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Enineftegaz, il consorzio formato da Eni ed Enel, ha vinto l’asta per aggiudicarsi alcuni asset di Yukos l’ex gigante energetico privato russo. La joint venture che comprende le due società italiane (Eni 60% ed Enel 40%) ha comprato il 20% delle azioni di Gazpromneft, che comprendono i giacimenti di Arcticgaz e Urengoil. Secondo l’agenzia russa Interfax il prezzo è stato di 151,536 miliardi di rubli, circa 4,4 miliardi di euro. La cordata italiana ha battuto Unitex, che rappresenta gli interessi di Novatek, vicina a Gazprom e Rosnef (quest’ultima, in particolare, si era già aggiudicata la precedente asta relativa alla prima tranche di asset Yukos messi in vendita dal Cremlino).
L’intesa permette all’Eni di raggiungere due obiettivi di importanza fondamentale: l’aumento di circa un terzo delle riserve di gas e petrolio e l’entrata sul mercato russo, uno dei mercati strategici del settore.
Un tempo il primo produttore russo di petrolio, il gruppo Yukos è fallito sotto le accuse di evasione fiscale per miliardi di dollari, mentre il suo fondatore e amministratore delegato, Mikhail Khodorkovsky, è stato arrestato nel 2003 e condannato nel 2005 a otto anni di prigione in un processo ancora oggi poco chiaro.
Il successo italiano, che voci danno legato anche ad una sorta di “benedizione” del Cremlino, si inserisce in un quadro di relazione economiche più ampio: l’Italia è, già oggi, il secondo partner commerciale, tra i Paesi occidentali, della Russia putiniana. Lo testimonia anche il precedente accordo (novembre 2006) tra Eni e Gazprom che prevede che il gruppo guidato da Paolo Scaroni possa investire in Russia e il colosso russo distribuire gas in Italia. Per quantità, costi contenuti di trasporto, possibilità di connessioni geograficamente bilanciate via gasdotto alla rete europea, il gas russo è considerato, ad oggi, una fonte di approvigionamento indispensabile (assai più del gas libico) per dare all’Italia una politica energetica sovrana.
Di cui potrebbero (meglio, dovrebbero) beneficiare gli utenti italiani, visto che secondo l’indagine Nus Consulting (società americana di consulenza specializzata nella riduzione dei costi delle utility per le aziende, come le telecomunicazioni e, appunto, l’energia) sul costo del gas nel mondo, aggiornata a settembre 2006, il prezzo del metano per il riscaldamento di utenze civili sul mercato libero (un grande albergo, un ospedale, un palazzo d’uffici di una certa dimensione) è aumentato del 17 per cento in Italia, paese che si piazza al quarto posto per livelli di costi in questa fascia di consumo.
- Mercoledì 4 Aprile 2007
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