Second life: no business, no party

[i](Credits: [url=http://www.flickr.com/photos/12879534@N00/]burks_berlin[/url] by flickr)[/i]
È un mondo reale, ma virtuale. È Second Life, l’ambiente tridimensionale presente su Internet che conta quasi cinque milioni di residenti (si chiamano così gli abitanti di questo mondo sintetico) e una propria moneta (il linden dollar, convertibile in dollari veri). Ogni giorno, su Sl passano di mano prodotti virtuali per un valore di oltre 1,5 milioni di dollari. Un giro di affari con tassi di crescita degni della Cina, che però ha un’economia molto real life e che comunque, per non farsi mancare niente, presto avrà una suo mondo 3D: Hipihi. Il successo di Sl, esploso anche a livello europeo negli ultimi 8-10 mesi, è indubbio. La reale portata economica di questa popolarità è però ancora da decifrare. I residenti di Second Life possono fare shopping, viaggiare, ascoltare musica, costruire e vendere oggetti, conoscere altre persone e fare molte, molte altre cose. A condizione, quasi sempre, di essere disposti a pagare. No business, no party.
“Sl è uno stupendo laboratorio di impresa”, sostiene Carlo Alberto Carnevale, docente dell’Università Bocconi di Milano e coordinatore del Master in Strategia Aziendale (qui l’intervista completa). “Con pochi dollari puoi mettere in piedi un prototipo di micro impresa. Non a caso Sl è frequentata soprattutto da aziende e da professionisti, certo non da ragazzini”. Decine di aziende hanno deciso di scommettere su questa economia sintetica, investendo risorse e promuovendo la propria presenza (anche Mondadori On line, Panorama.it e Panorama First, a breve, avranno uffici e redazioni in Sl.)
“L’economia sintetica” si legge però sul giornale elettronico bocconiano “si muove pericolosamente in bilico tra l’economia reale e il gioco” perché non esiste nessun diritto giuridico a reclamare il cambio di linden dollar in moneta reale, ma molti residenti prendono molto sul serio l’economia su Sl. E infatti le cronache degli ultimi mesi raccontano di residenti in grado di mettere da parte grandi somme. La prudenza è d’obbligo, ma il fatto che in questi ultimi mesi si sia scatenato un dibattito su come eventualmente tassare le valute virtuali, anche prima che vengano cambiate in moneta reale, sembra indebolire le argomentazioni dei più scettici. Economia sintetica, ma senza esagerare: tasse e evasione fiscale sono all’ordine del giorno anche su Second Life.

Un Apple store (non ufficiale) su Sl

Un video spiega cos’è Sl

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Il 29 Marzo 2007 alle 10:31 Le bollette? In Europa le pagheremo anche al supermarket » Panorama.it – Economia ha scritto:

[...] Un passo in più verso il fantastico mondo dell’informatizzazione (senza per forza aprire un’altra identità su Second Life), dove non esistono abusi, file da fare agli sportelli della banca o della posta. A partire dal novembre del 2009, sarà infatti possibile pagare una bolletta (gas, luce, acqua o telefono) o l’affitto alla cassiera del supermercato o con il telefonino. Di più, si potranno pagare nello stesso modo anche le bollette della casa di vacanza all’estero, senza necessariamente avere un conto in banca in quel paese. E ancora: sarà possibile usare in tutta Europa la propria carta di credito o il bancomat grazie a un chip che prenderà il posto della banda magnetica. La “rivoluzione” è stata varata dal Consiglio dei ministri finanziari della Ue (Ecofin) con la “Direttiva sui servizi di pagamento” i cui capisaldi sono tre. Primo: permettere pagamenti dappertutto nello spazio dei 27 paesi del mercato unico europeo senza costi aggiuntivi rispetto a quelli che si sosterrebbero se il pagamento avvenisse entro i confini nazionali. Secondo: liberalizzare il mercato, consentendo a soggetti “non istituzionali” (come le catene di distribuzione o i gestori di telefonia mobile) l’accesso a quel servizio a prezzi concorrenziali, quindi presumibilmente più bassi di quelli attuali. Terzo: la cosiddetta regola del “D+1″, cioè ogni bonifico e domiciliazione effettuato in banca, o presso un altro operatore finanziario autorizzato, dovrà arrivare a destinazione al massimo il giorno dopo la firma del trasferimento. La direttiva farà dunque sparire le frontiere per i pagamenti all’interno dell’Ue, con regole e modalità di lavoro uguali per tutti, liberalizzando i servizi bancari che, per via della mancanza di uno spazio unico europeo, bruciano ogni anno il 2-3% del Pil europeo. Senza contare che i consumatori europei risparmieranno, secondo i calcoli Ecofin, oltre 100 miliardi di euro l’anno. Per questo si dicono soddisfatte le associazioni dei consumatori italiani. Che, prima di potersi considerare utenti europei, hanno ancora da combattere la battaglia degli sportelli nostrani: in Italia, denuncia l’Adusbef “le banche, nonostante gli impegni assunti con l’Antitrust, continuano ad aumentare i costi dei conti correnti, i più alti del mondo, e le commissioni sui prelevamenti bancomat da altra banca, che passano da 1,81 euro a 2,10 euro, con un rincaro secco del 16%”. [...]

