Telecom, il bluff di Tronchetti e il rovescio del confitto d’interessi

Sullo sfondo Marco Tronchetti Provera
Il grande bluff lo mette sul tavolo Marco Tronchetti Provera dopo aver assistito all’ennesima vittoria dell’Inter. Un’offerta di americani e messicani per rilevare la partecipazione di maggioranza di Pirelli in Olimpia, e la quota di controllo della Telecom in essa contenuta. Mossa a sorpresa, che ha spiazzato tutti, e che toglie la vicenda del colosso telefonico dal limbo in cui sembrava rinchiusa. Soprattutto dopo che le banche si erano rifiutate di pagare le azioni Telecom al prezzo chiesto dal presidente della Pirelli. Una mossa destinata a sparigliare anche nei palazzi della politica.
Forte di una fresca dichiarazione di Romano Prodi “Non ho nessuna preclusione all’ingresso di capitali stranieri in Telecom”, Tronchetti Provera lo ha preso in parola tirando fuori dal cilindro un’offerta congiunta di At&t e dell’American Movil del finanziere messicano Carlos Slim (una vecchia conoscenza per il genero di Leopoldo, che di recente aveva mostrato interesse a rilevare le attività brasiliane del gruppo).
A questo punto la partita subisce un’improvvisa quanto inaspettata accelerazione. Le banche dovranno rivedere le loro posizioni, con sul collo il fiato della politica che già, nonostante la professione liberista e mercatista del premier, sta sparando ad alzo zero. E con qualche ragione: può essere l’Italia l’unico paese industrializzato in cui le sue tlc sono in mano agli stranieri, dopo che straniere sono già le altre aziende (Wind, 3, e ora Fastweb) che operano nel settore? Dunque, via alla cordata di salvataggio italiano, perché il grande “bluff” di Tronchetti richiede una risposta immediata. È probabile che, come del resto accaduto negli ultimi mesi, sia la Banca Intesa di Giovanni Bazoli a riprendere in mano tutto il dossier. E che ci sarà una corsa a cercare investitori privati destinati ad affiancare gli istituti di credito nell’operazione. Si era già parlato di una disponibilità di Roberto Colaninno, ma quando si parla di privati il pensiero corre a un solo nome, quello di Fininvest. Per la holding del Biscione la Telecom costituisce il sogno di una integrazione tra tlc e contenuti che ne farebbe di colpo uno dei colossi mondiali. Nei mesi scorsi, di fronte all’idea, Fedele Confalonieri aveva reagito come di fronte alla preda bella ma impossibile. “Magari” aveva detto “ma non ce lo faranno mai fare”. Per via della politica, naturalmente. La stessa politica che, quando si era capito che Colaninno e Gnutti avevano deciso di uscire di scena, aveva impedito a Silvio Berlusconi di dare corso alla grande fusione. Già, la politica. E quel conflitto di interessi a rovescio che ha sin qui tarpato le ali ai sogni di gloria della Fininvest. Ma che ora appare come una tentazione irresistibile, sicuramente più di una presenza (all’opposizione) nel pantano della politica.

Commenti

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Il 2 Aprile 2007 alle 14:15 face ha scritto:

“Il governo non può essere indifferente al destino della rete di Telecom Italia, in quanto infrastruttura non replicabile e strategica, cui il Paese non può rinunciare”.
Ora che i buoi stanno per scappare ci si dimentica di avere voluto privatizzare, senza remore alcuna, una florida società di Stato solo per fare cassa.
E non dimentichiamo che sono bastati pochi passaggi di mano “italiana” per farne un pozzo pieno di debiti.
Si è poi arrivati alla liberalizzazione, così come è stato definito l’intervento che ha eliminato i costi delle ricariche, che ha penalizzato, chi più chi meno tutti operatori telefonici, in barba alle classiche regole di mercato oltre che ai poveri piccoli azionisti che si sono visti svanire nel giro di 1 mese più del 10% del valore del pacchetto azionario.
Ora che arrivano gli “Americani” trema tutto il sistema: forse si teme che le spiate di pochi, così come risultato dall’ultimo scandalo intercettazioni, possano diventare il controllo di tutti da parte di un paese straniero?
Lanciamo una provocazione: anziché far pagare il controllo di Telecom ai soliti finanziatori istituzionali (vd Generali, Mediobanca & Co.) perché lo Stato non fa anche lui l’Americano?
Nazionalizzi la rete con il metodo Chavez…

Il 2 Aprile 2007 alle 16:59 franco38 ha scritto:

