Pirelli ha l’80% di Olimpia, Sintonia (la società di Benetton) ha il 20%. Olimpia è la holding che controlla Telecom Italia con una quota del 18%. “Nel caso in cui fosse portata a termine” la cessione di quote di Olimpia “il capitale sociale sarebbe equamente suddiviso in tre quote tra At&t, America Movil e gli attuali soci Pirelli&Co e Sintonia”. La proposta, spiega la nota di Pirelli, “prevede che, all’esito dell’acquisizione, nessun patto parasociale venga stipulato tra America Movil e At&t e Pirelli/Sintonia i cui diritti sarebbero regolati esclusivamente dallo statuto della società”.
At&t
I numeri parlano da soli: con i suoi 242 miliardi di dollari di capitalizzazione, 63 miliardi di fatturato e 7,3 di profitti, At&t è il gigante assoluto delle telecomunicazioni mondiali. Il gruppo americano era già entrato in Italia dal 1983 al 1988, quando rlevò una quota dell’Olivetti di Carlo de Benedetti per lanciare il PcM24 (che consentì al gruppo di Ivrea di diventare il secondo produttore di pc a livello mondiale). Oggi, At&T non solo resta leader nella telefonia “tradizionale”, ma lo è anche nel settore nel mobile (dove conta solo negli Usa 51 milioni di clienti e fattura 37,5 miliardi di dollari), delle tv via cavo e dei servizi Internet. In più il gruppo texano guidato da Edward Whitacre sta investendo molto in quella nuova frontiera che è la tv via internet (in acronimo Iptv).
América Mòvil
Guidata Carlos Slim Helu (qui il profilo di Forbes), di padre libanese e madre messicana, Mòvil è la maggiore compagnia mobile di tutta l’America Latina e la quarta a livello mondiale. Nata nel 2000 dalla trasformazione della Telmex (l’ex monopolista telefonico messicano, comprato da Carlo Slim nel ‘90) conta più di 100 milioni di clienti e a settembre del 2006 dichiarava un fatturato superiore ai 15 miliardi di dollari. Se dovesse riuscire l’operazione su Olimpia, Carlos Slim trasformerebbe di colpo il risiko delle telecomunicazioni europee in un Grande Gioco su scala planetaria.
Perché a entrare in scena sono davvero due pesi massimi, con un perimetro di attività che copre ogni porzione di quel processo di “convergenza” fra telecomunicazioni, Internet e “nuovi” media che sta ridisegnando i confini dell’industria della comunicazione.
- Lunedì 2 Aprile 2007

EURO SI O NO?
STRATEGIE E NUMERI DELLA BIG IPO
COME SI CALCOLA
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FAME, DISOCCUPAZIONE, NUOVI POVERI
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IL PIANO MONTI
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LA RIFORMA, I NUMERI, LE POLEMICHE
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IL MEGLIO DEL 2011
G20 di Cannes: i protagonisti e le loro sfide






Commenti
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Il 2 Aprile 2007 alle 21:22 Telecom, il bluff di Tronchetti e il rovescio del confitto d’interessi » Panorama.it – Economia ha scritto:
[...] Olimpia-Telecom e gli americani: i protagonisti della partita Panorama Canali Economia Telecom, il bluff di Tronchetti e il rovescio del confitto d’interessi [...]
Il 3 Aprile 2007 alle 16:05 DestraLab » Carlos Slim Helu ha scritto:
[...] Carlos Slim Helu, di padre libanese e madre messicana, è il 3° uomo più ricco del mondo, patron di América Mòvil, che è la maggiore compagnia mobile di tutta l’America Latina e la quarta a livello mondiale, e uno dei protagonisti della svolta nella partita Telecom Italia. [...]