Il 11 Aprile 2007 alle 15:18 La felpa equosolidale sfila su Second Life » Panorama.it – Economia ha scritto:

[...] Prendete del cotone cresciuto in piantagioni biologiche certificate, una bottega genovese di stiliste artigiane, una Rete nazionale dei gruppi di acquisto solidali e un apparato distributivo costitutivo da una cooperativa sociale. Ed ecco la prima felpa equosolidale e un teorema dimostrato: è possibile costruire una filiera controllata e trasparente di prodotti realizzati secondo i concetti di sostenibilità, coerenza e tracciabilità. Poi, portate tutto su Second Life per diffondere la notizia. È quello che ha fatto Fair (una cooperativa sociale che ha deciso di impegnarsi nella consulenza e nella formazione su economie solidali): ha accompagnato al prodotto solidale una rivoluzionaria campagna pubblicitaria. Su Second Life, nello spazio su commercio equo e sostenibilità che Fair ha aperto sul territorio virtuale di Even After (142, 9, 21), c’è una piccola mostra fotografica sul mercato internazionale del cotone e sulla tutela dei diritti del lavoro. Per trovarla, basta digitare sul tasto “search” del sito del mondo virtuale la frase “commercio equo”. A produrre materialmente le felpe è una ditta indiana, la la Rajlakshmi Cotton Mills P Ltd che, dal 2001, esporta prodotti tessili e abbigliamento in cotone organico investendo sui diritti dei lavoratori e delle comunità e sostenendo progetti sulla non-violenza, il rispetto per la vita e la formazione per la riconversione dei campi di cotone convenzionale in organico. Per acquistare la felpa di può fare una visita allo stand di Libero Mondo a Fa’ la cosa giusta, la fiera del consumo critico, a Milano dal 13 al 15 aprile. Oppure, ordinarla sul sito di Faircoop. Per provarla, invece, basta un giretto su Second Life. [...]

Il 27 Aprile 2007 alle 16:21 Su Second Life, per dimostrare con i fatti quello che dici di essere » Panorama.it – Hitech e Scienza ha scritto:

