Do you speak english? Per far carriera, vietato barare. Cinese e spagnolo poi…

alexandralee by Flickr
L’inglese? Assolutamente indispensabile, a tutti i livelli. Lo dicono in coro direttori del personale e manager di grandi aziende. Aggiungendo che ormai la fluency è data per scontata: “Con un buon inglese te la cavi sempre: le riunioni delle multinazionali sono sempre tenute in questa lingua, non importa di che nazionalità siano i manager” spiega Mario D’Ambrosio, presidente nazionale Aidp, Associazione italiana per la direzione del personale.
Ma non basta borbottare qualche frase di circostanza: “Ormai le aziende chiedono un livello medio sensibilmente più alto a quello di qualche anno fa. Non si bara più: spesso parte dei colloqui è svolta direttamente in inglese” sottolinea Margherita Fagioli, consulente di Heidrick & Struggles, società di executive search.
Opinioni che cozzano impietosamente contro i dati ufficiali: secondo un recente sondaggio Letitfly-Censis, infatti, solo il 41% degli italiani parla una lingua straniera, sebbene il 97,7% della popolazione e il 96% delle imprese ritenga molto utile la sua conoscenza. Il 66,2% di chi afferma di possedere qualche competenza linguistica valuta le proprie abilità scarse nel 50% dei casi e appena sufficienti nel 19%. Peggio di noi solo Uk e Irlanda: c’è da correre ai ripari scegliendo un corso ad hoc, verificando prima però che aderisca agli standard europei.

Nel fortunato caso in cui l’inglese fosse uno scoglio superato, i consigli, al di là delle mode linguistiche (portoghese, giapponese, arabo…) sono due: buttarsi su cinese e spagnolo. Prima lingua parlata al mondo, il cinese mandarino è quello che “consente di fare il salto di qualità nella carriera, di proiettarsi decisamente nel futuro” spiega D’Ambrosio. Anche online: secondo il rapporto del linguista David Graddol, English Next pubblicato dal British Council, le comunicazioni su internet in inglese sono scese dal 51,3% del 2000 all’attuale 32% e contemporaneamente quelle in cinese sono salite dal 5,4% al 13%.

Proprio per soddisfare la maggior richiesta di corsi, accanto alle storiche università di lingue orientali di Napoli, Venezia e La Sapienza di Roma, stanno sbarcando in Europa nuove sedi dell’Istituto Confucio, l’organismo ufficiale di apprendimento della lingua. Al momento l’unico in Italia è a Roma, presso La Sapienza.

Più semplice per noi lo studio dello spagnolo, quarta (o seconda, per un’altra classificazione) lingua più parlata, sostenuta da un bacino di parlanti enorme, dalla crescita impetuosa della Spagna e da una recente legge del presidente Lula che ne ha fatto la seconda lingua da studiare per i brasiliani. “Per chi è già in carriera e non può investire tempo nel complesso studio di una lingua orientale, è senz’altro questo il secondo idioma che consiglio” dice Carla Monguzzi, direttore risorse umane di Ibm Italia. I principali sbocchi lavorativi?
Telecomunicazioni, banche ed assicurazioni e turismo, che vede un aumento del flusso da e per entrambi i paesi: “Pensiamo anche a grandi realtà come NH Hoteles, che insieme a Jocker e Intesa ha creato la maggiore catena alberghiera in Italia, Grande Jolly” ricorda Paolo Luisetto, della Camera di Commercio e Industria Italiana per la Spagna.

Commenti

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Il 29 Giugno 2007 alle 18:54 Vacanza studio? Se non l’avete ancora scelta ecco qualche consiglio » Panorama.it - Viaggi ha scritto:

[...] La novità di quest’anno sono i corsi di lingua e cultura araba in loco. E la corsa del cinese che si sta imponendo sempre di più anche tramite soggiorni studio come quelli dell’Istituto Confucio, ente ufficiale dell’insegnamento all’estero. Ma visti i dati sconfortanti secondo i quali solo il 41% degli italiani parla una lingua straniera, forse è il caso di riportare l’attenzione sulle lingue europee, troppo spesso date per scontate e altrettanto sovente misconosciute. Magari con un viaggio, ma che non sia verso le solite capitali che ormai, grazie ai voli low cost, sono straviste. Con EF (Education First) si impara l’inglese sotto il sole della California, a Santa Barbara e Redondo Beach. Con Language Studies International si va down under, ossia in Australia, a Brisbane e in Nuova Zelanda a Auckland e Christchurch. Australia Alternativa organizza corsi di due settimane minimo a Sidney e Melbourne. Meglio lo spagnolo, quarta lingua più parlata al mondo e in continua ascesa? Si può studiare fra Ande e Amazzonia a Quito, in Ecuador, con l’Instituto Superior de Español. O anche a Puerto Ayora, nelle isole Galapagos. A Cuba si possono unire i verbi irregolari della lingua di Cervantes ai passi di salsa con Sprachcaffe. Cactus Language fa lo stesso a Trinidad, gioiello coloniale tutelato dall’Unesco e Santiago, capitale dell’Oriente e patria del son. Lezioni in spiaggia sotto una palapa, il tipico ombrellone coperto di foglie di banano, a Playa del Carmen, nella Riviera Maya. E volendo con International House si imparano anche le basi della cucina messicana per copiare enchiladas e fajitas. Il prestigio internazionale del francese è un po’ offuscato, ma resta sempre l’idioma più romantico. Soprattutto se imparato sul mare cristallino della Guadalupa, dove Média Langues Caraïbes offre corsi di lingua (ma anche di cucina e cultura creola) a Sainte-Anne, nella costa meridionale. Les cours d’école fa lo stesso in Polinesia a Papara, circa 30 chilometri dalla capitale Papeete. Per imparare o rinfrescare il tedesco questa estate si può fare una puntata a Bruxelles, che festeggerà alla grande il cinquantesimo anniversario del Trattato di Roma (qui il calendario degli eventi) con corsi estivi proposti dal Goethe-Institut. Oppure unire le lezioni di lingua al relax nei centri benessere fra i più belli d’Europa, quelli austriaci: proposte da Salisburgo a Graz fino a Vienna su Campus-Austria. Più trendy la Namibia che, dopo la nascita della primogenita Pitt-Jolie, Shiloh, è stata scoperta dal turismo di massa. Ma non tutti sanno che il 30% dei suoi abitanti, soprattutto nella zona di Windhoek, parla tedesco. La sede del Goethe-Institut è proprio a Windhoek e offre corsi intensivi di un mese. [...]

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