Il 5 Aprile 2007 alle 14:09 Telecom, prove di pace (difficile ma non impossibile) » Panorama.it – Economia ha scritto:
[...] Gli animi decantano, gli spiriti bollenti si placano dopo una serata dove la tensione era a mille. Come noto, la decisione presa da Marco Tronchetti Provera di escludere Guido Rossi dalla lista dei consiglieri di amministrazione stilata dall’azionista di maggioranza relativa Olimpia, aveva scatenato le ire di Mediobanca, Generali, Capitalia e tutta la galassia (da Ras a Ligresti) che ruota nell’orbita di piazzetta Cuccia. L’ira però non è arrivata alle estreme conseguenze, ovvero la presentazione di una lista alternativa a quella di Tronchetti guidata proprio dal grande escluso Rossi. Mediobanca e Generali, insomma, hanno solo estratto il cartellino giallo per ammonire Tronchetti. Reo, secondo loro, di non averle avvisate di voler eludere il superavvocato, dopo che invece in una precedente riunione del patto di consultazione di Olimpia (Mediobanca, Generali e Pirelli) era stato deciso di confermarlo. «Tronchetti non può fare e disfare a piacimento», era il commento più benevolo che veniva dagli uomini di piazzetta Cuccia. Di qui, la richiesta di convocare il patto Pirelli (dove, in virtù del capitalismo degli incroci, Mediobanca e Generali sono presenti) per chiedere spiegazioni. Ma già stamattina la situazione sembrava meno conflittuale. La possibile apertura di Tronchetti alla convocazione del patto, quando invece ieri sera il suo rifiuto era stato intransigente, rafforza nuovamente l’ipotesi di una soluzione condivisa. E soprattutto incruenta. “Quello che interessa a Tronchetti” ha spiegato un banchiere a Panorama.it “è di uscire dall’avventura Telecom guadagnandoci il più possibile”. E se l’offerta congiunta di At&t e American Movil ha messo sul piatto una valutazione di 2,9 euro per azione, fino a ieri giudicata dalle banche implausibile, e soprattutto poco in linea con i corsi di borsa, la speculazione di questi giorni ha fatto salire a quasi 2,5 euro il prezzo di Telecom in borsa. Una corsa che non sembra essersi esaurita. A questo punto le banche possono prendere in considerazione un intervento a prezzi che sarebbero in linea con quelli del mercato, senza dunque la paura che i loro azionisti possano eccepire sull’operazione. [...]
Il 17 Aprile 2007 alle 11:55 Filo diretto con l’assemblea Telecom. Grazie ai blog, non certo all’azienda di tlc » Panorama.it – Economia ha scritto:
[...] L’assenza di Tronchetti Provera nell’auditorium di Rozzano, lo show pirotecnico di Beppe Grillo (qui i video: 1 e 2), poi l’uscita di scena di un pretendente di peso come At&T. Quante notizie, in una sola giornata, intorno a Telecom. Notizie che hanno fatto il giro d’Italia (e del mondo), riprese dalle agenzie, dai tg, dai giornali, dai blog. Notizie che però non trovano traccia sul sito di Telecom Italia: nessun link che rimandi alla diretta via internet dei lavori dell’assemblea dei soci. Discutibile o meno, ma nell’era del web 2.0 anche la strage in un campus in Virginia è stata mandata in diretta dai malcapitati protagonisti, tanto che la Cnn ha scelto di pubblicare, insieme alle foto dei propri inviati, anche quelle di chi c’era. Certo, a Rozzano non è andato in scena niente di così violento. Ma non è andata on line neanche quella che per molti (sicuramente per tutti i consumatori e i clienti Telecom) doveva essere, anzi è, un’assemblea decisiva per i destini di una delle più importanti aziende del Paese e per il futuro delle TLC italiane. Sarebbe stato un bel gesto di trasparenza organizzare uno streaming, anche solo audio, dell’evento. Magari su RossoAlice. Invece, dove non ha potuto (o voluto) arrivare l’azienda, sono arrivati altri: dalla copertura televisiva garantita da Sky TG 24, fino al personaggio più atteso, dal punto di vista mediatico: Beppe Grillo. Ma il vero protagonista della prima e turbolenta giornata di Rozzano è stato Stefano Quintarelli (uno di maggiori esperti di telecomunicazioni e uno dei pionieri nella introduzione commerciale di Internet in Italia) che ha partecipato all’assemblea come azionista, è anche intervenuto, e ha raccontato l’incontro intervento dopo intervento, dalle 12,35 alle 01,30, attraverso il suo blog, aggiornato via cellulare. Il diario di Quintarelli è estremamente preciso e circostanziato e continua anche oggi: qui. [...]
