Alitalia, la soluzione Airone rischia di favorire il low cost straniero

Airone
La soluzione italiana ha un sostegno trasversale in Parlamento. Il ragionamento dei sostenitori di questa linea (i più convinti sono i Ds, in particolare ambienti vicini ai ministri D’Alema e Bersani) sostengono che unendo le due principali aerolinee del paese si può dare vita ad un player forte in grado di esercitare un ruolo da protagonista sullo scacchiere internazionale.
AirOne è una piccola compagnia, nata con la fine del monopolio Alitalia sui voli nazionali. Il suo fondatore e presidente è Carlo Toto, imprenditore abruzzese abituato ad esercitare un ruolo forte sulla sua creatura. Secondo alcuni analisti, però, la compagnia avrebbe una solidità patrimoniale limitata e risorse finanziarie modeste rispetto miliardo e mezzo di euro circa che serviranno per rilevare il 39,9% del pacchetto azionario di proprietà del Tesoro e insufficienti per garantire gli investimenti futuri. La soluzione Toto l’ha trovata facendosi supportare da Intesa Sanpaolo. La banca di Bazoli e Passera ha dovuto anticipare i soldi a Toto per consentirgli di presentare la manifestazione di interesse (il bando richiedeva 100 milioni di euro). In una futuribile AliOne difficilmente l’imprenditore di Chieti potrebbe continuare ad esercitare pieni poteri e appare verosimile che il nuovo management, in particolare amministratore delegato e direttore finanziario, possa essere scelto direttamente da Intesa Sanpaolo.

Vantaggi
AliOne avrebbe un ruolo di leadership indiscussa nel panorama nazionale, circostanza poco gradita all’Antitrust, ma forse benvista da alcuni politici. I quali si chiedono: se Air France ha il 90% circa del traffico nazionale francese, perché AliOne non può detenere una quota intorno al 70%? In effetti in Italia il comportamento dell’Authority è spesso più restrittivo di quanto avvenga all’estero. In passato Alitalia venne multata dopo un accordo con Volare che la faceva riemergere oltre il 50% di market share, quando oltre ai francesi anche Lufthansa (58%) e Sas (54%) eccedono questa soglia. Il premier Romano Prodi qualche mese fa ha sostenuto che non ci sono le condizioni per promuovere una nuova legge che chiarisca se è corretto il comportamento dell’antitrust italiana oppure quello dei cugini francesi, ma ha fatto capire che non possiamo penalizzarci da soli.
AirOne ha da poco avviato un importante cambio del proprio parco aereomobili. I Boeing 737 vengono sostituiti o affiancati da Airbus 320. Un incremento di flotta di lungo raggio che andrebbe nella direzione da molti auspicata per Alitalia che già dispone di quarantasei Airbus per il traffico di medio raggio.

Svantaggi
Da sempre AirOne si è avvalsa della collaborazione di ex manager dell’Alitalia per poter incidere più profondamente nella competizione con la concorrente. In realtà secondo molti AirOne non ha fatto altro che diventare un clone di Alitalia, spesso con le stesse inefficienze. Se negli ultimi anni la seconda compagnia nazionale ha registrato piccoli utili di bilancio ciò è stato determinato proprio dalla crisi della sua rivale.
Per quanto riguarda l’Antitrust, ammesso che venga accantonato l’ostacolo della quota di mercato sul traffico nazionale, si presenterebbe la questione degli slots su Linate, autorizzazioni al decollo e all’atterraggio che valgono oro perché permettono di operare sull’aeroporto preferito dai milanesi. Alitalia e AirOne insieme avrebbero un monopolio di permessi e dovrebbero certamente cederne una buona quantità favorendo, di fatto, qualche concorrente lowcost agguerrito come easyJet e Ryanair. E questo potrebbe essere un colpo mortale ad uno dei pochi asset della compagnia.

Commenti

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Il 23 Aprile 2007 alle 9:59 Cempella: Alitalia, il destino è con Air France » Panorama.it – Economia ha scritto:

