
Fin dalle prime battute di questa storia iniziata il primo dicembre dell’anno passato ci sono stati ripetuti sconfinamenti da parte del governo e della politica. Il giorno stesso della decisione ufficiale di vendita il ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, auspica una sua soluzione in un’intervista a Repubblica: è bene che Alitalia si fonda con Air One, mentre Air France non sembra gradita. Due giorni dopo è il presidente dell’Antitrust, Antonimo Catricalà, a gelare gli entusiasmi sulla cordata tricolore: creerebbe problemi di concentrazione e posizioni dominanti. Passano altri due giorni e il vice di Bianchi, Cesare De Piccoli, durante una trasmissione su Sky fa capire che il governo italiano non gradisce offerte di compagnie europee sospettate di voler fare di Alitalia un solo boccone. Del resto dieci giorni prima dell’avvio dell’asta il presidente del Consiglio, Romano Prodi, in un’intervista al francese Le Figaro aveva espresso lo stesso sentimento antifrancese dicendo di Air France: “Vuole creare un grande gruppo europeo in cui anche l’Italia abbia il suo ruolo o semplicemente agguantare il mercato italiano, che è grande e molto ricco?”. Due giorni dopo il ministro dello Sviluppo, Pierluigi Bersani, aveva aggiunto che “allo stato delle cose un’alleanza con Air France non mi pare una soluzione”. Concetto ribadito all’Espresso dal segretario di Rifondazione comunista, Franco Giordano.
Il rapporto di Alitalia con Air France tiene banco in molte dichiarazioni di ministri e politici. Quando sorge il dubbio che l’esclusione dalla partita della compagnia francese sarebbe costata cara perché l’Alitalia avrebbe dovuto pagare una penale di circa 200 milioni per uscire dall’alleanza Sky Team con i transalpini, ancora il ministro Bianchi dice che non c’è da preoccuparsi. E per essere sicuro che il messaggio arrivi a segno lo dichiara al quotidiano francese La Tribune. La presa di posizione fa scalpore e allora Prodi per riparare su France 24 fa capire di non essere pregiudizialmente contrario ad una soluzione francese rivedendo la posizione che aveva espresso qualche settimana prima. Nel frattempo, siamo a febbraio, si infittiscono le richieste di dimissioni del vertice della compagnia italiana e alla fine nel bel mezzo della procedura di vendita viene giubilato il presidente e amministratore delegato Giancarlo Cimoli. Anche se meno di un mese prima il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, aveva sostenuto che un cambio al vertice durante la procedura di vendita sarebbe stato un grave errore tanto più che Cimoli andava bene perché conosceva l’azienda come nessun altro.
Dopo una prima lista di 11 pretendenti, l’elenco a metà febbraio si riduce a 5 e nonostante tra essi non ci siano cinesi, il ministro degli Esteri, Massimo D’Alema, il 5 marzo strizza l’occhio ai mandarini di Pechino aggiungendo che è naturale che Alitalia cerchi un partner lontano dall’Europa. Nel frattempo uno degli aspiranti all’acquisto, Carlo De Benedetti, dimostra perplessità sulla gara e fa capire che non sa se continuare. Il ministro Bianchi si dice dispiaciuto. Il 31 marzo in effetti De Benedetti abbandona la partita e l’unico italiano in lizza rimane Toto. Il responsabile dei Trasporti di Rifondazione comunista, Ugo Boghetta, dichiara di preferirlo a tutti gli altri. Il 2 aprile in base alla procedura viene preclusa ai pretendenti rimasti in lizza la possibilità di aggregare nuovi soci. Ma quando si capisce che dietro ad Aeroflot ci potrebbero essere i francesi, i ministri Bianchi e Bersani che si erano dimostrati tiepidi con Air France cambiano linea e si dichiarano favorevoli a una modifica dei termini di gara forse per consentire ai transalpini di entrare in partita.
Per mettere la parola fine sulla vicenda della vendita Alitalia ci vorranno almeno tre mesi: se ne vedranno e sentiranno ancora delle belle.
- Martedì 17 Aprile 2007
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Commenti
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Il 18 Aprile 2007 alle 11:26 ulisse ha scritto:
Ma se in questi tre mesi tutti i potenziali compratori si ritirano, che succede?
Il 16 Maggio 2009 alle 18:21 DestraLab » Lobby estere al lavoro ha scritto:
[...] Il “giochino” del detto e contraddetto su Alitalia, mi è sembrato molto interessante e provo a replicarlo, in tempi di par condicio, con un altro dei soggetti coinvolti, non come Lupi giovane deputato, ma con uno dei protagonisti della storia politica di questo paese e di quella di Alitalia, l’ex ministro Pier Luigi Bersani, che ha legato il suo nome ad uno dei decreti storici che riguardano la vicenda. Il decreto Linate-Bersani-governo D’Alema consentì infatti la riapertura di Linate e l’utilizzo a tutte le compagnie dell’aeroporto milanese cittadino per i voli internazionali. Con conseguente rivolta di molte compagnie, la riscrittura del piano industriale da parte dell’allora amministratore delegato Cempella e infiniti ricorsi europei. [...]
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