Il 19 Aprile 2007 alle 14:36 Telecom, il prezzo non è giusto » Panorama.it – Economia ha scritto:
[...] Spiega il più politico dei banchieri, romano, occhialuto e bianco di capelli, che, siccome adesso ci sono i congressi dei Ds e della Margherita, tutto si ferma per almeno un paio di settimane, vicenda Telecom compresa. Un simpatico modo per dire che, nonostante il gran daffare di banche, industriali, intermediari, gruppi più o meno blasonati, faccendieri e avventurieri, nei destini del colosso telefonico i politici sono entrati a piedi uniti, tanto che adesso, giocoforza, qualunque esito avrà bisogno della loro benedizione. Con questo non è detto che lo stop venga per nuocere perché, dopo mesi di trattative, la carne al fuoco è talmente tanta che occorre mettere un po’ di ordine fra le proposte che cadono di continuo sui vari tavoli, e poi ripartire. Il punto è però: da dove? Di certo c’è che Marco Tronchetti Provera, nonostante la calma olimpica ostentata negli ultimi giorni (”Pirelli non ha alcuna fretta di vendere e soprattutto non lo farà mai a prezzi che la penalizzano” va dicendo in giro), di fretta invece ne ha tanta. Gli azionisti della società mugugnano, il patto di sindacato è spaccato dopo che le Generali e la Mediobanca non hanno gradito il benservito dato alla meteorica presidenza targata Guido Rossi, e di certo avrebbero preteso la testa di Tronchetti se non fosse che, dice un banchiere che è della partita, “ci sono pezzi importanti di sistema, da Giovanni Bazoli a Luca di Montezemolo, che inspiegabilmente stanno ancora con lui”. Il problema, come sempre, sta nei soldi. Ovvero nel fatto che il presidente della Pirelli non intende vendere a meno di 2,8 euro, il prezzo che gli aveva fatto balenare l’accoppiata american-messicana, ora monca dopo che l’At&t ha salutato chiamandosi fuori. A quel prezzo per azione, rilevare la quota Telecom di Olimpia costa poco più di 4 miliardi di euro. E una cordata italiana, come vorrebbero Massimo D’Alema e Romano Prodi (che divergono però sui nomi di chi debba farne parte), non ce la fa a materializzarsi. Per cui, nonostante il successo bipartisan, la soluzione “inciucista” con dentro Roberto Colaninno e la Fininvest resta ancora una suggestiva ipotesi d’accademia. Non fosse altro perché, nonostante impegno e progetti (il capo della Piaggio, ignorando la massima nietzschiana per cui non si torna mai dove si è stati felici, dovrebbe fare il presidente della nuova società che rileverebbe il controllo della Telecom), la coperta è corta. Mettiano, ma non è detto, che la holding del Biscione ci metta 500 milioni, altri 300 li scucirebbe Colaninno. Poi ci sono le banche, 500 potrebbero arrivare girando la quota nella Pirelli Pneumatici che possiedono, qualche altra milionata di euro la porterebbero industriali (si parla di Leonardo Del Vecchio, Diego Della Valle, forse i Pesenti) che avrebbero dato una generica disponibilità. Già, si ha un bel dire che in giro di soldi ce ne sono una caterva, ma da qui a mettere insieme 4 miliardi ce ne passa. E soprattutto molti continuano a non capire perché si debba strapagare una quota, quella della Olimpia, che per la sua esiguità è ben lungi dal garantire la ferrea presa sulla Telecom. A quei valori, meglio andare direttamente in borsa e fare provvista di azioni senza passare per le forche caudine di patti e contropatti tra soci che stanno a monte. E poi c’è la politica, che non molla la presa, e che di fronte a certi matrimoni, seppur d’interesse, si mostra maldisposta. Mettere assieme Silvio Berlusconi e Colaninno, ipotesi che al Cavaliere piace meno di quanto piaccia a qualcuno dei suoi collaboratori, non è facile da far digerire ai falchi degli opposti schieramenti. La stessa Unità, che pure aveva dato senza acrimonia la notizia dell’eretico avvicinamento (riunione nella casa romana del Cavaliere tra Fedele Confalonieri e il ragioniere mantovano, con l’infaticabile Ruggero Magnoni della Lehman Brothers a fare da mediatore), il giorno dopo ha sparato ad alzo zero. Ergo, si devono battere altre strade, ma quel che più occorre battere è la diffidenza tra i vari protagonisti della vicenda, che si accentua ogni giorno che passa. Mediobanca e Intesa Sanpaolo, per esempio, continuano a guardarsi in cagnesco e a lavorare su scenari diversi. La banca di Bazoli era pronta a fare tutto da sola pagando le Telecom di Tronchetti 2,7 euro. Poi si era detta pronta, per bocca di un convinto Corrado Passera, ad appoggiare la cordata tex-mex, mezzo evaporata, che peraltro a Palazzo Chigi andava di traverso. Ora