
L’estate allo sportello delle banche sarà rovente come mai prima. La siccità e i condizionatori d’aria non c’entrano: sta per scattare in Italia un massiccio spostamento di dipendenti delle aziende di credito, quasi 900 filiali in una ventina di province cambieranno proprietà.
Una sorta di tratta dei bancari, con risvolto particolare: nessuno si muoverà dal proprio posto di lavoro. Lo sportellista, il consulente finanziario e il direttore cambieranno casacca e, con effetto immediato, il correntista si troverà un nuovo logo sugli estratti conto, probabilmente anche nuove condizioni a proposito di tassi, libretti d’assegni, bonifici e prelievi.
A stravolgere la mappa del credito saranno la fusione Intesa Sanpaolo e, in piccola parte, le
nozze tra Bpu e Banca Lombarda
, da cui è nata la Ubi (Unione di banche italiane).
I numeri sono questi: l’Intesa Sanpaolo cederà al gruppo francese Crédit Agricole gli agglomerati con marchio Friuladria e Cariparma, più altre sue 202 sedi disseminate lungo la penisola, per un totale di 665 sportelli il cui elenco è stato stilato, soppesato e modificato più di una volta.
Non è tutto: l’Autorità antitrust ha imposto all’Intesa Sanpaolo di liberarsi di altri 197 sportelli. La lista mette in subbuglio gli impiegati nelle sedi che cambieranno insegna.
Si aggiungono, sempre per dettato del garante della concorrenza, gli sportelli che l’Ubi dovrà cedere: fa 11 e 22 nella provincia di Brescia e tra 6 e 12 nel Bergamasco.
Quasi 900 filiali che coinvolgono oltre 7 mila persone e centinaia di migliaia di clienti. Valori che restano entro il 3 per cento dell’aggregato di settore (32 mila sportelli e 340 mila addetti), ma sui quali pesano la difficile esperienza del passato (per esempio, la cessione di 59 sportelli dalla Capitalia alla Unipol nel 2002 mal digerita da impiegati e correntisti) e il momento delicato in cui si metterà mano alla trasformazione con il negoziato sul rinnovo del contratto di lavoro appena avviato.
Un assaggio dell’esodo si è avuto a inizio aprile con un primo lotto di 29 sportelli Friuladria passati sotto l’insegna francese, il grosso scatterà a luglio quando l’Agricole completerà la rete e l’Intesa Sanpaolo avrà forse definito gli accordi sulle 197 filiali che andranno all’asta. Torta che fa gola a istituti italiani ed esteri, tra cui Popolare di Vicenza, Cattolica Assicurazioni, Unipol, Montepaschi e Deutsche Bank.
“C’è il rischio di uno spezzatino dei bancari: se i 197 sportelli in eccesso verranno frammentati in più mani, non si avranno interlocutori con cui confrontarsi su carriere, piani di incentivazione e così via” commenta Mauro Bossola, segretario aggiunto della Fabi, sindacato che conta 95 mila iscritti. “È auspicabile” prosegue Bossola, ex Sanpaolo, “che si scelga la strada di uno, massimo due compratori”.
L’auspicio è legittimo secondo Giancarlo Durante, direttore centrale Abi (Associazione bancaria italiana) per l’area sindacale: “Comunque allo sportello si cambia nella misura in cui cambiano cultura aziendale e modelli di business e organizzativi. La professionalità no, quella deve rimanere”.
E i correntisti? “È naturale che si aspettino che i rapporti esistenti non cambino, se non a loro vantaggio” conviene Durante. In autunno si tireranno le somme.
- Martedì 8 Maggio 2007
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