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L’omino con i baffi potrebbe fare molto presto il suo ingresso in Borsa. Il 12 aprile l’assemblea degli azionisti di Bialetti Industrie (la holding che in portafoglio conta come Aeternum, Rondine e Bialetti) ha deciso di avviare le procedure per l’ammissione alla quotazione in Borsa delle azioni del gruppo. Questo passo veniva studiato da tempo perché, sottolineano in azienda, era l’unico modo per emergere dal frammentato mondo del casalingo italiano e far andare la società alla ribalta dei mercati internazionali. I numeri certo non le mancano: il fatturato del 2006 ha superato i 208 milioni di euro (+10,2% rispetto al 2005), mentre l’utile netto consolidato si è attestato su 2,5 milioni. «Entrare in Borsa servirà per avere capitali freschi che spingano lo sviluppo della società» dice a Panorama.it Francesco Ranzoni, presidente di Bialetti Industrie «ma anche per acquisire una maggiore visibilità sul mercato nazionale e internazionale di riferimento».
Il vero punto focale di questo percorso è infatti perseguire una decisa strategia di internazionalizzazione. «I mercati esteri saranno sviluppati attraverso l’esportazione del nostro modello imprenditoriale» precisa Ranzoni: se dietro a queste parole ci sia un piano di acquisizioni all’estero, lo si può soltanto intuire poiché la società non commenta. Certo è che Bialetti Industrie è già presente in 90 paesi ma l’Italia rappresenta ancora il 51% del fatturato globale: il nostro Paese, però, è saturo e allora penetrare con più decisione altri mercati, con un occhio magari ai paesi emergenti, potrebbe essere la strada del successo.
Nonostante questo slancio in avanti, il gruppo ha la ferma intenzione di non dimenticare le proprie radici: l’azionista di riferimento resterà la famiglia Ranzoni, fondatrice di quella Rondine Italia che nel 2002 acquisì l’Alfonso Bialetti & C., dando così vita a un vero e proprio polo del casalingo italiano. Quanto all’immagine, «l’icona dell’omino con i baffi non si cambia» dice il presidente del gruppo «e la comunicazione resterà la stessa a livello globale».
Così come resterà la stessa anche la produzione, che oggi è suddivisa tra gli stabilimenti produttivi italiani in provincia di Brescia (Coccaglio) e di Verbania (Omegna), oltre che in Turchia e in Romania. Fissato al 5% medio annuo del fatturato l’investimento in ricerca e sviluppo, destinati a tutte le linee di produzione, dalle pentole alle caffettiere. Se mai, a guardare gli ultimi prodotti dell’azienda sta cambiando il modo di concepire la caffettiera, che diventa quasi un complemento d’arredo con un alto contenuto di design. Basti pensare a Mukka Express e soprattutto alla nuova Cuor di Moka: nata dalla partnership con Illy Caffè, sarà lanciata ufficialmente a giugno e promette di essere un equilibrio perfetto fra tecnologia (è stato brevettato il sistema a erogazione) e design. Quanto al gusto si vedrà: agli amanti del caffè l’ardua sentenza.
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- Venerdì 20 Aprile 2007
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