
Approvata dal Parlamento la seconda “lenzuolata” sulle liberalizzazioni, per Pierluigi Bersani si apre un nuovo fronte: convincere benzinai, petrolieri e regioni ad aumentare la concorrenza nei carburanti.
Già, perché nei decreti firmati dal ministro per lo Sviluppo economico di benzina si parla ben poco: giusto l’obbligo di piazzare all’inizio delle autostrade un tabellone con i prezzi comparati delle stazioni di servizio presenti lungo il percorso. Degli altri temi che avevano provocato un duro scontro con i benzinai, con tanto di sciopero, s’era persa traccia fin dal decreto di agosto, quando i gestori dei distributori erano riusciti a impallinare un punto cruciale: l’eliminazione della distanza minima tra le stazioni di servizio. Un vincolo adottato spesso dalle regioni, insieme ad altre norme, per sbarrare la strada a nuovi operatori, in particolare alla grande distribuzione.
Ora il governo ci riprova, seppur con uno strumento più morbido del decreto: un disegno di legge con procedura urgente che ha iniziato il suo iter in commissione Attività produttive della Camera martedì 3 aprile. All’articolo 1 il provvedimento prevede di eliminare le limitazioni allo svolgimento di attività commerciali, “tra cui quella della distribuzione di carburanti”.
I benzinai lo considerano un voltafaccia: “Siamo pronti a scioperare ancora” esordisce Luca Squeri, presidente della Figisc, sindacato aderente alla Confcommercio che conta circa 10 mila gestori. “Qui si vuole deregolamentare un settore che è già liberalizzato. Sa che cosa succederà? Che avremo una proliferazione di pompe e poi la desertificazione”.
Squeri ammette che la strada del disegno di legge è migliore del decreto (”Sarebbe stato una pugnalata alla schiena”), ma non nasconde la sua ostilità verso la grande distribuzione: “Per loro la benzina è solo uno specchio per allodole”.
Dalla parte dei benzinai sono schierati i petrolieri e, in parte, le regioni, che in una riunione, il 15 marzo, hanno proposto di portare da 6 a 12 i mesi di tempo per introdurre le nuove norme.
La Federdistribuzione, che raggruppa super e ipermercati, è invece dalla parte del governo: un paio di settimane fa ha presentato anche un esposto a Bruxelles contro le regioni, accodandosi al Conad.
Entro il 20 aprile governo, regioni, gestori e compagnie petrolifere torneranno a incontrarsi per cercare una quadratura del cerchio. Ma la grande distribuzione tende la mano ai benzinai. “Noi vogliamo favorire la concorrenza” sostiene Camillo De Berardinis, amministratore delegato del Conad. “Così si abbassano i prezzi e si rinnova la rete. Con i benzinai possiamo lavorare in vari modi: per esempio aiutarli a creare i negozi presso le stazioni di servizio, sfruttando la nostra logistica. E poi, come è accaduto con i farmacisti, assumeremo anche benzinai. Se ci si confronta intorno a un tavolo, la soluzione si trova”.
Per ora i numeri della grande distribuzione sono irrisori. A fronte di circa 23 mila distributori di benzina gli ipermercati ne contano solo una quindicina: il Conad ha appena aperto il suo secondo impianto, in Campania. E Paolo Barberini, presidente della Federdistribuzione, ricorda che nei prossimi 5 anni, gli iper apriranno al massimo 200 stazioni: “La concorrenza è il nostro pane quotidiano, non capiamo come le regioni mantengano certe rendite di posizione”.
- Martedì 10 Aprile 2007
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Commenti
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Il 6 Agosto 2007 alle 12:44 Cara benzina, ma Bersani fa il pieno solo ad agosto? » Panorama.it - Economia ha scritto:
[...] Al primo weekend di agosto il ministro Pier Luigi Bersani ha scoperto che la benzina in Italia è troppo cara. Stessa cosa era accaduta a Natale: anche allora allarme ministeriale, decisione di agire, convocazione delle compagnie petrolifere. C’era stata anche l’ipotesi di un decreto, che però si era scontrata con un’iniziativa analoga dell’Antitrust. E prima ancora la liberalizzazione della distribuzione del carburante aveva trovato posto nella lenzuolata bersaniana di luglio 2006. [...]
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