
L’infedele e Markette, Omnibus e Le invasioni barbariche: ecco la prima grana per la nuova Telecom Italia. Che cosa fare della TiMedia, società cui fa capo La7? Vendere o ricapitalizzare?
Il problema è ben presente ai nuovi soci di comando (la cordata fra Generali, Mediobanca, Intesa Sanpaolo, Benetton e Telefónica) ed è stato sollevato più volte nelle discussioni con gli advisor legali e finanziari.
La strada della Telecom Italia Media è segnata: agli spagnoli non interessa, alle banche nemmeno, e il conto economico non lascia molto tempo per riflettere perché nel 2006, a fronte di ricavi per 207,5 milioni (sebbene in crescita del 15,4 per cento), il risultato d’esercizio ha segnato una perdita di 101,1 milioni (contro l’utile di 800 milioni del 2005 ottenuto con le cessioni infragruppo di Virgilio e Tin.it). In poche parole la TiMedia brucia 1 euro ogni 2 incassati.
Nei piani dell’attuale vertice Telecom, il traguardo del pareggio è stato appena spostato di un altro anno (al 2009) e il ritmo dell’indebitamento, senza una svolta nella gestione, è tale da rischiare di richiedere l’iniezione di mezzi freschi in un prossimo futuro.
Ma vendere non è facile perché, a causa dell’eterna (finora inutile) attesa di un’opa per la revoca del titolo dalla borsa, la TiMedia capitalizza 1 miliardo di euro. Un valore troppo alto secondo gli analisti finanziari, che generalmente assegnano 150-160 milioni a ogni punto di share. Al 3 per cento della 7 si può aggiungere lo 0,5 per cento della Mtv (che non perde soldi ed è detenuta al 51 per cento, l’altro 49 è della Viacom) e si può far pesare il controllo dell’agenzia di stampa Apcom, ma si rimane lontani da quel miliardo.
Scartata la Mediaset (vendere la TiMedia sarà obbligatorio se la capofila Fininvest entrerà nella cordata per la Telecom) e Tarak Ben Ammar (indirettamente per gli stessi motivi), gli acquirenti possibili ruotano attorno a Rcs Mediagroup, L’Espresso e De Agostini che, malgrado neghino quasi in coro di essere interessati, starebbero esaminando il dossier. La holding del Corriere della sera con la tv chiuderebbe il cerchio giornali, periodici, libri, internet e radio; il gruppo di Carlo De Benedetti darebbe più peso al canale All music (Rete A); a Novara l’amministratore delegato Lorenzo Pellicioli coronerebbe l’inseguimento al terzo polo televisivo.
Un segnale di come si muoverà Pellicioli si potrà leggere nel confessionale del Grande fratello: entro maggio si chiuderà la gara da 3 miliardi di euro per il produttore Endemol, che, oltre alla Mediaset, vede in pista la De Agostini in cordata con Bernard Arnault (Lvmh) e il fondo Pai.
Come si chiama il venditore? Telefónica.
- Venerdì 11 Maggio 2007
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