[...] “Se dovessi giudicare da quel che sento e leggo sui giornali, arriverei alla conclusione che stanno vendendo l’Alitalia come fosse una fabbrica di insaccati o un biscottificio. Spero di sbagliare e mi auguro che prima o poi venga fuori un progetto industriale, una strategia, un’idea di sviluppo. Se così non fosse, l’Alitalia diventerebbe l’ultimo frutto di una stagione storta: l’era delle privatizzazioni all’italiana, operazioni nelle quali spesso l’elemento finanziario ha avuto la meglio sulla politica industriale”. È perplesso e preoccupato Domenico Cempella (qui il profilo secondo Wikipedia), amministratore delegato della compagnia dal 1996 al 2 febbraio 2001, anni di risanamento, bilanci in utile, tentativi di sviluppo e speranze. Convinto della necessità di trovare un partner a livello internazionale per impedire che l’Alitalia regredisse, di fatto, al livello di compagnia regionale, Cempella cercò un’intesa con gli olandesi della Klm. Il progetto fallì soprattutto in seguito alle polemiche tutte italiane sul ruolo dell’aeroporto di Malpensa. E oggi Cempella sta scrivendo un libro su quell’esperienza e più in generale su come sia stato fatto naufragare un importante progetto di privatizzazione e crescita. Da allora l’Alitalia non ha avuto più pace, passando da una crisi all’altra in un turbinio di amministratori e presidenti, bilanci in perdita, quote di mercato sempre più esigue. Il 1° dicembre il governo ha ufficialmente deciso di vendere l’azienda. Si sono fatti avanti tre pretendenti: l’Air One di Carlo Toto sostenuta finanziariamente dalla Banca Intesa Sanpaolo, i fondi americani Texas Pacific Group e Matlin Patterson alleati con la Mediobanca, la compagnia russa Aeroflot con l’Unicredito. Lunedì 16 aprile i tre aspiranti acquirenti hanno presentato le loro offerte non vincolanti e nel giro di tre mesi l’Alitalia potrebbe avere un nuovo padrone. Dottor Cempella, a questo punto che cosa c’è da augurarsi che succeda? Spero nasca un soggetto in grado di favorire e assecondare lo sviluppo del Paese. Finora, però, ho assistito a una babele di dichiarazioni senza che nessuno, tranne forse il ministro Pierluigi Bersani, ancorasse seriamente l’operazione di vendita a un contesto di politica economica e sviluppo. In una situazione così grave e compromessa come quella dell’Alitalia le sembra che si possa andare per il sottile e addirittura parlare ancora di sviluppo? Per un governo credo sia doveroso, a meno che non abbiano deciso di vendere l’Alitalia per far soldi e basta o per togliersi dai piedi una grana gigantesca. Crede sia così? Mi auguro di no, voglio sperare di no, anche se i segnali che vedo non sono rassicuranti. L’Alitalia non solo è una grande azienda di servizi con un business collegato grande circa quattro volte il suo fatturato, ma è anche un perno per lo sviluppo del Paese. Venderla ignorando dove si va a parare sarebbe davvero insensato. Fra i tre pretendenti quale offre più garanzie in relazione a un progetto di politica industriale? In questo momento l’Alitalia ha il 49 per cento del mercato interno e per essere di nuovo un punto di riferimento per lo sviluppo del Paese dovrebbe controllare almeno il 70 per cento. Solo su questa base si può realizzare un network internazionale efficace. L’Air One di Toto ha il 30 per cento del mercato nazionale. Lei quindi è favorevole all’integrazione Alitalia-Air One? Quella è una strada, probabilmente la più semplice, ma l’obiettivo non è precluso agli altri pretendenti, purché decidano di investire parecchio sulla flotta. In questa privatizzazione servono soldi veri. Secondo lei, qual è la loro vera intenzione? Non sono in grado di valutare, anche se sia Tpg sia Aeroflot rispetto ad Air One hanno un problema in più. Quale? I diritti di traffico dell’Alitalia si basano su un criterio di reciprocità con i paesi collegati e la proprietà del nuovo soggetto dovrà essere italiana per non perdere questi diritti. Non è un problema insormontabile, ma c’è. Sono certo che americani e russi abbiano già in mente la soluzione. Che cosa dovrebbe fare subito chi comprerà l’Alitalia? Recuperare competenze perse e ripensare la rete dei collegamenti del lungo raggio che oggi è asfittica. Ripensare in che modo? L’Alitalia controlla la compagnia Volare che fino a oggi è stata come una scatola vuota; in futuro potrebbe, anzi, dovrebbe diventare la leva per il rilancio del lungo raggio con costi più bassi soprattutto per quanto riguarda il personale. Con più aerei, Volare dovrebbe coprire tutte le tratte a lunga percorrenza da Malpensa assicurando più voli da Roma e Milano e risparmi sul costo del lavoro. Sono sufficienti gli aerei di lungo raggio? No, vanno aumentati e sostituiti. Al posto dei vecchi Boeing 767 servirebbero velivoli più versatili, tipo Airbus, su cui anche i piloti del medio raggio possano alternarsi senza tutte le complicazioni di oggi. E per quanto riguarda le alleanze internazionali? Nel giro di due-tre anni sarà inevitabile il confronto con l’Air France. Toto della Air One ha detto che dall’unione della sua azienda con l’Alitalia nascerebbe la quarta compagnia europea dopo British Airways, Lufthansa e Air France. Quello di Toto mi sembra un auspicio ottimistico. Quindi è inevitabile che il nuovo soggetto si ponga il problema di un’alleanza internazionale? Alitalia e Air France sono già collegate da un accordo. I francesi sarebbero la prima opzione purché siano disposti a un’integrazione più incisiva; l’accordo commerciale di oggi è sbagliato perché non dà alcun vantaggio ad Alitalia. Per avere maggiore potere negoziale con Parigi terrei aperta anche la porta a British Airways e Lufthansa. [...]

