visto l’aumento dei voli aree e delle tratte, vale la pena chiedersi se anche i cieli presto saranno inquinati come le nostre città. E quanto un cityairport come quello di Linate influisca sulla qualità dell’aria della metropoli che serve, in questo caso Milano. A giudicare dalla denuncia di EasyJet c’è da preoccuparsi. Il leader in Europa dei voli low cost, infatti, ha appena celebrato la consegna del 100esimo Airbus (li aveva commissionati a partire dal 2002 per un investimento di sei miliardi di euro). Con i suoi 160 milioni di passeggeri dal 1995 e una giovanissima flotta, EasyJet può permettersi di alzare la voce: si è fatta consegnare un nuovo aereo ogni 12 giorni e l’età media degli aeromobili è di 2,2 anni. Quella di Alitalia, per intenderci, è 10 anni. Che cosa c’entra questo con l’inquinamento? Il perché è presto detto. I nuovi Airbus, sono più efficienti del 15 per cento dal punto di vista ambientale, nel senso che, per ogni posto, risparmiano il 15 per cento di energia rispetto agli aeromobili della generazione precedente. E, in totale, garantiscono il 27 per cento in meno di emissioni. Andy Harrison, amministratore delegato di EasyJet, alla cerimonia di consegna dell’ultimo Airbus ha quindi denunciato: «Si bandiscano dai cieli 700 tra i più vecchi e inquinanti aerei presenti nei cieli europei. Dal primo gennaio 2012, quando l’aviazione adotterà lo European Union Emission Trading Scheme, nessun aereo costruito prima del gennaio 1990 dovrebbe poter volare. Per questo l’Unione Europea deve emanare un regolamento”. Praticamente, una manovra simile a quella effettuata tra gli anni Settanta e gli Ottanta, quando l’aviazione riuscì a ridurre sensibilmente l’inquinamento acustico grazie al divieto di circolazione aerea per gli aeromobili più rumorosi. [...]

Il 24 Maggio 2007 alle 14:27 Toto gioca a nascondino e precipita l’Intesa per Alitalia » Panorama.it – Economia ha scritto:

[...] Ci sono segni di sfilacciamento nella cordata tra Air One e Banca Intesa per l’acquisto di Alitalia. A quanto risulta a Panorama.it alla Deloitte che per conto di Banca Intesa avrebbe voluto effettuare una verifica sui conti della società di Carlo Toto lo stesso Toto ha opposto un sostanziale diniego. In pratica, alla società di consulenza è stato negato l’accesso richiesto alla documentazione della Ap holding, la società costituita qualche mese fa e proprietaria della compagnia Air One. Al posto del consenso alla visione delle carte contabili, ai responsabili Deloitte sarebbero stati consegnati documenti considerati incompleti ed insufficienti. Il valore della Ap holding sulla base del quale la società di Toto ha chiesto l’appoggio di Banca Intesa e i finanziamenti in vista dell’operazione Alitalia è certificato da una perizia effettuata da un tecnico nominato dal tribunale di Chieti, la città di origine dello stesso Toto. Tramite la Deloitte, Banca Intesa avrebbe voluto approfondire gli aspetti finanziari e contabili di quella valutazione. L’imprevista frizione tra Air One e Banca Intesa arriva proprio nel momento in cui la vicenda della vendita Alitalia entra nel vivo e il giorno successivo a quello in cui il consiglio di amministrazione della compagnia di proprietà dello Stato ha deciso di svalutare il valore della flotta e ha fissato le perdite di esercizio a 626 milioni di euro. Una mossa che, in pratica, suona come un avviso al ministero dell’Economia che implicitamente viene invitato dal presidente Alitalia, Berardino Libonati, di rinunciare all’idea di fare cassa con la vendita della società aerea. A questo punto si rafforza la posizione di Texas Pacific Group (Tpg), il fondo americano in lizza per l’Alitalia che nei giorni passati ha ribadito la sua intenzione di comprare d’intesa con British Airways anche la compagnia Iberia. Secondo numerose indiscrezioni Tpg potrebbe allearsi anche alla cordata Air One Banca Intesa a patto che vengano risolti gli screzi sorti con Toto. Come amministratore della nuova compagnia aerea è circolato il nome di Franco Bernabè, ex numero uno dell’Eni, ma circola anche la candidatura di Chicco Testa, ex esponente dei Verdi e presidente dell’Enel. [...]

Il 18 Luglio 2007 alle 11:27 Alitalia, un commissario di Governo per il piano segreto franco-spagnolo? » Panorama.it - Economia ha scritto:

[...] Se a questo aggiungiamo che la flotta potrebbe essere svalutata ancora, si verrebbero a creare tutte le condizioni per l’applicazione della Legge Marzano alle grandi aziende in crisi. Prodi starebbe valutando una simile possibilità, anche se per un periodo molto breve: tre mesi, al massimo sei. Il nome del candidato c’è già. Si tratta del sottosegretario all’economia, Massimo Tononi. Nel contempo, il Tesoro avrebbe già preso a trattate direttamente con i concorrenti che si erano fatti avanti nella gara per la privatizzazione di Alitalia. In particolare con Aeroflot, Tgp e la stessa AirOne. Ma anche loro avrebbero chiesto prima un periodo di amministrazione straordinaria, senza il quale sarebbe impossibile gestire i rapporti con i sindacati. Anche il ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, ritiene “più probabile la trattativa diretta piuttosto che un nuovo bando di gara”. [...]

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rossi-spalla Viviana Da Busti
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