Restituire le tasse? Intanto crescono quelle locali


Il boom di entrate fiscali registrato a gennaio ci può dire molte cose su ciò che sta accadendo, e soprattutto accadrà, nei bilanci delle famiglie che al contrario sono alle prese con i problemi di risparmio (qui il nostro FORUM), ed in generale nei portafogli dei contribuenti. Nelle casse dello Stato sono entrati 30 miliardi di euro, l’8,5 % in più del gennaio 2006. L’extragettitto dell’anno scorso, il famoso “tesoretto” da 8-10 miliardi di euro superiore alle previsioni, si avvia dunque a rimpinguarsi anche per l’anno in corso. Da dove vengono questi soldi? Anche se in assoluto (19,2 miliardi) si tratta della cifra più importante, la crescita delle imposte dirette segna “solo” un più 5,8 %, ed un più 4,6 riferito all’Irpef. Ciò significa che la lotta all’evasione, pur importante politicamente, non è di sicuro la prima voce di tanta pioggia di soldi. I record vanno cercati altrove. In particolare nelle imposte indirette, più 13,7%, e tra queste soprattutto nel registro (più 48,6), bollo (più 91,5), ipoteche (più 138,9) e concessioni (più 11,8). E poi l’Ires, la tassa sulle società: è raddoppiata rispetto allo stesso periodo del 2006. Con ciò si capisce dove il governo sta colpendo. Nel frattempo anche le imposte locali, che non rientrano in questa contabilità, stanno facendo la loro parte: secondo le prime stime tra addizionali comunali e regionali e tasse sui rifiuti e sui servizi cresceranno tra l’otto e il 10%.
Se si proseguisse di questo passo, con una crescita di 2,5 miliardi al mese sull’anno scorso, a fine 2007 il tesoretto del governo raggiungerebbe il livello vertiginoso di 40 miliardi. Siccome non è sempre domenica, si può ipotizzare il raddoppio di quanto realizzato finora: 20 miliardi.
Ed ecco di nuovo la domanda: come impiegarli? Restituirli in qualche modo ai cittadini sotto forma di sgravi fiscali sull’Irpef o sull’Ici? Investirli nelle infrastrutture: Tav, passante di Mestre, pedemontana lombarda? Tenerli in cassa per porsi al riparo da ogni problema di deficit, abbassando il debito, insomma mettendosi più che in riga con l’Europa?
I partiti premono per gli sgravi, soprattutto sull’Ici, una moneta spendibile elettoralmente. Ma il viceministro Vincenzo Visco, che voleva accelerare su questo punto, è in difficoltà: la misura sta slittando per l’opposizione di Tommaso Padoa-Schioppa. Le aziende reclamano altri bonus, dopo avere ottenuto abbastanza con la Finanziaria 2007. Ed ora si fanno avanti gli statali: il loro contratto è scaduto e reclamano solo per il 2007 due miliardi. I sindacati minacciano scioperi.
Anche i dipendenti pubblici sono cittadini. Magari, per alcuni, più cittadini di altri. “I soldi vanno restituiti a chi già paga le tasse” ha promesso il governo non più tardi di due settimane fa. Manterrà la parola?

Commenti

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Il 30 Marzo 2007 alle 11:34 Troppi soldi in cassa, la sinistra si scassa » Panorama.it – Italia ha scritto:

[...] Al di là delle dichiarazioni ufficiali, l’unico punto su cui le forze della maggioranza hanno trovato un’intesa sicura a proposito delle prossime scelte in tema di politica economica è l’accantonamento della riforma dei redditi da capitale, cioè la rinuncia, almeno per il momento, ad unificare la tassazione al 20 per cento. Per il resto rimangono forti le divergenze in particolare tra Ds e Margherita su come utilizzare l’extragettito, cioè quel surplus derivante dallo straordinario incremento delle entrate registrato nel 2006 e che sembra continuare anche nei primi mesi di quest’anno. La Margherita e il vice premier Francesco Rutelli vorrebbero che buona parte di quei circa 3 miliardi di euro derivanti dal boom delle entrate fosse destinato all’abolizione dell’Ici sulla prima casa, un provvedimento che costerebbe circa 2,8 miliardi di euro e che da solo, quindi, si mangerebbe tutta la dotazione finanziaria disponibile. I Ds propongono, invece, che la manovra sull’Ici sia di diversa natura e a minor impatto finanziario. In pratica vorrebbero che nel calcolo dell’Ici sulla prima casa alla detrazione fissa di 103 euro fosse aggiunta un’ulteriore detrazione tra i 30 e i 40 euro per ogni figlio a carico. Il costo di questa operazione sarebbe di oltre 1 miliardo, una cifra che lascerebbe libere risorse per un altro intervento che sta parecchio a cuore al partito di Piero Fassino, quello sui cosiddetti incapienti, quei cittadini con un reddito così basso da essere esentati dal pagamento delle tasse e quindi in condizioni di non poter usufruire di facilitazioni attraverso sgravi. Per questa categoria di persone, costituita in larga misura da titolari di pensioni sociali, i Ds vorrebbero che fosse elargito un assegno di 200 euro una tantum prima della fine dell’anno. Secondo calcoli di fonte Ds gli incapienti sarebbero circa 10 milioni. [...]