Sulla questione Telecom, Antonio di Pietro ha fatto sapere che la preoccupazione (del governo) non basta:
“Il Governo italiano deve essere pronto a contrastare queste azioni” ….omissis… “Chiedo a Prodi di convocare un incontro urgente per reagire in modo istituzionale adeguato.” Concordo con il nostro ex magistrato d’assalto. Però,per carità degli Italiani e del Paese,lasci fuori Prodi. Di Pietro non sa e non può sapere (al tempo,in giovane età o forse già emigrante in Germania) dell’allora gestione Prodi in qualità di Presidente I.R.I. Si faccia raccontare di alcune delle aziende a partecipazione IRI dell’epoca: STET - FINMARE - FINSIDER - FINMECCANICA - FINELETTRICA - SME - SAGEA - RAI - AUTOSTRADE, ECC., ECC.,ECC.. Quali gli imprenditori che acquistarono aziende del settore manufatturiero, dei servizi,e di altre attività? Quali i prezzi d’acquisto e quali quelli di vendita effettuate a distanza di alcuni mesi.
Il tutto nell’interesse del Paese?
Non credo, basterebbe scorrere l’elenco delle società acquirenti,alcune tuttora sulla piazza. Certamente non vi fu alcun conflitto d’interesse. Prodi non era e non è mai stato un imprenditore.
Distinti saluti. Franco38

Il 2 Aprile 2007 alle 19:26 Angelo975 ha scritto:

Se Fininvest acquistasse Telecom finalmente le adsl funzionerebbero e ci sarebbero tariffe migliori.

Il 2 Aprile 2007 alle 21:30 clator ha scritto:

I sinistri sono allarmati dal fatto che Telecom finisca in mani straniere ( americane per di più )Hanno cioè il terrore che possa diventare una azienda efficiente, autonoma e quindi non più ricattabile da Prodi, Bertinotti , CGIL ecc..Non capisco come facciano i sinistri a chiedere il diritto di voto per gli stranieri immigrati e poi vogliano difendere l’italianità dei telefoni.Qualcuno si preoccupa che Vodafone e Wind non sono di proprietà italiana ?

Il 5 Aprile 2007 alle 14:55 Telecom, prove di pace (difficile ma non impossibile) » Panorama.it – Economia ha scritto:

[...] Gli animi decantano, gli spiriti bollenti si placano dopo una serata dove la tensione era a mille. Come noto, la decisione presa da Marco Tronchetti Provera di escludere Guido Rossi dalla lista dei consiglieri di amministrazione stilata dall’azionista di maggioranza relativa Olimpia, aveva scatenato le ire di Mediobanca, Generali, Capitalia e tutta la galassia (da Ras a Ligresti) che ruota nell’orbita di piazzetta Cuccia. L’ira però non è arrivata alle estreme conseguenze, ovvero la presentazione di una lista alternativa a quella di Tronchetti guidata proprio dal grande escluso Rossi. Mediobanca e Generali, insomma, hanno solo estratto il cartellino giallo per ammonire Tronchetti. Reo, secondo loro, di non averle avvisate di voler eludere il superavvocato, dopo che invece in una precedente riunione del patto di consultazione di Olimpia (Mediobanca, Generali e Pirelli) era stato deciso di confermarlo. “Tronchetti non può fare e disfare a piacimento”, era il commento più benevolo che veniva dagli uomini di piazzetta Cuccia. Di qui, la richiesta di convocare il patto Pirelli (dove, in virtù del capitalismo degli incroci, Mediobanca e Generali sono presenti) per chiedere spiegazioni. Ma già stamattina la situazione sembrava meno conflittuale. La possibile apertura di Tronchetti alla convocazione del patto, quando invece ieri sera il suo rifiuto era stato intransigente, rafforza nuovamente l’ipotesi di una soluzione condivisa. E soprattutto incruenta. “Quello che interessa a Tronchetti” ha spiegato un banchiere a Panorama.it “è di uscire dall’avventura Telecom guadagnandoci il più possibile“. E se l’offerta congiunta di At&t e American Movil ha messo sul piatto una valutazione di 2,9 euro per azione, fino a ieri giudicata dalle banche implausibile, e soprattutto poco in linea con i corsi di borsa, la speculazione di questi giorni ha fatto salire a quasi 2,5 euro il prezzo di Telecom in borsa. Una corsa che non sembra essersi esaurita. A questo punto le banche possono prendere in considerazione un intervento a prezzi che sarebbero in linea con quelli del mercato, senza dunque la paura che i loro azionisti possano eccepire sull’operazione. [...]

