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Unicredit ha obiettivi sempre più ambiziosi. Non contenta degli ottimi traguardi raggiunti con l’integrazione con Hvb, come dimostrano i conti 2006 del gruppo Unicredit (utile netto a 5.448 milioni di euro in crescita del 61,3%), la banca di piazza Cordusio vuole continuare ad acquisire quote di mercato e al tempo stesso valorizzare l’eccezionale rete che ha costruito.
“Il concetto di sfruttare al meglio le best-practice e le innovazioni generate nei 20 Paesi in cui operiamo e di utilizzarle a beneficio dei nostri clienti, ovunque essi siano, sta cominciando a produrre vantaggi concreti. Ed è proprio questo che intendiamo quando ci poniamo l’obiettivo di essere la Prima Vera Banca Europea”. Questo ha dichiarato, in una nota, l’amministratore delegato Alessandro Profumo, a Londra, durante la presentazione dei risultati davanti alla comunità finanziaria.
Resta però da vedere come Unicredit riesca nel tentativo di scalare la classifica europea degli istituti: incorporando la prima banca italiana, Capitalia, al momento ancora single ma che tutti danno prossima alle nozze? Oppure mettendo a segno l’ennesimo colpo all’estero dopo l’acquisizione di Hbv?
Nei giorni scorsi infatti, dopo il balzo delle azioni di Abn Amro, da tempo sono in odore di scalata, si era parlato di un interessamento di Unicredit, prima che gli inglesi di Barclays arrivassero a sparigliare il campo.
- Giovedì 22 Marzo 2007
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Commenti
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Il 18 Maggio 2007 alle 16:46 Geronzi e Profumo, si sposano il Diavolo e l’acqua santa » Panorama.it – Economia ha scritto:
[...] Diciamo la verità. Mai fusione bancaria fu più intrigante. E non solo perché il matrimonio tra Unicredit e Capitalia forma, d’un sol botto, il più grande agglomerato bancario del vecchio continente, ma per la natura stessa degli sposi. Perché, a salire sull’altare, sono un banchiere mercatista, Alessandro Profumo, e uno di relazione, Cesare Geronzi. Uno che ha in sommo fastidio salotti buoni e padrinaggi politici, l’altro che proprio sulla politica ha costruito camaleontescamente la sua fortuna. Perché, nella sua oramai lunga carriera, Geronzi è stato di tutto: democristiano, andreottiano, berlusconiano, prodista, dalemiano, ed alla bisogna è sempre pronto a cambiare. Profumo, invece, è genericamente di sinistra: come direbbe Silvio Berlusconi, è uno di quei banchieri che hanno votato alle primarie dell’Ulivo, è che perciò sta inequivocabilmente dall’altra parte. Ma che quando Prodi si arrabbiò perché mollò di botto la sua poltrona di amministratore del Corriere della Sera, fece spallucce. Profumo, ha ragione, preferisce giocare sulla scena internazionale. E dio sa quanto è stato tirato per la giacchetta affinché accettasse la fusione con Roma, se era per lui, la banca guardava dritta a Parigi, a quella Société Générale che sarebbe stata la seconda preda d’oltralpe, dopo la tedesca Hvb. Pazienza, il progetto pare rinviato a miglior data, a quando cioè il neo inquilino dell’Eliseo Nicolas Sarkozy avrà deciso dove orientare la barra dell’altero e altezzoso capitalismo francese. Naturalmente, fatte le nozze ora bisogna vedere come andrà la convivenza: così, senza metterci le mani, la potenza del colosso fa impallidire quella pur ragguardevole di Sanintesa, la banca nata dal matrimonio milan-torinese tra Sanpaolo e Intesa. Sulla carta, Un-italia diventa socio forte di Mediobanca, Generali e Corriere della Sera. Insomma, una banca che sbanca, che si prende tutto. Impossibile da accettare, anche in un paese per il quale l’antritrust è materia da accademia. Bisognerà dunque vedere come il grande albero verrà sfrondato: per ora, si sa solo che la partecipazione in Mediobanca, che per la somma dei sue istituti arriva al 18%, verrà dimezzata. Per il resto si vedrà. Dicevamo della convivenza: Profumo e Geronzi sono banchieri di indole diversa, diciamo pure opposta. Che comandi il più giovane non ci sono dubbi, ma che Geronzi accetti un ruolo di rappresentanza non esiste. Due ipotesi: che lo mettano a fare il vice presidente in attesa che il presidente tedesco di Unicredit faccia le valige, che gli assegnino mano libera sulle partecipazioni. Visto il calibro delle suddette, un ruolo di straordinario potere per il settuagenario banchiere di Marino. Uno che non ha votato alle primarie dell’Ulivo, che per questo (ma non solo) gode della stima di Berlusconi, ma che intrattiene con D’Alema un proficuo e longevo rapporto di simpatia. Legami importanti in un paese dove, malgrado Profumo, le azioni – purtroppo ancora- si pesano e non si contano. [...]
Il 10 Ottobre 2008 alle 13:11 La Caporetto di Unicredit « False Percezioni 2.0 ha scritto:
[...] Da notare che l’amministratore delegato della banca Unicredit, Alessandro Profumo, nel 2007 ha guadagnato 9 milioni e mezzo di euro, 25 mila euro al giorno. [...]
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