C’è chi usa il congedo per terminare gli studi universitari. O frequentare il mitico MBA (qui quelli in Italia accreditati Asfor e i più prestigiosi all’estero). Oppure, sempre nell’ottica di un futuro lavoro, partecipa a programmi come quelli proposti da TimeOff. Giornalismo in Ghana, stage in Cina, conservazione ambientale e di monumenti a Cuzco, ce n’è per tutti i gusti. Fino ai 30 anni invece è possibile iscriversi a un campo di lavoro targato Servizio Civile Internazionale che propone periodi fino a sei mesi in più di 60 paesi del mondo, dall’Islanda alla Mongolia passando per Russia e Australia. O, per esempio, dedicarsi a salvare gli orangutan del Borneo mettendosi in fila all’Orangutan Foundation.
In Italia, associazioni sempre alla ricerca di professionisti in fuga sono Medici senza Frontiere, Cesvi e WWF . E se cerchi una sistemazione low cost e non vuoi lasciare la casa vuota, prima di partire accordati per scambiarla con un altro gapper su Sabbatical Homes.
- Giovedì 3 Maggio 2007
EURO SI O NO?
STRATEGIE E NUMERI DELLA BIG IPO
COME SI CALCOLA
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FAME, DISOCCUPAZIONE, NUOVI POVERI
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IL PIANO MONTI
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LA RIFORMA, I NUMERI, LE POLEMICHE
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IL GRAFICO DELLA SETTIMANA
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IL MEGLIO DEL 2011
G20 di Cannes: i protagonisti e le loro sfide






Commenti
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Il 5 Maggio 2007 alle 18:00 Che sia fuga o crescita, l’anno sabbatico in Italia non se lo prende nessuno » Panorama.it – Economia ha scritto:
[...] Chiamiamolo sabbatico, gap year o più prosaicamente congedo formativo. In ogni caso la pausa tra l’università e il primo lavoro o a metà della carriera, tanto popolare nei paesi anglosassoni, in Italia stenta a decollare. Nonostante la legge 53/2000 che permette a tutti i dipendenti pubblici o privati che abbiano maturato nella stessa azienda cinque anni di anzianità di chiedere un periodo di sospensione del lavoro, le richieste da noi arrivano con il contagocce. Sarà che nel periodo di break viene conservato solo il posto e il lavoratore non percepisce lo stipendio né incrementa contributi e anzianità. Ma per il momento la pausa per seguire un Master, fare volontariato nel Terzo Mondo o semplicemente organizzare quel viaggio in moto sognato da tempo (ecco dove trovare le idee per organizzare il gap year) è ancora roba da neolaureati in attesa di occupazione. Purtroppo, perché come spiegano gli esperti di selezione del personale, un break motivato e rivitalizzante oggi arricchisce ogni curriculum. E spesso restituisce all’azienda lavoratori più motivati, sollevati dalla sindrome del burn out che oggi colpisce quadri e manager già poco dopo i 30 anni. Che i gappers siano soprattutto anglossassoni lo si vede dalle risorse disponibili; è inglese la bibbia del sabbatico, The Gap Year Book di LonelyPlanet e il forum dedicato Thorn Tree così come i principali siti di informazione sull’argomento: Gapadvice che offre anche strumenti precisi per calcolare i costi del viaggio della vita (secondo l’Observer, tra le 3 mila e le 4 mila sterline, circa 5.800 euro), The Career Break Site e Gapyear.com. Per quelli che non mollano la vita on the road neppure “da grandi”, definiti Stonky (acronimo di Still Travelling On, No Kids Yet) c’è un sito dedicato, Gap Year For Grown Ups, con suggerimenti mirati per chi ha più di 30 anni. [...]
Il 29 Febbraio 2008 alle 15:50 Gap year, come vivere un anno intorno al mondo » Panorama.it - Viaggi ha scritto:
[...] Per gli studenti di tutto il mondo il nome è facile e allettante, gap year, cioè un anno di pausa, prima dell’Università, per andare a scuola di vita possibilmente attraversando una parte di pianeta. Ma la novità è che adesso a fare il giro del mondo in 80 e più giorni può essere chiunque, perfino i pensionati che possono, così, realizzare il sogno di una vita. Basta avere gli indirizzi giusti, qualche risparmio da parte e il viaggio è bello che partito. [...]
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