
Nato in sordina e cresciuto con i proclami, il commercio equo e solidale cresce bene. Lo dimostrano i dati del 2006: i prodotti equosolidali certificati Fairtrade in Italia hanno venduto per 34,5 milioni di euro (a fronte di 30 nel 2005 e di 24 nel 2004). Grazie soprattutto al canale della grande distribuzione che si è affiancato alla rete di Botteghe del mondo (300 punti vendita in Italia organizzati dal consorzio Altromercato). Il fatturato di questi prodotti supera ormai 100 milioni di euro l’anno. Ancora poco, ma sempre in crescita. Così come la percezione che gli italiani hanno del fenomeno (leggi i risultati del sondaggio). Tra i prodotti più venduti, le noci dell’Amazzonia (60 tonnellate) e l’ananas. Il riso è cresciuto del 42 per cento, lo zucchero di canna del 34 e i succhi di frutta del 28. Anche la vendita di banane è aumentata del 12 per cento: «Stimiamo che circa il 35 per cento delle banane biologiche vendute in Italia sia oggi certificato Fairtrade» afferma Paolo Pastore, direttore operativo del consorzio Fairtrade TransFair che certifica in Italia le filiere dei prodotti equi per conto della rete internazionale.
Anche i prodotti storici tengono bene: il caffè cresce del 6 per cento, il cacao-cioccolato del 10. E in vista del periodo pasquale, momento d’oro del cioccolato, si è incrementata l’offerta: i licenziatari del marchio Fairtrade offrono uova di cioccolato realizzate con ingredienti provenienti da piccole cooperative di produttori e certificati, garantendo quindi prezzi equi, prefinanziamenti agevolati e contratti di acquisto di lunga durata.
La grande distribuzione apre le porte: prima fra tutte Coop che, per il quinto anno consecutivo, sostituisce tutte le uova di cioccolato a marchio Coop con prodotti al latte e fondente extra della linea Solidal, certificati Fairtrade e realizzati con prodotti provenienti da cooperative della Repubblica Dominicana, del Belize, del Costa Rica, del Ghana, dell’Equador, del Ghana e del Paraguay (le soprese sono oggetti artigianali provenienti da altre realtà del circuito equo). Proprio la Coop, tra l’altro, all’avanguardia in questo tipo di commercio, è stata di recente al centro di una polemica, poco pasquale ma indicativa del malessere che domina l’ambiente: il quotidiano di Rifondazione comunista, Liberazione, ha attaccato in prima pagina il progetto di cooperazione internazionale, con cui Coop Italia fa produrre e importa fagiolini verdi dal Burkina Faso, che vengono venduti sotto il marchio TerraEqua. L’accusa è di rovinare i coltivatori italiani che si vedono arrivare sul mercato fagiolini prodotti a metà prezzo. Una polemica che ha scatenato le ire di Agices (Assemblea generale italiana del commercio equo e solidale) e del suo presidente Gaga Pignatelli: «Operazioni politiche di basso cabotaggio».
- Mercoledì 28 Marzo 2007
EURO SI O NO?
STRATEGIE E NUMERI DELLA BIG IPO
COME SI CALCOLA
LA CRISI IN CIFRE
FAME, DISOCCUPAZIONE, NUOVI POVERI
ECONOMIA 2.0
IL PIANO MONTI
LA RIFORMA: ARTICOLO 18, PROPOSTE, DIBATTITO
LA RIFORMA, I NUMERI, LE POLEMICHE
RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE
START UP E IL NETWORK ITALIA-USA
APPLE - LUCI E OMBRE
FOTOGRAFIA EUROPEA 2012
IL GRAFICO DELLA SETTIMANA
VITE STRAORDINARIE
DIETRO LE QUINTE
IL MADE IN ITALY DI SUCCESSO










IL MEGLIO DEL 2011
G20 di Cannes: i protagonisti e le loro sfide






Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 28 Marzo 2007 alle 14:57 Gli italiani che comprano equo » Panorama.it – Economia ha scritto:
[...] Commercio equo: una crescita solida(le) [...]
Il 6 Aprile 2007 alle 19:07 Consumo critico: attiva la testa, spegni la lampadina » Panorama.it – Hitech e Scienza ha scritto:
[...] Sul commercio ci siamo. Il consumo dei prodotti equo solidali è sempre più diffuso. Per questo Fa la cosa giusta, la fiera annuale del consumo critico organizzata da Terre di mezzo (a Milano dal 13 al 15 aprile) ha deciso di puntare di più su un altro concetto. Quello energetico. Un tema sempre più attuale (si è ormai affermata la consapevolezza che l’energia non è infinita) ma al quale gli italiani non sono ancora educati, nonostante presto dovranno confrontarsi con le imminenti liberalizzazioni del settore elettrico e del gas per le famiglie. Per non parlare delle tensioni geopolitiche che derivano dall’accaparramento delle sempre più scarse risorse energetiche. Una grossa sezione della fiera sarà quindi dedicata a questo tema e si chiamerà Energ-eticamente!: i visitatori potranno addentrarsi in un’area espositiva che riprende gli ambienti di un appartamento, di un condominio e di un edificio pubblico e imparare i comportamenti giusti da adottare e gli interventi possibili. E trovare gli espositori che possono proporre soluzioni concrete. Per esempio, c’è chi progetta e vende cucine solari, chi propone corsi di costruzione di impianti termici, imprese che producono e distribuiscono lampadine ed elettrodomestici ad alta efficienza, vernici naturali e legno certificato per edilizia bio compatibile, riduttori di flusso per l’acqua del rubinetto. Ci sono stand dove si impara il riutilizzo di vestiti, giocattoli e mobili usati o la riduzione degli imballaggi, e associazioni che diffondono gli strumenti di mobilità sostenibile (biciclette, Car sharing, apparecchi a idrogeno). Praticamente, per chi vuole risparmiare, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Ma basta l’azione di un singolo individuo per salvare il pianeta dallo sfacelo energetico? Pare di sì, come dimostra uno studio del canale televisivo americano Cnn che, insieme al newsmagazine Time, ha stilato la guida (leggi l’articolo) per sopravvivere all’effetto serra. Per esempio, anche solo sostituire le lampadine di casa e piantare bambù può essere molto efficace. [...]
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.