Via l’Ici dal 2008? Macché, con il nuovo catasto sarà il bancomat dei Comuni

Va avanti la riforma del catasto, un provvedimento che al di là delle dichiarazioni ufficiali e delle rassicurazioni, potrebbe riservare sorprese amare all'80 per cento circa delle famiglie proprietarie di una casa
Mentre il vice premier, Francesco Rutelli, chiede a gran voce l’abolizione dell’Ici sulla prima casa e il premier, Romano Prodi, gli risponde di portar pazienza e di rinviare tutto all’anno prossimo (con la Finanziaria 2008), va avanti la riforma del catasto, un provvedimento che al di là delle dichiarazioni ufficiali e delle rassicurazioni, potrebbe riservare sorprese amare all’80 per cento circa delle famiglie proprietarie di una casa. Quando Panorama rivelò che si stava profilando il rischio molto concreto di un aumento generalizzato dell’Ici (qui la guida del Dipartimento per le politiche fiscali), proprio per effetto della sostanziale modifica dei criteri catastali, il sottosegretario Alfiero Grandi (Ds), che al ministero delle Finanze segue in particolare la delicata partita delle tasse sulla casa, cercò di rassicuare i possessori di immobili dichiarando all’Ansa che l’operazione in corso sarebbe avvenuta in un regime di “invarianza di gettito” e che comunque era improntata a criteri di giustizia.
Avvertendo inoltre che se fosse salito il valore delle rendite per effetto della revisione degli estimi, sarebbero state abbattute le aliquote Ici in modo tale da non penalizzare, appunto, i proprietari di case. A questo proposito promise che per evitare inutili sospetti e polemiche, il governo avrebbe concordato con la relatrice della legge, Donatella Mungo, di Rifondazione comunista, gli emendamenti opportuni.
Ora quegli emendamenti sono stati presentati, ma la sostanza non è cambiata di una virgola, anzi il rischio che gira e rigira una revisione degli estimi così come viene realizzata possa portare ad un aumento dell’Ici non solo resta, ma diventa sempre più concreto.
Per aggiornare la valutazione degli immobili ed evitare quelle stridenti sperequazioni che in realtà esistono e che in alcuni casi portano un proprietario di una casa di lusso nel centro cittadino a pagare meno di un proprietario di un immobile normale in un quartiere periferico, la via maestra potrebbe essere quella della revisione del classamento degli immobili.
Possibilità concessa ai comuni con la legge Finanziaria di alcuni anni fa firmata dall’allora ministro del Tesoro, Domenico Siniscalco, ma di cui si sono avvalsi pochissimi sindaci di grandi città.
La revisione degli estimi affidate per legge alle amministrazioni comunali che nello stesso tempo hanno il potere di fissare anche l’entità dell’aliquota nell’ambito di un range imposto dallo Stato rischia, invece, di creare le premesse per un aumento generalizzato della tassa.
In altre parole, sembra un modo concesso ai comuni di fare cassa tutte le volte che ne hanno necessità. E siccome molti comuni si trovano in condizioni finanziarie non proprio floride c’è il rischio che l’Ici venga scambiato per una specie di bancomat comunale.

Commenti

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Il 15 Maggio 2007 alle 14:09 Draghi: il tesoretto va usato per abbattere il debito » Panorama.it – Economia ha scritto:

[...] Le prossime considerazioni finali del governatore della Banca d’Italia saranno le prime, vere di Mario Draghi. Quelle del 31 maggio dell’anno passato, infatti, furono frutto di una situazione ibrida: Draghi era arrivato alla guida dell’istituto da nemmeno cinque mesi, sull’onda delle dimissioni del predecessore, Antonio Fazio. Il neogovernatore, quindi, non aveva vissuto in prima persona gli eventi interni di Bankitalia dell’anno precedente, né aveva potuto osservare i fatti economici e politici dal punto di vista speciale di Palazzo Koch, sede della banca centrale. Quest’anno il governatore è nel pieno del suo mandato e la sua relazione sarà inevitabilmente soppesata come l’espressione compiuta del Draghi pensiero. Cosa dirà Draghi? Panorama è in grado di anticipare le linee essenziali e gli spunti intorno a cui ruoteranno le sue note. Secondo lo stile Bankitalia, la relazione sarà onnicomprensiva, cioè cercherà di non trascurare alcuno dei punti cruciali del dibattito di politica economica nazionale e internazionale. Esaminerà la spinosa questione della direttiva europea sulle opa (offerte pubbliche di acquisto) e sui servizi di investimento (Mifid), i temi complessi dei derivati, del risparmio gestito e del carry trading, cioè la destabilizzante tendenza dei grandi investitori a indebitarsi in un tipo di moneta per poi puntare su un’altra più vantaggiosa. Affronterà la delicata faccenda delle fusioni bancarie centrando l’attenzione sugli eventuali accordi transfrontalieri tra istituti di nazionalità diverse, nei confronti dei quali Draghi ha espresso la necessità di un maggior coordinamento europeo. Si occuperà delle trasformazioni bancarie, come quelle delle popolari, sulle quali, secondo il governatore, il Parlamento dovrebbe intervenire con un ampliamento delle deleghe e della quota di possesso concesso a ogni singolo azionista. E si concentrerà sui temi della crescita e dello sviluppo, insistendo sulla necessità di tagliare la spesa pubblica per ridurre in prospettiva il livello delle tasse. Per questa via finirà per incrociare uno dei temi di più stretta attualità: la destinazione dell’extragettito. I governatori in genere non si sono mai concessi entrate a gamba tesa nei confronti dei governi, e Draghi non è tipo da sottrarsi a questa felpata tradizione, anche se non si esimerà dall’esprimere la sua autorevole opinione. La Banca d’Italia si è già occupata della faccenda con un sostanziale invito alla prudenza rivolto all’esecutivo, partendo dal presupposto che non è ancora del tutto chiaro quale sia l’origine del surplus fiscale (detto “tesoretto”) e soprattutto non è scontato che esso si riveli duraturo. Riferendosi al bollettino della Banca europea, nel quale l’Italia è stata sollecitata a utilizzare le maggiori entrate straordinarie per l’abbattimento del debito, anche Draghi ribadirà in via di principio la necessità di incrementare il processo di risanamento, mettendosi sulla stessa lunghezza d’onda, di fatto, del capo del governo, Romano Prodi, e del ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, i quali vorrebbero evitare l’ennesima, pesante manovra autunnale di lacrime e sangue. In questo modo il governatore potrebbe rischiare, però, di provocare la reazione di altri settori del governo, per esempio quelli della sinistra radicale, propensi a indirizzare l’extragettito all’aumento delle pensioni basse o al miglioramento del welfare, e quelli che vorrebbero usare l’extragettito per limare l’Ici. Anche sulla delicata faccenda del governo occulto delle banche evocato dal presidente della Bocconi, Mario Monti, il governatore farà tesoro delle elaborazioni di Bankitalia e Draghi ripescherà dai suoi stessi interventi sul tema dei rapporti fra credito e imprese, nei quali si era espresso a favore di un graduale superamento delle limitazioni azionarie imposte agli istituti creditizi. Rispetto alle poche pennellate di solito riservate alla situazione interna della banca, questa volta la relazione del governatore sarà più circostanziata, dovendo affrontare due novità: la riforma delle autorità e la riorganizzazione interna. La riforma delle authority amplia i poteri dell’istituto centrale e prevede, fra l’altro, il passaggio di proprietà della Banca d’Italia allo Stato, idea su cui Draghi ha espresso le sue riserve sia davanti al Parlamento sia davanti ai banchieri in occasione della Giornata del risparmio. L’altra novità che Draghi affronterà è l’annunciata soppressione di decine di sedi periferiche, un ribaltone organizzativo che ha già provocato proteste da parte di sindaci, parlamentari, prefetti. Il governatore, infine, tirerà un bilancio del nuovo metodo collegiale di direzione della banca, sistema di cui Draghi è di fatto lo sperimentatore. Come gli altri anni, il lavoro di preparazione delle considerazioni è cominciato dopo gli “spring meetings” di metà aprile del Fondo monetario internazionale, ma rispetto al passato questa volta il clima è meno concitato, senza riunioni massacranti, sostituite da incontri brevi e quasi sbrigativi. L’assemblaggio dei vari contributi è curato da Federico Signorini, titolare della direzione statistica, mentre i più coinvolti nella elaborazione dei contenuti sono il direttore generale, Fabrizio Saccomanni, e due vice, Ignazio Visco e Giovanni Carosio. Ai quali si aggiunge una sequela di dirigenti: Salvatore Rossi, direttore della ricerca economica, Francesco Passacantando, direttore della banca centrale, Giorgio Gomel, delle relazioni internazionali, Fabio Panetta e Daniele Franco del servizio studi. [...]

Il 11 Giugno 2007 alle 18:11 Ici, altro che toglierla. Ecco quando e come si paga » Panorama.it – Economia ha scritto:

[...] Altro che abolizione dell’Ici. Il premier Romano Prodi non prende neanche in considerazione la proposta di altri esponenti di governo (leggi Francesco Rutelli) di eliminare la tassa sulla prima casa che a partire da quest’anno si paga addirittura prima. La scadenza per il versamento dell’acconto Ici del 2007 è stata anticipata al 18 giugno, rispetto al vecchio termine del 30 giugno. Il saldo dovrà essere versato entro il 17 dicembre anziché il giorno 20. Come sempre, i contribuenti potranno pagare l’intero importo entro la scadenza dell’acconto. Devono pagare l’Ici i proprietari di immobili, aree edificabili e terreni agricoli. Nessuna modifica sostanziale per il calcolo dell’imposta comunale. Per trovare la base imponibile si deve prendere in considerazione la rendita catastale e rivalutarla del 5%. La rendita va poi moltiplicata per i seguenti coefficienti: 100 per le abitazioni, box e magazzini; 50 per gli uffici, studi e capannoni e 34 per i negozi. Sulla base imponibile, si applicano le diverse aliquote decise dai comuni che possono variare tra il 4 e il 7%. Per il pagamento si può utilizzare l’apposito modulo di conto corrente o il modello F24 (qui il .pdf scaricabile anche dal sito dell’Agenzia delle Entrate). Il versamento può essere effettuato in banca o in via telematica attraverso la delega di versamento unica. Il pagamento online è possibile anche dal sito di Poste Italiane. [...]