Il 6 Aprile 2007 alle 14:13 lucakevin ha scritto:

ma dove andremo…. il bollo auto e aumentato perchè le persone che non hanno la possibilita di cambiar la macchina o la moto euro 0-1-2, devono continuare a pagare sempre di più e quelli che hanno la possibilita non hanno certamente la euro 0-1-2…. la solita italia

Il 24 Aprile 2007 alle 17:05 Il Cavaliere sorridente » Panorama.it – Italia ha scritto:

[...] L’unica “stoccata”, se tale si può definire, Silvio Berlusconi la riserva alla gestione del tesoretto, dai microfoni di Radio anch’io, su RadioUno: “Io impiegherei il tesoretto, che ammonta a 10 miliardi di euro, per ridurre le tasse, e restituire i soldi ai loro legittimi proprietari che sanno certamente impiegarlo meglio di quanto sappia fare questo governo”. Per il resto è ancora un Cavaliere molto accondiscendente, quello che interviene senza lancia in resta e con i toni piuttosto addolciti, da nonno. A cominciare dal trattamento riservato al “nonno” della Rai e decano del giornalismo italiano: l’ottantaseienne Enzo Biagi, tornato in tv con RT - Rotocalco televisivo dopo 5 anni di lontananza: “Ho assistito alla prima puntata e l’ho trovata veramente avvincente. Complimenti: se continuerà così, gli auguro lunga vita e permanenza in Rai”. Parole sorprendenti per chi ritiene Berlusconi responsabile dell’allontanamento di Biagi-Santoro-Luttazzi, con quello che venne definito l’editto di Sofia del 2002: “Io” spiega il Cavaliere “non ho mai detto che non dovessero continuare in Rai. Io ho detto che non dovevano utilizzare la Rai per fare trasmissioni faziose. Forse ho calcato la mano ma il servizio pubblico è pagato da tutti, anche da chi non la pensa come Biagi o gli altri”. Pacato anche nei confronti degli avversari, Ds e Dl, dei cui congressi è stato ospite. Dice il presidente di FI di esserne venuto via “col cuore un po’ più leggero di quello che avevo quando sono entrato”, perché “in entrambi i casi c’è stata un’accoglienza cordiale e l’intenzione di guardare all’avversario come un uomo da rispettare e non come un nemico”. In quest’apertura di credito c’è chi, ovviamente, legge il “rischio” inciucio tra i leader del nascente Partito democratico e Berlusconi, deciso a giocare da solo, anche senza i suoi, il ruolo di interlocutore del centrosinistra. Fantapolitica? Probabile, perché i toni morbidi il Cav li ha usati anche nei confronti della vicenda Telecom (per la quale il suo gruppo si sarebbe mosso solo per “un atto ‘patriottico’, senza nessuna pretesa di comandare in nessun modo dentro questa società”) e del 25 aprile che, ha ricordato il Cavaliere, non deve essere una festa “in cui la realtà storica viene stravolta e utilizzata da una parte contro l’altra” (motivo, sostiene, che lo ha sempre tenuto lontano dalle manifestazioni), ma il ricordo del giorno della liberazione “che è sì un merito dei partigiani” ma anche di tanti giovani degli Stati Uniti che con il loro sacrificio “ci hanno liberato dal nazi-fascismo”. Un Cavaliere in forma, insomma. Smagliante, tanto che - c’è da crederci - gli piacerebbe pure scendere in campo nella semifinale di Champion’s tra il suo Milan e il Manchester United. Non potendo, il Cav. si è limitato a dettare la sua formazione: “Kakà seconda punta, di fianco a Gilardino, e Seedorf dietro le punte. Il resto è il solito Milan… padrone del campo e padrone del gioco che vince all’Old Trafford, tenendo alto il prestigio del calcio italiano”. Per se stesso, Berlusconi ha intanto scelto il ruolo del nonno contento, confermando e rallegrandosi della notizia della gravidanza della figlia Barbara: “Sono felice perché il papa è un ragazzo che mi piace moltissimo, è fidanzato con mia figlia da cinque anni e quando ce l’ho al tavolo mi sembra anche lui un mio figlio, quindi sono veramente felice”. A dare man forte al buonismo del leader dell’opposizione, ci ha pensato poi il direttore del Gr Antonio Caprarica: ha tolto la parola a un ascoltatore che si rivolgeva a Berlusconi più o meno così: scusi Presidente, ma come posso fidarmi di lei in fatto di famiglia dal momento che in pubblico dice certe cose e in privato ne fa altre? A quel punto Caprarica s’è arrabbiato (”In Italia non è un reato essere separati o divorziati”) e ha tolto la parola al radioascoltatore e spazio a Berlusconi, lasciando tutti di stucco. Forse innanzitutto lo stesso Cav che avrebbe saputo senz’altro come rispondere: con parole, oggi più che mai, addolcite. [...]