Il 24 Maggio 2007 alle 14:10 Toto gioca a nascondino e precipita l’Intesa per Alitalia » Panorama.it – Economia ha scritto:

[...] Ci sono segni di sfilacciamento nella cordata tra Air One e Banca Intesa per l’acquisto di Alitalia. A quanto risulta a Panorama.it alla Deloitte che per conto di Banca Intesa avrebbe voluto effettuare una verifica sui conti della società di Carlo Toto lo stesso Toto ha opposto un sostanziale diniego. In pratica, alla società di consulenza è stato negato l’accesso richiesto alla documentazione della Ap holding, la società costituita qualche mese fa e proprietaria della compagnia Air One. Al posto del consenso alla visione delle carte contabili, ai responsabili Deloitte sarebbero stati consegnati documenti considerati incompleti ed insufficienti. Il valore della Ap holding sulla base del quale la società di Toto ha chiesto l’appoggio di Banca Intesa e i finanziamenti in vista dell’operazione Alitalia è certificato da una perizia effettuata da un tecnico nominato dal tribunale di Chieti, la città di origine dello stesso Toto. Tramite la Deloitte, Banca Intesa avrebbe voluto approfondire gli aspetti finanziari e contabili di quella valutazione. L’imprevista frizione tra Air One e Banca Intesa arriva proprio nel momento in cui la vicenda della vendita Alitalia entra nel vivo e il giorno successivo a quello in cui il consiglio di amministrazione della compagnia di proprietà dello Stato ha deciso di svalutare il valore della flotta e ha fissato le perdite di esercizio a 626 milioni di euro. Una mossa che, in pratica, suona come un avviso al ministero dell’Economia che implicitamente viene invitato dal presidente Alitalia, Berardino Libonati, di rinunciare all’idea di fare cassa con la vendita della società aerea. A questo punto si rafforza la posizione di Texas Pacific Group (Tpg), il fondo americano in lizza per l’Alitalia che nei giorni passati ha ribadito la sua intenzione di comprare d’intesa con British Airways anche la compagnia Iberia. Secondo numerose indiscrezioni Tpg potrebbe allearsi anche alla cordata Air One Banca Intesa a patto che vengano risolti gli screzi sorti con Toto. Come amministratore della nuova compagnia aerea è circolato il nome di Franco Bernabè, ex numero uno dell’Eni, ma circola anche la candidatura di Chicco Testa, ex esponente dei Verdi e presidente dell’Enel. [...]

Il 6 Giugno 2007 alle 11:43 Finanza, lo strano caso del generale Pappa consulente per Air One » Panorama.it – Economia ha scritto:

[...] È andato in pensione, ma non ha smesso di lavorare il generale Italo Pappa, l’ex comandante in seconda della Guardia di Finanza: considerato il consigliere più ascoltato del vice ministro Vincenzo Visco nella faccenda e nelle decisioni che hanno opposto quest’ultimo al comandante generale Roberto Speciale, rimosso alcuni giorni fa dal suo incarico per iniziativa del ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, e con un voto del Consiglio dei ministri. Lasciata la divisa e le stellette, ora Pappa si occupa di aerei con Air One, la compagnia dell’imprenditore abruzzese Carlo Toto considerata favorita per l’acquisto dell’Alitalia, la società messa in vendita dallo stesso ministero dell’Economia alla fine dell’anno passato e che dovrebbe passare di mano questa estate. L’ex generale delle Fiamme gialle ora si occupa di consulenza per il servizio legale della compagnia e in questa veste svolge un ruolo importante e delicato proprio nell’ambito della vicenda di privatizzazione Alitalia. Anche in passato Pappa aveva ricoperto incarichi all’apparenza distanti dalla sua funzione di alto ufficiale della Finanza. Per esempio è stato anche capo dell’Ufficio indagini della Figc (Federazione italiana gioco calcio), incarico poi lasciato all’improvviso nel pieno dello scandalo intercettazioni. Secondo una ricostruzione della vicenda Visco-Speciale apparsa sul numero 45 di Panorama 2006, sulla richiesta di spostamento di quattro ufficiali delle Fiamme gialle di Milano avanzata nel periodo giugno-luglio 2006 avrebbero influito proprio le indicazioni del generale Pappa sostenute da altri due ufficiali molto vicini a Visco: il generale di brigata Flavio Zanini, vice capo di gabinetto delle Finanze, e il colonnello Mario Ortello, aiutante di campo del vice ministro. [...]

Il 28 Marzo 2008 alle 10:46 kartoline dall’inferno » L’Alitalia è fallita 20 anni fa e nessuno se ne è accorto ! ha scritto:

[...]  Già nel 2005 si parlava di vendita ad Air France, ma non se ne fece nulla. Un anno fa ulteriori ipotesi compresa la cordata Air One - Intesa San Paolo, di cui rimangono tristi tracce …   [...]

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richard-branson
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rossi-spalla Viviana Da Busti
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