Il 21 Settembre 2007 alle 11:12 Povero Tps, c’è chi vuole la Finanziaria a quota 57 miliardi » Panorama.it - Economia ha scritto:

[...] Cinquantasette miliardi e 800 milioni di euro. Dopo aver messo in colonna le spese non rinviabili, quelle legate a impegni difficilmente eludibili e infine quelle prodotte dalle richieste avanzate dai vari ministeri o da nuove iniziative (tipo lo sgravio dell’ici sulla prima casa), i tecnici della Ragioneria dello Stato, quando sono arrivati al totale, non sapevano più se ridere o piangere. Se buttarla in burletta considerando che una Finanziaria del genere non sta né in cielo né in terra, tanto che, se il governo in un raptus di follia suicida decidesse davvero di attuarla, per trovare le risorse necessarie dovrebbe non ridurre le imposte, come alcuni ministri stanno dicendo in giro, ma far pagare le tasse anche sugli sbadigli. Oppure se preoccuparsi, perché di fronte a una mole di richieste di spesa di tale natura sarà una faticaccia per tutti, dai ministri agli stessi tecnici, dover aggiustare e limare cercando di accontentare un po’ tutti e non scontentare troppo nessuno. Ai 57 miliardi e passa gli esperti della Ragioneria sono arrivati accorpando tre diversi capitoli di uscite, in pratica tre subFinanziarie: una liscia, una gassata e una ultrapesante. La liscia è quella meno costosa, con una previsione di nuove uscite di circa 14 miliardi e mezzo di euro ed è in pratica il frutto di un semplice lavoro di assemblaggio di impegni di spesa già sottoscritti e difficilmente rinviabili se non a costo di un prezzo politico probabilmente oneroso e di molteplici figuracce. Tra queste voci spicca quella veramente notevole (circa 3,4 miliardi di euro) per gli aumenti di stipendio di 101 euro al mese in media ai 3,3 milioni di dipendenti del pubblico impiego e per i conseguenti arretrati maturati da febbraio, cioè dal momento della firma del contratto. Una spesa pesante in termini finanziari e significativa da un punto di vista politico, perché proprio mentre il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, ritiene indispensabile che il governo cambi rotta rispetto alla prodigalità dei decenni passati nei confronti dei travet pubblici, lo stesso governo conta di spendere nel 2008 una cifra quasi sette volte superiore ai tagli (circa 500 milioni) annunciati dal responsabile della Funzione pubblica, Luigi Nicolais. Risparmi basati, oltretutto, su un’ipotesi di intervento (un nuovo assunto solo in presenza di 3 pensionamenti certi) su cui già si sono concentrati i niet sindacali. Altre voci di rilievo di questa subFinanziaria leggera sono quelle per il finanziamento dell’accordo di luglio sul welfare (circa 1,3 miliardi di euro) e i 9 miliardi di prestiti per la sanità alle regioni Liguria, Lazio, Molise, Abruzzo e Campania, impegnate nei piani di rientro per il raggiungimento del pareggio economico-finanziario. La seconda Finanziaria a cui al ministero stanno lavorando è più vivace, comporterebbe una spesa aggiuntiva di altri 10 miliardi di euro e contiene le spese formalmente non proprio irrinunciabili, ma ormai frutto di prassi consolidate difficili da mettere in discussione. Come il plafond per il funzionamento di Camera e Senato (500 milioni di euro) o come le spese aggiuntive per le “missioni di pace” (300 milioni di euro). L’impegno più serio (5 miliardi) è quello per le imprese pubbliche e le opere strategiche. In questo capitolo la parte del leone spetta alle Ferrovie con quasi 4 miliardi di spese per i contratti di servizio e la copertura a piè di lista delle perdite e delle uscite di Trenitalia (1,3 miliardi), a conferma che è ancora in corso la luna di miele tra il governo e il nuovo amministratore delegato, il diessino Mauro Moretti. La terza subFinanziaria è la più sorprendente. Sia per il peso delle uscite pari a 33 miliardi di euro, sia perché due terzi circa di questi nuovi impegni derivano dalle richieste di spesa inviate dai vari ministri al responsabile dell’Economia (vedere la tabella a pagina 56). Cioè da quegli stessi politici che nelle ore pari dettano alle agenzie di stampa accorati appelli per il rigore di bilancio e nelle ore dispari preparano la lista della spesa delle “irrinunciabili voci” aggiuntive. [...]

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