[...] “Il principio di Teen Second Life è lo stesso che guida il gioco principale”, racconta Mario Gerosa, esperto di mondi virtuali e autore del recente Second Life , edito da Meltemi. “Anche lì girano soldi, anche se meno soldi rispetto alla versione adulta, e c’è almeno ufficialmente un maggiore controllo. Per l’iscrizione serve l’avallo di un adulto e ci sono degli ispettori sempre online che dovrebbero controllare quello che succede”. Ma non è pericoloso abituarsi ad avere un’altra identità? “La differenza tra Second life e altri mondi, ma anche rispetto alla chat, è che qui devi dimostrare con i fatti quello che dici, non puoi millantare. Sei stilista? Fammi vedere che abiti sai fare… Sei architetto? Quali palazzi hai costruito?”. Già, ma su Second Life si può anche solo bighellonare, senza fare niente… “Sì, è vero”, risponde Gerosa, “ma non vale proprio la pena. Se non hai un business o un progetto artistico, Second Life diventa l’esperienza più noiosa di questa terra”. (In proposito, leggi anche No business, no party e Mondo virtuale, laboratorio ideale?) Il tema, naturalmente, divide. Sherry Turkle, psichiatra con cattedra al Mit di Boston, studia da anni l’impatto che le nuove tecnologie hanno sulla psiche. La sua teoria sui mondi virtuali è che stiamo assistendo a un’evoluzione inquietante. La creazione di personalità multiple all’interno di network sociali diversi ci abitua a pensare che la nostra identità non sia una e definita. Ogni cosa dipende dal contesto, siamo persone diverse in mondi diversi e quindi l’autenticità non esiste più. Comunque non deve essere una sensazione così sgradevole visto che i residenti su Second Life sono oltre 5 milioni e mezzo e gli italiani hanno ormai raggiunto quota 40 mila. Ma tranquilli, c’è ancora chi alla Seconda Vita preferisce la prima, (LINK AL POSTO SUCCESSIVO), quella che si vive in carne e ossa. [...]

Il 27 Aprile 2007 alle 16:38 Il Club dei pinguini, un mondo virtuale per bambini » Panorama.it – Hitech e Scienza ha scritto:

[...] Essere un tenero pinguino viola in un mondo di pinguini non è divertente come immaginavo. Ma forse non dovrei scoraggiarmi così presto, perciò penso che farò un’altra visita al Club Penguin , un mondo virtuale per bambini molto popolare in America. È il luogo ideale dove i bambini possono, testualmente, “giocare, divertirsi e interagire uno con l’altro”. Bisogna che ci torni allora, per cercare di farmi qualche amico, spendere qualcuna delle 100 monete che ho a disposizione come appannaggio di neo-iscritta e comprarmi un bel cappello o magari, chessò, anche qualche colore di ricambio. Poi dovrò capire come fare a guadagnare altri soldi per comprare altra roba, tipo arredamento per l’igloo e cose simili. Se pensate che i mondi sociali virtuali comincino e finiscano con Second Life, fareste bene a prepararvi: bambini e adolescenti sono un target in grande ascesa e prima o poi anche i vostri figli potrebbero cominciare ad assillarvi con problemi molto reali da risolvere nei loro mondi virtuali preferiti. Oltre al Club Penguin ci sono WebKinz , dove ci si prende cura di un dolce animaletto, e Nicktropolis dove è possibile creare la propria cameretta, cimentarsi in qualche gioco, guardare dei video e contattare amici e personaggi. Non poteva poi mancare il colosso dell’intrattenimento per bambini: la Disney è infatti presente con il suo Virtual world Toon Town, dove si può personalizzare il proprio alter ego a cartoni con vestiti alla moda e divertirsi a decorare la sua casa. Infine c’è pure la versione per adolescenti di Second Life, Teen Second life , un luogo per ragazzi dai 13 ai 17 anni dove “giocare, imparare, creare”. Negli Stati Uniti c’è una corrente di pensiero che sostiene che i ragazzini imparano, frequentando questi mondi, molte cose che un giorno saranno loro utili da quest’altra parte dello schermo: come gestire il denaro (come risparmiare e spendere), cosa vuol dire ricevere il giusto riconoscimento per un lavoro ben fatto (portando a termine determinati giochi si guadagna denaro virtuale), come personalizzare i propri spazi per differenziarsi. Per i detrattori, invece, non c’è storia: è poco più di un’esercitazione all’uso della carta di credito. La domanda se questi mondi virtuali siano utili e divertenti o diseducativi si pone naturalmente anche per le realtà on line per adulti (leggi Avere un progetto su Second Life, No business, no party e Get the first life), anche se quando si tratta di minori il problema è innanzitutto educativo piuttosto che tecnologico. [...]