Il 19 Giugno 2007 alle 14:16 Pensioni, precari, casa. Si fa presto a far sparire il tesoretto » Panorama.it – Italia ha scritto:

[...] Inizia oggi quello che dovrebbe essere il rush finale tra governo e sindacati per decidere sulle principali partite economiche: dalle pensioni (primo punto all’ordine del giorno) alla destinazione del tesoretto, alle tasse, alla casa, al sostegno ai redditi bassi. L’obiettivo è di chiudere entro fine giugno, quando l’esecutivo dovrà presentare al Parlamento il Documento di programmazione economica, cioè gli impegni di spese, entrate e relative riforme per i prossimi tre anni. Ma al momento ci sono poche probabilità che si trovi un accordo su tutto. Il ministro Tommaso Padoa-Schioppa ha messo sul tavolo 2,5 miliardi del totale di 10 del tesoretto, gli introiti extra che il governo si trova quest’anno in cassa. Ma secondo Romano Prodi, 1,3 miliardi dovranno servire per aumentare le pensioni al minimo e 600 milioni per non meglio precisati interventi a favore dei giovani e dei redditi bassi. Insomma, restano altri 600 milioni. Abolire lo scalone Maroni sulle pensioni significa rimetterci da qui al 2016, ben 65,6 miliardi. Questo solo nel caso non si facesse nulla. Ma anche se lo scalone fosse sostituito con scalini, si tratterebbe di trovare da 9,3 a 2,5 miliardi nei prossimi otto anni. La prima cifra se dal 2008 l’età per la pensione di anzianità venisse innalzata di un anno, e di un altro ancora ogni 18 mesi. La seconda se, sempre dal 2008, si andasse in pensione di anzianità a 59 anni. Un limite, però, troppo simile ai 60 dello scalone. Dunque? Dunque il governo deve come minimo reperire soldi per almeno 8 miliardi da qui al 2016. E non basteranno certamente i due miliardi ottenibili con la fusione dei maggiori enti previdenziali. Né si possono aumentare i già alti contributi per i dipendenti: ci sarà un altro ritocco sugli autonomi, e forse un altro ancora sui precari, cosa però che fa a botte contro le promesse di aiutare i giovani senza lavoro fisso. Del tutto risibile appare poi l’idea di coprire il buco con “tagli ai costi della politica”: un buon proposito sempre disatteso, che certamente non passerebbe il vaglio della commissione di Bruxelles e dei vari organismi internazionali. Non solo. Si profila una nuova guerra tra governo e comuni: oggetto, 4,4 miliardi di avanzi comunali non spesi, e che il governo vorrebbe incamerare: I comuni dicono che si tratta di una beffa per le amministrazioni più virtuose, e probabilmente non hanno neppure torto. Ancora: per i costi aggiuntivi del recente contratto degli statali occorrono 3,5 miliardi, e altri 4-5 per i cantieri Anas che altrimenti rischiano di chiudere. Poi c’è la lista delle richieste dei singoli ministri e partiti. Dagli sgravi Ici reclamati dalla Margherita al piano casa di Rifondazione. Fino all’allentamento della morsa sugli studi di settore, cosa che sta provocando una mezza rivolta fiscale al Nord. Insomma, improvvisamente la coperta si è fatta cortissima. Al punto che i buoni propositi di varare per il 2008 una Finanziaria “leggera”, dopo quella durissima sul piano fiscale del 2007, rischiano di restare nel casseto. Nella maggioranza c’è addirittura chi parla di una “patrimoniale” per mettere a posto le cose, una tassa che copirebbe ovviamente “i grandi patrimoni ed i grandi redditi”. Ma in Italia il concetto di grandi redditi e patrimoni è opinabile, ed il rischio di spremere ulteriormente chi dichiara tutto al fisco è in agguato. Previsioni? Quasi impossibili. Molti vorrebbero rinviare tutto a settembre. Il che significa entrare già nel periodo della Finanziaria e, quanto alle pensioni, tenersi lo scalone Maroni. In alternativa i sindacati potrebbero essere messi di fronte alla proposta di trasformare lo scalone in scalini, ma assieme ad una drastica revisione dei coefficienti che determinano le pensioni (quelli previsti dalla riforma Dini). Una cosa che le confederazioni, finora, non hanno neppure voluto prendere in considerazione. [...]

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richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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