Il 17 Aprile 2007 alle 12:33 Telecom, non passi lo straniero. Ma se passa Berlusconi… » Panorama.it – Italia ha scritto:

[...] Insomma, diciamolo. C’è un problema Telecom? Ma no: c’è un problema Berlusconi. E dunque il popolo della sinistra (soprattutto quella girotondina) non ha pace. E come dargli torto. Sventato lo sbarco imperialista tex-mex, con la ritirata dell’At&t, chi si profila? Il Cavaliere. Alleato con Roberto Colaninno. Che già prese la Telecom sotto gli auspici di Massimo D’Alema: il leader Ds più odiato dalla base della Quercia (ma non dai vertici e dall’apparato). Dunque è semplice: si torna all’odioso periodo della bicamerale. Fossimo nel calcio, diremmo alle torte. Colaninno-Berlusconi all’assalto di Telecom, via D’Alema? Sabina Guzzanti è sconcertata: “A questo punto ci lascia solo qualche pizzeria e poi s’è comprato tutto”. Non solo: “Se l’operazione andasse in porto il governo Prodi sarebbe gravemente responsabile. E anche qualche organo d’informazione che ha fatto diventare centrale la questione delle coppie di fatto dimenticandosi del conflitto d’interessi”. Capito il complotto? “Esterefatta” è Rosetta Loy, scrittrice. Anche lei punta l’indice sul governo di sinistra. Franco Cordelli, critico teatrale, ha “un cattivo pensiero”. Questo: “Siccome non si fa il partito democratico, Berlusconi vogliono continuare a tenerselo buono. Manovre finanziarie partorite da una politica oligarchica”. Scandalo anche per il regista Marco Bellocchio: “Il palazzo della politica decide con sprezzo della coerenza e senza provare un briciolo di vergogna per non avere approvato una microlegge come quella sui Dico”. Qui chiaramente si apre una crepa tra Bellocchio e Guzzanti. Ma subito il fronte torna a compattarsi: Lidia Ravera è sicura che “la sinistra fa mettere le mani di Berlusconi su Telecom. Cosa devo pensare?”. Già, cosa pensare? In attesa dello sbarco in forze di Dario Fo-Franca Rame, del risveglio di Pancho Pardi, e naturalmente del grande ritorno di Nanni Moretti, che pensare di un’azienda “strategica” che ha molti debiti e zero strategie? Che non ha mai ripagato i piccoli azionisti ma ha distribuito le stock option ai grandi? Meglio così che il Cavaliere? Ma non era Berlusconi, “ottimo come imprenditore, pessimo come premier? (lo disse Fausto Bertinotti, ndr)”. Intanto aggiungiamo doverosamente che è l’azionista di controllo di Fininvest, Mediaset, Mondadori e dunque anche di Panorama.it. Soprattutto, però, è uno dei pochi (pochissimi) che ha i soldi per tenere la Telecom in Italia. Un male o un bene se sbarca, assieme ad altri, nella telefonia ex pubblica? Per mesi la politica di sinistra ha vagheggiato un altro scenario: i servizi Telecom in mano alle banche: magari una prodiana, come l’Intesa-San Paolo, ed una un po’ diessina, come l’Unicredito o Monte dei Paschi; e la rete che ritorna direttamente allo Stato. O, in subordine, un alleato europeo a garantire, chissà perché, la famosa italianità: Telefonica (zapaterista?) e France Telecom, che se poi all’Eliseo ci andasse Ségolène Royal sarebbe il massimo. Due soluzioni che hanno un difettuccio: neppure l’ombra di un industriale italiano. Quanto alle banche, le loro strategie si sono viste all’opera nella Fiat pre-Marchionne e nella stessa Telecom di Marco Tronchetti Provera. Senza contare che forse dovrebbero pensare un po’ di più ai clienti allo sportello. E dunque? Logico, a proposito di Berlusconi, evocare il conflitto d’interessi. Sarebbe utile però sapere quale modello industriale ha in mente il fronte intellettual-girotondino: l’Alitalia? Le Ferrovie? Allora, è un male o un bene se il Cavaliere si prende la Telecom? Massì, diciamolo: la sinistra sotto sotto è contenta. Un po’ acciaccato il governo Prodi, ecco profilarsi un nuovo fronte. Il Grande Nemico è ancora alle porte, tornano i girotondi. E poi c’è sempre Vodafone, notoriamente equosolidale. [...]

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richard-branson
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