pare voler riconsiderare lo scenario che prevede la scissione della Pirelli (il filone su cui dall’inizio si era messa a lavorare piazzetta Cuccia) purché il mercato non storca troppo la bocca. Ma l’ipotesi di fare due Pirelli fotocopia, con una che controlla solamente la Olimpia, e poi consentire agli azionisti dell’una di concambiare le azioni ricevendo carta e contanti dell’altra, non piace anzitutto a Tronchetti, che vorrebbe uscire di scena con un bell’assegno da 3 miliardi (tanto vale l’80 per cento che Pirelli detiene in Olimpia). Se si pretende la soluzione tutta italiana (e certo gli afflati regolatori sulla rete fissa che il governo si è improvvisamente scoperto rendono difficile guardare oltralpe), la scissione resta la meno costosa, perché si porta a casa con 1 miliardo e mezzo di spesa e il mal di pancia degli azionisti che hanno comprato in borsa. Il fatto è che la scissione, e qui la babele è completa, non entusiasma nemmeno alcuni grandi soci della Mediobanca. Si sa che, sebbene abbia ripetuto ai quattro venti di volerne restar fuori, l’Unicredito di Alessandro Profumo fa da consulente alla Deutsche Telekom su un piano che prevede una fusione con la Telecom via conferimento della Tim. Peccato che nella neonata società i tedeschi si terrebbero stretta la maggioranza assoluta. Il banchiere Cesare Geronzi, invece, fa da tramite con i palazzi della politica e sembra giocare più in proprio che in nome della Capitalia, la quale ha detto e ridetto di non aver partecipato al furibondo rastrellamento di titoli Telecom che ha preceduto l’assemblea di lunedì 16 aprile. Geronzi sente spesso D’Alema, un po’ meno Prodi, e ha sempre orecchie per Berlusconi. Risultato? Ha tentato di convincere Tronchetti a mollare il protettorato della Intesa Sanpaolo e la nefanda, a suo dire, influenza dell’advisor Gerardo Braggiotti, finendo col litigarci. Adesso anche lui guarda il cielo in attesa di eventi, sapendo bene che qualche nube può arrivare da Trieste, visto che obtorto collo l’assemblea delle Generali si appresta a rinnovare il triennale mandato di Antoine Bernheim alla guida della compagnia. Solo che l’ultraottuagenario napoleonico banchiere continua imperterrito a dire: “Le Generali sono io” in barba alle sane e buone regole di corporate governance che vorrebbero da lui un atteggiamento meno oltranzista. Insomma, dopo mesi che si intessono e disfano trame, dopo che in borsa la speculazione ha scorrazzato libera come le vacche nelle praterie, dopo che l’assemblea Telecom è servita da cassa di risonanza allo show (gustoso, ma anche angoscioso) di un comico, dopo che la magistratura ha allungato la sua ombra su spiati e spiandi, siamo di nuovo tornati al punto di partenza. Si ricomincia dalla decisione di Tronchetti che non vede l’ora di guardare la vicenda Telecom al passato, e ricomincia la girandola di riunioni nel tentativo di indurlo a più miti propositi. Nel pomeriggio di martedì 17 aprile, all’indomani della estenuante assemblea di Rozzano cui non ha partecipato, prima ha visto Ruggero Magnoni poi è andato di nuovo in Mediobanca, un po’ il suo calvario, a prendere altre reprimende da chi non capisce perché faccia di testa sua, senza consultarsi almeno per telefono con i suoi soci. Ma Tronchetti è ormai preda della sindrome Ferruzzi, pensa che la Mediobanca voglia togliergli tutto così come fece con l’impero di Raul Gardini. Inutile evocargli lo spettro di soluzioni che per Tronchetti suonerebbero più beffarde di quelle che teme. Nell’ultima settimana, si sono infittite le voci di una possibile opa sulla Pirelli, che taglierebbe la testa a tutto e anche a lui. Operazione relativamente poco costosa, visto che in borsa capitalizza 4,5 miliardi, e che dallo spezzatino delle sue partecipazioni si potrebbe ricavare più di quello che si spende per comprarla. Oppure, ma sul versante basso della catena, il lancio di un’offerta pubblica sulla Telecom (nonostante il grande agitarsi di tutti, gli spagnoli della Telefónica restano i maggiori indiziati) cui difficilmente il governo potrebbe fare argine sventolando i vessilli dell’italianità. O, ancora e molto meno costoso, l’acquisto di una quota inferiore al 29 per cento del capitale, in modo da prendere due piccioni con una fava: il controllo del gruppo e la neutralizzazione della partecipazione detenuta dalla Olimpia. A quel punto Tronchetti rischierebbe di portarsi addosso una insostenibile zavorra da 3 miliardi destinata a impiombare la Pirelli e tutte le sue possibili mosse. [...]
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