
È spuntato anche un fattore K a complicare la già difficile vendita dell’Alitalia, proprio mentre al ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, e al consulente Merrill Lynch è rimasto poco tempo per sciogliere i mille nodi dell’operazione e le altrettante perplessità avanzate dai possibili acquirenti. Lunedì 2 aprile scade il termine per rinforzare le cinque squadre in gara con altri gruppi industriali o nuovi investitori.
Uno spartiacque che, in sostanza, equivale a svelare l’ipotizzato ingresso in campo di Air France, Lufthansa o altri soci industriali e a smascherare chi finora si è limitato a staccare un biglietto dell’asta per conto di possibili interessati.
Scorrendo l’invito alla presentazione delle offerte preliminari (che dovranno pervenire entro il 16 aprile al consulente del Tesoro) compare al punto K un altro paletto nella formazione delle cordate: il divieto di intrecci azionari fra le cordate stesse, regolato con un tetto del 5 per cento nelle partecipazioni incrociate.
Il vincolo risponde a una logica di trasparenza, ma si somma alle altre clausole finanziarie: come la “stand-still” (con cui i concorrenti e le loro società collegate si impegnano a non svolgere attività di trading sui titoli Alitalia) o il “lock-up” di tre anni che congela la cessione delle azioni comprate dal Tesoro. Ci sono poi vincoli industriali: marchio e logo intoccabili per otto anni, piano immodificabile per tre anni…
Lo staff di consulenti e tecnici del dicastero vede questi irrigidimenti come normali metodi per spuntare agevolazioni o scorciatoie nella gara, e potrebbe avere ragione. Se non fosse che l’ultimo rinvio (al 23 maggio) dell’approvazione dei conti 2006 ha coperto di ulteriori ombre la privatizzazione, per la quale da un lato si chiedono impegni ferrei in un’operazione da 2 miliardi di euro, dall’altro si avverte che “il ministero e i suoi consulenti non rilasciano alcuna garanzia e non assumono alcuna responsabilità in ordine alla completezza, veridicità e accuratezza del materiale informativo predisposto da Alitalia”.
Se le rigidità comporteranno rifiuti, al Tesoro rimarrà la strada del campione nazionale offerta dall’Air One di Carlo Toto. Ma si dovrà tenere conto dell’Antitrust (per esempio per la rotta Milano-Roma) e sperare che l’Intesa Sanpaolo e le altre banche che sponsorizzano l’iniziativa non siano distratte dal fattore T: la soluzione del caso Telecom Italia.
- Venerdì 30 Marzo 2007
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