Scoperti nel 2006 più di 7mila evasori totali. Sfuggiti 8,4 miliardi €

Auto della Guardia di Finanza
Il bottino 2006 della “caccia all’evasore fiscale” può far contento il ministro Vincenzo Visco: ammonta a quasi 17 miliardi (16,8 per l’esattezza) di reddito imponibile non dichiarato, 4 miliardi di Iva non versata e 7.288 evasori totali (quelli che non pagando le tasse contribuiscono, e non poco, a tenere alta la pressione fiscale sulla comunità).
È il risultato dei 743 mila controlli effettuati lo scorso anno dalla Guardia di Finanza. Rispetto al 2005 l’ammontare dell’imponibile non dichiarato è leggermente inferiore, così come il numero degli evasori totali “pizzicati” dalle Fiamme gialle.
Un bilancio che la Finanza (qui il rapporto) conta di incrementare nel 2007 attraverso un aumento delle verifiche, che dovrebbero arrivare a 858 mila. Nel mirino (anche grazie all’anagrafe dei conti correnti), società di capitali che dichiarano “reddito zero” o negativo, circa la metà del totale, e i soggetti che conducono un tenore di vita (ville, yacht, auto di lusso) evidentemente superiore al reddito dichiarato.
Tornano al 2006: l’economia al nero prolifera e i settori economici più coinvolti dal fenomeno dell’evasione fiscale sono quelli del terziario, del commercio all’ingrosso e al dettaglio (dove si sono riscontrati 2.600 casi sui 7.288 totali), che confermano così una tendenza che si era evidenziata già dagli anni passati e che sembrava in diminuzione. Invece…
Anche nell’edilizia la pratica dell’elusione pare sia ancora molto diffusa (1.400 evasori totali nel 2006) come d’altra parte è molto diffuso il lavoro nero: in un anno sono stati scovati oltre 27.500 lavoratori irregolari di cui 17.900 in nero e cioè completamente sconosciuti agli enti previdenziali e assistenziali. Un dato che incide non soltanto sulla stottrazione di entrate fiscali allo stato, ma anche sull’assistenza sanitaria e pensionistica dei lavoratori.

Commenti

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Il 5 Aprile 2007 alle 14:37 Lotta all’evasione? No, per gli incentivi di lusso » Panorama.it – Economia ha scritto:

[...] A chi gli incentivi? A noi! Per aggiudicarsi la fetta più grossa del premio legato alla produttività e agli incassi ottenuti con la lotta all’evasione, i 77.217 dipendenti del ministero dell’Economia e delle agenzie fiscali (Entrate, Territorio, Dogane, Demanio e Monopoli) hanno ingaggiato una gara serrata. Una competizione in cui non mancano trucchi e sgambetti. Le ostilità sono state formalmente aperte il 29 dicembre e dopo un mese e passa la vicenda non solo non è ancora conclusa, ma, come in un gioco dell’oca burocratico-ministeriale, è tornata al punto di partenza. Quel giorno di fine 2006 il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, firmò un decreto con cui fissava l’importo complessivo dell’incentivo: 410 milioni di euro in tutto, 60 relativi al 2004 e 350 al 2005. Una bella cifra, equivalente a circa 5.300 euro a testa nell’ipotesi teorica di una divisione in parti uguali tra gli aventi diritto. Nello stesso atto, il ministro stabilì che, a differenza di quanto era successo in passato, “le modalità di erogazione dei fondi nonché la determinazione delle risorse da assegnare ai singoli uffici e la fissazione di criteri di differenziazione dei compensi incentivanti… sono stabiliti in sede di contrattazione integrativa”. In pratica vengono patteggiati con i sindacati. E qui è cominciato il bello. Per il governo la trattativa è stata condotta dal sottosegretario all’Economia Paolo Cento, esponente dei Verdi, mentre dall’altra parte del tavolo si sono seduti i sindacalisti della funzione pubblica. Dopo varie riunioni preliminari e un incontro “tecnico” convocato nel pomeriggio di venerdì 26 gennaio, un successivo vertice “politico” organizzato il lunedì 29 avrebbe dovuto chiudere la partita. Invece il vertice si è concluso con un nulla di fatto e, dopo tutto questo lavorio, sottosegretario e rappresentanti sindacali hanno deciso che si ricomincia da capo, o quasi. Nel frattempo, però, è cresciuta la diffidenza reciproca, perché sono venute a galla piccole e grandi incongruenze. Come quelle favorevoli ai dirigenti di primo livello (capi dipartimento) e dei dipendenti del Dpf, Dipartimento delle politiche fiscali del Tesoro. Secondo la ripartizione proposta dal governo, ai dirigenti di primo livello, che già percepiscono stipendi fino a 500 mila euro e in più spesso riscuotono indennità pari al 30-40 per cento della paga base secondo i risultati ottenuti, sarebbe andato un ulteriore incentivo di 40-50 mila euro, un importo fino a dieci volte superiore alla media. [...]

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rossi-spalla Viviana Da Busti
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