Il 7 Giugno 2007 alle 17:54 Second Life si scopre troppo vera. E chiude ai minorenni » Panorama.it – Cultura e società ha scritto:

[...] Pedo-pornografia e violenza sono entrati a forza nel mondo virtuale di Second Life. La seconda vita inventata dai Linden Labs, e che ogni giorno milioni di utenti in tutto il mondo contribuiscono a costruire ed espandere, assomiglia sempre più alla prima, quella reale, costellata di casi di cronaca in cui i delitti a sfondo sessuale sono spesso commessi ai danni di minori. È per questo che la società che ha creato Second Life dichiara di essere alla ricerca di un sistema per assicurarsi che tra i residenti del mondo virtuale vi siano soltanto persone che hanno superato i 18 anni. Del resto è stata già creata una piattaforma dedicata ai minori, Teen Second Life, per ragazzi dai 13 ai 17 anni (a proposito di mondi virtuali per bambini leggi anche Il Club dei pinguini). Da quando, alcuni giorni fa, la polizia tedesca ha scoperto che in certe zone di Second Life circola materiale pedo-pornografico e ha svolto indagini che hanno portato all’arresto reale di persone in carne ed ossa, la trasgressione online è un po’ meno cool ed è invece emersa l’esigenza di vigilare sui comportamenti tenuti dagli avatar degli utenti. Il primo passo è consistito nel chiedere, attraverso il blog di Second Life, la collaborazione di tutti per evitare situazioni spiacevoli e per denunciarle quando se ne incontrano. Ma è anche necessario essere certi che chi si registra dica il vero sulla propria età. Chiedere agli utenti di inserire numeri ed elementi identificativi di documenti personali, date di nascita e altri “dati sensibili” costituisce, secondo i critici, un portentoso regalo ai ladri di identità che in questo modo avranno accesso a molte più informazioni cui poter attingere a piene mani. Quel che conta però è fare in modo che nel mondo virtuale adulti e minori non si incontrino mai. E soprattutto che i minori non siano ammessi a fruire di materiale considerato per adulti. La preoccupazione è condivisa in molti Paesi, e gli effetti non tardano a farsi sentire. La polizia canadese sta per aprire un ufficio in Second Life. Per verificare che i crimini sanzionabili in questo mondo non vengano commessi, sotto mentite spoglie, in quell’altro? Anche. Ma in realtà prima di tutto per andare a caccia di reclute con un buon know how tecnologico, ormai indispensabile per indagare su crimini che sempre più spesso prevedono l’uso del computer, ma che non “dipendono” dal computer. [...]

Il 29 Ottobre 2007 alle 15:54 Second Life Business ha scritto:

[...] “Sl è uno stupendo laboratorio di impresa”, sostiene Carlo Alberto Carnevale, docente dell’Università Bocconi di Milano e coordinatore del Master in Strategia Aziendale (qui l’intervista completa). “Con pochi dollari puoi mettere in piedi un prototipo di micro impresa. Non a caso Sl è frequentata soprattutto da aziende e da professionisti, certo non da ragazzini”. Decine di aziende hanno deciso di scommettere su questa economia sintetica, investendo risorse e promuovendo la propria presenza (anche Mondadori On line, Panorama.it e Panorama First, a breve, avranno uffici e redazioni in Sl.)” [...]

Il 29 Ottobre 2007 alle 15:55 No Busines no Party ha scritto:

[...] “Sl è uno stupendo laboratorio di impresa”, sostiene Carlo Alberto Carnevale, docente dell’Università Bocconi di Milano e coordinatore del Master in Strategia Aziendale (qui l’intervista completa). “Con pochi dollari puoi mettere in piedi un prototipo di micro impresa. Non a caso Sl è frequentata soprattutto da aziende e da professionisti, certo non da ragazzini”. Decine di aziende hanno deciso di scommettere su questa economia sintetica, investendo risorse e promuovendo la propria presenza (anche Mondadori On line, Panorama.it e Panorama First, a breve, avranno uffici e redazioni in Sl.)” [...]

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